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Frammenti
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Titolo:
Frammenti |
Autore:
Antigone |
Contatto:
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Racconto
n° 1940 |
Altri
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Era Dicembre. Il mare stava lì a dividere e ad unire. La luna sembrava l’unica spettatrice di quella impareggiabile meraviglia. Io guardavo oltre e aspettavo. Aspettavo te. Ricordi? Avevo messo la gonna. Tu avresti capito. Come sempre. Hai sorriso, con quel tuo modo incalzante di sottendere le cose che non avevano bisogno di essere rimarcate a parole tra noi, prima ancora di entrare, facevi le scale a due a tre gradini, come se non ci fosse tempo di aspettare, di rimandare ancora, di temporeggiare. Per riempire quella distanza tra te e me. Eri bello, lo sei sempre stato. Lo sapevi. Abbiamo fatto l’amore come se avessimo smesso solo il giorno prima, eppure erano più di sei anni. La verità era che non avevamo smesso mai. Erano mesi che cercavo di resistere, ma non a te, lo sai bene, sapevo che, varcata quella soglia, mi si sarebbe aperto l’abisso. E non ho mai smesso di desiderarti. Te. Te solo. Come ora, che scrivo a distanza di anni e abbraccio uomini estranei al mio cuore. In quella stanza piena di oggetti non miei, su quel vecchio divano e con la luna a testimoniare che fu, che accadde, io sotto te ridiventai me, nuova. E mentre su quel bracciolo facevi godere la mia mente non meno del mio corpo, ecco che quelle tre parole m’incatenarono. Lì fui vinta. Tu riapristi senza grazia alcuna, quel varco che io non trovavo perché non volevo, che era mio e che avevo rivestito di nulla per non sentire. I fiori che sbocciarono allora continuano insolenti a profumare ed io mai gli apro, sono lì e sono miei. Miei di diritto. Si mostrano a forza talvolta, io non ho ancora la forza. “Io ti amo” dicesti. Credo sia stata l’unica volta in cui quel sentimento fu lì, in me, in te e nello spazio tra noi. Insieme. Quel ricordo, vivido come presente, lo tengo stretto e lo abbraccio nelle notti buie. Quella notte fu il mio battesimo di donna. Ogni tanto passo sotto quella casa, la guardo con l’aria di chi vi ha lasciato un segreto. Spero sempre che chi vi dimori possa avere un briciolo di quella bellezza di cui ho goduto. Mi piacerebbe comprarla quella casa. Magari non per viverci, solo per annodare talvolta i fili dei ricordi. E berci un caffè. Fumarci una sigaretta. E guardare il mare. Chiudere gli occhi e ritrovare l’alba. “Bentornata Lulù” così hai suggellato a carne viva su me. Tu ignori che quel marchio mi tiene in vita. Lo hai impresso con la stessa leggerezza con cui si segna la ceralacca. Per sempre.
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