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Il caldo gelo del vichingo
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Titolo: Il caldo gelo del vichingo
Autore: Ambrosia
Contatto:
Racconto n° 1854
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In quei giorni il mio pensiero era costantemente rivolto a lui, mi interrogavo spesso sul perché, quando eravamo in mezzo alla gente, egli preferisse mostrare quell’aspetto del suo carattere che lo ritraeva freddo e distaccato e non il suo reale temperamento che, quando eravamo soli, era tutt’altro che imparziale. Definirei il nostro come un rapporto molto strano, la lontananza ci portava a vederci poco, ma quando stavamo insieme era come se il tempo non avesse scalfito affatto la nostra unione.
Io avevo compiuto da poco i 18 anni ed ero ancora vista da tutti come la ragazzina che pensa solo allo studio e lui, dieci anni più di me, sembrava aver paura di rovinare quella innocenza che da sempre mi portavo dietro e che vivevo più come una condanna che con vera devozione. In realtà, quando rimanevamo soli, nei suoi sguardi e nel suo modo di sfiorarmi appena, percepivo una passione che però non veniva mai espressa con la sua naturale essenza e questo mi confondeva ancora di più.
Eppure i segnali di intesa tra di noi erano molto chiari: gli interessi in comune, la stessa passione per l’America, la stessa musica e la stessa naturale gelosia che ci portava a proteggerci l’un l’altra, come se malgrado tutto fossimo accomunati dallo stesso destino.
Era un pomeriggio come tanti altri e, come sempre, attendevo il suo ritorno. Questa volta l’attesa era però accompagnata da una insolita impazienza, non so dire il perché ma ero più nervosa del solito. Era come se nella mia testa fosse già cambiato qualcosa, la decisione era presa: avrei fatto valere le ragioni dell’amore, anche se poi in pratica non ero certo sicura di poter osare così tanto.
Fu in quel momento che lo vidi entrare in casa, salutò sua madre con una insolita incuranza e, dopo aver appoggiato la borsa del lavoro nella stanza attigua, si avvicinò a me, mi abbracciò e, con una lieve pressione sul mio braccio, mi invitò a seguirlo nell’appartamento di fronte, dove lui viveva, quel luogo così familiare che per me era speciale in quanto era stato spesso teatro della nostra elettrica - seppur platonica - intesa.
Già da quel lieve contatto sentii un calore invadere il mio corpo e, nell’enfasi del momento, non pensai affatto che sua madre ci stava guardando con fare piuttosto curioso. Quando me ne resi conto, non potei fare a meno di tentare di tergiversare, ma per la prima volta notai la sua risolutezza nell’impormi di seguirlo.
Una volta chiusa la porta di casa alle nostre spalle, mi disse che avrei dovuto aspettarlo per qualche istante perché doveva farsi la doccia e, mentre aspettavo che finisse, mi sedetti nella piccola poltrona della saletta, avevo la testa completamente vuota, solo mi sembrava di vivere in un’altra dimensione. Sentendo dei movimenti che provenivano dalla camera da letto mi diressi verso la porta e lì lo trovai con i lunghi capelli biondi sciolti sulle spalle.
Appena mi vide, catturò immediatamente il mio sguardo con i suoi occhi blu e in quel momento sembrava un guerriero pronto ad ottenere la sua vittoria. Era in mezzo alla stanza immobile: indossava solamente i pantaloni della tuta ed io mi ritrovai spinta verso di lui come attratta da una calamita. I miei occhi si illuminarono, avevo voglia di baciarlo, anche se avevo il timore di essere rifiutata.
In quel momento eravamo molto vicini, ancora non ci stavamo nemmeno sfiorando, ma riuscii a percepire la sua sensualità e sentii di nuovo un calore infondersi sul mio corpo fino a raggiungere la mia sacra intimità.
Lui, come a percepire il mio umore, si avvicinò e iniziò ad accarezzarmi lentamente il volto con le mani, scendendo poi lentamente verso il mio collo, le spalle fino ad accarezzarmi i fianchi e avvicinare completamente il mio corpo al suo, facendomi sentire la potenza della sua energia.
Fu allora che i nostri corpi si fusero in un contatto più intimo, pieno di calore. Avvicinai la mia bocca alla sua, baciai le sue labbra che si schiusero lentamente per dare spazio alla lingua che senza fretta assaporò le mie labbra già pronte ad accoglierlo e a farsi esplorare con una inaspettata passione.
Con gesti decisi mi tolse la maglia e il contatto diretto con la sua pelle accese in me ancora più desiderio. A quel punto iniziai a baciarlo nel torace, nel ventre fino a scendere nella sua intimità che percepivo in tutta la sua potenza, anche se ancora era vestito.
Allora lo spinsi a sedere nel letto, gli tolsi i pantaloni e mi chinai a baciarlo di nuovo con gli occhi chiusi, volevo sentire il sapore della sua pelle fino a raggiungere la sua virilità che era da tanto tempo in attesa di poter soddisfare il suo desiderio.
Assaporai con gioia ogni millimetro del suo corpo, era da tanto tempo che bramavo un contatto più significativo con il mio uomo e non avevo intenzione di lasciarmi scappare l’opportunità di dimostrargli quanto lo stessi da tempo desiderando.
Lui mi accarezzò i capelli e con un gesto sicuro mi fece adagiare sul letto e mi sfilò con calma i pantaloni. Ogni suo movimento era seguito da un bacio e io sentivo la sua lingua che scivolava lungo il mio corpo creando come una pista infuocata, il cui centro si trovava proprio all’interno delle mie candide cosce.
Lo sentii mentre con un delicato ma deciso gesto mi fece aprire le gambe per poter raggiungere il pube, che al contatto con la sua lingua si schiuse, desideroso di essere portato ad una eccitazione estrema, quella che avrebbe permesso di raggiungere l’estasi.
L’intesa sembrava perfetta e, come se avesse mi avesse letto nel pensiero, indugiò ancora sulla mia intimità con la lingua a aumentando in me il desiderio di raggiungere le più alte vette del piacere.
A quel punto si sdraiò sopra di me, preparandosi ad entrare nella mia parte più intima. Entrò con sicurezza e dolcezza, temendo – all’inizio – di violare la mia innocenza con troppa irruenza; poi, quando sentì le mi gambe cingergli la vita, iniziò a muoversi con più decisione entrando in me in maniera sempre più audace. Il suo torace sfiorava i miei seni facendo inturgidire i miei capezzoli e le sue labbra sul mio collo sussurravano parole suadenti che aumentavano sempre di più il mio desiderio di lui.
Raggiunse l’apice del piacere come al solito quel giorno senza avere troppa fretta, ma con una decisione e sapienza che solo un vero amante sa garantire, assicurandomi poi il soddisfacimento del mio desiderio con sapienti movimenti della lingua sulla mia intimità.
Fu un pomeriggio indimenticabile, cercai di assaporare ogni momento di passione che il mio uomo mi stava donando. Dopo tanta passione ci addormentammo esausti, abbracciati l’uno all’altra, lui era dietro di me e potevo ancora sentire tutta la sua mascolinità che premeva dietro di me.
Ci furono altri pomeriggi come questo e tanta passione ha travolto i nostri corpi e le nostre anime.
In seguito la nostra complicità si è lasciata ingannare dalle molteplici tentazioni favorite dalla distanza, tuttavia porto ancora dentro di me il ricordo della passione che abbiamo vissuto, con la consapevolezza che la nostra unione celava una forte passione ostacolata dal destino di due persone che vivevano in mondi apparentemente diversi…


Ambrosia.