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L'iniziazione di Habiba
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Titolo:
L'iniziazione di Habiba |
Autore:
Habiba |
Contatto:
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Racconto
n° 1949 |
Altri
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Aroma d’incenso, thè alla menta, quanti ricordi ha risvegliato in me la storia con Salman! Mi basta chiudere gli occhi per essere in un baleno avvolta dalla sabbia del mio Yemen, dalle aspre montagne pietrose, che suggeriscono ritiri mistici e dialoghi divini…eppure laggiù diversi anni fa è iniziato tutto! Forse, se non fosse andata così allora, adesso sarei avvolta in uno stretto burqa, e non per civetteria, ma per costrizione e non avrei girato il mondo a mio piacimento! Il benessere della mia famiglia mi ha indubbiamente salvato, ma devo molto alla decisione di mio cugino di mandarmi in Italia a studiare all’Università e aiutarmi ad affermarmi ed emanciparmi, grazie a lui, grazie, grazie! Ricordo la sua età, allora mi pareva troppo anziano e solo per questo non l’ho sposato, io ero appena quindicenne e lui aveva quasi quarant’anni, qualche filo bianco fra i capelli e un po’ di pancia, va bene, ma portava la tunica e il pugnale alla cintura e io lo adoravo alla follia. Mi ha insegnato la nostra cultura, mi ha letto il Corano, mi ha aperto la mente, mi ha fatto viaggiare con la fantasia e mi ha, sì lui, mi ha deliziato con i primi piaceri del corpo. Allora la mia stanza era all’ultimo piano di un sontuoso palazzo di Sana’a, le pareti erano traforate per far passare il vento e dipinte di bianco per alleviare la calura. Dal mio terrazzo si vedeva il deserto per chilometri e chilometri e nessuno osava disturbare le visite che mio cugino Faruq mi faceva. Habiba e Faruq erano i parenti che più si amavano…ahimè divisi da troppi anni! Faruq entrava nella mia stanza sempre sorridente e dolcissimo, mi portava libri e dolcetti e io lo baciavo sul viso, sui folti baffi neri, sulla bocca olivastra e carnosa, sul petto villoso, sui sandali di pelle color ambra! Mio cugino Faruq! Ah, Faruq! Lui abbassava il mio chador e mi lisciava la chioma già splendida e seducente, mi intrecciava le ciocche e quella volta guidò per la prima volta le mia mani ancora piccole e innocenti sotto le pieghe della sua tunica: mi parve di essere una Uri del Paradiso sentendo quel calore fremente crescere fra le dita. - “Piccola Habiba, dolcissime manine mie, ora ti spiegherò la cosa più importante per una donna, l’esperienza che deve avere per dare e ricevere piacere, la cosa che tiene in piedi un matrimonio, che allontana ogni rivale, che mantiene il corpo sano e forte fino a tarda età” Le sue mani robuste e opacizzate dal vento sabbioso si scioglievano i lacci della grossa cintura e appoggiavano il pugnale sul piccolo comodino di legno nero. Lentamente si spogliò, carezzandosi il pene grosso e incorniciato di folta peluria nera con cui iniziai spontaneamente a giocare, lo vedevo crescere sotto i miei occhi scintillanti di curiosità e innocentemente disinibiti. - “Faruq, cosa devo fare ora?” - “Prendilo fra le mani e continua a carezzarmi, piano piano e forte forte, puoi anche baciarlo, piccola mia, anzi, devi baciarlo più che puoi!” Eccitata da questo splendido gioco iniziai a leccare la punta del suo pene, mi sentivo la regina del mondo: il cugino Faruq si spogliava davanti a me e mi implorava di fare qualcosa per lui, continuai come ipnotizzata a scorrere la lingua morbida e carica di saliva lungo l’asta che diventava sempre più alta e tesa, grosse vene pulsanti si disegnavano e si gonfiavano. - “Mettilo tutto in bocca, ora! Brava così, così” Supplicava lui di continuare e io, seduta sul bordo del letto sentivo qualcosa di splendido e meraviglioso scaldarsi fra le cosce, la fichetta strettissima iniziava a pulsare e più la tiravo per farla smettere, più quella batteva forte e colava un liquido strano sulla seta della mia tunica, una fiamma si irradiava verso la pancia e i seni ancora piccoli ma durissimi diventarono sensibili anche alla stoffa della tunica. Succhiavo il pene di Faruq già da lungo tempo e lui era abbastanza abile da ritrarsi al momento giusto, fermandomi dolcemente con la mano sulla fronte per allontanare la bocca ed evitare di spruzzarmi nella bocca. Ma più scorrevo le labbra spalancate su di lui, mi sembrava di soffocare, più sentivo il mio corpo svegliarsi e implorare: - “Mi sento bruciare, Faruq, mi brucia anche lì!” - “Va bene, piccolo amore, va bene così, ora ti spoglio piano piano così ti rinfreschi…!” Mentre si staccava delicatamente dalla mia bocca, le gocce di sperma premature scendevano lungo l’asta del pene e lui le asciugava con le dita, portandomele al volto e io le succhiavo ancora con avidità, come fossero stati dolcetti di sesamo grondanti di miele. Faruq mi spinse lungo il letto sollevando la tunica, i suoi occhi brillavano lucidissimi, capii solo allora cosa significava il desiderio ardente che ho visto spesso dopo: con la punta della lingua mi percorse ovunque divaricando con mano decisa le gambe snelle, le cosce ferme, la linea del pube fino a raggiungere la punta del clitoride sporgente e bagnata, quando sentì l’umido freddo della sua lingua credetti di svenire e di colpo allargai le gambe fino a offrirmi completamente alla sua vista, ma lui continuò a leccarmi fino a raggiungere i capezzoli svettanti e duri, strinse i seni immaturi alla base con le mani, tendendo così le punte e mordendole piano. Iniziai a urlare un piacere mai provato, la stanza mi girva attorno e chiedevo al mio caro cugino di continuare, continuare, mentre lui con una mano raggiungeva la fessura della fichetta, penetrando piano con le dita e preparandomi al suo ingresso. Il peso del suo corpo sopra di me, mi tolse il respiro, credetti di soffocare ma lui mi prese le gambe sotto le ginocchia portandole in alto e scivolò il pene bagnato e durissimo fra le labbra sopra il clitoride, iniziando a stimolarmi senza entrare. Ora so che doveva essere sicuro che fossi perfettamente pronta per accoglierlo, non voleva farmi soffrire. Lo sentivo scorrere su e giù sopra il clitoride che pulsava paurosamente: - “Non tirare piccola Habiba, non tirare, lasciati andare, lasciati andare” Sospirava e per ammorbidire il mio corpo mi copriva la bocca con la sua, infilando tutta la lingua fin quasi nella mia gola, soffocando i miei gemiti incontrollati e contemporaneamente senza mai smettere di tenere ben stretti i miei piccoli capezzoli fra le sue dita un po’ ruvide: sentivo un brivido che era ormai quasi dolore ma lui non lasciava la presa, anzi stringeva sempre di più e aumentava sempre di più la velocità con cui scivolava sul clitoride, finchè ormai non sentivo distintamente il rumore del mio liquido schioccare contro il suo pene. Appoggiò il volto contro il mio e mi sussurrò: - “Adesso entro dentro, stai tranquilla, sarà bellissimo!” Non feci a tempo a replicare che sentii la cappella già entrare e spingere, mi sembrava enorme e durissima, un bastone che impietoso mi sfondava, ma ero così bagnata che Faruq non esitò un attimo, spinse più che poteva strizzandomi violentemente i seni fra le grosse mani mentre io inarcavo e tendevo la schiena verso il suo corpo, completamente in balia della sua forza. Un colpo secco e fu dentro! Mi parve una bomba in pieno petto e urlai dal profondo della gola nelle sue orecchie mentre lui cominciava a spingere senza smettere, entrava e usciva forzando la mia strettezza e ogni colpo era più forte del primo e la sua bocca mordeva forte i miei seni lasciandovi il segno; io lo stringevo fermamente sopra la schiena, graffiandolo a sangue per ricambiare i segni che mi lasciava intorno ai capezzoli ormai gonfiati, furono più di cento spinte e io iniziavo a muovermi con lui e seguire il suo movimento, finchè non provai uno stordimento che si chiama orgasmo, un tremito incontrollabile mi scosse: morsi anche io il suo petto e il collo urlando, mentre lui sorrideva e spingeva a più non posso. Un attimo, ma solo un attimo sfilò veloce il pene che mi parve grandissimo allora e aiutandosi con le mani spruzzò sul mio seno segnato dai graffi e dai morsi un caldissimo e lunghissimo fiotto di sperma ribollente: uno, due tre spruzzi mi raggiunsero il seno, la bocca, il viso, sentii il salato apore di quel latte opalino mentre il cugino Faruq sbatteva i fianchi incontrollatamente gemendo di piacere e stringendo forte la base del pene come se si strappasse fino all’ultima goccia di godimento. Dopo mi guardò con una dolcezza infinita e con una complicità profondissima: - “Mi hai morso e mi hai graffiato piccola belva! Ora sono tuo per sempre, non credevo che alla prima volta tu saresti stata capace di tanto!” Io ero ammutolita, la testa mi girava e undolore fortissimo mi spaccava dentro, ma ero certa che Faruq mi aveva cambiato per sempre la vita. - “Vorrei sposarti Habiba, vorrei tanto, ma tuo padre non me lo permetterà mai, sono troppo vecchio per te!” - “Ma io ti amo tanto, cugino!” dissi io ingenuamente e continuai: “Hai lasciato il tuo segno su di me! E poi credo che sarò in cinta fra poco!” - “Se quel liquido che ti ricopre fosse stato dentro di te, sì, ma così no, anzi, piccolo e grande fiore, tu avrai un destino diverso, sarai libera come il vento che trasporta la nostra sabbia, se non posso averti io, sarai tu a scegliere chi vorrai!” Pochi anni dopo finii di studiare, non ho mai visto più il cugino Faruq, ma so che è grazie a lui che mi è stato permesso di studiare in Europa e di cambiare il mio destino. Quando ci penso sento ancora il suo acre sapore sul mio corpo e volo nel vento del deserto insieme a lui.
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