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L' incontro
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Titolo: L' incontro
Autore: Infrarosso
Contatto:
Racconto n° 1917
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Come mia consuetudine arrivai in anticipo all'appuntamento.
Volevo essere padrone del campo, conoscere ogni angolo del terreno di "gioco".
Entrai con passo sicuro nella hall dell'albergo elegante ma un po' demodè.
Era il migliore della zona.
Prenotai la suite più bella e luminosa in cui troneggiava un grande letto a baldacchino.
Feci sistemare dei fiori nei punti più strategici per rendela più accogliente e profumata.
Non mi restava che aspettarla.
Scesi velocemente le scale e mi diressi verso il piano bar.
Una musica piacevolmente leggera inondava il locale.
Faceva star bene.
Ordinai un porto e mi sistemai nell'angolo meno affollato e più buio.
Mi aggiustai meglio l’elegante giacca in stile inglese, guardandomi intorno con noncuranza.
Sentivo dentro di me un misto di rabbia e sollievo.
Rabbia perché il tutto stava accadendo troppo velocemente per le mie abitudini.
Sollievo perché il momento dell'incontro era ormai giunto.
Guardai fuori il cielo stellato e chiusi gli occhi, diventando una cosa sola con la notte ed i miei pensieri.
Mi aprii ai suoni del mondo intorno a me e, immediatamente, migliaia di voci penetrarono nel mio cervello e con la mente percorrevo tutto ciò che sarebbe avvenuto da lì a pochi minuti.
Ascoltai qualche secondo, forse minuti, poi catturai un suono, un suono che mi interessava...
Era un respiro. Vicino a me.
Non stavo dormendo... continuavo ad immaginare...
Un fruscio di gonna leggera...
Julia!
Mi umettai le labbra, dischiusi gli occhi e sorrisi indulgente con me stesso.
Avevo una erezione.

- Ciao Brandon, sono io, Julia. Tutto bene? -
Mi portai alle labbra il bicchiere di porto, il liquido mi scese senza difficoltà in gola... e la guardai...
- Sono arrivata, ho guardato intorno a me e, con certezza, sono venuta verso di te -
La voce bassa e carezzevole di Julia infranse i miei pensieri peccaminosi.
- Sapevo che saresti arrivata puntuale al nostro appuntamento...- Dissi, ed era vero.
Lo sapevo, avevo imparato a conoscerla nel lungo corso dei nostri contatti virtuali e ne avevo una certezza assoluta.
Non mi spostai, non mi mossi... finchè lei non si sedette al mio fianco.
Seguii i contorni del suo viso.
Era bellissima, di una bellezza eterea, i capelli corti, castani, ben curati, facevano da contorno al suo viso tondo in cui risaltavano i grandi occhi verdi.
Scoppiai a ridere...
Julia mi guardò incuriosita, ma non osò entrare nei pensieri.
-Dimmi che non sto dormendo...-, le dissi poi con voce roca.
- Dimmi che questo non è un sogno da paranoico e che tu sei umana, vera, che sei la donna che doveva incontrarsi con me! -
Ci fu un lungo ed estenuante silenzio.
Poi, senza parlare, come risposta, si portò le mie mani alle sue labbra e cominciò a baciarle e strusciarle leggermente con la lingua.
Fu come se un ferro rovente scivolasse sulle mani e un brivido misto a piacere si impossessò del mio corpo, facendomi tremare.
Julia incurante della mia reazione continuò a baciare e leccare con gesti lenti e sensuali...
Alzai gli occhi e vidi spuntare un sorriso sulle sue labbra.
Non parlai, non c’era bisogno di parole.
Per quanto tutto fosse assurdo ed irreale, era la realtà.
La guardai, ancora ammantato dallo stordimento dei suoi baci... improvvisamente mi sentivo vuoto e braccato.
Per la prima volta nella mia vita percepivo che non avevo io il controllo della situazione.
- Il destino non è scritto.-, mi disse, indovinando i miei pensieri.
Scrollai negativamente la testa, facendo ondeggiare i miei capelli grigi.
- Se tutto quello che succederà stasera sarà vero, allora sì... il nostro destino è già stato scritto e non ne siamo noi gli autori.-
Ci fu un silenzio quasi assordante.
Sprofondai con i miei occhi scuri nei suoi occhi verdi.
Allungai una mano fino ad inserirla lentamente nella scollatura.
Lei non si mosse, continuando ad imprigionarmi con il suo sguardo, consapevole dei nostri accordi.
Era assurdo, ma era vero... provavo un forte impulso sessuale verso di lei pur avendola vista per la prima volta solo qualche istante prima.
Guardai la perfezione del suo corpo e sentii il mio membro nuovamente eretto.
Volsi di nuovo i miei occhi verso i suoi e notai una scintilla di divertimento.
- Dobbiamo uscire di qui, non resisterò ancora per molto, non vorrei fare sesso qui, davanti a tutti, ti desidero così intensamente che le tempie mi scoppiano. - Le dissi con voce affannata.
Quando sentiì il suo tocco sul mio collo ebbi un brivido... lentamente fece scorrere le sue dita lungo il mio corpo fino ad arrivare dove si intuiva il mio desiderio.
- Andiamo - mi sussurrò - Ti voglio, adesso, subito! -
Ci alzammo e con sicurezza, cingendole la vita, la accompagnai verso l'acsensore.
Non sentivamo imbarazzo, volevamo solo sentire al più presto i nostri corpi fondersi l'uno nell'altro come mille volte ne avevamo parlato e sognato.
La attirai a me gentilmente e l'avvolsi in un bacio che sembrò dilatare il tempo.
La mia lingua, come la sua, era esigente e avida, come le mie mani che percorrevano il suo corpo.
La frenesia si stava impadronendo di noi e dei nostri movimenti. Come automi entrammo in camera senza nemmeno renderci conto delle nostre azioni.
La adagiai sul letto.
In pochi secondi era nuda, come lo ero io.
I nostri corpi pulsanti di desiderio!
Mi misi al suo fianco in preda ad una febbre sessuale che mi divorava.
La volevo, volevo entrare subito dentro di lei e volevo scoppiarle dentro tutto il desiderio accumulato nei giorni precedenti.
Lo volevo, dolorosamente la volevo con tutto me stesso.
La avvinghiai a me e in un attimo, senza sforzo alcuno, era sopra di me.
Lei appoggiò le mani sui miei fianchi poi, senza perder tempo, mi guidò fino a farsi penetrare con forza.
Si appoggio alle mie spalle e soffocò un gridolino di dolore, ma subito dopo l’estasi la invase.
Incominciammo una danza ritmica e selvaggia dove le ondate di piacere davano il ritmo.
Era sopra di me, con i suoi occhi incollati ai miei..
Non riuscivo a non guardarla, a non studiare ogni variazione del suo volto e non facevo fatica a capire ogni suo piccolo orgasmo.
Il desiderio aveva demolito ogni tabù, ogni barriera, facendoci dimenticare con chi e perchè stavamo facendo l’amore.
Le baciai il collo, scesi fino ai suoi seni pieni e sodi, le solleticai un capezzolo, duro, pieno di desiderio finchè lo imprigionai tra i denti.
Mi sentivo prepotentemente dentro di lei, in una lussuriosa sensazione mai provata.
Esistevamo solo noi, io e lei e null'altro.
Ogni mia percezione era al massimo.
Sentivo il suo respiro, il suo odore di buono ed i suoi sussulti ad ogni affondo.
Sentiì il mio orgasmo arrivare feroce e rabbioso come un fiume in piena.
Il mio pene si gonfiò ancor di più e lei lo sentì pronto a scoppiarle dentro.
Si avvinghiò a me e affondò le sue unghie sulla mia schiena, come un felino impazzito e urlò di piacere con me.
Mi sentiì risucchiare in un vortice di emozioni violente, e mille luci esplosero nel mio cervello.
Assecondai il suo piacere, finchè crollò esausta sopra di me.
Teneva gli occhi chiusi, con il volto nascosto nell’incavo del mio collo.
Respirava a fatica, ed nostri corpi era matidi di sudore.
I battiti del suo cuore mi rimbombavano in testa assordanti, come se volessero scandire il tempo.
La mano di Julia si posò sui miei capelli, in una tenera carezza.
- Va tutto bene, dolce compagno dei miei sogni erotici, va tutto bene. -
Non aveva parlato, aveva appena sussurrato e la sua voce mi arrivava dritta in testa.
Improvvisamente gli occhi le si riempirono di lacrime, che cercò inutilmente di ricacciare indietro.
Le presi il viso tra le mani e la costrinsi a guardarmi.
Respirai profondamente.
- Sono una puttana, mi piace farmi sbattere, anche dagli sconosciuti. -
Mi disse in modo deciso.
- Non sei una puttana Julia, non ti sei fatta sbattere e io non sono uno sconosciuto. Abbiamo fatto l'amore, con passione e adesso stiamo bene! Tu sai tutto di me, io so tutto di te, non ci eravamo mai visti, questo è vero, ma quante notti abbiamo vissuto insieme virtualmente, quanti sogni ad occhi aperti, quante scopate con la mente, quante, Julia? -
- Hai ragione, è stato bello, forse ho paura non si possa ripetere. -
E sorrise. Un sorriso dolce, finalmente sereno e chiuse gli occhi.
La baciai con dolcezza sulla bocca sussurrandole il prossimo appuntamento e chiusi gli occhi.