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Coram populo
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Titolo:
Coram populo |
Autore:
Emma |
Contatto:
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Racconto
n° 1919 |
Altri
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Coram populo: espressione latina che, a seconda dei contesti, si potrebbe tradurre con “al cospetto del popolo”, “di fronte alla gente”, “sotto gli occhi di tutti”.
A venticinque anni, era da almeno dieci che facevo l’amore. Di ragazzi ne avevo avuti diversi e a letto mi sembrava di averne fatte di cotte e di crude, ma una cosa l’avevo ben certa nella mia testolina: che per fare l’amore bisognasse non avere altra gente intorno: un uomo, una donna, un letto o anche non un letto, ma una stanza ben chiusa o almeno un luogo appartato, nessun occhio indiscreto attorno, e via a darci dentro, lasciando che la passione si scateni. Che lo si potesse fare in pubblico, sotto gli occhi di qualcun altro, non mi passava neanche per la testa. Oddio! Non ero così ingenua da pensare che farlo non fosse possibile e che qualcuno non lo facesse anche, ma non era una cosa che mi riguardasse. Era una cosa da filmino pornografico o da letteratura erotica, non una cosa in cui io potessi avere una qualche parte.
Poi sono stata in vacanza, da sola, e la cosa è successa, e tutte le mie certezze in proposito sono svanite. Le idee, d’altra parte, si possono sempre cambiare. E quest’idea sono contenta di averla cambiata.
Era solo l’inizio di giugno, ma in università avevo già dato un paio di esami pesanti e così avevo deciso di concedermi qualche giorno di riposo al mare. Da sola, perché col mio ragazzo avevo avuto da ridire e l’avevo mandato a quel paese. Da sola e con l’intenzione di fare conquiste, di accalappiare un ometto provvisorio e di spassarmela.
E un ometto in effetti ero riuscita ad accalappiarlo subito, ma non come pensavo. Non un ometto qualsiasi, ma il meglio del meglio.
Luca ha due anni più di me. Iscritto ad ingegneria ed anche lui per ora è in vacanza. Brillantissimo e fusto come pochi. Da eccitarmi solo a stargli vicina. E ricco, per giunta. Figlio di ingegnere. Spaiderino rosso e villona delle vacanze su in collina, tutta per lui, visto che i suoi sono in città, con tanto di giardinone e di piscina. Inevitabile, subito il giorno dopo averlo conosciuto ed esserci andata a letto, lasciare la stanza squalliduccia e costosa in albergo e trasferirmi stabilmente da lui.
Mi trasferisco martedì e fino a venerdì sera non mettiamo più il naso fuori di casa. Tutta la casa per noi, e anche il giardino, e anche la piscina. Quattro giorni a fare l’amore come ossessi, e a prendere il sole e a nuotare e a fare di nuovo l’amore e a saccheggiare dal frigo le provviste fino all’ultima briciola. Perennemente nudi, senza neanche più ricordare i vestiti dove li avevamo lasciati, visto che il giardino guarda il mondo dall’alto al basso, oltre un’alta siepe, e nessuno ci può guardare dentro. Poi le provviste in frigo sono finite e venerdì, verso sera, ci siamo finalmente rivestiti e siamo scesi in paese, tra le persone civili. Scorta mastodontica al supermercato di altre cibarie, ma anche due passi sul lungomare ed un saluto agli amici di Luca. Li troviamo al bar. Compagnia allegra di ragazzi e ragazze. Presentazioni, simpatia immediata e tutti ad informarsi con sorrisi ammiccanti del perché e percome era sparito. Si organizza anche un’uscita serale e così, depositate a casa le scorte alimentari e indossato qualcosa di decente, dopo un po’ ci si ritrova di nuovo. Dopo tanta clausura, un po’ di vita mi serve. Cenetta in pizzeria in allegra compagnia, discoteca e poi due passi nella notte sul lungomare. Un paio di coppie si eclissano: ne restano altre due: Debora, Martina ed i loro due ragazzi.
Quando è ora di salutarci e di tornarcene a casa, comincia l’avventura che poi mi ha permesso di vedere il mondo con occhi diversi. - Ti dispiace se invito anche loro a fare un tuffo in piscina? - Certo che non mi dispiace. Anche se questo sconvolge un po’ i miei programmi, visto che non vedevo l’ora di ritrovarmi di nuovo sola con Luca. Ma la casa è sua e mica posso impedirgli di invitarci chi ci vuole, tanto più che sono amici simpaticissimi, allegri e che mi piacciono un sacco.
Dieci minuti d’auto nella notte e siamo al cancello della villona. - Oddio! E il costume da bagno dove l’avrò messo? - Ma non faccio in tempo a preoccuparmi e neppure a rientrare in casa a cercarlo, perché, appena scesi dalle auto e chiuso il cancello, i nostri amici si strappano di dosso tutto e si tuffano, nudi come mamma li ha fatti. Evidentemente non è la prima volta che lo fanno: devono esserci abituati. - Forse non dovevo invitarli – mi fa Luca, togliendosi a sua volta i vestiti. - Non è che volevi che restassimo soli? - In effetti lo volevo e in più questa imprevista svestizione dei nostri amici mi mette un po’ in crisi. Ma non mi va di fare la difficile e di rovinare la festa a tutti. Comincio anch’io a svestirmi, semplicemente ci metto un po’ più di tempo per trovare il coraggio di farlo. Luca mi precede, si sfila le mutande e raggiunge con un tuffo gli amici già in ammollo, che lo reclamano a gran voce. Mi decido infine anch’io a sfilarmi orologio e perizoma e li raggiungo.
Si sguazza un po’, ci si spruzza, si fa gli scemi ed il mio disagio per l’essere nuda in mezzo a tanta gente svanisce di colpo: dopo qualche minuto, non me ne accorgo neppure proprio. Non è poi così diverso da quando nella piscina sguazzavamo nudi solo Luca ed io. Naturalmente ci si abbraccia e ci si tocca e Luca ci mette poco ad abbrancarmi da dietro, strusciarmi contro il sedere la sua eccitazione ed infilarmi una mano tra le cosce ed una su un seno. Anche Martina e Debora sono messe più o meno allo stesso modo coi loro ragazzi e, dagli scherzi rumorosi, si passa poco alla volta agli abbracci silenziosi, alle coccole subacquee ed ai lunghi baci bocca a bocca. Agli scherzi rumorosi si torna quando ad Enzo salta in mente di uscire dall’acqua e sfidare gli altri ad una gara di tuffi. Sfida che subito Riccardo e Luca accettano, ma che si risolve, più che in una gara di tuffi, nella gara ad esibire le loro nudità ed a far vedere quanto siano eccitati. Poi altri abbracci, altri baci, altri palpeggiamenti subacquei, fino a che i ragazzi ne inventano una nuova. Si mettono seduti sul bordo, coi piedi in acqua ed il sesso in mano, a confrontarselo e a menarselo. E noi ragazze inevitabilmente ci avviciniamo alle loro ginocchia, facciamo anche noi i dovuti confronti o poi sostituiamo le nostre mani alle loro, scrolliamo, strizziamo, meniamo e poi, sull’esempio di Martina, ci mettiamo anche a succhiare.
- Io comincio ad avere freddo. - Protesta Debora dopo un po’ e comincia a dire che ha voglia di uscire dall’acqua e di asciugarsi. Esce dalla piscina e comincia ad asciugarsi con uno degli asciugamani che avevamo lasciato in giro nel pomeriggio. Enzo la segue. - Ci presti un letto per una mezz’oretta? - Chiede Enzo. - Certo - replica Luca – usate una delle camere degli ospiti. - Debora ed Enzo non se lo fanno ripetere due volte e si precipitano in casa, senza neanche asciugarsi del tutto né preoccuparsi di raccogliere i vestiti sparsi per il prato. - Aspettate, veniamo anche noi. - Ed anche Martina e Riccardo emergono precipitosamente, si danno un’asciugata veloce e li seguono di corsa in casa.
Rimasti soli in acqua, Luca ed io ne approfittiamo per baciarci ancora, abbracciarci, coccolarci, infilarci con più libertà le mani dove potete immaginare.
Dopo un po’ però anche noi cominciamo a sentir freddo e decidiamo di uscire a nostra volta e di trasferirci a letto. Un’asciugata un po’ meno veloce di quella dei nostri amici, la ricerca dei vestiti sparsi nel prato, un altro bacio nella notte, un’occhiata fugace al cielo stellato, un pensiero ai nostri amici, che ormai saranno già a buon punto nelle camere degli ospiti, e siamo pronti anche noi per rientrare. Mi verrebbe la tentazione di rimettermi qualcosa addosso, ma Luca mi dice di non fare la sciocca e, così ci avviamo nudi, col fagottino in mano.
All’interno ci attende la sorpresa memorabile. I nostri amici mica si sono infilati ordinatamente due a due nelle molte camere degli ospiti: hanno semplicemente invaso tutti e quattro la nostra camera. La porta è aperta, la luce è accesa e, quando ci affacciamo, quasi mi viene un colpo. Debora ed Enzo sono a letto, che fanno l’amore. Ma in piedi sul letto c’è anche Martina. Si mantiene in equilibrio a gambe aperte sul materasso traballante, guarda ai suoi piedi i due che scopano e soprattutto si masturba come una forsennata. Non sembra affatto turbata dal nostro comparire, ed in effetti neanche smette: ci accoglie tutta sorridente e continua nel suo lavoro di occhi e di mano. Vicino al letto, stravaccato sul divanetto, c’è anche Riccardo. I piedi sul letto, anche lui intento a guardare i due in azione ed a scrollarselo. - Non sapevamo se venivate anche voi ed abbiamo deciso di iniziare noi.- Ci dice come per scusarsi e ci fa segno dello spazio libero sul divanetto, al suo fianco.
Io fino a quel momento non avevo mai visto qualcuno fare l’amore, almeno non dal vero. E neanche avevo mai visto qualcun altro guardarli e masturbarsi. La testa mi va in tilt e non mi resta che farmi guidare dalla mano di Luca, che prende posto sul divanetto e mi fa sedere sulle sue ginocchia. Il fagottino dei vestiti me lo deve togliere di mano e appoggiare per terra, perché sono così rimbambita che lo terrei in mano all’infinito. Anche Enzo e Debora non hanno avuto particolari reazioni al nostro arrivo. Ci hanno visti, ci hanno sorriso, hanno fatto un cenno di saluto ed hanno continuato. Enzo procede a colpi decisi. Debora incassa con piacere, accompagnando il ritmo con sospiri sempre più sonori. Lo stanno facendo nel modo classico, lei sotto e lui sopra, ma con energia, con passione, ogni tanto rallentando, per baciarsi con più calma. Sembra una specie di pubblicità sul come si debba fare l’amore. Non posso non riconoscere che sono bellissimi. Sono bellissimi proprio per come fanno appassionatamente l’amore, fregandosene del fatto che ci siamo anche noi. O forse ben contenti del fatto che ci siamo anche noi. Riccardo non si perde una virgola di quello che fanno e coscienziosamente si masturba. E’ però Martina la più agitata. Barcolla per mantenersi in equilibrio sulle sue lunghissime gambe da fenicottero, saltella, fa smorfie, li incita, sembra tifare per quello che gli amici stanno facendo e soprattutto si tocca con una frenesia ed un’impudicizia che non avrei mai sospettato: una mano a frullarsi il clitoride. L’altra mano più giù, con le dita proprio dentro.
Seduta sulle ginocchia di Luca, non posso fare a meno anch’io di guardare, ormai eccitata da morire. Quando lui comincia a baciarmi sul collo e ad accarezzarmi tra le cosce, non posso far altro che lasciarlo fare. Poco alla volta mi distendo, mi rilasso. Le ginocchia si aprono. Non me ne frega proprio niente che mi vedano, anzi, sono contenta che Martina, lassù proprio davanti a me, veda che la mano di Luca mi sta facendo tra le cosce esattamente quello che anche lei si fa da sola. Dopo un po’, collaboro anch’io, aiutando Luca a toccarmi sotto e, con l’altra mano, stuzzicandomi i capezzoli. Allargo ancor più le cosce. Mi sistemo comoda. Metto anch’io i piedi sul letto. Sono ad una spanna dai due che fanno l’amore, se mi allungassi un po’, potrei persino toccarli.
Enzo ci dà dentro sempre più deciso ancora per qualche minuto. Debora chiude gli occhi, ansima sempre più forte, poi mugugna, se ne esce in veri e propri ululati che salgono di intensità e si affievoliscono poco per volta solo dopo che Enzo ha concluso e le sta dando gli ultimi isolati affondi residuali.
Un romantico bacio di Enzo in fronte, poi si staccano, lui si rotola a lato e lei riapre gli occhi. E, riaprendoli, e sorridendo beatamente a tutti noi, è l’immagine stessa di una ragazza felice. Il suo sguardo è lo sguardo soddisfatto di chi ha appena fatto una buona azione ed è in pace con gli uomini, con Dio e con se stessa.
Si scostano a lato e lasciano spazio al centro del lettone. Martina li scavalca e va subito a coricarsi nello spazio libero, cosce sempre spalancate e dita nella passerina. Riccardo la raggiunge, le si corica sopra, la bacia, solleva il bacino, prende la mira con la mano e le entra subito dentro. Certo, in una situazione del genere, i preliminari proprio non servono.
E così, con attori diversi, si replica lo spettacolo di prima, tranne che l’ossuta Martina si contorce come un’anguilla, lancia gridolini, ride, fa versi e costringe Riccardo a vere acrobazie per non farsela sgusciare da sotto. Ma ci deve essere abituato, perché la incalza con energia, le blocca i polsi, la inchioda al letto, la stantuffa da squassarla e da farla urlare. Fortuna che non siamo in un appartamento: Martina si sentirebbe in tutto il palazzo e qualcuno penserebbe che la stiano violentando.
Cinque, dieci minuti. Impossibile dire quanto dura. Gli occhi sono fissi sui due, la mano tra le cosce, in gara con quella di Luca. La testa svuotata di ogni pensiero. La pelle che si accappona. Impossibile calcolare il tempo esatto di quello che succede. L’unica cosa è guardare, insistere con la mano e lasciare che le sensazioni si scatenino.
Poi, in un crescendo di lamenti, sbuffi, mugolii e miagolii, anche Martina e Riccardo concludono. Ancora qualche colpetto in calando e si abbattono immobili. Solo il fiatone si sente, finché anche quello si normalizza e finalmente i due si rianimano, si staccano, rotolano uno di qua e uno di là, con Riccardo che rischia persino di volare giù dal letto, se non lo fermiamo Luca ed io, allungando le gambe e trattenendolo coi piedi.
Infine Riccardo sgombera e se ne torna sul divanetto e Martina si fa posto dall’altra parte, con Debora e Enzo. Ora un po’ di spazio sul lettone è libero e non c’è bisogno che nessuno dica e faccia niente. E’ evidente che ora tocca a noi e, nello stato di eccitazione in cui sono, sono ben contenta che tocchi finalmente a noi. Mi alzo dalle ginocchia di Luca, mi giro a baciarlo e mi lascio cadere di schiena sul letto. Spalanco le cosce, mi tocco e gli sorrido. Luca non ci mette molto a raggiungermi. Mi si corica sopra, mi bacia, si sistema nella posizione giusta e mi scivola dentro. Non so se ho fatto versi come Martina. Non so niente di quel che è accaduto. Non so neanche cosa abbiano fatto gli altri quattro, perché ho chiuso gli occhi. So solo che è stato bellissimo. Ed ancor più bello è stato dopo, quando ho ricominciato a guardarmi attorno e ho visto tutti sorridermi e Luca mi ha baciato teneramente sui capelli e mi ha detto che ero stata bravissima.
- E’ tardi – se ne esce a dire Debora – devo andare a casa, se no mi ammazzano. - Rapida incursione in giardino a cercare i vestiti sparsi ovunque. Mutande, pantaloni, magliette e scarpe infilati alla bella e meglio. Un colpo di pettine, e i nostri amici sono pronti a svignarsela.
Salgono in macchina, fanno manovra. Luca fa scattare l’automatismo del cancello. Sfilano via veloci. Anche noi, ancora del tutto nudi, ci affacciamo sulla strada, per fortuna deserta. Sono già venti metri avanti quando non riesco a trattenermi e, senza neanche chiedere niente a Luca, urlo che mi avranno sentita anche giù in paese. - Domani sera venite ancora. Vi aspettiamo! - Mentre la macchina sparisce, solo un braccio si sporge da un finestrino in un gesto che è di saluto, ma sicuramente vuole anche dire sì.
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