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Habiba e il venditore di rose
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Titolo:
Habiba e il venditore di rose |
Autore:
Habiba |
Contatto:
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Racconto
n° 1943 |
Altri
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Eh sì! L'esperienza sull'orlo del precipizio di Fiesole con il ruggente Marcel mi aveva dato allegria e vitalità, ma devo confessare che la sensualità fin troppo "aperta e scoperta" di quello splendido ragazzo non fa per me: preferisco gli sguardi fugaci, i corpi intriganti che riservano inaspettate sorprese dei miei compaesani mediorientali: adoro quel misto di protezione e sottomissione che ti danno, quelle ardenti richieste senza pronunciare una parola, ma è bello divagare proprio per tornare indietro! Così pensavo, la mano pigramente appoggiata sul mio sesso morbido e scuro, una "rosa nera" si dice in India, svogliatamente intenta a tenere vivo il desiderio di una nuova avventura. Pochi giorni dopo che incrociavo lo sguardo con gli occhi ardenti dei giovani indiani della mia città, vengo cautamente avvicinata, mentre sono al ristorante con un'amica italiana, da un venditore di rose. E' un attimo, ma quel che basta per capire che ci piacciamo e che ci siamo subito "scelti". In questa occasione, confesso che non porto il chador e sono vestita all'occidentale, credo che il timido fioraio non avrebbe osato altrettanta audacia di fronte a una sua correligionaria...ma il bello sta proprio nella sorpresa! Quando usciamo trovo che sta aspettando noncurante fuori dalla porta, la mia amica ridacchia e mi saluta velocemente, capendo bene che la mia serata avrà degli sviluppi e infatti lui mi ripropone una rosa rossa rossa, io la prendo fra le mani e mi sfioro le labbra con essa, ma la riporgo prudentemente al venditore. - "Come ti chiami?" mi chiede in un italiano stentato. - "Habiba" rispondo e lui resta sorpreso. - "Non sei italiana vero?" - "Eh no, e tu? Come ti chiami?" - "Io sono Salman e vengo dallo Sri Lanka" Mmhhh che bella storia! Già mi immagino le linee snelle e intriganti del suo corpo color caffè, mi immagino a passare le mani fra quei capelli neri e lucidi. - "Io sono dello Yemen, parli un pò di arabo tu?" - "Sì, qualcosa" e finalmente passiamo alla mia lingua, che con i suoi suoni aspirati è la più sexy del mondo alle mie orecchie. Salman bacia la rosa anche lui e mi dice: - "Non c'è nessuno a casa mia stasera, i miei coinquilini sono a un compleanno... ti va, Habiba di... " e non finisce la frase, ci stiamo già guardando abbastanza da scaldare l'aria intorno a noi, i suoi occhi neri come il carbone e tagliati in modo obliquo mi stanno già penetrando la carne. - "Sì Salman, sì" sussurro avvicinando il volto alla sua guancia annerita da una corta barba lucidissima. Camminiamo in silenzio per le strade di Firenze, fino a raggiungere il suo portone in un vecchio palazzo. Il suo appartamento è al quinto piano, Salman mi precede nella scalinata e io aspiro il profumo di cannella che ha addosso. Il suo appartamento è modesto ma è talmente intriso di odore d'incenso che sono subito stordita e inebriata. Salman e io beviamo un ottimo thè alla menta e iniziamo a parlare: scopro che studia farmacia e mi sorprendo della perfezione della sua pronuncia araba, finchè non mi confessa di aver passato due anni nel Bahrein. Credo di essere in un sogno! Voglio passare all'azione, ma devo frenare la mia voglia e assaporare il tutto con calma! Salman mi sfiora una guancia, per sondare la situazione, io piego il volto ad accogliere la carezza e in un attimo siamo stesi sul suo letto e mi accorgo che lui mi sta sbottonando la camicetta e senza togliermi il reggiseno, che stavolta ho indossato, prende i miei seni a piene mani e mi ricopre il petto di baci, inizio a sospirare cercando spasmodicamente fra le sue gambe. Lui si inginocchia sopra di me aprendo i pataloni e sfilandoli velocemente: appoggio le mani sul suo ventre morbido ombreggiato di peluria scura e scivolo dentro gli slip afferrando il suo sesso fremente fra le mani, è caldo ed eccitato e io sento già il fuoco percorrere il mio corpo. Sospiro e Salman si piega sopra di me sfiorando tutto il mio corpo col pene duro e bruciante, si sofferma sui miei seni, carezzando i capezzoli con la cappella che sembra esplodere, mentre con le mani non smette di passare e ripassare fra i miei capelli, mi sento completamente in balia del piacere e voglio sentirlo dentro. Mentre lo carezzo con le mani inumidite di saliva Salman mi sussurra di girarmi e mi piega in ginocchio davanti a lui, con le mani dischiude le mie cosce e si fa strada col pene a cercare la fica, ormai pulsante e bagnata. Improvvisamente sento che mi sta penetrando, ricoprendomi la schiena col suo corpo morbido e caldo, lentamente inizia a entrare e uscire, sfoderando il pene completamente per rientrare di colpo dentro. Credo di esplodere dal godimento, ma è appena cominciata: infatti a un tratto sento che le sue mani iniziano una a stringere il clitoride e a percorrerlo su e giù velocemente e l'altra a carezzare a palmo aperto le punte dei seni ondeggianti sotto di me, tirando i capezzoli delicatamente, ma in un modo tale che non riesco più a resistere. - "Habiba... voglio venire adesso, sei pronta?" mi chiede ma io non riesco a pronunciare una parola, tanto che sto gemendo di piacere. Al mio silenzio ansante Salman inizia a sbattere forte dentro di me, tenendomi ferma con le braccia, sento il suo respiro alterato nelle orecchie e parole di piacere che non capisco finchè non mi sento quasi dividere in due dalle sue poderose spinte che mi sottomettono completamente, basta poco e l'orgasmo è così intenso per entrambi che credo di svenire! Salman mi cade sopra, ricoprendomi quasi a soffocarmi, sento la sua lingua nelle orecchie, la piega sensuale delle sue labbra mi risveglia. Mi sembra quasi di essere di nuovo dietro le tende della mia casa in Yemen fra le mani di... - "Habiba, Habiba vuol dire amore" dice lui "Voglio vederti ancora, ancora, ancora!" - "Oh sì, verrò ancora da te, Salman!" Sospiro, sotto il suo dolce peso, mentre gli occhi mi si chiudono nel più bello e dolce dei sonni.
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