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Cassandra
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Titolo:
Cassandra |
Autore:
Discordia |
Contatto:
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Racconto
n° 1905 |
Altri
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Questa mattina mi sono svegliata con un presentimento. Era indefinito, nebuloso, una sensazione sgradevole appiccicata sul retro delle palpebre. Ogni volta che chiudevo gli occhi mi sembrava di vederla: una scena appena sbozzata, imperfetta, come il ricordo evanescente di un sogno. E forse era solo un sogno, mi son detta. Quante volte mi è capitato di lasciarmi mettere di cattivo umore da un brutto sogno…
Sì, ma questa mattina il presentimento mi ha seguita, come un fantasma alle mie spalle, come un monito sulla mia giornata, presenza inquietante dietro di me. Ti ho visto alla fermata del bus, ed una stilettata tra le costole mi ha tolto il respiro per un attimo. Il presentimento riguardava te, senza dubbio alcuno. Mi sono avvicinata con un sorriso posticcio, mi hai vista e mi hai risposto con un sorriso più convinto del mio. Mi hai dato un bacio leggero sulle labbra, mi hai attirato a te e mi hai guardata negli occhi. E lì ho capito.
C’è un’altra, mi ha tradita.
Non ricordo cosa ho detto, come ho risposto alle sue semplici domande mattutine, non so che faccia ho fatto, se sono impallidita o no. So che all’improvviso ho sentito le orecchie ronzare, il mondo attorno a me farsi sempre più grigio, ed il mio stomaco scivolare in basso, sempre di più, come riempito di piombo.
Il tradimento… no, non può essere, non lui: lui che si è sempre proclamato Fedele con la lettera maiuscola, lui che piuttosto che tradirmi mi ha lasciata per un capriccio di dieci giorni… no, lui no: lui che picchierebbe anche i miei amici per la malaugurata decisione di sedersi accanto a me a lezione, lui che mal sopporta i miei amici di penna conosciuti on-line, lui geloso come Otello… non lui… Ma si dice anche che chi è morbosamente geloso è il primo a pensare di tradire, il primo a deprezzare un’eventuale sua scappatella ed il primo a inneggiare alla lapidazione se a tradire è il partner. E quindi? Possibile che…
“Che hai fatto ieri sera? Ti sei di nuovo dimenticato di mandarmi il sms della buonanotte”, dico io con leggerezza, senza pensare, rendendomi conto di quali e quanti segnali avevano svegliato in me quella premonizione appena sveglia. “Ieri sera sono uscito. Serata alternativa, sai: gli amici soliti non c’erano, così sono andato a sentire un po’ di musica con gente nuova”, fa lui, altrettanto leggermente, con una luce di panico negli occhi chiari. O forse è solo la mia immaginazione. “Gente nuova chi?”, dico io, mentre penso: donne. “Mah sai… mi sono aggregato alla compagnia di… Fiamma, ricordi?” Con un tonfo quasi percettibile all’orecchio umano, il mio stomaco frana ai miei piedi. Fiamma? Certo che la ricordo, come potrei dimenticare quel gradevole nomignolo, appioppato dai suoi vecchi compagni di classe in onore della sua generosità nell’appagare i desideri dei suddetti ragazzini eccitati, con grande impegno di bocca e di lingua? “La ricordo sì, non c’era proprio nessun altro a disposizione per uscire?” “No… E poi è stata una serata tranquilla, niente di speciale”, chiude lui, sperando di archiviare così il discorso che lo sta mettendo visibilmente a disagio. O almeno così appare ai miei occhi. Ma poi, se davvero mi fidassi di lui, potrebbe anche essere uscito da solo con una modella bellissima senza neanche provarci, no? E poi, tutte queste congetture… son soltanto ipotesi, dettate da una nottataccia e da una semplice sensazione sgradevole, non sarebbe neanche la prima volta che mi lascio prendere dalla gelosia perché lui conosce altre donne…
In quel mentre, proprio quando il discorso si sta chiudendo su di noi, lasciandosi dietro un’aura di gelo, ecco che suona il suo cellulare. Lui armeggia, io incuriosita lo guardo in faccia mentre legge il nome del mittente del sms. Le sue guance avvampano visibilmente (e questa non è stata la mia immaginazione) e richiude in fretta il telefono.
Io lo fisso dritto negli occhi, ormai mortalmente certa di tutto.
“Chi è? Fiamma?”, dico, facendo piovere le parole come chicchi di grandine sui suoi occhioni spauriti. Come vorrei non vedere, come vorrei non essermi accorta di nulla, come vorrei prenderlo a calci, come vorrei riempire di schiaffi lui e l’altra, come vorrei sentire le sue scuse, le sue menzogne, e credere ad ogni parola, come vorrei saper cambiare pagina e dimenticare, come vorrei voltarmi ed andarmene, come vorrei urlargli addosso la mia rabbia ed il mio disprezzo, come vorrei che non fosse successo, come vorrei non soffrire, come vorrei non sentirmi così morta dentro, come vorrei non essermi mai fidata per un solo istante di lui, come vorrei che la terra si aprisse in questo momento e lo inghiottisse spedendolo la dove certi capricci vengono puniti con atroci sofferenze, come…
“Ehem… ma non è come pensi…”
Come vorrei non essere stata lì, a vedere quegli occhi colpevoli e sgranati, come vorrei non dover sentire quelle sue ultime stupide parole che mi rincorrono mentre mi volto e lo lascio.
Cassandra
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