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Soave sia il vento
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Titolo:
Soave sia il vento |
Autore:
Occhi di Iside |
Contatto:
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Racconto
n° 188 |
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Simona sfiora con le labbra un bocciolo di rosa che ha preso dal mazzo adagiato sul tavolo della sala da pranzo, ma non lo sta guardando: lo sguardo è perso oltre il fiore, oltre il corpo nudo del suo amante disteso sul letto. “A cosa stai pensando?” “Stanotte ho sognato delle altalene...Avevano lunghe corde e volavano in alto.. Vedevo il terreno danzare sotto di me.” “Regressione all’infanzia... Mi preoccupi donna.” “E’ tardi... Devo andare ad un incontro di lavoro.” Giochicchia con l’orologio di Flavio. “Non correre troppo piccina” la prega con tono paterno. “Le altalene non mi piacciono: soffro di vertigini. E poi non sono ancora così vecchia da voler tornare giovane.” Ha l’abitudine di saltare di palo in frasca. “Non perdi occasione per ricordarmi quanti anni ci dividono.” Lo bacia delicatamente e si fa perdonare scendendo con la bocca attraverso il groviglio di lenzuola fino al suo sesso ancora umido del precedente amplesso.
Il caro Amos
“Hai le labbra gonfie e sei tutta spettinata. Hai fatto una maratona per caso?” Simona sta spargendo boccate di fumo nella saletta del tea room. Sembra non avere nessuna voglia di rispondergli. “Ok. E’ una di quelle giornate in cui cerchi di ingarbugliare ancora di più la tua vita.” “Sono contenta di vederti.” Gli sorride smagliante ma le labbra sono ancora gonfie dei baci di Flavio. “Hai lavorato molto?” “Oh tutta la mattinata. C’erano alcuni problemi da risolvere.” “Immagino. C’è sempre qualche contrattempo...” “Ho letto quel libro.” “Quale dei tanti che ti ho chiesto di leggere?” Amos fa un gesto con la mano per attirare l’attenzione di un cameriere. Simona sbuffa un pochino. “Bukowski, Donne.” “Che ne pensi?” “Penso che l’avevo già letto. E penso che mi è piaciuto. Mi ha frastornata questa cosa. L’ho percepito in maniera molto diversa rispetto all’altra volta.” “Stai solo crescendo rimbambita.” Amos è un burbero e queste non sono altro che dimostrazioni di affetto da parte sua, Simona non sa perché ma gli vuole bene. Lo cerca in continuazione. Gli piace parlare con lui: arte, letteratura, storia, musica. E’ un po’ come avere un mentore. La deride spesso facendola sentire una ingenua ma lei sa che lo fa per il suo bene. Ha sbattuto il naso alcune volte contro ostacoli parecchio duri, si è sempre rialzata, le fratture si son sempre saldate, ma il cuore, ad ogni tornata, si è inaridito un po’. “Due tè caldi, uno al limone e uno al latte. E quattro cannonicini allo zabaione.” Il cameriere sembra ammuffito quanto quel vecchio locale del centro. Puzza di naftalina anche lontano un chilometro. Almeno nessuno li conosce, è al di fuori delle loro frequentazioni. Amos non sopporta di avere gente snob intorno a sè, come i propri amici, nei pochi momenti di vero relax. “Hai comperato il regalo per il mio compleanno?” “Il tuo compleanno? Quand’è?” Lo guarda di traverso spegnendo nervosamente la sigaretta nel posacenere di cristallo. “Fra quindici giorni, stordito.” “Che regalo vuoi?” “Devo dirlo davvero?” “Nessun riferimento sessuale. Lo sai che non mi si alzerebbe nemmeno con una gru se dovessi andare a letto con te.” Simona sorride appena accendendosi un’altra sigaretta. “Bhè se non posso avere il tuo corpo mi accontento di un libro.” “Che libro?” “Sai Amos? Il bello dei regali sta proprio nel fatto che non sai cosa ci sarà dentro...” Sembra arrabbiata, fa una smorfia strana e gli si forma una ruga sopra il naso. E’ un naso piccolo ma ben proporzionato. E distanzia a perfezione due occhi di una strana tonalità di grigio. Quegli occhi fanno pensare a terre fredde e desolate ma quando si accendono, allora si che diventano interessanti. Due calamite. “Ora me ne vado a casa e penso di dormire fino a domattina alle otto.” Simona bacia l’aria attorno alla guancia di Amos il quale guarda preoccupato l’orologio appeso sopra il bancone dei pasticcini. Sono appena le due di pomeriggio.
A casa di Simona
Il campanello. O forse la sveglia. Fatto sta che il suono è insistente ed irritante. Simona emerge dalle lenzuola e cerca di mettere a fuoco le lancette dell’orologio. Le nove meno cinque. Ma di giorno o di sera? Si alza inciampando nei libri sparsi ai piedi del letto e si trascina verso la porta. Deve essere mattina perché dalle ante badate trapela un raggio di luce. Apre la porta d’ingresso e si trova davanti Marco. Il cuore le si espande in un sorriso di affetto. Lo abbraccia forte forte e lo invita ad entrare. “Come te la passi cucciolotto?” Marco è stato suo allievo quando per pagarsi l’università, Simona, dava lezioni di matematica. “Avevo voglia di vederti.” Simona prepara un caffè e si tuffa sulla poltrona per gustarlo in silenzio. Il ragazzo si accovaccia sul tappeto ai suoi piedi e le carezza le gambe. “Sei sempre così morbida” le dice. Non sa che rispondere ancora intontita dal sonno e dai mille pensieri che le invadono la testa al risveglio. Ha voglia di fare pipì e di un bagno caldo. Ma rimane lì, sotto il tocco leggero delle dita di Marco che risalgono lungo le sue cosce, scostano le mutandine rosa e si infilano dentro il suo sesso. Simona sospira appena e lascia andare il capo all’indietro sulla poltrona. “Ieri ho scopato - gli sussurra - mi ci vorrà un po’ di tempo:” “Non importa. Non ho nessuna fretta.” “Come vanno le cose?” “Adesso che sono qua vanno meglio.” La penetra più in fondo che può quasi a cavarle ogni succo. “Simo hai una fica bellissima.” “Grazie...” “Ti voglio bene...” Silenzio. Lui rimane lì a leccarla e leccarla e leccarla fino a quando non la sente contrarsi attorno alla sua lingua. Le posa la testa in grembo e la stringe forte.
Pranzo con Amos
Amos la precede all’interno del ristorante e le scosta la sedia per farla accomodare. “Non ti senti bene?” le chiede vedendola muoversi con cautela. La risposta arriva come un grugnito stizzoso. “Mi fa male.” “Cosa?” E’ divertito. “Ho un problema che tu non avrai mai: troppo sesso.” Si guardano negli occhi e sghignazzano entrambi. “Che hai combinato? Qualche pratica sperimentale?” “Naaaaaa, ho passato tutta la mattina col sedere che mi si appiattiva sulla poltrona a farmi leccare da Marco.” Intanto Simona si guarda intorno alla ricerca di un posacenere. “Puoi denunciarlo per sequestro di passera.” “Non scherzare. Non sai come è stato difficile mandarlo via. Almeno è uno che si accontenta anche senza scopare. E mi fa godere davvero bene. Non ce ne sono tanti bravi e altruisti come lui di uomini. Me lo devo tenere buono. Gli ho raccontato una bugia sul lavoro e sono fuggita.” Ordinano fettine di petto d’oca con mostarda caramellata di mele e iniziano a sorseggiare del Teroldego Rotaliano. “Scemunita mi dici di cosa hai bisogno? Sei sempre alla ricerca...” “Ho bisogno d’amore e di coccole.” “Non guardare me. Ne ho già anche troppe di grane.” Assaggiano il loro piatto che invita davvero a divorarlo. “Già... Come prosegue il tuo barcamenarti tra moglie e amante?” Amos la guarda un po’ di traverso ma le risponde. “La moglie al solito, l’amante inizia a rompere le palle. Dice che vuole un figlio da me.” Simona spalanca gli occhi. “Deve essere pazza” gli dice. “E’ quello che penso anche io. Poi l’altro giorno mi ha fatto davvero incazzare tanto che quasi non mi si rizzava la seconda volta. Avevamo appena finito la prima e mi ha chiesto se mi è piaciuta, se è stata brava.” “Io lo penso spesso ma non l’ho mai chiesto a nessun uomo.” “E fai bene. Sono cose che non si dicono e basta.” “Alcuni uomini però mi hanno posto la domanda. Si sentono insicuri forse.” “Ma con che razza di uomini esci mai?” Amos scuote la testa mentre sorseggia l’ultimo goccio di vino. Simona non risponde. Non lo fa mai quando dire la verità sarebbe come ammettere una sconfitta. “La tua amante quanti anni ha?” “Trentadue” risponde scocciato. “Quindi di differenza sono...?” “Cinque lustri.” Un attimo di silenzio mentre sembra contare sulle dita. “Come l’hai conosciuta?” “Chat.” Ora è lui a rispondere ermetico. Quando si toccano le sue cose personali si chiude a riccio. “E’ l’unica di chat con cui sei andato a letto?” “Ma cos’è questo interrogatorio? Comunque si, l’unica di chat” risponde mente paga il conto. “E prima di lei hai avuto altre amanti?” “Tranne pochi mesi si, ho sempre avuto l’amante.” “E tua moglie non sa nulla? Non sospetta nulla?” “No, nessun sospetto.” “Sicuro?” “Si” risponde lapidario. “Sarei propria curiosa di vederla.” “Ci mancherebbe solo questo poi....” Un lungo istante di silenzio li avvolge, ognuno immerso in solitari pensieri. “Vorrei fare ancora tante domande ma devo recuperare un sacco di lavoro...” “Come mai questa curiosità nei miei confronti?” Stringe le palpebre e lo osserva attenta. “Forse per capirti, per comprendere perché, brutto e insopportabile come sei, ti voglio bene.” “Lo considero un complimento.” Si abbracciano stretti e si salutano sulla porta del ristorante.
Giovanni
“Pronto?” “Fiorellino che fai?” E’ Giovanni. “Pedicure. Mi sto annoiando.” “Che ne diresti di farci una cenetta a lume di candela?” La voce è suadente e melodiosa. “A casa tua?” Domanda scontata visto che Simona conosce già la risposta. “Certo e magari fermati all’angolo a prendermi due pacchetti di sigarette.” “Fra dieci minuti sono da te.”
Appoggia l’indice al campanello. Che sbadata non si è rifatta la manicure e lo smalto è un po’ sbiadito, osserva nella frazione di secondo in cui aspetta che le venga aperta la porta. Giovanni è davanti a lei a piedi nudi ed indossa un kimono di seta blu con ideogrammi bianchi. Si allacciano in un bacio da letteratura mentre richiudono lo stipite alle loro spalle. “La tua lingua sa di pesca.” “E tu mi ricordi una mela cotogna.” Si succhiano le labbra e fanno una vera e propria guerra con le lingue. Slaccia la cintura del kimono e osserva Giovanni nudo e sorridente davanti a lei. “Sono davvero contento che tu sia qui” le dice. “Si, lo vedo.”
“Non abbiamo cenato come al solito.” E’ un tono vacuo quello di Simona, non lo rimprovera ma nemmeno lo approva del tutto. “Ti adoro fiorellino.” Sono abbracciati, nudi, sul divano del salotto di Giovanni avvolti da dense note di tanghi eseguiti da Galliano. La fisarmonica che fa l’amore con gli altri strumenti compagni di viaggio. “Anche io ti adoro lo sai.” Gli carezza il cranio rasato, le piace quella sensazione di pizzicorio alle mani. “Con quanti uomini mi hai tradito nei due mesi in cui non ci siamo visti?” Simona lo fissa negli occhi con sguardo deciso, nemmeno un’incertezza. “Con nessuno tesoro. Il lavoro mi assorbe completamente.” Giovanni le scruta dentro per capire e infine distoglie lo sguardo. “E tu? Con quante donne mi hai tradito?” Lui si alza diretto in bagno e risponde: “Questo è un altro discorso...”
Ancora Amos
“Una cialda crema e fragola con tanta panna montata.” Simona si volta verso Amos che è alle sue spalle. “Paghi tu vero?” Ed esce dal locale gustando il proprio gelato. Lui la segue a qualche passo di distanza. Stanno camminando in un centro commerciale. In mezzo alla folla si passa sempre inosservati. “Smettila” la rimprovera Amos. Simona lo guarda stupita. “Smetterla di fare che?” “Di mangiare quel gelato come se stessi facendo un pompino.” Fa svolazzare una mano in aria come per accantonare il discorso. Si siedono su una panchina e osservano la gente che passa. “Quella potrebbe essere la tua donna ideale” dice Simona mentre indica una ragazza con due tettone da far paura e un sedere scodinzolante. Amos risponde con un grugnito. “Allora l’hai vista in questi giorni?” Ovviamente si riferisce alla sua amante. “Si. Ieri.” “Dove?” “In un albergo.” “Sempre in un albergo? Pagamento della camera a ore... Romantico.” “Qualche volta ci vediamo a casa sua. Ma siamo sempre tesi. Potrebbe tornare il suo convivente e poi i genitori le abitano di fronte.” “Aspetta, aspetta, aspetta. Vuoi dire che lei abita con un uomo e vuole un figlio da te?” “Già. Ti pare possibile?” Simona sgranocchia il cono fino all’ultimo pezzetto poi si alza di scatto per andare a fare una capatina in libreria. “Vorrei proprio conoscerla questa donna. Non riesco a capire cosa ha di tanto speciale per essere riuscita ad accalappiarti. E nemmeno cosa trovi lei in te di tanto irresistibile.” Prende in mano un libercolo rosa e ne indica il titolo. “Questo è carino, dovresti proprio leggerlo” dice porgendolo ad Amos. Poi passa ad un altro volume. “Sai a vederti così sembri uno che se ne strafotte del mondo. Si potrebbe pensare che gli eventi ti scivolino addosso” gli dice. “Hai finito di farmi dei complimenti o ne hai ancora?” Simona lo prende sottobraccio e lo porta verso un negozio di scarpe. “Bhè non mi fai acquistare il libro?” le chiede. “Naaaaa te lo presto io. Lo porto la prossima volta che ci vediamo. Guarda che belle quel paio di décolleté.”
A casa di Giovanni
“Fiorellino vieni un po’ qua.” Giovanni se ne sta spaparanzato sul divano ancora con gli abiti da lavoro indosso. Ha allentato la cravatta e si è arrotolato le maniche. Ha belle mani e begli avambracci, infondono un senso di sicurezza. Simona si avvicina ancheggiando. Indossa una gonna beige ricoperta di pizzo nero e una camicetta color cammello con profili più scuri. Giovanni le accarezza un ginocchio con movimenti circolari e lievi. Sa che le piace essere toccata lì dietro, in quel lembo di pelle morbida e sottile. “Hai un ginocchio molto femminile. Un sacco di donne hanno le ossa grosse. Il tuo è proprio delicato, deve essere bellissimo averti seduta al fianco in auto e allungare una mano e carezzarti.” “Ho sempre visto questo gesto come il massimo dell’intimità. Non so perché. E’ appartenenza, è possesso” le parole sono rivolte a Giovanni ma lei guarda fuori dalla finestra, oltre il balcone, oltre il mondo. Stavolta la colonna sonora è affidata al flauto di Gheroghe Zamfir, Summer of ’42. La mano di Giovanni prosegue il viaggio, alza l’orlo della gonna e scopre il bordo delle autoreggenti color carne. Le sfila le mutandine e si getta sul suo sesso già umido. Affonda il naso nei suoi ricciolini neri e inspira con estremo piacere. Da qui in poi nessun pensiero, solo sensazioni.
Francesca l’amica del cuore
“Nel suo bagno c’era un paio di collant appeso dietro la porta.” La voce di Simona è flebile. “E io non porto collant ma solo autoreggenti...” “Simo dovresti aver capito che tipo è, non ti pare?” Dall’altra parte del filo Francesca sta cercando di essere la buona amica che è. Non ha nessuna intenzione di compiangerla, anzi... “Lo amo.” “Lo so che lo ami, lo so che è fantastico, lo so che è tutto ciò che tu vorresti in un uomo, ma ha anche un grande difetto: è uno stronzo completo.” “Anche io sono andata a letto con altri uomini ultimamente.” Non sembra la stessa Simona che va a pranzo con Amos e parla spavaldamente di sesso, non è la Simona bugiarda patentata, non è nemmeno la Simona che fa finta di fregarsene di tutto e di tutti. “A proposito, nel gruppo al bar si parla piuttosto male di te. I ragazzi raccontano di essere riusciti a scoparti tutti almeno una volta.” “Le ragazze che dicono?” “Le più intelligenti credono che tu sia una puttana. Le sceme ci fanno anche i ricamini sopra.” Gli occhi le si riempiono di lacrime. “Lo sai che non è vero...” “Io lo so perché ti voglio bene. So che sei innamorata di questo ignobile Giovanni, so che provi affetto per Marco, so che Flavio è un sogno che sta al di là di un burrone.” “Forse è per le battute che faccio...” “Credi a me, quando ti fanno fare il giullare non è altro che un prenderti in giro. Non ti ammira nessuno. Dimmi: oltre a me chi si è ricordato del tuo compleanno oggi?” “Eppure chi mi conosce dovrebbe avermi capita.” La voce di Francesca si fa più secca. “Nessuno ha fatto lo sforzo di conoscerti davvero. La maggior parte sono tutte teste di cazzo Simo, te lo vuoi far entrare in quella zucca dura?” “Ci penserò. Grazie per essermi amica.” Riappendono mestamente la cornetta.
Amos il confessore
“Sono una puttana.” “Si guadagna bene?” Amos la fissa per un lungo istante proprio dritto negli occhi, lì dove si vede l’anima. “Sto andando a letto con due uomini contemporaneamente. Quasi tre.” Accende una sigaretta senza ricordare di averne già una fumante sul posacenere. “Mento ad un sacco di gente ma la prima persona a cui dico bugie è me stessa.” “Mah...” Non sa che dire. “Non mi sei certo di grande aiuto con un ma… Non capisco come tu abbia potuto trovare una donna disposta a sposarti.” “In realtà ne ho trovate due tesoro, questa è la seconda.” Simona non lo sapeva, ma questa volta non se la sente di prenderlo in giro, le sembra una cosa tanto personale… insomma se Amos in un anno di conoscenza non glielo ha mai detto prima ci sarà pure una ragione, pensa. Stavolta è Amos a cambiare discorso. “Perché sei così attirata dal sesso? Perché stai cercando di risolvere i tuoi problemi scopando? E’ una rivincita contro gli uomini? “Colpita e affondata. Questa è la tua rivincita contro di me. Tu ascolti ascolti, immagazzini le informazioni, elabori le tue teorie e poi sferri l’attacco decisivo al momento giusto. Dovresti fare il politico.” Amos sorride. “Sono troppo intelligente per farmi fregare dalla sete di potere.” “Faccio sesso perché mi piace, ecco perché. Sempre meglio che starsene in casa a guardare le stronzate della tv o a sfogliare libri di nouvelle cuisine.” “Non fare la strafottente con me. Il problema è più profondo di quanto vuoi far credere.” Simona si accende una sigaretta, si sente stanca, non vuole lottare per tentare di avere la meglio su Amos. “Se lo dici tu…” “Si lo dico io! Il fatto è che nemmeno ti piace quello che fai. Scommetto che fingi anche gli orgasmi. Dai che non sono nato ieri. Ti ci vorrebbe una bella cura di una settimana.” “Che cura?” “Una terapia sicura e molto gradevole per farti capire cos’è il sesso per puro piacere e divertimento.” “Spara…” “Una settimana chiusa in una camera da letto con il sottoscritto. Ti posso assicurare che ti si dipingerebbe sul viso un sorriso a trentadue denti permanente. Eheheheh…” Simona gli sferra un pugno nello stomaco e lo manda mentalmente a quel paese. C’è gente che li guarda, probabilmente si stanno chiedendo se è figlia o amante di Amos. Fa spallucce e abbassa la voce, in fondo è una persona discreta, solo lui e Francesca sanno dei suoi assurdi incontri di letto. “Mi porti a vedere Picasso?” “Ci vado già con la moglie.” “Bhe, che c’entra? Per me puoi fare lo sforzo di andarci due volte.” Amos spegne la prima sigaretta di Simona e la fulmina con lo sguardo. Paga il conto ed esce dal bar. Lo segue mantenendo uno stentato equilibrio sui tacchi alti, al lavoro la vogliono sempre impeccabile. “Giuro che non ti faccio fare brutte figure. Mi sono studiata il catalogo e tutto... Sarò brava, buona buona.” “E cazzo Simona! Smettila di comportarti come una ragazzina di sedici anni. Se vuoi essere mia amica va bene, ma cerca di imparare ad usare quella splendida testolina che ogni tanto dimostri di avere.”
Il piccolo Marco
Di nuovo il citofono, questo tranquillo appartamento di periferia sembra un porto di mare ultimamente. “Ciao Simo.” Van Morrison con la sua Brown eyed girl accoglie l’ospite. E’ Marco con tutti i muscoli ben lustrati e i trentadue denti rilucenti. “Ho voglia di leccarti.” “Accomodati pure.” Non dice nulla e le sfila subito le mutandine. “Il mio sapore preferito.” Allunga appena la punta della lingua. “Sei così bella.” Apre le grandi labbra con le dita. “Lo so che hai voglia di godere.” Le succhia il clitoride. “Quando ti sposi mi inviti vero?” La invade col suo alito caldo. Simona sente sciogliersi il piacere. “Sii...” sussurra in rantoli. “Mi prometti una cosa?” La lingua affonda dentro di lei. “Siiii...” mugugna. “Il giorno prima del tuo matrimonio io e te scopiamo e ti faccio impazzire.” Risale con la lingua e la schiocca contro il punto più sensibile, gonfio e impazzito. “Siiiiiiiiiiiiiiiiii....”
Ogni tanto Flavio
“Passerotta a cosa stai pensando?” Guarda il petto di Flavio e gioca coi suoi peli. “Sto bene con te.” “Grazie piccolina. Anche io sto bene fra le tue braccia.” “Tu una come me la sposeresti?” La bacia tra i capelli. Passa un’eternità prima che risponda. “Sei una meraviglia, sei una passione, un fiore fresco, di una intelligenza straordinaria e viva. Ma non credo che vorrei sposarti. Avrei paura. Paura di essere ferito. Sei delicata e romantica, hai altissime aspettative. Non so se sarei in grado di attenderle tutte.” Di nuovo quel groppo in gola che non vuole andare giù. Lo abbraccia e inizia a baciarlo. Un gesto complice, intimo. Più ancora di fare l’amore. Flavio bacia bene. Non è impulsivo, non vuole sopraffare. Chiede ma dona anche. Poi si scosta un momento, si alza completamente nudo e va a rovistare nelle tasche della sua giacca. Torna a letto e le porge un piccolo pacchetto avvolto da un fiocco rosso. “Auguri” le mormora. “Spero tu non abbia comprato gioielli, lo sai che non riesco a portarli.” Flavio le fa cenno di andare avanti. Apre il regalo e un po’ le tremano le mani, non se l’aspettava, e proprio per questo la sorpresa è ancora più bella. Ne estrae una delicata clessidra in ferro battuto, vetro di murano ed alabastro. E’ un oggetto discreto ma bellissimo. C’è anche un biglietto. Simona lo legge ad alta voce. “Quando smetterai di osservare lo scorrere del tempo avrai imparato a viverlo. Con affetto sincero, F.” Lo abbraccia con irruenza facendolo rotolare sul materasso. “Ho voglia di sentirti dentro “ cerca di sussurrare tra un bacio e l’altro Simona. “E io ho una gran voglia di trovare la vera te stessa attraverso tutte queste maschere, il giorno in cui ci riuscirò, sarà un gran giorno.” Simona fa scivolare la mano verso il sesso di Flavio che inizia ad inturgidirsi e lo guida. Affonda il naso nel suo collo e spinge le sensazioni di completezza a spazzare via quelle assurde lacrime che le si sono affollate negli occhi.
Il solito Amos
“Forse dovresti smettere di cercare.” “Di cercare cosa Amos?” “La metà che ti manca. Se tu la finissi una buona volta, chi lo sa? Le cose potrebbero cambiare.” Quando Simona parla sembra sempre che le frasi che pronuncia entrino dall’orecchio destro di Amos ed escano da quello sinistro. Invece la sua testa funziona come un computer anche se un po’ più lento: lui immagazzina tutte le informazioni e poi elabora i dati quando ha davanti agli occhi un quadro completo. “Perché se una donna va a letto con due uomini è una puttana mentre se un uomo ha varie relazioni è un grande amatore? Stanno sfilando nel reparto pasta e legumi di un ipermercato. Simona spinge blandamente il carrello e ogni tanto allunga una mano a prendere qualcosa dagli scaffali. “La domanda di riserva?” E’ indecisa fra un pacco di mezze penne rigate e uno di tortiglioni. Prende dei bucatini. “Come li prepari?” chiede Amos per sviare il discorso. “Se sei così scontento della relazione con la tua amante, perché continuate a vedervi? Voglio dire: qualcosa di particolare dovrà pure avercelo. Sei un uomo accattivante, potresti avere tutte le donne che vuoi. Perché lei?” Claudio riflette a lungo e non favella. “Insomma” sbotta Simona “ a volte dici anche che mette a rischio la riuscita dell’incontro...” “Fanculo. Tu non preoccuparti: mi tira ancora!” Amos fissa il pacchetto di bucatini. “Dovresti prepararli con le zucchine e i gamberetti” dice lui. “Per una volta facciamo i seri...” Simona sembra esitare poi aggiunge: “Per piacere.” Gli posa una mano sull’avambraccio. “E’ di una intelligenza particolare? E’ bella? E’ simpatica? Ha due belle tette?” “Giusta l’ultima: ha due gran belle tette e una figa favolosa.” “Possibile sia solo questo?” “Che ti credevi?” “Pensavo che il parlar male di lei potesse essere una sorta di maschera per celare i sentimenti che provi in realtà.” “A me va bene così punto e basta. Non ti dico più niente su me e la donna. Perché vuoi sapere queste cose poi?” “Sono innamorata di te” risponde prontamente Simona. “Fanculo bis.” Riprende a spingere il carrello. “Comunque è inutile che tu insista a mandarmi a fare in culo, sono ancora vergine lì.” “Ahahahahahahah...” “Almeno riesco a farti sorridere, non puoi dire che io non sia simpatica.” “Oltre alla simpatia non avrei altro motivo per parlare con te, credimi.”
Messaggi a Giovanni
“Ho voglia di vederti” parole sussurrate al vento: a casa di Giovanni continua ad attaccarsi la segreteria telefonica. Fuma una sigaretta dietro l’altra, nervosamente. Riordina l’appartamento. Spolvera. Stira. Cucina per un esercito poi mette tutto in freezer. E’ tesa come una pelle di tamburo. La radio sparge le note di Honky tonk train blues di Emerson, Lake & Palmer. Allarga le braccia e inizia a roteare su se stessa al ritmo della musica. Gira, gira, gira, gira fino a quando perde l’equilibrio e cade lunga e distesa sul tappeto del salotto. Si mette a ridere felice del momento di follia. Poi le note forsennate rallentano, solo allora cerca di riprendere fiato. Si sente dieci volte più leggera di prima.
Flavio
“E’ tutto il giorno che ho una canzoncina in testa. Sai una di quelle musichette che vorresti ascoltare e condividere con un ‘altra persona e poi se lo fai ti accorgi che non è più lo stesso. Perché sei cambiato tu o siete cambiati entrambi, o nessuno dei due mentre è solo trascorso il tempo.” Flavio alza il capo dal seno di Simona. I capezzoli sono umidi e inturgiditi. “Che canzone?” “Soave sia il vento, tranquilla sia l’onda, ed ogni elemento, benigno risponda, ai nostri desir” canta con voce sottile, quasi da bambina. “Ahahah” sghignazza Flavio “ ma questo è un terzettino di Mozart, nel Così fan tutte, altro che musichetta mia bella Fiordiligi.” La bambina si trasforma in donna, nei tratti del volto, nel timbro di voce. “Non me la sento di fare sesso, ne ho avuto abbastanza. Voglio fare l’amore. Tu puoi...” Il volto di Flavio diventa d’un tratto più giovane, la cupa nube di pensieri e tormenti che lo tenevano legato a Simona nonostante tutto, in maniera quasi masochista, si allontanano spazzati da tre piccole parole; quel voglio fare l’amore che aspetta da tanto tempo e che non sapeva come farle pronunciare. “Finalmente cucciola: finalmente sei qui con me...” Simona fa l’amore, piange e le lacrime spazzano via tutto il marcio che crede di avere dentro l’anima. Le lenzuola sono fradice del suo pianto e profumate di tenerezza. Doveva sbattere forte la testa per capire, ci è voluto un sacco di tempo ma poi è riuscita a trovare la strada giusta, quella che si congiunge alla via di Flavio, un uomo paziente, tenero, tenace, un uomo che sa piangere e far emozionare. Quel pomeriggio ha preso una decisione, la decisione di vivere la sua vita invece di lasciarla scorrere, non sa di certo come andrà a finire, nessuno glielo può dire, ma da qualche parte bisogna aver la forza di cominciare. Un inizio soave come il vento: Flavio dentro di lei che spinge a fondo, che le succhia i capezzoli, che suda gocce di passione, che le tormenta le sensazioni, che la fa sentire donna, che pensa solo a lei e che l’ha messa al centro del suo mondo nonostante tutte le difficoltà. Simona ha lo sguardo annebbiato dal piacere ma attraverso vi vede gli ostacoli cadere ad uno ad uno al suolo.
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