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La metamorfosi
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Titolo:
La metamorfosi |
Autore:
Cleopatra |
Contatto:
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Racconto
n° 1918 |
Altri
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L’inquietudine e il delirio dentro di me. L’estasi e l’onnipotenza. Il timore e l’angoscia. Il piacere e il kaos. Ero entrata in quella camera consapevole che niente sarebbe stato come prima, né io né lui. Ricordo solo di aver visto per un istante i suoi occhi. Lui mi aveva fermata sull’uscio della porta e mi aveva baciata. Mi aveva bendata e nel contempo mi aveva sussurrato di non parlare da quel momento in poi. Ero rimasta senza parole, il mio corpo non si muoveva, riuscivo a stento a respirare. Mi aveva accompagnata in camera da letto e mi aveva fatto sdraiare dolcemente sul letto. Conoscevo quella camera, ma aveva un odore diverso… non saprei dire di cosa. Lui si stava spogliando, passarono pochi minuti ma sembravano un’eternità. Si era steso sul mio corpo, sentivo il suo odore. Due oggetti avevano accarezzato il mio corpo, forse una corda e l’altro non lo ricordo. All’improvviso il mio sesso era stato sfiorato da un’altra mano. Avrei voluto gridare ma non lo feci. Io e lui avevamo un patto: non dovevo parlare e dovevo fidarmi… non ci saremmo spinti oltre il corpo e la mente. Dal momento che non potevo vedere dovevo affidarmi agli altri sensi. Io, lui e uno sconosciuto. Il silenzio era sovrano in quella camera. Sentivo solamente i miei gemiti e i corpi dei due uomini che mi prendevano. Mi prendevano come desideravano, non avevo opposto resistenza. Potevano fare di me e del mio corpo tutto ciò che volevano. Potere e assuefazione. Overdose di ubbidienza. Vagavo tra i due corpi. Mi sbattevano sul letto contemporaneamente. Quell’uomo mi prendeva da dietro, forse gli piaceva di più. Il mio uomo mi aveva abbracciata. Non mi aveva lasciata nemmeno per un attimo, forse non poteva e non voleva. Ero invasa di piacere. Ero invasa di paura. Ero invasa di follia. Né bene né male. Puro istinto. Quell’uomo poi se ne era andato. Avevo chiesto al mio uomo di mandarlo via. Non mi serviva più. Io e il mio uomo continuammo a fare l’amore. Lui ci guardava ed io non potevo fare a meno di godere davanti a lui. Avrei voluto vedere i suoi occhi e fargli capire che era stato il nostro giocattolo per appagare i nostri desideri. Da carnefice a vittima… strano gioco. Infine bevvi gli umori del mio uomo. Siamo rimasti abbracciati. Eravamo esausti ma pieni di piacere. Prima di rivestirsi lui mi aveva sussurrato: non ti ho mai dimenticata. Mi diede un ultimo bacio prima di andarsene. Io ero rimasta sul letto. Mi tolsi la benda e mi rivestii molto velocemente. Prima di chiudere la porta diedi un ultimo sguardo alla camera da letto. Pensai che niente sarebbe stato come prima e che niente era cambiato. Quella camera aveva lo stesso odore, gli stessi colori, gli stessi quadri di quando facemmo avevamo fatto l’amore per la prima volta in quella casa. Il mio uomo aveva lo stesso odore… Solo una cosa era cambiata: la mia anima.
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