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Dedicato ad una donna che ama i patti
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Titolo:
Dedicato ad una donna che ama i patti |
Autore:
Luigilav |
Contatto:
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Racconto
n° 1864 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Dedicato ad una donna che ama i patti. Notte di sabato o meglio mattina di domenica, di ritorno da “un giro”, il solito, un bicchiere per cominciare il dopocena, il night dove la donna del momento si esibisce, solo per vederla danzare, desiderata da tutti e desiderosa solo della tua pelle, un altro, dove ti hanno detto di un nuovo arrivo dall’Est. Ed infine le ultime ore della notte, quelle che non sono più nemmeno piccole, che cominciano a crescere, nel tuo club, accolto dagli amici, da tutti quelli che si prodigano per il tuo agio, dalle amiche, dalla tua donna ti attende esausta e speranzosa di una conclusione dolce prima del lungo sonno fino al lunedì. Vai via, solo, annoiato. In casa, il portatile ti ammicca dal divano sul quale lo avevi abbandonato, la sera prima, un secolo prima: dopo la posta eliminata prima di leggere. Accendi ti connetti ma chi “chatta” adesso: un profilo dal nome accattivante, una donna inquieta come te. Due righe e ti presenti, vuoi sapere chi sia l’altra anima insoddisfatta in questa ora che non appartiene più alla notte, ma che è l’ibrido di un nuovo giorno. S. ti legge, ti approva e accetta il tuo invito senza chiedere nulla, senza vedere il tuo volto. Sei tu che fai le regole, le imponi un patto: “Mai dire no a nessuna richiesta” nei limiti solo del tuo buon gusto e nei limiti esclusivi di quello che per te è rispetto, nell’immenso mondo che rappresenta la tua fantasia, la tua voglia di nuovo, di trasgressione, di vecchie cose, insomma è vero: niente di nuovo sotto il sole o sotto con il gelo di questa alba nuova. “Se accetti segui solo le indicazioni nei messaggi del tuo telefonino oppure i miei ordini in voce, senza risposta senza altra risposta che l’accettazione” Luogo dell’incontro: esterno di una stazione di una grande città italiana: non aereo ma treno ad evocare scene antiche a prolungare l’attesa del tuo destino. 1 SMS: sandali, tacco, niente calze (ma è freddo.!!!!), intimo meno possibile solo un piccolo reggiseno, capezzoli assolutamente scoperti gonna sopra il ginocchio molto sopra, molto accessibile: alla vista ed alle mani, camicetta, o top, tua scelta, quello che vuoi ma stessa regola: accessibile alla vista di chiunque voglia, alle mani solo mie, ti concedo la pelliccia, ti raccomando il miglior trucco: ti voglio al massimo come penso solo tu possa essere capace. 2 SMS: dimenticavo il particolare più importante, rigorosamente da indossare: una fila di tre palline, a preparare il tuo ventre, a permettere solo un passo meditato, a ricordarti cosa dovrai fare, di chi sei oggi. Esterno stazione, porto il taxi avanti a te, ti apro la porta, quella anteriore, a fianco all’autista che non riesce a capire quale dono gli stiamo concedendo, senza parole solo con le labbra che sfiorano le tue dolci dita. Verso il mio albergo. 3 SMS apri le gambe, fatti vedere, fai vedere cosa indossi nel tuo intimo, solo una, ora rorida dei tuoi migliori umori. Apro la porta della camera ed entri davanti a me, subito ti fermo, subito ti ordino di restare in piedi, dietro la porta in attesa della benda che ti chiuderà gli occhi, accetti in silenzio poi ti senti spingere, ti senti spogliare di quelle poche cose, ti senti spingere fino a qualcosa sul quale poggiarti, sul quale chinarti, sul quale esporre la tua splendida schiena ora percorsa da un laccio??? una corda???? cuoio freddo, ora percorsa da una lingua avida prepotente (sarà la sua??? o c’era qualcun altro????) fino a cogliere il tuoi frutti migliori, fino a strappare un lamento dalle tue labbra turgide di passione, ma non esaudite nel loro desiderio. Poi di colpo ciò che è ancora libero viene occupato con prepotenza. senti un dardo di carne, caldo duro, farsi strada nel tuo corpo, dolore prima, paura, piacere subito, infinito piacere all’unisono con chi si sta svuotando in te, con chi ti chiederà ancora, e riuscirà a darti molto di più.
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