La bella Elena. La sua musa. La donna che Paride aveva rapito per amore. O che forse era semplicemente fuggita con lui. Desiderava che io fossi la sua musa ispiratrice. Conoscevo il suo animo torbido. Avevo imparato a conoscerlo durante le nostre confessioni. Oramai era diventato il mio Paride. L’uomo che aveva rapito prima la mia anima e poi il mio corpo. Ero schiava delle sue passioni, delle sue parole. Ero schiava della sua carne. Schiava per volere mio. Schiava di un uomo che aveva vissuto molto più di me. L’uomo che esplorava il mio corpo, i miei desideri e me li rivelava. Elena era in quella casa sulla collina affacciata sul mare. Nella stanza che Paride aveva preparato con molta dedizione. Ogni notte di quell’estate torrida il vento soffiava e sollevava quelle lenzuola di seta sotto le quali giacevano i corpi sfiniti dei due amanti. Elena indossava una tunica bianca che copriva appena il suo seno e il suo sesso. Paride desiderava che la sua orchidea fosse sempre ben curata così che la sua lingua potesse scivolare molto più facilmente. Sul letto c’erano petali di rosa e la stanza era illuminata da tante piccole candele. Una folata più forte delle altre destò i due amanti. Paride fece inginocchiare Elena davanti a sé. Lei incominciò a baciare i piedi del suo signore. Molto lentamente continuava a salire cercando di rendere appena percettibile il contatto. Doveva solo sfiorare il suo corpo. Si avvicinò lentamente all’inguine prolungando nell’uomo l’attesa del piacere. Accarezzò il suo membro turgido e maturo. Lo mise lentamente in bocca per fargli sentire tutto il suo desiderio. I movimenti erano sempre più veloci e intensi. Il seme dell’uomo pervase la bocca di Elena. Elena sentì che era molto denso, un pò amaro forse, ma le piaceva aver ricevuto quel dono dal suo signore. Paride fece scendere la sua mano lungo il delta di Elena, insinuò un dito dentro di lei e lo fece oscillare molto lentamente. Si abbassò e la sua lingua incominciò a scorrere lungo il sesso di Elena. Voleva dissetarsi. Lei rimase immobile, trattenendo il respiro. Voleva solo godere di quel momento. Paride repentinamente pose il suo membro duro nel sesso di Elena e spinse con molta forza. Lei gridava, non riusciva a trattenere il piacere che provava. Paride continuò per tutta la notte. Voleva placare le sue brame. Prendersi ogni angolo del corpo di Elena. Era mattina. I due corpi giacevano in terra. Paride si era svegliato prima di Elena. Gli piaceva osservarla quando dormiva. Un petalo di rosa era caduto sul viso della sua musa. Dal volto di Paride scese una lacrima.