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Prima di cena
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Titolo:
Prima di cena |
Autore:
infrarosso |
Contatto:
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Racconto
n° 1882 |
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- Ciao Greta. Come stai? E da qualche giorno che non ti fai sentire - - Lo so Marco, ma tu sai che la mia vita è piena di impegni e, purtroppo anche di contrattempi - Ci eravamo conosciuti qualche settimana prima. Una conoscenza casuale, tramite amici comuni, all'inizio disinteressata e diventata, nei giorni seguenti, presenza costante tramite telefonate, sms e mails. Un feeling immediato che nel volgere di poco tempo era diventato desiderio di sentirci, di parlare e non da ultimo desiderio di vederci, noi soli, senza amici. - Certo dolce Greta ho capito. Non te ne faccio una colpa, so come stanno le cose, conosco la tua situazione, sei una donna intrigante e molto impegnata e non posso che accettarti così. Allora, mia cara, ti confermo per martedì sera. Finalmente andiamo a cena, io e te da soli, passo a prenderti alle 20,00. Cerca di essere pronta. Lo sai che non transigo sugli orari. -
Non vedevo l' ora di essere con Lei, ne sentivo un bisogno spasmodico. Quella donna mi attraeva, era un dato di fatto e non potevo negarlo, almeno a me stesso, non potevo assolutamente nascondermi dietro la solita frase "è una come tante" . Dal giorno in cui l' avevo conosciuta il mio pensiero era sempre rivolto a Lei e come un tarlo mi rodeva. A differenza di altre donne che facevano sempre, stupidamente ed inutilmente le preziose mi aveva fatto intendere cosa voleva da me, i suoi sguardi, i cenni di intesa, le allusioni più o meno perentorie erano chiare ed io stavo al suo gioco perchè quello che Lei dava a vedere di volere era assolutamente identico a quello che volevo io. La cena era solo una scusa. Il traguardo era un altro. Il suo sguardo allegro e malizioso, l' ampio sorriso, i capelli biondi e fluenti, le sue battute sempre pronte, il porgersi nei confronti degli altri con spontaneità, simpatia e con una parlata fluida avevano immediatamente attirato la mia attenzione. Così come il suo corpo e le movenze del suo corpo. Una donna bellissima, consapevole della sua bellezza, che si era compiaciuta dello sguardo con cui l'avevo guardata la prima volta. Si era accorta che l'avevo analizzata centimetro per centimetro, che avevo apprezzato il suo seno prorompente che sembrava volesse uscire in tutta la sua magnificenza dalla camicetta volutamente sbottonata più del dovuto. Mentre la guardavo con intensità, e cupidigia i suoi capezzoli si erano inturgiditi dal piacere. Improvvisamente le era caduto lo scialle e, controllando che continuassi a guardarla, con si chinò lentamente piegando le ginocchia in avanti in modo che si vedesse la consistenza delle sue coscie e per non cadere e poter rimanere in equilibrio fu costretta ad allargare leggermente le gambe permettendomi di vedere una pelle liscia e vellutata che si perdeva nel profondo lasciandomi immaginare tutto il resto. Non c'erano dubbi mi piaceva e la volevo. Non avevo dubbi anche lei mi voleva. In pochi secondi e con pochi sapienti sguardi avevamo stabilito che alla prima occasione avremmo scopato. -Forza Marco non perderti d'animo ci vediamo martedì. Lo so che saresti capace di piantarmi in asso ed è anche per questo che mi piaci. Ci siamo sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda. Abbiamo gli stessi obiettivi e gli stessi desideri - Un messaggio velato per farmi capire la sua voglia di me. - Bene Greta, passo a prenderti, vengo a casa tua magari arrivo qualche minuto prima delle 20,00 così mi offri un aperitivo e poi andiamo a cena -
Finalmente martedì sera, alle 19,45 suonai il campanello di casa sua. - Ciao Greta, sono qui - - Sali un attimo, devo finire di prepararmi, sono quasi pronta. - Salii le scale, trovando la porta socchiusa ed entrai. Sentii la sua voce lontana e disse: - Marco, a sinistra c'è il mobiletto bar, prepara qualche cosa da bere, mi raccomando leggero, tra pochi minuti sono da te - Con calma ed un sorriso malizioso sulla bocca cominciai a preparare un drink. Leggero, come aveva chiesto, non era il caso di rovinare la serata. Passò qualche minuto, non vedendola arrivare, mi avvicinai alla porta da cui in precedenza proveniva la sua voce. Buio e silenzio. Avanzai ancora di qualche passo, sentii un flebile scorrere di acqua, mi avvicinai con passo felpato ad una porta socchiusa da cui filtrava una luce azzurrognola e mi allungai per vedere all' interno. Eccola era di spalle in piedi di fronte allo specchio, quasi nuda, con indosso il solo reggiseno. Una visione magnifica. Un fondo schiena fantastico, dalla rotondità perfetta come un disegno di Giotto. Era quasi immobile, si stava guardando e scrutando e quello che vedeva le piaceva mentre giocava con i suoi capelli fluenti e biondi, sapeva di essere bella e provocante. Sapeva che gli uomini avrebbero fatto anche delle follie per averla. Lo sapeva e faceva capire di saperlo. L'acqua continuava a scorrere allegra nel bidet fin quasi a debordare, con un movimento sinuoso si chinò per fermarla. Il mio respiro cominciava ad essere irregolare, la gola quasi secca, facevo fatica a deglutire... la riga perfetta del suo culo si schiuse e presentò alla mia vista uno spettacolo mozzafiato. Il mio cuore quasi si fermò... le tempie cominciarono a battere forte... dovetti allentare la cravatta ed allargare il collo della camicia per non soffocare... ero in difficoltà. Per la prima volta nella mia vita mi trovavo in una situazione boccaccesca ed intrigante e non sapevo cosa fare. La mia abituale sicurezza era scomparsa, mi sentivo un ragazzino alla prima esperienza. Nel frattempo Greta si era accorta di me, lo sentivo. Ma non lo dava a vedere. Rimaneva ferma, immobile, chinata in avanti sapendo molto bene di quale spettacolo stava deliziando i miei occhi e sapeva altresì che aveva preso in mano la situazione... era Lei a comandare fino a quando io non avessi deciso cosa fare.
Si aspettava che uscissi? Mi aveva sopravvalutato pensando che io fossi così forte e duro da non lasciarmi "guidare" verso di Lei? Si aspettava forse che mi avvicinassi e la prendessi in uno slancio di passione, senza pietà come solo un uomo vero e duro, come ella credeva che io fossi, avrebbe fatto? Cominciai a deglutire, il fuoco della passione mi stava sconvolgendo la mente ed il corpo. E l' incertezza in me regnava sovrana. Sembrava che qualcuno avesse fermato l'azione con il telecomando. Passarono secondi o minuti, non lo so, il tempo si era fermato e tutto sembrava come sospeso. Poi mi incamminai lentamente, quasi al rallentatore, verso di lei che era ancora immobile e sempre più protratta verso di me. Che visione! I miei occhi erano fissi, spiritati, verso quella figa che faceva bella mostra di se, carnosa, leggermente aperta e chiaramente umida. Mi avvicinai ancora un poco, allungai la mano e appoggiandola alla sua spalla sussurrai con voce suadente: - Tesoro sei magnifica, aspetta un attimo, ti lavo io, non l'ho mai fatto, deve essere delizioso. - Il silenzio ci avvolse, tutti e due trattenemmo il respiro. Il suo silenzio era consenso... Ed allora mi feci forza, mi tolsi la giacca, la mia mano partendo dalla spalla scese lentamente e con delicatezza verso il suo magnifico sedere, fermandosi ogni tanto, aumentando la pressione sulla sua pelle calda e liscia, per poi riprendere a scendere. I nostri respiri cominciarono ad essere più ansanti. Con l'altra mano presi il flacone di sapone intimo, lo aprii e ne versai una discreta quantità. Greta ebbe un fremito ma non dissi nulla, il silenzio assoluto era nostro complice. La mano arrivò sotto di Lei sfiorando l'acqua, si fermò un attimo e poi cominciò disegnare la curva del sedere fino ad arrivare a contatto con la morbida peluria e con la sua carne gonfia di desiderio. Un altro fremito, più lungo e forte, e poi un'altro ancora. Restai immobile. Sentii un mugolio e con voce roca mi disse: - Smettila di giocare, vieni al dunque, fottimi, fottimi come vuoi, fottimi con quello che vuoi ma fottimi! - A quel punto avevo la situazione in pugno. Volevo farla godere, lo volevo più di lei. Ma per farla godere come volevo io dovevo aspettare, andare lentamente e poi in uno spasmodico crescendo farla gridare di piacere. Con studiata lentezza cominciai a muovere la mano massaggiandole quel sesso morbido e carnoso con movimenti circolari ed ondulatori in modo che le grandi labbra con il movimento si aprissero e si richiudessero. Improvvisamente sentii che non era più tesa, aveva deciso di lasciarmi fare e di non opporre nessuna resistenza anzi sentii che si muoveva in sintonia con la mano agevolandola quando con il dito cercai il suo clitoride diventato duro e gonfio di desiderio. I nostri movimenti andavano sempre più veloci e la mia mano era sempre più bagnata dall' umore del suo desiderio. Il suo sesso si apriva sempre di più ed i nostri respiri erano sempre più affannosi. Il mio pene diventava sempre più duro ed avevo sempre più voglia di lei, di prenderla, di scoparla, di farle sentire quanto grande e gonfio fosse il mio desiderio. Non era ancora il suo momento! Dopo alcuni minuti stavo per proporle di andarci a mettere sul letto quando Greta con uno scatto si chinò in avanti appoggiandosi, con le mani e l' avambraccio, al muro di fronte a Lei in modo da aprirsi di più a me e di agevolare il mio inserimento dentro di lei e con voce sempre più roca ed affannata mi disse: - Marco continua così, anzi più forte, dai mettimi dentro un dito, senti quanta voglia ho di te, fammi godere, voglio godere - Non mi feci pregare e subito con un dito cominciai ad entrare in lei, era calda, bagnata e vogliosa e dopo un dito ecco il secondo, con forza, sempre più in profondità verso il centro del piacere. Lei continuava ad assecondare i miei movimenti e spingeva sempre più forte il suo ventre verso la mia mano. Poi in un momento di frenesia estrema rallentai il movimento e con il pollice riuscii ad appoggiarmi con delicatezza sul suo fiore posteriore. Lei capì immediatamente e si fermò stringendo le due dita che già erano in lei. Con il polpastrello sfregai dolcemente quel fiore invitante, ad ogni sfregamento sembrava ritirarsi per poi riaprirsi, in un estremo desiderio di offerta. E allora spinsi lentamente, mi inginocchiai per essere più comodo nei movimenti, il sapone intimo mi aiutò ad entrare in lei anche da quella parte. Il respiro era sempre più affannoso, la mia posizione scomoda ma la voglia di vederla godere e di sentirla mia ed in mio potere era più forte di ogni dolore. Il silenzio era assoluto. Le mie dita si muovevano simultanemente e con frenetica dolcezza dentro di lei, non volevo procurale dolore, ma non le bastava e allora lei cominciò a muoversi e a spingere con forza, tanto che il pollice entrò del tutto nel suo fiore caldo e le due dita, simultaneamente al pollice, entrarono a fondo nel suo sesso sempre più voglioso e con il pollice si toccarono attraverso la carne e Lei spingeva e spingeva e si dimenava sempre di più. La mia fronte era imperlata di sudore, il mio viso accaldato e il mio pene diventava sempre più duro, sempre più gonfio e sempre più irrequieto. Cominciava a mancarmi l'aria, la mia mente era sempre più ottenebrata e la mia mano era sempre più dentro, con lei, che ansimava sempre di più mentre il suo respiro aumentava di intensità, come u nrantolo, quando con estrema fatica e con gemiti sempre più forti mi disse: - Dai Marco vai, vai, spingi Marco scopami, sì dai con le mani con tutto quello che vuoi fammi tua, fammi venire, fammi venire, non ce la faccio più, ti scongiuro fammi venire, dai, dai....eccomi...
La sua testa appoggiata al muro, come il corpo piegato di lato, la mia testa appoggiata alla parte destra della sua schiena, le mie dita ancora dentro di lei in una atteggiamento di rilassatezza, calde e bagnate. Entrambi ansimanti, madidi di sudore e soddisfatti. Poi si girò lentamente, mi guardò con i suoi occhi celesti sorridenti e luminosi, mentre ritiravo le mie dita, disse: - Grazie Marco, davvero grazie mi hai fatto godere intensamente e provare qualcosa che non ho mai provato, nessuno era mai riuscito a farmi godere così, mi sono sentita posseduta come non mai, sono stata tua più volte e più volte ho raggiunto l'orgasmo - - E' stato bellissimo e te ne sono grata - Ricominciò a lavarsi, languidamente. Un quarto d'ora dopo stavamo salendo in macchina per andare a cena....ma questa è un'altra storia.
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