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Sottili giochi di piacere
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Titolo: Sottili giochi di piacere
Autore: Comando
Contatto:
Racconto n° 1930
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Bruno si svegliò presto al mattino, scivolò via dalle braccia di lei ancor rannicchiata e la guardò, sorrideva nel sonno, si fermò un attimo ad osservarla ed un profondo sentimento lo pervase.
Strano, non pensava che quella piccola cucciola riuscisse a scuoterlo dentro in questo modo, sentiva come albergassero in lui due entità, il Master e l’Uomo ed entrambi in modo profondamente diverso la desideravano.
Si preparò senza far rumore, uscì velocemente e ne ritornò con una rosa rossa, dal gambo lungo, la pose sul letto al suo posto ed a fianco un biglietto “Sono nella hall, ti aspetto per la colazione”, non una parola di più.
Di lì a poco Laura, ancora ad occhi chiusi, allungò languidamente la mano, cercando il calore del suo corpo, ma il letto vuoto la fece svegliare repentinamente. Per un attimo avvertì il senso dell’abbandono, poi vide la rosa con il biglietto e felice come una bambina si preparò di corsa. Non voleva farlo aspettare, sentiva il bisogno di stare con Lui, di rivederlo, non riusciva a spiegarsi questo desiderio, sapeva solo che stargli lontano le procurava un senso di vuoto e voleva colmarlo al più presto.
Mentre si osservava allo specchio ripensò alla sera, a ciò che aveva fatto, e provò un moto di vergogna, alla luce del giorno le pareva tutto così irreale, assurdo, quasi un sogno. Si girò di spalle e osservò il suo corpo nudo che ne portava ancora i segni, l’impronta delle sue mani ben stampigliata sui suoi glutei, qualche riga rossa e dei graffi sulla schiena. Stranamente tutto ciò le diede un senso di infinito e sottile piacere, desiderava quei segni, quei marchi che la facevano sentire Sua.
Lui leggeva il giornale, lo vide da lontano, girava metodicamente le pagine senza manifestare nessuna impazienza, le gambe accavallate, il viso serio. Gli si avvicinò quasi in punta di piedi come una scolaretta e ponendosi innanzi disse con un sorriso:
- Buongiorno.
Bruno abbassò il quotidiano, la squadrò da capo a piedi rimanendo incantato: quella ragazza, anzi, quella donna sprizzava energia e solarità, era come dire... luminosa.
- Buongiorno, mia cara, dormito bene?
- Si, magnificamente e… grazie, un piacevole risveglio.
- Vogliamo andare?
Fece lui alzandosi e cedendole il passo verso la sala da pranzo.
La colazione fu piacevolissima, un vero rito mattutino in cui lei si soffermava ad osservare le sue mani mentre spalmavano il burro e la marmellata sulle fette biscottate per poi intingerle nel caffelatte. Avevano un quasi di ipnotico, di sensuale nel portare alla bocca il cibo, le rivedeva quando forti e decise avevano impresso sul corpo il Suo possesso mentre la stringevano o sapienti la accarezzavano, esplorandola in ogni suo anfratto e donandole infiniti brividi di piacere.
La mente riandava a quegli istanti, li riviveva in un modo così intenso che cominciò a sentire delle pulsioni al ventre, sfregò le cosce stringendole con forza quasi a voler risentire quelle mani. Il movimento non passò inosservato, il suo viso doveva aver lasciato trasparire qualcosa che lui seppe cogliere immediatamente.
-Mia cara,- iniziò guardandola fissa negli occhi, - devo dire che sei un’ottima allieva e ho intenzione di condurti dolcemente per mano, se tu vorrai ovviamente, e fare di te la Mia preferita. Lo Vuoi vero?-
Queste ultime tre parole furono dette in modo diverso, il suo tono era cambiato, i suoi occhi erano braci che bruciavano l’anima, più che una domanda era un ordine e lei lo percepì immediatamente, abbassò gli occhi e disse:
- Come desidera il Mio Signore.
Lui allungò la mano verso di lei, fece una carezza sfiorando le sue, poi sorrise.
- Bene, stamani faremo un nuovo gioco, ti porterò in giro a fare una passeggiata e, ti assicuro, sarà molto, molto piacevole, vado in camera ti aspetto lì.
Nel dirlo si alzò con un sorriso, come se rammentasse all’improvviso qualcosa di molto gradevole. Lei si meravigliò che non l’avesse aspettata e la curiosità creava una piacevole sensazione di intrigo, cosa le avrebbe riservato ora? Intuiva che non sarebbe stata una semplice passeggiata, aveva imparato bene quel suo luccicare degli occhi, quel suo sorriso e sapeva che nella sua mente inseguiva qualcosa.
Salita in camera lo trovò seduto sulla poltrona, mentre fumando una sigaretta ammirava il mare. Lui la guardò con compiacimento, era carina con quella mini e quella camicetta, le sue cosce lunghe e le sue caviglie sottili erano molto belle.
- Alzati la gonna.- Le disse. - Brava, belle gambe davvero, ora vieni qui cagnolina e tira giù il perizoma.-
Lei obbedì senza una parola mentre le sue mani le allargavano le gambe e lentamente la iniziavano a sfiorare. Sentì un caldo improvviso al ventre e pensò volesse farla godere lì, davanti quel balcone aperto ove chiunque dal basso potesse vederla, ma lui si fermò quando ormai stava per raggiungere il piacere, era completamente bagnata.
Senza alzarsi dalla poltrona lo vide prendere un oggetto dalla forma strana, sembrava un piccolo vibratore leggermente a cuneo, glielo infilò dentro fino in fondo ma non vibrava.
- Alza il perizoma e ricomponiti, usciamo.
Nel dirlo si alzò avviandosi verso la porta, lei fece appena a tempo a tirarsi su tutto, rimanendo con il misterioso oggetto dentro che già lui era fuori.
All’inizio Laura provò una sensazione curiosa a camminare con quel corpo estraneo dentro, ecco cosa intendeva Lui, portarla in giro così, una sottile complicità in cui entrambi condividevano un segreto. Sapere, mentre entravano in un negozio, che lei aveva qualcosa che le dava piacere, sapere che era bagnata sino a far profumare il perizoma di questo, era qualcosa di molto eccitante. Percorsero un breve tratto di passeggiata al sole che scaldava i loro corpi piacevolmente fermandosi innanzi a varie vetrine, la sua mano le cingeva la vita.
- Desidero comprarti qualcosa, entriamo in questo negozio di intimo, voglio che tu scelga qualcosa di molto intrigante, adatto ad una schiava, sceglierai con cura e mi mostrerai ogni capo affinché possa approvare.
Lei si sentì un poco imbarazzata, ecco, anche questo allora era il gioco, metterla in difficoltà e aspettarsi che obbedisse, ma avrebbe fatto vedere al Suo Signore quanto sarebbe stata brava.
Appena entrati lui si mise ad osservare con aria apparentemente distratta le cose esposte mentre una commessa le venne subito incontro.
- Dica signora.
- Vorrei vedere qualche completino diciamo, insomma molto, come dire…
La ragazza, piuttosto giovane, intuì subito e le venne in soccorso.
- Molto attraente vero?
- Ecco, si… attraente.
Mentre Laura ne osservava uno sotto gli occhi della commessa, improvvisamente l’oggetto dentro di lei si mise a vibrare, sussultò perplessa, quasi lasciò cadere ciò che stava esaminando e la sua voce tremolò nel dire quanto era bello quel capo. Sentiva che tutta la sua eccitazione non appagata in camera si stava scatenando e si appoggiò al bancone con le mani.
- Qualcosa non va mia cara?
Disse Bruno avvicinandosi con un sorriso e due occhi che non sorridevano affatto.
- Continua pure, desidero che guardi e scelga attentamente, non uscirai di qui sino a che non avremo trovato qualcosa che piaccia anche a me, lo sai.
Lei lo guardò quasi sudando, sentiva dentro di sé un esplosione di desiderio, avvertiva un colare fra le cosce mentre inesorabile quel vibrare dentro la faceva impazzire.
Ad un tratto, quando pensava di non farcela più, la vibrazione terminò. Sentiva il suo cuore accelerato, inspirò lentamente mentre cercava di riprendere il controllo, si rendeva conto che la commessa la guardava con aria strana, se avesse saputo, se avesse saputo cosa provava lei in quel momento.
Appena usciti lei lo guardò chiedendogli come avesse fatto ad azionarlo e lui le mostrò una piccola scatola.
- Vedi, è un telecomando, con questo posso decidere di farti godere quando voglio, anche a distanza, e lo accenderò a mio piacimento, tu non saprai quando ma ti ricorderà che sei il mio giocattolo, ed ogni volta che te lo dirò tu porterai dentro quel plug.
Nel dire questo lo fece funzionare di nuovo, Lei sentì le sue vibrazioni risvegliarla e si aggrappò al suo braccio, sentiva che stava per avere un orgasmo lì, per strada davanti a tutti, soffocò un gemito poi di nuovo tutto cessò.
Ora sentiva dentro di sé una nuova eccitazione, sapere di essere così sottilmente nelle Sue mani, di essere completamente indifesa di fronte ai Suoi desideri, le faceva scorrere l’adrenalina, una vera tempesta ormonale la scuoteva tutta e l’attesa di un momento che poteva arrivare quando meno se lo aspettava le dava un senso di piacevole ansia.
Erano ad un tavolino di un bar quando Lui decise di farlo di nuovo, lei stava chiedendo al cameriere un karkadè quando sentì la sua stessa voce spezzarsi, si girò repentinamente verso Bruno, gli occhi supplicanti, non ora, non ora lì davanti a tutti, ma il Suo sguardo rimase impassibile, solo un sorriso appena abbozzato aleggiò sulle sue labbra.
Laura dovette far ricorso a tutta la sua forza, strinse violentemente le cosce e serrò i denti, l’orgasmo molte volte agognato le arrivò violento, godeva, finalmente godeva lì davanti a tutti, gente le passava a fianco, mentre le ondate di piacere le si susseguivano violente, il controllo del viso la fece diventare pallida, sudava ed i pugni erano serrati quasi ad impedire alle sue mani di correre lì fra le cosce.
La sera rientrarono a casa, lui come sempre compitissimo la accompagnò sino al portone, era tardi e non passava nessuno, al momento del commiato lei gli vide alzare la mano destra e porgliela col dorso dinanzi al viso. In un primo momento non capì, poi un moto di sorpresa, un attimo di esitazione e la prese portandola alle sue labbra.
- Brava cucciola, sei stata molto brava in questi due giorni, sarà un vero piacere continuare a dedicarmi a te, spero continuerai a non deludermi.
Nel dire ciò l’accarezzò dolcemente sul capo e si allontanò.
Nei giorni seguenti Bruno fu molto impegnato, ma spesso il pensiero riandava a lei, la trovava deliziosa, e si accorgeva sempre di più che quella piccola donna cominciava a scorrergli nel sangue. Certe volte scacciò quella idea, ma sembrava uscisse dalla porta per rientrare dalla finestra, si rendeva conto suo malgrado che stava nascendo un sentimento che nulla levava al suo ruolo, bensì lo completava, rendeva quel legame molto più forte ma nello stesso tempo lo impensieriva. Essere in preda al cuore avrebbe potuto indebolire la sua parte di Master, rischiava di essere più “cedevole” e ciò gli dava fastidio, non tollerava che potesse accadergli questo, sentiva quanto tutto sarebbe diventato più difficile così, eppure non poteva rinunciare a lei.
Lasciò passare due settimane, evitò accuratamente di chiamarla cercando di trovare un certo equilibrio, tra l’Uomo ed il Padrone, poi decise che era il momento di proseguire, avrebbe messo di nuovo alla prova la sua slave, un altro gradino da salire, si domandò se ci sarebbe riuscita.
Quando lesse il suo numero che lampeggiava sul cellulare, Laura si sentì il cuore in gola, aveva aspettato per giorni e giorni che avvenisse, sarebbe stata tentata di telefonargli ma sapeva che non avrebbe voluto, le aveva detto più di una volta che sarebbe stato lui a mettersi in contatto per primo. Nel tempo che era intercorso dal loro week-end aveva ripensato più volte alle emozioni che aveva saputo scatenare in lei, in alcuni momenti ne aveva provato vergogna, in altri un profondo senso di piacere, il “proibito”, quel camminare fuori dalle righe che le apriva porte sconosciute, attraversarle sotto la sua guida attenta, in una complicità profonda, la facevano sentire sempre più legata. Si riscosse dai suoi pensieri rispondendo:
- Pronto?
-Buongiorno mia cara, passerò sabato alle sedici. Trascorreremo insieme il fine settimana.
Null’altro, il telefono rimase muto, aveva riattaccato senza aspettare conferma, senza chiederle come stava, assolutamente… nulla. Si sentiva trattata come un oggetto eppure non poteva fare a meno di obbedire, desiderava nel suo profondo essere una cosa sua, si accorgeva nella sua razionalità che se ne stava innamorando e, per quanto le sembrasse assurdo, non desiderava altro che stare con lui pronta a soddisfare ogni suo desiderio. Arrivò finalmente il giorno della partenza, si era chiesta più volte dove sarebbero andati, cosa le avrebbe fatto e la sua fantasia non riusciva ad immaginare se non cose già avvenute.
Sperava dentro di sé di ritrovare il piacere di quelle esperienze, ma presto si accorse con delusione che non si ripetevano, il viaggio fu normalissimo, lui le parlava di un posto molto bello che aveva scoperto per caso tra le montagne, un albergo immerso nei boschi con una natura rigogliosa.
Solo una volta fu interrotto dallo squillare del suo cellulare, poche parole scambiate, un “Va bene, ti avviserò.” Lei cercò di sentire la voce del suo interlocutore ma non le riuscì, dato che aveva usato l’auricolare. Lo guardò sperando che di sua iniziativa le dicesse che era un collega, un amico, ma lui riprese la conversazione come se nulla fosse stato.
Arrivarono al solito per ora di cena, giusto il tempo di lasciare i bagagli in camera e scendere in sala da pranzo.
La sala era già affollata, non era un posto dove andarsene in giro la sera, salvo qualche piccola camminata in prossimità dell’albergo, visto che era piuttosto isolato. Laura si guardò intorno, l’arredamento tipo baita in legno era molto grazioso ed in un angolo un camino spento, vista la stagione, i tavoli, tutti pressoché occupati da coppie più o meno giovani, salvo uno con una bella ragazza di circa trenta, massimo trentacinque anni, valutò lei, che cenava da sola. Non poté non notarla, aveva le gambe slanciate e caviglie sottili, le sue mani erano minute ed affusolate, ma ciò che attrasse principalmente la sua attenzione era che sembrava sola e le parve strano in un posto come quello. Si disse che probabilmente il suo compagno si era allontanato o magari era rimasto in camera ad aspettarla.
Presa da questi pensieri, stanca un po’ del viaggio non si accorse che Bruno le aveva detto qualcosa e la guardava aspettando un cenno di conferma; lo guardò smarrita e lui, comprendendo che si era distratta, disse di nuovo:
- Ora appena finito andrai in camera, hai bisogno di una bella doccia che ti rinfranchi, desidero trovarti fresca e riposata, salirò tra una ora affinché possa distenderti un po’.
Lei capì che l’avrebbe Usata, forse come l’altra volta e sentì un brivido di desiderio percorrerle la schiena, lo desiderava, non aveva fatto che aspettare quel momento, lo guardò subito abbassando gli occhi e mormorò:
- Si, Mio Signore.
Lo lasciò seduto al tavolo mentre sorseggiava il caffè. La stanza, in stile rustico, aveva il pavimento in legno che le donava un piacere sensuale a camminare senza scarpe.
Si svestì velocemente e si mise sotto la doccia, il tepore dell’acqua le dava un senso di rilassamento e la stanchezza parve scomparire, si asciugò e decise di mettere un tocco di profumo al sandalo, poi si stese sul letto nuda, aspettando.
Un discreto bussare la riscosse dal suo torpore e si precipitò ad aprire: eccolo, finalmente.
- Riposato un po’ cucciola?
Le disse subito entrando.
- Ora faremo un nuovo gioco, distenditi sul letto a gambe e braccia aperte.
Il solo sapere che ci sarebbe stato qualcosa di nuovo la eccitò e obbedì subito, lo vide prendere delle funi e venirle vicino, con cura meticolosa legarla in quella posizione per i polsi e le caviglie assicurandola al letto in modo non potesse muoversi. Lei lo lasciava fare guardando curiosa e cercando di capire; poi Bruno prese il foulard e glielo avvolse ben stretto sugli occhi.
- Ora imparerai ad estendere i tuoi sensi, qualunque cosa che avverrà non aver paura, ma vivi con il tuo corpo ed il tuo istinto e cogline il piacere.
Gli sussurrò lui vicino l’orecchio. Trascorsero parecchi minuti senza che accadesse nulla, non si sentiva alcun rumore, Laura sentiva i suoi sensi acuiti e cercava di capire qualcosa, la mente vagava cercando di immaginare Lui muoversi per la stanza o stare fermo ad osservarla, ma niente ne indicava la presenza.
Ad un tratto pensò persino che potesse essersene andato lasciandola lì, legata, forse era una prova nel non dover perdere il controllo di sé.
Mentre era presa da questi pensieri, sentì il tocco leggero delle sue mani sfiorarla delicatamente lungo l’interno della coscia e rabbrividì, la toccava solo con i polpastrelli per pochi istanti, poi smetteva e ricominciava in un altro punto del corpo.
In altri momenti si sentiva prendere con forza la carne e stringerla sino a farle male per poi rilasciarla prontamente, ad un tratto a questo gioco di carezze e piacevole dolore si unì la lingua, calda, umida, che si insinuava ovunque alternandosi a piccoli morsi della bocca.
Non vi era continuità né di spazio né di tempo in tutto questo, poteva un attimo prima sentirlo fra le cosce ed un attimo dopo sui capezzoli, passare solo un istante o rimanere senza sentire alcun contatto per minuti. Vi era silenzio nella stanza e Laura sentiva accentuarsi il suo desiderio sino al parossismo, si muoveva contorcendosi, seppure fermamente legata.
Ad un tratto sentì quel corpo scorrere lentamente su di lei ma... si irrigidì. Non era Lui, sentiva ancora scorrere quella lingua ma il fisico a cui apparteneva era liscio, senza peli, seni la sfiorarono salendo, capezzoli turgidi si strusciarono sulla sua pelle sino a che il suo fiore combaciò con un suo simile.
- Non temere cagnolina Mia, sono qui al tuo fianco, lasciati andare.
Le sussurrò la voce di Bruno mentre la sua lingua si insinuava sotto l’orecchio.
Ora quattro mani la accarezzavano, la eccitavano, due lingue la percorrevano e la inebriavano. Sentì quel pube sfregarsi contro il suo, ne sentì gli umori colare e cominciò a muoversi, ad assecondare quei movimenti traendone immenso piacere, una bocca dalle labbra piene si accostò alla sua, la lingua vinse la resistenza sempre più debole dei suoi denti e li dischiuse insinuandosi come un serpente perverso. In quel bacio l’esplosione dei sensi, sentì l’orgasmo sopraffarla mentre il suo corpo si inarcava incontrollato a cercare sempre di più quel contatto mentre si tendeva sotto i legami. Giacque spossata, la testa reclinata su di un fianco, profondamente paga di ciò che le era stato offerto. Le mani di Lui le sciolsero delicatamente la benda, lasciandola scorrere dal viso mentre vi apponeva un bacio, casto, sulle guance. Dinanzi a lei la osservava, seduta sul letto con le gambe ripiegate, la bella ragazza che aveva notato cenare da sola.
- Questa è Lilia, la slave di un caro amico, stasera sarà nostra ospite e sarò felice se la considererai una tua compagna con cui fare conoscenza.
Laura rimase per un attimo in silenzio, in sé un turbinio di emozioni, si accorse di non provare vergogna per ciò che era accaduto ma esaltazione. Si era sempre domandata con curiosità, nei suoi pensieri più nascosti, cosa si potesse provare con una donna in un momento di intimità e ne aveva sempre avuto paura. Sgomento di scoprire che la cosa potesse piacerle al punto di non desiderare più un uomo e questo la terrorizzava. Non voleva rinunciare ai suoi rapporti maschili ma capiva, ora, che era un modo differente, come se fosse l’integrazione di un qualcosa, l’uno compendio dell’altro.
- Piacere -, disse, con un senso di umorismo per la situazione. Spezzò quel momento di imbarazzo con un sorriso aggiungendo:
- Ti darei volentieri la mano ma, come vedi, il Mio Signore mi ha legata.
La risata fu generale.
- Bene ragazze,andrò giù al bar a prendere qualcosa, sarò di ritorno fra poco, vi lascio un po’ sole per poter chiacchierare e fare conoscenza.
Nel dire questo Bruno si avvicinò al letto e con molta cura sciolse le corde, poi uscì.
Vi rimase volutamente circa una ora, voleva che Laura si trovasse a suo agio, si rendeva conto di quanto quella dolce fanciulla gli stesse donando, ne vedeva l’impegno e la volontà di farlo e lui le avrebbe fatto percorrere gradualmente quella strada, le avrebbe dischiuso le porte senza spalancarle di colpo, senza ferire la sua anima e la sua mente, ma l’avrebbe condotta a conoscere se stessa prendendola per mano.
Con questi pensieri ritornò alla camera e aprì la porta, lo accolse un lieve mugolare e non rimase meravigliato di trovarle l’una fra le braccia dell’altra. Lilia amava cogliere il piacere di una donna, esaltarlo e portarla a godere con lei. Si svestì lentamente, continuando ad osservarle, poi si avvicinò cominciando ad accarezzare Laura. La sentì sussultare un attimo mentre era completamente presa dalle mani e dalla lingua di lei, ma poi sentì il suo corpo fremere sotto il suo tocco.
- Tesoro - disse Bruno, - voglio farti provare una nuova esperienza, aprirti una nuova porta del piacere a te ancora sconosciuta, e la nostra amica è qui per questo.
Lilia le aprì dolcemente le cosce e affondò la lingua sul suo fiore, cogliendone il sapore afrodisiaco mentre la bocca di Lui mordeva gentilmente i capezzoli. Laura sentì le mani di lei schiuderla e cominciare ad infilarsi, sentiva quelle dita piccole e affusolate farsi sempre più strada, fermarsi, indugiare, arretrare per poi riprendere ad avanzare sempre di più. Le sentiva muoversi, esplorarla, premere e rilasciare, accarezzare il suo interno donandole sensazioni profonde.
Arrivò il dolore, le pareva di essere squarciata, ma la voce di Lui la incoraggiava ad andare avanti.
- Ora tocca a te piccola, Lilia rimarrà ferma ma tu devi spingere, devi permetterle di entrare, devi superare questo attimo, vuoi forse deludermi?
Il solo pensiero di questo le diede forza, sentì il dolore e la mano di lei che le scivolava completamente dentro, per un attimo ne ebbe paura.
Poi sentì la fitta del passaggio attenuarsi e prevalere un profondo senso di piacere. Sentiva quella mano dentro agitarsi, accarezzarla, toccare punti inesplorati che le davano un senso di pienezza e sensazioni sconosciute, ne fu sconvolta, cominciò ad agitarsi su e giù in una nebbia di piacere percepì, più che rendersi conto, che le dita di Lui le accarezzavano il piccolo fiore con fare rotatorio e lentamente si facevano strada da sotto, cominciarono lentamente a scivolare dentro, penetrarla, allargarsi.
Emise un gemito più forte, ma non era più cosciente di dove fosse, si sentiva piena, usata, annegata in una densa sensazione di estasi come immersa in un barattolo denso di miele. Intuiva più che essere cosciente di ciò che le stavano facendo, ma non desiderava che smettessero, il suo corpo tremava incontrollato fino a che non resse più e con un grido si lasciò andare spossata.
Sentì mani premurose che la accarezzavano, baci delicati di entrambi, Bruno la cinse con le braccia delicatamente, le fece appoggiare il capo sul petto e le baciò i capelli.
- Brava cucciola, sei stata veramente brava, ora riposa.
Si rifugiò in lui, mentre Lilia le si pose dietro, rimase così, abbracciata tutta la notte mentre entrambi la coccolavano, il calore dei loro corpi le dava un senso di sicurezza, di protezione e felice si addormentò.
Si svegliò che il sole era già alto, Lui, già vestito, sedeva sulla poltrona e la osservava, Lilia non vi era più.
- Buongiorno Mia Diletta.
Le disse con un sorriso.
- Lilia è ripartita presto stamani, doveva andare, ma mi ha lasciato i suoi baci per te ed il desiderio di ritrovarti, le sei piaciuta molto. Ho pensato di lasciati riposare e portarti la colazione qui.-
Così dicendo prese un vassoio dal tavolo con thermos di caffè, latte, fette biscottate, burro, marmellata, succhi di frutta e croissant, ve ne era per quattro persone. Ancora mezza assonnata e con un viso da bimba, Laura si scoprì ad avere fame, si tirò su nel letto e cominciò a mangiare.
Lui la osservava in silenzio, attentamente, pago di quella felicità infantile, sentiva di provare ormai un sentimento di profondo amore nei suoi confronti, si rendeva conto di non averle mai detto di amarla e ne era restio. Forse era una forma di paura, in fondo tutto il loro rapporto era basato su altre cose e temeva che lei non potesse corrisponderlo. Non avrebbe mai accettato di porsi in un contesto di inferiorità di fronte a lei, piuttosto l’avrebbe abbandonata. Sapeva che la sua natura di Master non poteva essere repressa neppure di fronte all’amore, la voleva come schiava e come donna, non poteva reprimere il piacere di guidarla usandola, ma la desiderava anche come compagna, si rendeva conto che era molto difficile ma lo voleva.
Pensieri simili si agitavano in lei nel fare colazione, in fondo era tutto nato per gioco, qualcosa di divertente e trasgressivo che eccitava i sensi poi, pian piano, era diventata come una droga. Sentiva il bisogno di essere presa, obbedire, essere usata da Lui che sapeva donarle piaceri sconosciuti, capiva che non ne poteva fare più a meno e che non poteva che Appartenergli, ma si accorse che era nato anche un altro sentimento, lo amava.
Questo la faceva stare male, Bruno non aveva mai parlato di amore, sempre e solo di una strada da percorrere insieme, un gioco in cui sarebbe emerso il suo lato oscuro, nulla di più, era solo una amica, o un giocattolo nelle sue mani ma di certo non avrebbe mai amato una donna che usava come un oggetto.
Ecco, era solo un oggetto nelle sue mani, un domani se ne sarebbe stancato e lo avrebbe sostituito. Pensieri amari di una donna che non poteva più fare a meno di ciò che era, ma che soffriva ormai profondamente, divisa tra una necessità ed il cuore.
E se gli avesse detto ”Ti amo”? Come l’avrebbe presa? Una slave, un oggetto che si innamorava del suo Padrone? Le avrebbe detto di certo che non la amava, che era solo un piacevole diversivo, una cosa di sua proprietà da usare come e quando gli piaceva.
Si riscosse da queste riflessioni finendo la colazione e lo guardò negli occhi a voler cogliere qualcosa, ma incontrò solo uno sguardo severo e pensieroso.
- Hai mezzora per prepararti, desidero fare una passeggiata nei boschi, sono magnifici in questa stagione.- Le disse Bruno. - Ti aspetto nella hall.
Fece presto, una veloce doccia e come vestiti una camicetta leggera ed una gonna piuttosto larga, non era l’ideale ma mise un paio di scarpe comode.
Si inoltrarono nella frescura degli alberi, lui si muoveva silenzioso, quasi sembrava non poggiare i piedi a terra come se fosse affiorato un istinto atavico, animale che camminava senza dover far rumore.
Certi momenti la guardava quasi irritato di quel suo passo che invece non era guardingo, in altri momenti le faceva segno di immobilizzarsi e continuando a muoversi da solo, le indicava animali ed uccelli che smettevano di cantare appena lei si muoveva. Sembrava lui stesso una fiera, annusava, si fermava, ricominciava a camminare.
Arrivarono presso un albero, sudati, senza una parola la spinse contro e le aprì le cosce, sentì la sua mano salire sotto la gonna, insinuarsi in lei, quasi profanandola con forza.
- Sapevo che eri bagnata, ti annusavo.
La eccitò ancora di più, poi, prendendola per i capelli, la fece inginocchiare.
- Ora ti Userò, sai cosa devi fare.
Nel dirlo le tirò la testa all’indietro guardandola negli occhi.
- Si Mio Signore.
Le sue piccole mani gli abbassarono i pantaloni e prese il suo membro, lo baciò dolcemente fino ad accoglierlo nella bocca. Ne sentiva l’odore, qualcosa di dolce e di amaro come il muschio di quel bosco, lo sentì crescere e palpitare in lei sotto la lingua, lo estrasse, se lo passò con amore sul viso e lo riprese fra le labbra. Sentì le sue contrazioni, la sua stretta nei capelli si fece più forte mentre la accompagnava tirando e spingendole la testa, si sentiva usata e ne provava infinito piacere di essere l’artefice del godimento di Lui fino a che il fiotto le riempì la bocca, scese nella gola.
Non paga, decise di continuare e lo accarezzava dolcemente con la punta della lingua per vederlo rifiorire.
- Bene, vedo che la mia cagnolina ne ha ancora voglia.
Disse Lui con voce roca, animalesca. La mise appoggiata con le mani al tronco, la fece piegare, la denudò della gonna e del perizoma e la prese con forza da dietro.
Lo sentì affondare dentro di lei con violenza, senza alcuna dolcezza, due animali fatti di puro istinto.
Sotto le sue mani percepiva la rugosità di quel tronco, lì, presa in quel modo, praticamente nuda, si sentì schiacciare fino ad abbracciare l’albero e raggiunsero l’orgasmo insieme.
Tornarono all’albergo giusto il tempo di pranzare e ripartire, il viaggio era un po’ più lungo e Bruno non voleva arrivare troppo tardi.
Quando furono sotto casa di lei, le aprì come al solito la portiera, prese la sua valigia e la accompagnò dinanzi al portone attendendo che vi entrasse, non si era mai allontanato sino a che non fosse già dentro.
Laura varcò la soglia e, abituata, aspettava che dicesse qualcosa girandosi mentre si allontanava, invece la guardò solo negli occhi, quasi un velo di tristezza nei suoi, poi alzò la mano e le sfiorò il viso, con delicatezza, con il dorso subito ritratto e senza dire una parola andò via.
Lei entrò in casa, stanca, si accorse di non aver voglia di fare nulla, si svestì solo parzialmente buttandosi letteralmente sul letto, nella luce soffusa della camera guardava il soffitto ripensando agli ultimi due giorni. Vi era qualcosa che non riusciva ad individuare, ma percepiva, una cosa di indefinito, nebuloso che sentiva sfuggirle.
Aveva vissuto esperienze intense, sconvolgenti, piacevoli, scoperto lati di sé insospettati, ai quali ora non avrebbe più voluto rinunciare. Eppure, vi era qualcosa in lei o in Lui che eludeva il suo pensiero.
Presa da questo scivolò nel sonno. Nelle settimane che seguirono Bruno le telefonò più volte, il cellulare squillava alle ore più impensate; lei, sempre con la speranza di rincontrarlo, lui, con il chiedere cosa stesse facendo, come stava, ma nessun cenno a quello che vi era stato o ad eventuali incontri.
Certe volte si domandava se ciò che aveva vissuto fosse reale, le sembrava ormai così lontano nel tempo, quasi un parto della sua fantasia, poi si riscuoteva e sentiva il profondo bisogno di rinnovare quei momenti. In certi istanti le prendeva quasi una frenesia da stare male, aveva bisogno di Lui, di essere guidata, vedere il suo sorriso, sentire la sua voce che le diceva cosa fare ordinandoglielo.
Era sera, quasi notte, quel venerdì quando sentì suonare il cellulare, per il sabato e la domenica non aveva preso impegni e, alla sola idea di affrontare quel fine settimana rimanendo sola a casa, si sentiva depressa. Il cuore le sussultò, strano, disse fra sé, dopo tanto tempo ancora mi fa questo effetto.
- Pronto?-
Nel dirlo una nota di ansia, la voce di Lui la raggiunse invece avvolgendola.
- Domani mattina alle otto, partiamo, preparati.
- Per dove?
Chiese inutilmente, ritrovandosi a parlare da sola. Bruno aveva già riattaccato.
L’eccitazione la pervase, si alzò immediatamente dal letto, sapeva che non sarebbe riuscita a dormire senza scegliere accuratamente cosa mettersi, senza preparare la valigia, scelse dei capi intimi piuttosto ridotti, sapeva che Lui li amava, poi cercò di prendere sonno, ma come una bambina prima di una gita stentò ad addormentarsi.
Al mattino fu preciso come al solito, arrivò, le prese la valigia e senza una parola partirono.
Lo scrutava in viso e lo vedeva serio, pensieroso, avrebbe voluto sapere la loro destinazione ma aveva imparato a tacere.
d un tratto lo vide esitare, strano, era la prima volta che lo faceva, poi iniziò a parlare.
- Cucciola arriveremo tardi, stiamo andando molto lontano e gradirei ti riposassi durante il viaggio, quello che ti attende, per quanto tu abbia imparato molte cose, potrebbe essere difficile o estremamente piacevole, sta a te saperne cogliere il senso giusto ma, obbedirai.
Le sue parole le crearono ansia mista nel contempo ad una sorta di eccitazione, cosa le aveva preparato il Suo Signore?
Osò azzardare con voce ed occhi bassi la domanda: - Ti prego, mi puoi dire a quale prova mi sottoporrai? Sai che farò di tutto per esserne degna.
- No.-, le rispose, il suo viso, che per un attimo era apparso dolce, si indurì. - Tutto a suo tempo, non ti è dato di sapere altro. -
Si fermarono lungo la strada per cenare ed arrivarono sul tardi all’albergo. Laura aspettava che Lui la degnasse di qualcosa, invece nulla, andarono a riposare come una qualunque coppia stanca di un lungo viaggio.
Quella notte lo desiderò come non mai, si rannicchiò contro il suo corpo nudo cercandovi tepore e protezione; poi, rigirandosi, abbracciò il cuscino mentre lacrime di desiderio ed amore solcavano le sue guance.
Al risveglio Laura lo trovò già vestito.
- Buongiorno cucciola, dormito bene?
Le chiese con un sorriso,
- Ci attende un’ottima colazione, preparati, ti voglio molto carina stamani.
Quando entrarono nella sala da pranzo Bruno si diresse con passo spedito ad un tavolo apparecchiato per quattro, le scostò la sedia per farla sedere e prese posto di fronte.
- Forse abbiamo sbagliato tavolo.
Disse lei, guardandosi attorno alla ricerca di uno preparato per due.
- Affatto mia cara, stiamo attendendo qualcuno, inizia pure a mangiare.
Lo vide con calma iniziare a fare colazione, lo spiava sott’occhi cercando di intuire e tutta presa da questo non si accorse di una coppia che si era avvicinata loro.
- Buongiorno, ben arrivati -, disse Bruno.
Laura sussultò, si girò velocemente e riconobbe Lilia, al solo vederla si sentì più tranquilla e parte della sua ansia si sciolse. La gratificò di un sorriso prontamente ricambiato mentre lei prendeva posto.
L’altra persona era un uomo, sui quarantacinque, brizzolato, asciutto, lo guardò con curiosità, non molto alto, sul metro e settanta o giù di li. Nel complesso piacente, aveva un viso aperto.
- Bene cucciola, questo è Claudio, il Signore di Lilia, ho molto parlato di te a Lui ed era curioso di conoscerti.
- Piacere -, mormorò a voce bassa Laura. Si sentiva intimorita e un po’ a disagio, ma Lilia subito le strinse la mano sotto il tavolo e la guardò negli occhi. Sentì la sua complicità, la voglia di rassicurarla quasi con affetto e le fu grata.
La conversazione fu piacevole e Claudio poneva con molto tatto qualche domanda personale pronto a ritirarsi, con estrema sensibilità, quando la vedeva imbarazzata. Sotto il tavolo un continuo cercarsi reciproco di mani tra lei e la sua amica quasi a cercare forza l’una nell’altra.
- Credo che le ragazze vogliano un po’ vedere la città.
Disse Bruno a fine colazion,e alzandosi.
Vi erano molti posti graziosi e, mentre i due uomini chiacchieravano passeggiando, loro li seguirono soffermandosi di tanto in tanto a curiosare fra le vetrine.
Nel pomeriggio, dopo riposato, Laura sentì bussare alla porta della camera.
- Preparati.
Disse Bruno.
- Voglio che tu mi faccia fare una bella figura, non deludermi cucciola.
Lei capì che era arrivato un momento speciale, per un attimo fu presa dal panic,o poi lo guardò e trovò in Lui la forza, la calma, e la fiducia che non le sarebbe accaduto nulla di male, ma che l’avrebbe guidata verso nuove esperienze.
Dopo qualche minuto, fecero il loro ingresso Claudio e Lilia che con entusiasmo la baciò sulla bocca. Quel contatto le diede una sferzata di sensualità e desiderio. Sentì le sue mani accarezzarla e si lasciò andare dimentica degli uomini. Le piccole mani della sua amica cominciarono freneticamente a spogliarla sino a lasciarla completamente nuda mentre la ricopriva di baci, sentiva il suo desiderio avvolgerla sempre di più.
La riscosse la voce di Claudio.
- Basta Lilia, desideriamo della frutta, prendila da quel cesto e inizia a sbucciarla, e che sia ben pulita.
Poi iniziò a spogliarsi lentamente e così anche Bruno che le venne vicino.
- Cagnolina ora sali sul letto, apri le cosce e rimani immobile a quattro zampe, sarai il nostro tavolino ma, guai a te se ti muovi e farai cadere qualcosa.
Così dicendo si mise seduto vicino a lei, imitato dal suo amico. Lilia si avvicinò e con dovizia le dispose sulla schiena pere tagliate a spicchi, mele, banane e altra frutta. Ne sentiva il contatto freddo, umido, per un attimo pensò che rabbrividendo le potesse scivolare qualcosa e non sapeva cosa le sarebbe accaduto, rimase immobile per sussultare un attimo dopo.
Sentì una mano prendere uno spicchio ed intingerlo nella sua femminilità, ruotarlo lentamente andando su e giù e poi estrarla.
- Davvero squisita.
Disse Bruno.
- Assume un sapore molto piacevole.
Laura si sentì improvvisamente eccitata, comprese di essere pregna di umori. Mentre altre mani proseguivano in quel banchetto, vide la sensualità di Lilia nel portare alle labbra quella frutta, nel morderla lentamente annusandola prima e si inebriò di quella scena. Sentiva di donare a tutti una parte di sé, e ne era esaltata, il piacere era un tremito a stento represso solo dalla paura di muoversi ed interrompere quel momento.
Le mani di Lui le accostarono una banana alle labbra, le dischiuse non prima di averne percepito la fragranza mista ad un odore lievemente più dolce. Il gioco si fece più complesso, davanti a lei si mise, a quattro zampe, Lilia. La sua femminilità ben aperta dinanzi al viso mentre Laura continuava a sentire le mani degli uomini intingere in lei per poi scostare i petali della sua amica e mischiarne i sapori.
Alcune volte le porgevano qualcosa e le imponevano di leccarla prima di morderla, affinché ne gustasse pienamente la miscellanea.
- Ora, cagnolina, sei pronta.
E con queste parole Bruno scivolò sotto di lei e la fece stendere, sentì la sua virilità calda penetrarla e spinse il bacino in avanti, lo desiderava.
- Vuoi negare alla tua amica la lingua?-, disse Lui, mentre Lilia si disponeva con le cosce aperte dinanzi al suo viso.
Il solo vederla così aperta, bagnata, la eccitò ancora di più e lentamente cominciò ad assaporarla.
Presa da queste sensazioni sentì poco due mani che le accarezzavano la schiena fino a che non giunsero in prossimità della sua rosellina. Delicatamente presero a giocarci sopra circolarmente con una leggera pressione sino a che non vi sentì sopra qualcosa di caldo che premeva e cercava di farsi strada. Il dolore della penetrazione misto a bruciore si stemperò in pochi attimi trasformato in un senso di profondo piacere. Claudio la stava possedendo da dietro, si rese conto della situazione, si sentiva usata, posseduta in ogni sua parte perfettamente incastrata fra loro, sollecitata ovunque mentre la sua lingua continuava a donare piacere.
L’amplesso fu sconvolgente, mai aveva provato quelle sensazioni così intense che le fecero perdere ogni controllo della realtà. Il suo corpo si sollevava sinuoso sino a ricadere, i movimenti sempre più frenetici, strinse i pugni, si irrigidì e poi giacque immobile mentre sentiva di essere riempita.
Mani dolcissime la accarezzarono, labbra morbide la baciarono mentre con infinita delicatezza le aggiustarono il cuscino, la ricopersero con un lenzuolo mentre sprofondava in un sonno ristoratore.
Si svegliò direttamente al mattino. Lui, era lì, al solito, con la sua sigaretta fra le labbra, seduto in una poltrona ad osservarla.
- Buongiorno tesoro, non ho voluto disturbarti per la cena, hai fatto un lungo sonno e credo ne avessi bisogno. Ho qui la tua colazione, fai con comodo. -, aggiunse con un sorriso.
Lei lo guardò ancora assonnata, quello che era accaduto le pareva un sogno nebuloso, ora provava vergogna, ma… si domandava, forse aveva fantasticato.
Poi la realtà prese il sopravvento, notò ancora il coltello e la cesta priva di frutta e si rese conto che era tutto avvenuto realmente.
Non aveva il coraggio di dire nulla, ciò che aveva fatto la lasciava senza parole eppure, ancora di più, era sconvolta per averne tratto piacere, aver goduto di essere stata posseduta contemporaneamente, di essere stata usata come un giocattolo nelle Loro mani.
Bruno osservava attentamente quella donna, i suoi tratti, quelle piccole mani che portavano il cibo alla bocca con una delicatezza che lo incantava, le labbra che sprizzavano sensualità.
Aveva un qualcosa di speciale, persino la sua voce lo affascinava. Una volta si era detto che avrebbe potuto leggere un elenco telefonico e tenerlo avvinto, era come una carezza sulla pelle quando si rivolgeva a lui.
Si riscosse da questi pensieri, lei era una schiava, una schiava e basta, disse a se stesso, un qualcosa di molto piacevole e nulla di più.
Si alzò e con un tono più duro di quanto potesse volere. Le disse:
- Quando avrai finito preparati, ripartiamo.
Lei rimase sorpresa dalla sua voce ed in silenzio annuì, provava quasi una mortificazione cercando di capire cosa avesse suscitato quella reazione nel suo tono, non riteneva di essersi comportata male.
Fece come le era stato detto e presto furono sulla via del ritorno. Giunsero a sera, al solito Lui le aprì la portiera e la accompagnò al portone portandole la valigia. Lei entrò aspettandosi il solito saluto ma stavolta lo vide indugiare.
- Posso salire? Gradirei che mi offrissi qualcosa.
Laura rimase letteralmente a bocca aperta, non era mai accaduta una cosa simile e quasi balbettò indietreggiando per farlo entrare.
- Certo, sali pure.
Aprì la porta di casa facendo strada, e lo fece accomodare sulla poltrona.
- Cosa posso offrirti?
- Un cognac, grazie.
La mente di lei cercava di capire, era la prima volta che lo vedeva bere qualcosa di alcolico, tutta questa situazione aveva qualcosa di strano e lei cercava di capire freneticamente cosa accadeva. Lo vide accavallare le gambe mentre annusava la fragranza che emanava il liquido ambrato per poi sorseggiarlo lentamente.
- Laura -, disse Lui con un sospiro quasi a trovare la forza di parlare. - Mesi fa ricorderai, ti ho proposto di aprire una “porta”, di seguirmi mentre ti avrei condotto per mano e tu lo hai fatto, sei stata una ottima allieva. Ora sei completa, hai conosciuto il tuo lato oscuro, ne sei consapevole e sciolta da ogni legame con me, puoi decidere della tua vita. Io scomparirò e non mi vedrai più. -
Queste parole la gelarono, sembravano rimbombarle nella testa. No, come poteva dire questo, come poteva abbandonarla, lei… lei era Sua, gli Apparteneva e lo Amava anche se non lo aveva mai detto.
Un tremito le percorse il corpo, lacrime solcarono le sue guance mentre si precipitò ai suoi piedi abbracciando le sue gambe, il capo chino su di loro mentre era scossa dai singhiozzi.
- Mio Signore, non abbandonare la tua schiava, ti amo. Forse che il Mio Signore desidera una altra schiava? Sa che non potrei impedirlo, anche se ne soffrirò, ma tenga sempre la sua cucciola con sé. -
Bruno le accarezzò i capelli, mentre i suoi occhi erano pieni di dolcezza, sospirò ancora. Come dirle che si era innamorato di quella piccola cagnolina? Che aveva preso sempre di più il suo cuore?
Ne aveva paura, non era questo che avrebbe voluto all’inizio ed ora sapere che anche lei lo amava lo lasciava scosso.
No, non poteva lasciarla, l’avrebbe rimpianta per tutta la vita.
Le sollevò il mento delicatamente, mentre i suoi occhi di cerbiatta attendevano speranzosi.
Si chinò su di lei e la baciò con un bacio d’amore che non aveva nulla del possesso.