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Quella intensità era un sogno
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Titolo: Quella intensità era un sogno
Autore: Principessa
Contatto:
Racconto n° 19
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La pioggia comprime ogni telo scoperto ed incustodito intorno a me. Ogni ampolla trasparente scivolante giù da questo cielo infinito, piomba sulla roccia e sull'asfalto con la violenza e la geometria di una piccola infuocata meteora dalle scintille chiare ed impalpabili. Ho le braccia rigide, doloranti , pesanti , mentre cerco goffamente di orientarmi e di attuare il difficile tentativo della comprensione, volgendo il capo verso quello spazio ostile che mi osserva lugubre spalmato in ogni dove.. Sono distesa in una pozzanghera gelida ,massaggiata da una miriade di pungenti dita invisibili, fradicia e supina in un angolo sperduto di un prato sconosciuto e silenzioso.
Non una sola orma conosciuta, stampigliata sulla ghiaia poco vicina, sa rivelarmi la natura celata di questo panorama offuscato. Ho dormito, sono svenuta... ho male ovunque.
Il grigio sopra me, pesa sul mio corpo, come lo schermo troppo vicino di un piano di fuoco infinito, nel buio di una sala cinematografica deserta come la coscienza inebetita, in questa assurda mezza serata settembrina. Forse un liquido roseo nato dalla sommità abbandona a poco a poco il calore del mio corpo, scivolando dal mio viso sul tappeto acquitrinoso, ma non avverto altra fatica mentale di quella che barcollante spendo, agonizzando nella ricerca del mio vissuto recente, rapita nella mia misteriosa transitoria amnesia. Poi di nuovo il peso di quel silenzio insopportabile comprime i miei timpani esausti, e finisco per chiudere di nuovo gli occhi di fronte a quella cozzaglia di colori sfuocati.. Sogno o delirio ....Il pavimento lucido, cosparso di mattonelle così geometricamente disposte da ricordare un ipnotico quadro d'arte contemporanea è lo specchio crudo della mia nudità e della mia carne chiara. La vasca da bagno, con le sue pareti alte e squadrate, sembra la miniatura di un'opera d'altri tempi , eretta decisa sopra ad una panorama cittadino fatto di pochi scalini, di colori tenui e sabbiosi, umidi fuggiti inermi dagli asciugamani morbidi e muti, appesi alle pareti come anime sonnolenti di un bagno vaporoso. Pochi ninnoli, poche boccette di sali orientali. Pochi colori, superfici lucide e giochi tenui di luci sapientemente orientate.
Il mio corpo è un mantello vellutato e sodo, fatto di mille piegoline, mille anfratti, mille sensazioni di dolcezza, di calore, di pressione. I miei capelli avvolgono i miei pensieri ed
accarezzano i miei polpastrelli con la flessuosità delle piante a foglia larga che vedo nel giardino rigoglioso oltre la vetrata. L'acqua della vasca ha inghiottito solo parte del mio corpo, quando improvvisamente il suono secco d'un legno stagionato e vissuto si diffonde rispettoso in quel vapore fumante, dopo essere fuggita,
scattosa, dalla porta dietro me. Per un attimo la luce debolmente ambrata si perde senza intoppi nella fresca e sconosciuta profondità del corridoio, fino a che la pelle ed il profilo di lui non impediscono alla corrente d'aria di fluire via libera e non rinchiudono decisi la porta dietro il suo risoluto passaggio. Lo stesso movimento naturale ed armonicamente articolato, disegna ora la figura d'un uomo che dalla fretta del passato ritorna ad una aggraziata morbidezza lenta e seducente che lo vede fissarmi negli occhi nudo silenzioso e composto.
La mia pelle smette d'appartenermi e comincia a tremare come celasse un ribollire interno di una lava estranea ed inquieta, mentre una tensione vivace agita i miei pori come fossi pianta rampicante dalle mille verdi protuberanze improvvisamente non più appartenenti a me.
Mi sento come se avessi milioni di dita, milioni di nervi, milioni di tremolanti braccia filacciose, tutte intente ad arrotolarsi appiccicose in una sola direzione mentale, quella che separa il mio tremare, dal suo risplendere schietto dal mio essere morbida, a quella sua pelle ambrata come la sabbia del deserto incandescente a mezzogiorno. Ed il mio fiato esala dal mio stomaco un'umidità infantile e pungente che si fa nebbia grigia sullo specchio, che
tutto trascende e confonde, assieme ai sapori fruttati di quelle mille essenze rare ed oscure, ovunque inesorabilmente diffuse. Il suo corpo tonico è un insieme accecante di perfezioni, di riflessi, di ombre, come una statua rosea di marmorea, giunonica, fierezza. A tratti gli occhi mi cadono altrove, scivolando oltre quell'insostenibile profilo, per riposarsi a tratti nei riflessi distorti delle microscopiche bombature fra una piastrella e l'altra dell'immacolato pavimento. Ma ogni volta, qualche insperato movimento di un muscolo minuto, attirando di nuovo la mia
attenzione, non fa che rendere vana la mia disperata fuga da quella tremenda visione, mentre silenziosamente avanza sicuro verso di me. Ora il suo torace bussa al mio seno con la leggerezza d'una farfalla esausta ed impaziente che sfiora la mia pelle, perdendo lievemente il suo soffice colore nella tenue polverina che mi appiccica addosso.Immeritata livrea, la pelle delle sue mani, delle sue braccia e delle sue spalle, comincia mollemente a vestire le mie labbra, le mie tempie, le mie palpebre le pieghe della mia mente.
Ho i glutei bagnati, sudati, turgidi, ed avverto le sue mani percorrere le squame della mia epidermide, che esplorano solchi plastici e scuri, producendo un suono che non posso udire, ma che sento esplodere immane dentro me come il crepitare d'una frana rocciosa ed irrefrenabile sulla montagna.Ho le gambe gocciolanti di un sudore che non è figlio del calore, che non scorre come l'acqua salmastra del mare d'agosto, che non fa in tempo a raggiungere il pavimento, perché si unisce acquoso al sapore umido del vapore, al profumo delle sue gambe che mi avvolgono e mi massaggiano, al calore del suo desiderio che lo muove imprevedibile nella sua sapiente danza lenta e risoluta. Non più ossa, non più carne, non più pelle vestono la mia anima vera, ma la corteccia millenaria e scura dei cedri e dei larici poco lontano, che assieme alle verdi foglie, rugose e lanceolate della loro chioma frastagliata, sono la mia nuova dimensione e mi danno la sembianza essere rifiorita, aperta, rigida, legnosa , elastica e sensibile. Calda e viva la mia lingua si dilata quasi a soffocarmi, mentre rossa si espande, diventando il palcoscenico luminoso e vermiglio di quel suo balletto erotico e flessuoso , mentre le sue simmetrie perfette mi
annebbiano la mente e la ragione, e solo la nostra emozione riempie il vuoto di tutto l'insignificante mondo che ci circonda, ed il suo sorridere gioioso mi da' l'unico motivo di vita. Il mio piacere lacera ogni barriera erotica, lanciandomi nella stessa profondità immane e insondabile che solo un lago blu di un pianeta lontano, in una galassia irraggiungibile, può infondere ad una donna dopo un viaggio nella sua solitudine.
Così le sue membra divengono lenzuolo celeste che mi avvolge e mi libera, imprigionandomi in una morsa, fonte di estasi e indescrivibile sensazione. Padrona incontrastata di me dispersa altrove, il suo valore mi conduce al culmine del mio sforzo,
rubandomi via il succo primordiale della vita, cibandosene come fosse frutto dolce e prezioso, e lasciandolo fluire incontrastato nelle profondità del suo stomaco, della sua anima e del suo cuore.
Ed io morente mi faccio piccola e raccolta, sommessa serrata in
quell'abbraccio morbido e sofficemente rumoroso, spaventata e tesa
nell'ascoltare stanca il quietarsi progressivo di quel turbine ventoso, che poco a poco mi abbandona, lasciandomi cadere affusolata e veloce come ultima goccia che discende il suo destino increspato, finendo diritta nel mare, dopo la tempesta. La mia mente non ha limiti, in questo sogno, l'inconscio fa da protagonista liberando un'istinto riflesso, fascinoso di uno spirito immenso e immortale.
La mia passione ribolle quanto il desiderio che nutro nei confronti dell'ignoto, dello spazio infinito, del mistero recondito e fugace della vita. Fare l'Amore per me significa vivere in maniera definitiva ed accecante una dimensione della corporeità e della spiritualità totale ed incalcolabile. Non c'è angolo del mio corpo, che un uomo non sia in grado di desiderare, di esplorare, di vivere come fosse una porta verso una profondità insondabile e trascinante. Questo è il mio "erotismo"... e questo un uomo finisce per scoprire ogni volta che si azzarda a scavare dentro me. Ma non esiste genuinità senza il racconto del mio demone . Io sono la personificazione della definizione più pura di "intensità".