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Titolo: Free jazz
Autore: Clio
Contatto:
Racconto n° 1890
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Sono andata a dormire con la mente, le orecchie, il corpo pieni delle tue parole e della mia voglia di te, lontano e non solo per lavoro, lontano perché è e sarà così: incontri rubati ad altre vite, ad altri amori. Mi sono svegliata con te, ancora la tua voce, ancora le tue parole che mi riportano le tue mani, la tua lingua, il tuo pene, il tuo fondoschiena, il tuo corpo, tu…

Mi hai lasciata con la voglia di godere questa mattina, con una voglia profonda, dolorosa, insistente e sai cosa ho fatto? Ho preso il mio giochino, il vibratore che tanto odio perché non sei tu, perché non ha il calore, l’intelligenza, la prestanza del tuo “giocattolo”. Il vibratore mi penetra, algido, uno stantuffo che invade la mia vagina vogliosa, un movimento meccanico privo dei tuoi virtuosismi, delle tue libere interpretazioni free jazz. Il vibratore segue lo spartito e mi dà un piacere doloroso da quanto insufficiente, ma necessario perché ho voglia di te, e lui mi aiuta a calmare questo bisogno. Calmare, non soddisfare perché non sono sazia di te, ti ho avuto così poco…

Guardami come sai, immaginami come sai: languida, offerta, aperta. Adoro donarmi a te, adoro darmi alle tue mani che mi accarezzano e poi mi penetrano e poi mi scavano in un divenire che non ha limiti, in un’ascesa che mi porta diritta oltre l’atmosfera, a fluttuare in un mondo senza gravità…

Sento le tua dita, l’indice o il medio, o entrambi… dentro di me. Ti sento premere, strofinare, scavare fino a quando arrivi proprio lì, al delirio del mio piacere, nella profondità del mio punto G con tutta la forza della tua stimolazione. Lo senti anche tu, mi sorridi allusivo mentre i tuoi occhi diventano il mio unico appiglio, il resto se ne va tra spasmi, gridolini, oscenità sussurrate…

“Ti prego amore, prendimi” le parole escono roche, il tono non è mio, il corpo neanche… E’ tutto tuo, si dà e prende e vuole di più, ancora e ancora. Il tuo pene mi ha soggiogata, è diventato la mia pena, ha creato dipendenza, mi ha trasformato in una femmina che ti apre le gambe appena può, che corre da te dopo una giornata di lavoro, appena il tempo di fare la doccia e di scegliere come essere. L’altra sera in jeans, la prossima in gonna, come una donna, la tua donna. Con un solo desiderio: quello di piacerti ed eccitarti ancora e ancora.

Ti sento godere di me e con me, sento il tuo piacere che sale fino al punto di non ritorno e ti stringo tutto, ti accompagno nell’ascesa e sorrido perché nel tuo venire c’è tutto il tuo vissuto: controllato, compassato, silenzioso quasi. Mi sono ripromessa che ti farò urlare, urlare sì, come tu fai urlare me. Ti strapperò alla tua vita, alle tue abitudini, perché quando siamo insieme siamo solo nostri e voglio che il tuo piacere con me sia un piacere diverso, il piacere di un uomo che fa l’amore con tutto se stesso e non con una donna, ma con la donna.

Sono pronta, lavata, profumata, vestita. Ah dimenticavo… Prendo le mie palline cinesi, le infilo nella mia vagina ed esco portandomi il pensiero di te, che diventerà desiderio ad ogni passo. Sfere nelle sfere che si muovono regalandomi succedaneo piacere… e ti dedico il mio orgasmo!

Dimmi solo dove e quando, io ci sarò.