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Il panettiere
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Titolo: Il panettiere
Autore: Doroty Patt
Contatto:
Racconto n° 191
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Solitamente accade ogni giorno che vada da Mario il fornaio per comprare il pane... mai pane più buono da quando vivo in questo piccolo paese della Vecchia Versilia.

Mario è un uomo grasso, brutto, peloso ma come impasta lui il pane, in pochi lo sanno fare.
Era un mercoledì, stavo a corto del mio solito filoncino di grano dorato e aspettavo gente per la cena, scesi di sotto vestita di una semplice vestaglia di fiori celesti come in quel momento erano diventati i miei occhi grazie alle lenti a contatto colorate.
Arrivai al forno e non trovai Mario detto "Ciccio" ma il suo garzone, un giovanotto di venticinque anni, tutto muscoli e infarinatura ovunque, sulle braccia dorate che erano scoperte grazie alla canottiera a costine e sui pantaloni a quadretti come quelle tipici dei cuochi.
Il forno era vuoto in quel momento, entrai tutta affannata per la corsa che avevo fatto, con la paura di trovare chiuso.
Giacomo, così si chiamava il garzone (che poi era il nipote di Mario), mi guardò con occhi sgranati, capelli neri ciglia nere, labbra virili come il mento e gli zigomi... mani grandi come palette, curatissime... mi si rivolse con voce roca e io chiesi il mio filoncino, senza badare minimamente alla sua eccitazione.
Ovviamente non ce n'era più, così lui con carineria e cavalleria mi disse che lo avrebbe infornato e portato a casa mia perchè sapeva bene dove abitavo.
Io accettai e attesi nella mia abitazione il caro Giacomo che mi avrebbe portato pane appena sfornato giusto per la cena.
Erano passate le otto, gli ospiti non sarebbero che arrivati intorno alle nove e trenta, quando suonò il campanello... corsi ad aprire e mi trovai davanti quel "Marcantonio" di Giacomo, che visto con occhi rilassati era veramente bello... anzi bellissimo.
Mi porse il pane, caldo e fragrante, quando stavo per pagarlo per il disturbo lui mi propose che si sarebbe accontentato di un altro tipo di pagamento.
Pensai che forse non c'era niente di male e obbedii, soddisfacendo la sua richiesta.
Poggiai il pane sul tavolo di cucina, lui mi attendeva nel salottino e si era già calato i pantaloni, già tutto eccitato aveva sfoderato un altro tipo di filoncino, che nulla aveva da invidiare a quello che avevo poggiato poco prima ancora incartato nella sua busta gialla.
Presi quella fragrante "baguette" e me la divorai, ma non a morsi, bensì succhiandola e leccandola per un quarto d'ora fino a farla esplodere in un succoso e saporito latte caldo che inorgoglì il mio appetito, poi leccandomi le dita e guardando Giacomo soddisfatto lo invitai ad andare e tornare quando lo avesse desiderato... lui ovviamente rosso in viso, con gli occhi luminosi accettò senza remora e uscì, anche domani, mi avrebbe portato il pane caldo.
La cena con i miei ospiti era noiosa, l'appetito mi era venuto meno, ma il pane fu divorato.

Da quella sera, ogni giorno tra le undici e il mezzogiorno, avevo Giacomo che mi portava il pane caldo da mangiare e la sua "baguette" da succhiare come paga, senza ovviamente cadere in altro.
E' durata quanto lui ha voluto, io ho economizzato molto e con i soldi risparmiati compravo altri viveri, questo per un anno fino al giorno in cui Giacomo, mi disse che si era fidanzato con la figlia della lattaia e non poteva più sostenere quel tipo di pagamento, appagamento...perchè quando doveva fare sesso con la sua donna... bhè aveva dei grossi problemi per soddisfarla a pieno!
Io acconsentii, ma il pane me lo avrebbe portato lo stesso... sempre.