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Lezioni di piacere
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Titolo:
Lezioni di piacere |
Autore:
Comando |
Contatto:
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Racconto
n° 1909 |
Altri
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Laura si svegliò quella mattina particolarmente contenta, una sensazione piacevole quella di sapere di essere pensata, un senso di completezza la pervadeva con una sottile eccitazione per il prossimo incontro con il suo “Master”. Si rendeva conto che Lui non le avrebbe mai fatto del male, anzi l’avrebbe guidata per sentieri sconosciuti facendole scoprire un mondo nuovo ma estremamente appagante. Si sentiva come avvolta in una calda coperta, una cucciola smarrita che si rifugiava nelle braccia del suo padrone. Al lavoro faceva fatica a concentrarsi, i suoi pensieri vagavano continuamente e si ritrovava spesso a seguirne il filo, ogni tanto guardava il cell con la speranza che suonasse ma…niente. Passò così tutta la mattinata, non una chiamata, non un sms, si sentiva abbandonata, credeva, dopo quanto vi era stato, che lui la telefonasse, invece...niente. Venne il pomeriggio e poi il rientro a casa, aprì quella porta in uno stato ben diverso di quanto era uscita, la casa le sembrava insolitamente vuota e fredda. Si spogliò di mala voglia e senza cenare andò a letto e pianse. Sentiva la sua solitudine pesargli addosso, il bisogno di Lui era diventato qualcosa di impellente si rendeva conto di quanto quel “gioco” fosse sempre di meno un “gioco” e sempre qualcosa di più, una vera necessità del suo essere più profondo, si addormentò lasciando per la prima volta il cellulare acceso. Il mattino dopo verso le undici non riuscì più a resistere, aveva preso e riposto più volte il telefonino incerta se chiamarlo o no, poi si decise: - Bruno..? - disse con voce incerta, - Dimmi, anzi, innanzitutto, buongiorno a te cagnolina mia. Il sentirsi chiamare così le inondò il cuore di gioia come se le avesse fatto una carezza sul capo infinitamente dolce, la sua voce bassa, calda, sembrava una mano che la percorresse tutta. - Volevo sentirti, avevo bisogno di sentirti. Disse rinunciando ad ogni orgoglio di se. Lui rimase un attimo in silenzio poi rispose: - Bene, cucciola, immagino tu sia al lavoro, ora sono impegnato ma, aggiunse abbassando e cambiando lievemente il tono rendendolo perentorio, - tra trenta minuti esatti mi libererò per te, e farai bene ad essere pronta a ciò che ti dirò di fare. Appena riattaccato Bruno sapeva che quei minuti sarebbero stati eterni per lei, sorrise tra se pensandola con affetto, Laura stava cominciando ad esulare leggermente da quello che era il loro rapporto iniziale e lui vedeva in quella piccola donna una vera potenzialità che lo affascinava sempre di più. In certi momenti era stato persino tentato di chiamarla, cercarla, ma capiva che avrebbe dovuto darle il tempo di assorbire e maturare, scoprendo nelle sue profondità oscure, dei lati di se che probabilmente senza rendersene conto ignorava. Passata la mezzora, non un minuto di più, non uno di meno, le telefonò. - Sei pronta cagnolina? Lei al solo sentirsi chiamare così fu attraversata da un brivido nella schiena, in quei lunghissimi minuti si era domandata cosa potesse dirle, chiederle, si era rassicurata dicendosi che in fondo non avrebbe potuto ordinarle nulla. Lui sapeva che lavorava in una stanza attorniata da altri colleghi, ma Laura, dentro di se, nutriva una certa apprensione indefinita. - Allora cagnolina? Si accorse di aver esitato un attimo a rispondere presa dai suoi pensieri e disse: - Si,… Bruno… - Come? Non ho sentito bene cucciola, come hai detto? Capì subito cosa voleva che lei dicesse, e si guardò attorno nella stanza ove diversi erano al lavoro, abbassò la voce e disse: - Si, Mio Signore - Bene - riprese la voce di lui, -ora alzati e vai in bagno, portandoti il cellulare, ti sfilerai completamente il perizoma e dopo mi chiamerai da lì. Le sembrò un ordine semplice, si era preoccupata inutilmente si disse, e di buon grado fece come aveva detto. Una volta pronta lo richiamò. - Fatto? In quella sola parola ella riconobbe un tono diverso, un tono che ben conosceva e non ammetteva repliche. - Si, Mio Signore.- Lui riprese - ora comincerai a masturbarti, immagina sia davanti a te e ti osservo, alza la gonna in vita e comincia a scorrere lentamente con le dita fra le tue cosce lungo la tua fessura. - Ma, potrebbero sentirmi, se entra qualcuna nel bagno…potrebbe sentirmi.- Si preoccupò lei. - Ho detto…Fallo. Si sedette sul water, aprì le cosce e appoggiata la schiena alla parete si cominciò lentamente a toccare, la paura di essere udita cominciò a diventare piacere, immaginava cosa sarebbe accaduto se una collega avesse ascoltato, provava vergogna ma nello stesso tempo si sentiva eccitata al pensiero che potesse accadere, in fondo anche loro probabilmente lo facevano, la voce di Lui la incitava, le guidava le mani come la vedesse realmente, sembrava che ogni parte del suo corpo non avesse segreti ed egli sapesse esattamente cosa suggerirle. Si ritrovò a gemere senza più ritegno, senza preoccuparsi di essere sentita fino ad un orgasmo fortissimo. –Signore!- si ritrovò a gridare, - Signore… arrivo.- Rimase qualche attimo senza forze, svuotata completamente poi la voce di Lui la riportò alla realtà. - Brava, cagnolina, ora pulisci accuratamente le tue dita con la lingua e torna al lavoro ma senza rimettere il perizoma, stasera rientrerai a casa senza nulla sotto. Fece per replicare ma sapeva che era inutile, che lo avrebbe fatto, il resto della giornata lo trascorse imbarazzata, sentiva provenire dalle cosce l’odore del suo piacere ed aveva timore che altri lo potessero percepire. Spesso si soffermava a guardare sott’occhi qualcuno dei presenti cercando di capire se avessero avvertito qualcosa. Nel ritirarsi a casa avvertiva l’aria sotto la gonna e si rendeva conto che le piaceva e la eccitava quel camminare fra la gente così, se solo avessero immaginato. Questo pensiero la continuava a mantenere bagnata e aveva la sensazione che qualche goccia dei suoi umori le colasse fra le cosce. Nei giorni che seguirono continuò a pensarlo, cercava di analizzare freddamente le sue sensazioni, si interrogava e vedeva nascere in se una persona che non avrebbe mai immaginato. Se solo un mese prima qualcuno le avesse detto che avrebbe fatto quelle cose, gli avrebbe dato del pazzo ed ora ne era letteralmente avvolta. Non faceva che domandarsi con un misto di timore e desiderio cosa le avrebbe ordinato ed il solo pensiero la eccitava al punto di ritrovarsi spesso bagnata. Lui riusciva con la massima naturalezza a entrare in lei come se fosse completamente trasparente, vedeva e sapeva cogliere ogni lato di cui lei stessa ne conosceva solo velatamente l’esistenza e lo portava in superficie. Bruno la telefonò qualche giorno dopo, si era abituata a questi suoi silenzi e lo aspettava sempre trepidante. - Ciao cucciola iniziò come suo solito, come se apparentemente fossero passate solo poche ore da quando si erano sentiti - Pensavo di trascorrere il week-end con te, un posto tranquillo in riva al mare, sarò da te alle diciotto, indosserai per il viaggio una gonna comoda, larga ed una camicetta, per il resto, per le cose da portare lì, mi fiderò del tuo buon gusto. Non una domanda se fosse o meno impegnata, non una esitazione, sentiva che Lui non avrebbe neppure concepito che lei non potesse fare ciò che le diceva. - Si, Mio Signore. Si ritrovò a rispondere, con una voce a lei estranea. Dopo che Lui ebbe riattaccato si ritrovò a pensare, da un lato un senso di rabbia, le telefonava, le diceva poche parole dopo giorni e giorni e solo per dirle di farsi trovare pronta, non una parola di affetto, non un domandare se avesse altri impegni; dall’altro canto quel suo modo di fare, diretto, sbrigativo, senza fronzoli la prendeva sempre di più. Sentiva che emanava una forza, rude sotto un certo punto di vista ma anche molto attento ad ogni sua esitazione, lo sentiva dosare attentamente ogni parola dedicandosi a lei e sapendo far vibrare tutta la sua essenza di donna. Quando passò a prenderla la confuse con i suoi modi, le aprì la portiera e si preoccupò di sistemarle la valigia nel cofano. Non riusciva a capire questa sua duplicità nel trattarla ora con toni perentori, ora di una gentilezza inaudita. Discorsero nel tragitto del più e del meno sino a quando percorrendo un tratto di autostrada le disse, quasi sottovoce ma con naturalezza: - Levati il perizoma. -Come? Le rispose lei con aria meravigliata, glielo aveva detto come se parlasse del tempo, senza cambiare inflessione della voce. - Ho detto, levati il perizoma, obbedisci. Replicò lui con un tono più deciso. Laura lo guardò e vide i suoi occhi attenti alla guida che pur senza girarsi si facevano più socchiusi, lo stesso viso era come indurito seppure vi aleggiasse un lieve sorriso di chi sa cosa sta per fare. Iniziò infilando le mani sotto la gonna e sollevandosi leggermente dal sedile lo abbassò sino ad averlo attorno le caviglie. - Levati le scarpe e sfilalo. Le disse guardandola per un attimo. Lei, dopo aver eseguito rimase a guardarlo, scrutava quei lineamenti seri, domandandosi cosa sarebbe accaduto, vi era un misto di curiosità e di eccitazione in tutto questo. Lui rallentò leggermente pur mantenendo l’auto su una media di ottanta e allungò il braccio destro, le sbottonò abilmente la camicetta e infilando la mano a mo’ di coppa iniziò a massaggiare un seno. Sentiva le sue dita palparla con delicatezza e decisione, alternati, fino a che con la punta non cominciarono ad accarezzarle l’aureola, il capezzolo cominciò a diventare turgido mentre lievi contrazioni le provenivano dal basso, sentì l’indice ed il pollice prenderlo, sfregarlo, tirarlo prima delicatamente e poi sempre più forte in un misto di piacere e dolore, istintivamente si lasciò scivolare sul sedile il capo all’indietro mentre apriva le cosce, sentiva il frutto bagnato. - Alzati la gonna. Questa frase le arrivò come una sferzata in quel torpore sensuale in cui stava scivolando, accennò ad obbedire e la fece salire sino a coprire appena il suo sesso. - No, alzala sino in vita e apri le cosce. Provò un moto di vergogna, le auto li sorpassavano, ed…i camion da cui si sarebbe visto tutto…eppure obbedì. La mano di lui smise di torturare dolcemente quel capezzolo e scivolò sul suo fiore, due dita percorsero la sua fessura con un tocco leggero passando sul clitoride fino a giungere all’ingresso del suo calice, ve le intinse e se le portò alle labbra. - Hum, sei bagnata come una cagnolina ed hai un ottimo sapore, assaggia. Le infilò di nuovo le dita dentro e gliele porse alla bocca facendogliele pulire per bene. - Ora, Mia cara, appoggia i piedi sul cruscotto e apri le gambe che il Tuo Signore possa vederti godere. Avrebbe voluto rifiutarsi, per un attimo esitò e rimase immobile ma sentì nel Suo silenzio la perentorietà dell’ordine e fece come detto. La mano di lui cominciò a scivolare delicatamente sul clito ne sfiorava la base, seguendo il senso del solco sino alla congiunzione, poi premeva leggero sul punto più sensibile per poi rilasciarlo procurandole ondate di desiderio, sentiva che stava per perdere ogni controllo di se, iniziò a gemere sempre più forte desiderando di essere presa, fatta godere, la voce di lui la riportò un attimo alla realtà. - Laura, cagnolina mia, ti piace? Ti possono vedere sai? Rispondi! Si rese conto della situazione ma era ora doppiamente eccitata, che la vedessero, la invidiassero, si girò verso di lui implorante. - fammi godere ti prego, ne ho bisogno - Come hai detto cucciola? Non ho sentito bene, … - Fammi godere Mio Signore. Replicò lei ormai scossa dai tremiti. Le dita di lui finalmente le scivolarono dentro si fecero strada nelle sue pareti umide, ne profanarono ogni parte mentre avanzavano sempre più muovendosi veloci sino a che il suo corpo fu senza controllo, i muscoli si contrassero e lei urlò come a liberare se stessa. Un senso di profonda spossatezza e gratitudine la pervase, lui sfilò le dita lentamente, con delicatezza, poi le disse: - Adesso ricomponiti piccola, non voglio che arrivi stravolta alla nostra destinazione. Giunsero per ora di cena, lungo il tragitto Laura non fece che ripensare a ciò che era accaduto, cercava di analizzare con freddezza le sue sensazioni che contrastavano profondamente con l’educazione inculcatagli, cercava di estraniarsi e giudicarsi mettendo sul piatto di una immaginaria bilancia la Laura di …prima e…quella di ora. Per la prima volta nella sua vita provava una sensazione di sollievo, era stranamente libera, leggera, come una bottiglia di spumante agitata a lungo e finalmente aperta, sentiva fluire, salire dal suo profondo forze troppo a lungo compresse e, presa da questi pensieri, guardava il viso di Lui con la coda dell’occhio percorrendone i lineamenti. Un uomo piacente, di mezza età, nulla di eccezionale, capelli brizzolati, un po’ di pancetta ma nel complesso proporzionato, ciò che colpiva maggiormente erano le sue mani, grandi ma affusolate, la sua voce bassa e gli occhi che sembravano scavarti dentro fino all’anima. L’albergo non era lussuoso ma ben tenuto, si notava una ricerca dei particolari nel suo arredo, la stanza, piuttosto ampia, si apriva, su sua esplicita richiesta, su una balconata che affacciava sul mare. La sala da pranzo, con i suoi tavoli ben distanziati, permetteva una conversazione intima e discreta. Fu una cena leggera, con Bruno che le raccontava di fatti e luoghi lontani come se fossero lì davanti a lui, rimaneva affascinata di come potesse avere una memoria fotografica in grado di farle vedere, attraverso le parole, luoghi sconosciuti. Arrivati al caffè posò lentamente la tazza e la guardò negli occhi, la voce cominciò a cambiare, sempre bassa ma con un tono che non ammetteva repliche. - Ora, ti alzerai e andrai nella stanza, lascia la porta chiusa ma non a chiave, ti spoglierai completamente poi prenderai il foulard che è sul letto avvolto a mo’ di benda e lo metterai ben serrato sugli occhi ma, prima di farlo, poniti davanti la parete libera e poggia le mani sopra, terrai le braccia e le gambe ben aperte rimanendo immobile in attesa che venga. Lei abbassò lo sguardo e alzandosi disse: - Si, Mio Signore. La guardò andare, avviarsi senza fretta verso l’uscita, le piaceva quella donna, molte volte, spesso, durante la settimana, ci si era ritrovato a pensarla, a desiderarla e non era solo il suo corpo che voleva, per quanto fosse molto attraente, ma stava cominciando ad apprezzare la sua cultura, il suo spirito arguto, la sua intelligenza, il suo cuore. Si rendeva conto che voleva farla sua completamente, non gli sarebbe bastato “giocare” come con le altre, Lui la Voleva. Per la prima volta si accorgeva di provare una sensazione nuova, per un attimo temette di mostrarsi debole ma poi si rese conto che la sua stessa natura non glielo permetteva. In lui era come albergassero due persone perfettamente consce l’una dell’altra, in un perfetto equilibrio e simbiosi e nessuna avrebbe mai prevaricato sull’altra. Egli sentiva la forza che risiedeva in lui e del piacere di lasciarla fuoriuscire ma, sapeva anche di avere una responsabilità nei confronti della sua slave. Da tempo si era imposto dei limiti dai quali non avrebbe mai derogato, aveva sempre pensato che colei che si dava completamente nelle sue mani aveva il diritto di essere tutelata. Una donna che arrivava a donarsi veramente, senza riserve, che diventava inerme, conquistava tutto il rispetto ed abusarne sarebbe stato da vili. Quello che lui amava era intuire ciò che vi era nascosto e portarlo alla luce, dare la consapevolezza di ciò che si era dentro ma mai e poi mai avrebbe forzato nessuna contro quella che era la sua indole e natura. Preso da questi pensieri si avviò verso la stanza, per la sua slave era una serata speciale, un altro gradino verso la sua conoscenza. Allontanatasi dalla sala da pranzo, Laura andò in camera, appena aperta la porta, i suoi occhi si posarono sul letto ove ben ripiegato e pronto ad essere usato vi era un foulard di seta grigio, pensò lo avesse messo prima di scendere a cena, quando le aveva detto di avviarsi avanti e aspettarlo nella hall. Lo accarezzò con la punta delle dita provando un sottile brivido di piacere al tatto poi iniziò a spogliarsi. In lei un misto di timore e di eccitazione, sentiva che sarebbe accaduto qualcosa di molto importante, come una svolta di se stessa in cui avrebbe davvero capito chi era e cosa voleva, si rendeva conto che non era più un gioco ma la ricerca di qualcosa di molto profondo. Una volta nuda si pose innanzi la parete, avvolse a mo’ di benda il foulard sugli occhi avendo cura di non riuscire a vedere nulla, voleva essere profondamente onesta e sapeva che Lui lo avrebbe molto apprezzato, gradiva compiacerlo, ne provava un intimo bisogno che la gratificava specialmente quando riceveva parole di conferma. Posò i palmi aperti sulla parete come le aveva ordinato, le braccia alzate e allargò le gambe. Da lontano le giungevano rumori ovattati e dal balcone il profumo del mare in una splendida serata di giugno, attese, aspettava da un momento all’altro il sentire quella porta che si apriva, che il Suo Signore, ora le veniva naturale chiamarlo così, entrasse. I minuti trascorrevano lenti, sembravano interminabili e le braccia presero a dolere un po’ in quella posizione, fece per muoversi, staccarle per un attimo dalla parete quando la Sua voce la fece sussultare. - Laura, cagnolina Mia, che fai? Un tono normale, quasi addolorato, poi la voce salì leggermente di tono, divenne più dura, imperiosa. - Immobile cucciola, lasciati ammirare. Di nuovo quel silenzio, se non avesse saputo che era lì avrebbe pensato di essere sola ma sentiva i suoi occhi come se fossero mani che la toccassero, si sentiva esposta in ogni sua intimità, un oggetto da guardare. La tensione cominciò a prenderla, iniziò a tremare, sentiva i suoi muscoli contrarsi incontrollati quando il tocco di qualcosa che non riusciva a definire la sfiorò sul collo, cominciò a scorrere lentamente sulla sua schiena sino in fondo. Solo quando giunse fra le cosce premendo leggermente realizzò cosa fosse. - Apri le gambe schiava, aprile di più. Sentì sussurrare vicino l’orecchio mentre il suo fiato caldo le era sulla pelle. Il frustino, ecco cosa era, il suo frustino, una volta glielo aveva mostrato, un frustino da cavallerizzo con la punta piatta e larga. Lo sentì accarezzare dolcemente l’interno delle gamba, scorrere sino alla caviglia e poi risalire sino al suo fiore palpitante di desiderio, divaricarlo e profanarlo leggermente. Avrebbe voluto muoversi, sentiva che non avrebbe resistito a lungo immobile, era una tortura dei sensi rimanere così. - Ferma ti ho detto. La Sua voce la bloccò più di una catena. - Se ti muovi sarò costretto a punirti lo sai? Rispondi! Sommessamente, con il corpo preso da un tremito, lei rispose: - Si Mio Signore, lo so, è giusto. Sentì il frustino allontanarsi dalla pelle, un attimo di silenzio e nessun contatto, poi di nuovo Quella voce. - Sai cosa ho fatto? Ho messo la mano sospesa fra le tue cosce, senza toccarti, stai colando, me l’hai bagnata. Il sapere cosa stava avvenendo, di mostrarsi così in preda all’istinto senza vergogna, le fece perdere ogni controllo e si mosse, prima di rendersene conto un bruciore solcò la pelle delle natiche, sussultò ma rimase ferma con le mani sul muro, attese altri colpi che non vennero. Si accorse, con sua grande meraviglia che il dolore passava velocemente, e seppur rimanendo, andava attenuandosi dandole un senso di eccitazione. Decise di provocarlo, voleva riprovare quella sensazione nuova e capirla, si mosse ancora, stavolta volutamente e aspettò il colpo quasi con desiderio. - Vedo che sei disubbidiente. Gli sentì dire con una voce quasi compiaciuta, -Ti dovrò proprio insegnare a comportarti bene. I colpi successivi furono a intervalli di pochi minuti, dosati, quando meno se li aspettava e discontinui. Questa non regolarità la teneva sempre in tensione, ne godeva, era qualcosa che non avrebbe mai sospettato di se, sembrava che il male di un istante esaltasse il piacere. I colpi di frusta furono in tutto una decina, poi smise, sentì dei rumori ma non osò muoversi, ad un tratto le sue mani attorno al collo, stava mettendogli qualcosa, ma non riusciva ancora a capire, avrebbe voluto chiedere ma sapeva che le era proibito parlare senza il Suo permesso. - Ora girati cucciola. Le prese dolcemente le mani staccandole dal muro. - Inginocchiati e mettiti a quattro zampe come una brava cagnolina. Nel dirlo l’ aiutò visto che ancora la lasciava bendata, postala in quel modo la liberò del foulard. La luce improvvisa le fece socchiudere gli occhi, istintivamente si portò la mano al collo e capì di avere un collare il cui guinzaglio era nelle Sue mani, rabbrividì. Ripiegò il capo quasi a nasconderlo all’interno del suo braccio come una cucciola timorosa poi di nuovo la Sua voce. - Cammina! Nel farlo la tirò dolcemente per il laccio e solo allora, dopo aver avanzato, si ritrovò innanzi una ciotola per cani colma di acqua. - Ti sarà venuta sete, bevi ! Rimase quasi paralizzata di fronte a quella scodella senza muoversi quando Lui, strattonandola leggermente, continuò: - Bevi senza toccarla con le mani, solo con la lingua. In quel momento sentì una profonda umiliazione ma non voleva alzarsi, sentiva che non vi era cattiveria nel trattarla in quel modo ma una sorta di profondo affetto ed iniziò a lappare lentamente. Bruno, dopo averla osservata per un istante, le venne vicino e con profonda dolcezza le accarezzò il capo e la schiena ripetutamente: - Brava cucciola, sei davvero una brava cagnolina, ora in ginocchio. Si mise innanzi a lei, le infilò la mano nei capelli tirandoli all’indietro per costringerla a guardarlo negli occhi, il suo sguardo era deciso. - Ora, schiava, darai piacere al Tuo Signore che ti giudicherà. Nel dirlo prese il suo viso e glielo affondò sulla sua virilità. Lei dischiuse le labbra per accoglierla mentre la sentiva fiorire rigogliosa nella bocca, capiva di essere gradita mentre le mani di Lui le accompagnavano la testa, ora sapeva cosa fosse il piacere di sentirsi usata ed era felice di essere fonte di soddisfazione. L’esplosione di Lui non la colse impreparata, ne avvertì le vibrazioni mentre la presa sui capelli divenne sempre meno impetuosa sino a trasformarsi in dolce carezza, appoggiò il viso sulle sue cosce, abbracciandolo, poi presa da un irrefrenabile desiderio si chinò ai suoi piedi e li baciò. Egli rimase a guardarla, allungò la mano e prendendola per un braccio la fece rialzare dicendole: - Ora piccola Mia è giusto che tu venga ricompensata per la tua devozione. La portò al letto e postala sopra a quattro zampe cominciò ad accarezzarla con un tocco leggero, le sue dita, lunghe ed affusolate la percorrevano delicatamente lungo la schiena, giravano a sfiorare i suoi capezzoli, scorrevano lungo i fianchi per poi risalire. Le sentiva avvicinarsi sempre di più al suo fiore palpitante di desiderio, lo sfioravano per poi proseguire, ne seguivano i contorni su e giù lungo il solco. Ad un tratto furono su qualcosa che era sempre rimasto inviolato, cominciarono a giocarci sopra, circolarmente, con infinita delicatezza, in cerchi sempre più concentrici sino a cominciare a penetrare. Il primo scivolò agevolmente mentre il secondo le procurò un leggero dolore subito lenito da un senso di piacere. Le si mise dietro e senza levare quelle mani che la profanavano, si sentì sfiorare dal suo membro palpitante, la accarezzava scorrendo sulla fessura sino a premere sul clitoride poi scivolò verso la sua apertura, vi si infilò leggermente, ondeggiò su e giù e poi si sfilò. Laura cercò di spingersi all’indietro, il suo corpo era un fremito di desiderio ma Lui fu pronto a bloccarla. - Bene cagnolina, vedo che sei molto in calore- le disse mentre con la mano libera la prendeva per i capelli e le alzava la testa verso l’alto -Vuoi forse qualcosa? Dillo! - Fammi godere Mio Signore, ti prego, fammi godere. Bruno rientrò in lei dolcemente senza però mai levare le dita che la violavano dietro, sembrò per un attimo voler uscire di nuovo come prima invece affondò con un colpo unico e violento, poi si ritrasse e riaffondò di nuovo, colpi lenti, cadenzati, profondi che la squassavano tutta, sentiva il suo corpo spinto in avanti ma la Sua mano sinistra le stringeva i capelli e li tirava all’indietro verso di se, perse ogni cognizione del tempo e dello spazio mentre ondate di piacere puro la fecero agitare senza controllo. Si girò per guardarlo e vide il suo viso trasfigurato, animalesco, istinto puro, il maschio che prendeva la sua femmina, la possedeva, sentì di essere sua, di Appartenergli. I colpi si fecero sempre più veloci mentre un gorgoglio salì dalla gola di lui, si trasformò in un ruggito mentre la riempiva. Rimasero così immobili per qualche attimo, le lasciò i capelli, la sfiorò con infinita delicatezza accarezzandola e baciandola sulla schiena, poi lentamente si sfilò da lei prendendola con profonda dolcezza fra le sue braccia e la lasciò accoccolare tremante. Non disse una sola parola mentre con la punta delle dita seguiva con gentilezza i contorni del suo viso, la guardava e la stringeva a se. Laura sentì il suo Amore, vi si rannicchiava dentro avvolgendocisi come una calda coperta mentre il suo corpo era stremato, capiva che gli aveva dato sempre quel sentimento in due forme diverse ma intense, ora sapeva che non poteva più fare a meno di Lui, era Sua.
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