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Decido di andare
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Titolo: Decido di andare
Autore: Edipos
Contatto:
Racconto n° 1922
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Stare attenti al telefono, non credo sia il massimo per una serata, ma se hai tolto la suoneria quel vibrare aspettato ha un suo senso, quasi sincrono con quello che senti, vado non vado, chissà intanto aspetto.
Il telefono è rimasto muto, decido di andare lo stesso, lo so che è un rischio, potrei chiamare io, ma non fa parte del gioco, sarebbe calare le carte, farei vedere la mia misera coppia, sarebbe dare potere e non posso dartene ancora.
Anche andare, senza dire nulla, ha i suoi rischi, se non la trovo, o se la trovo non sola, posso tagliare definitivamente il mazzo, ma in mezzo c’è il tempo che gioca un ruolo importante, se telefono è tutto veloce tutto inadeguato, fare un numero, dieci secondi, aspettare una voce dieci forse venti, avere una risposta cinque, in tutto meno di un minuto per giocare una mano importante, una miseria, uno spreco.
Decido di andare, non prendo la macchina, odio guidare, poi mi conosco, mi prenderebbe la fretta e quel pedale sarebbe premuto sempre più dentro, la macchina sempre più veloce, la mia mente sempre meno concentrata, miscela pericolosa, meglio il treno, prima classe, rumori ovattati, poltrona comoda, non sempre allegri compagni, ma ogni tanto qualche donna di classe può apparire, solo per avere una vista piacevole, senza fantasticare, se capita un’occhiata veloce un sorriso come avessi scritto addosso “sono parte di un gioco un po’ speciale”, niente chimica però, quella è proprietà di altra persona. Guardi il finestrino e vedi mare, campagna, cascinali, piccoli paesi, e pensi ma che stò facendo, possibile che tu mi faccia fare tanta strada, per cosa poi, sesso, calore, comprensione gioco ? forse per tutto, ho sempre paura delle tue definizioni.

Sono arrivato, è freddino alzo il colletto dell’ impermeabile metto lo zaino in spalla e mi avvio verso i taxi, cammino senza pensare e senza vedere l’umanità accanto, e ti trovo lì ad aspettarmi, ma come facevi a sapere, che significa … ho perso ?
Mi guardi metti un dito sulle labbra, come a promettere, un bacio umidissimo, guardo l’umanità invidiosa ed in silenzio via verso casa, avrei voglia di fermarti per strada e dirti accosta, ma non è da te, ti frugo con la mano e sento che avevi capito tutto, scosto quel piccolo lembo di stoffa e capisco che ho solo fatto il primo passo, non ho bisogno di andare oltre per capire che hai voglia, sento i pantaloni stretti, ma non posso farci nulla, ti piace guidare veloce e non voglio giochi pericolosi.
A casa il ritmo cambia, i preliminari li lasciamo a dopo ed a quando i ragazzini in noi lo richiederanno, ti inginocchi e mi liberi della stretta dei pantaloni ormai insopportabile, io tento di toglierti il cappotto, inizi a baciarlo ad usare quella lingua da mille ed una notte , ma non è questo che voglio, ti alzo il viso un passo alla volta ti faccio guadagnare il fondo del letto, scosto quel lembo assassino e con poca dolcezza, ma tu non hai voglia di scusarmi, mi infilo in te veloce un po’ da ladro, senza resistenze, la carne non cede si apre e basta come deve essere, inizi a cambiare espressione e ti illumini, mi fai male con i tacchi nella schiena ma poco importa, sò che sarà lunga, ma il gioco era questo.