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Vi piace il mio nuovo pigiama?
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Titolo: Vi piace il mio nuovo pigiama?
Autore: Emma
Contatto:
Racconto n° 1953
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Per la prima metà di agosto, abbiamo affittato un bungalow in Croazia. Bello, proprio sul mare. In un posto incantevole. Un bungalow a quattro posti… peccato che ci sia un fatto che non avevamo previsto: i quattro posti sono tutti in un’unica stanza!
Sì, perché all’interno, a parte il bagno, il bungalow è tutto un unico locale. Appena dentro, il soggiorno, con anche una specie di piccola cucina, e, in fondo, oltre un gradino, la zona notte, con due letti matrimoniali messi uno a fianco dell’altro, ad un metro di distanza.
Questo chiaramente scombussola tutti i nostri programmi. Non contavamo di usare il letto solo per dormirci, anzi, contavamo di farci soprattutto altro. Quell’altro che in vacanza si ha più tempo e più voglia di fare. Ma così, coi due letti vicini, come si fa? Questi sono letti fatti solo per dormire! Cambiare bungalow non si può, e comunque ci spiegano che sono tutti così. Anche quelli per sei ospiti sono così, con un’unica grande camera e tre letti accostati. Trovare posto in qualche albergo della zona? Si potrebbe, ma non possiamo permettercelo: dovremmo rinunciare al sostanzioso acconto già versato.
E poi il posto, per il resto, è bellissimo. In qualche modo ci arrangeremo!
Disfiamo i bagagli, sistemiamo le nostre cose, ci mettiamo in costume (cambiandoci a turno, in bagno) e andiamo in spiaggia a goderci almeno le ultime ore di sole della giornata.
Tutta gente giovane, soprattutto nordici. Tutti tranquilli, allegri e rilassati. Di bambini in giro neanche l’ombra. Così come neanche l’ombra di gente anziana. La spiaggia è spaziosissima e abbraccia tutta l’insenatura. Di spazio ce n’è fin che si vuole. Camminando verso una delle estremità della baia, incontriamo sempre più gente senza costume, che si prende l’abbronzatura integrale, così come avevamo letto sul depliant.
Raggiungiamo un posto tranquillo, stendiamo i teli ed anche noi ci togliamo i costumi. Dopo mesi di nebbie, di freddo, di vestiti incollati addosso, è quello che ci vuole.

Anche senza nulla a coprirci, chiacchierando del più e del meno, finiamo però col rimestare sempre su quella strana situazione del nostro bungalow e dei due letti affiancati.
Bisogna trovare una soluzione.

- Tendiamo uno spago e ci stendiamo un lenzuolo.
- Spostiamo un mobile in mezzo, tra i due letti, magari un armadio.
- Facciamo a turno.
- Spegniamo la luce.

Ma sì. Qualche soluzione la troveremo. Per ora è inutile rovinarci la vita. Godiamoci il mare bellissimo e la sensazione incantevole del sole che scalda dove di solito non batte mai.

Soprattutto Antonio mi fa arrabbiare. Sembra che non gliene freghi niente del problema e si diverte a prendermi in giro per tutte le soluzioni che trovo. Anche Federica a Michele sembrano non prendersi troppo a cuore il guaio: sanno solo dire che poi, questa sera, si vedrà e che una soluzione la troveremo.

Cala il sole, si rientra e si va a mangiare qualcosa al ristorantino del villaggio. Si fa tardi all’aperto, a sentire l’orchestrina che suona. Si fanno quattro salti. Poi la gente poco alla volta sciama via ed anche per noi è l’ora di andarcene a dormire.

Ed eccoci di nuovo di fronte al nostro assillo. Spostare un mobile? Non se ne parla neanche: l’armadio è a muro e, oltre a quello, l’unico mobile grosso è il tavolo, ma non ci starebbe, e comunque, anche mettendolo coricato su un fianco, non separerebbe abbastanza.
Tendere uno spago e metterci un lenzuolo? Ma non abbiamo lo spago, non ci sono appigli a cui fissarlo e neppure abbiamo chiodi e martello.
Spegnere la luce e confidare sul buio? Sarebbe una soluzione ben misera. Tanto più che il vialetto oltre la grande veranda è illuminato a giorno e, anche a luce spenta, con solo la luce che entra da fuori, si vede tutto.

-Voi continuate a pensarci, che intanto io vado a farmi una doccia – dice Antonio, e sparisce in bagno.
Scrosci d’acqua, rumorini vari e ricompare tutto lindo, a torso nudo e con solo la metà sotto del suo pigiama nero. E meno male che qualche pigiama ce lo siamo portato: a dir la verità, prevedevamo proprio di farne a meno del tutto per l’intera vacanza.

Vai tu? Vado io? Va lui?
Finisce che tocca a me. Mi metto anch’io a cercare nel borsone qualcosa da mettermi addosso, indecisa tra il pigiamino azzurrino e quello rosa, ma poi vedo abbandonata sul letto la parte sopra del pigiama di Antonio e decido che può andare bene anche solo quella.
-Tu non lo usi, vero?
-No, no, usalo pure.
Mi lavo e anch’io me ne ritorno tra gli altri. Sono contenta di essermi decisa per il mezzo pigiama di Antonio. Mi arriva quasi a mezza coscia, abbastanza corto per farmi sentire libera e con le gambe al vento, ma abbastanza ampio e lungo per coprirmi a sufficienza e non crearmi problemi di pudore.

Ora va Michele a lavarsi, ma Federica, invece di aspettare il proprio turno, si fionda decisa anche lei in bagno:
- Aspettami, vengo anch’io, così facciamo prima.

Antonio ed io, da buoni moralisti, la troviamo un’idea per lo meno un po’ avventata, ma Federica sappiamo che è tutta matta e non c’è che prenderla così com’è ed accettare anche le sue stranezze.
Restiamo soli. Antonio si è già stravaccato a letto e mi fa cenno di raggiungerlo. Mi corico anch’io sotto le lenzuola, al suo fianco, ma stando attenta a non avvicinarmi troppo, prima che gli vengano delle idee strane.
Dal bagno, rumore di acqua che scorre, ed anche parlottio. E, nel parlottio, anche urletti e risatine di Federica.
Certo che quei due sotto la doccia non si limitano ad insaponarsi la schiena, o, se si stanno solo insaponando a vicenda la schiena, Michele gliela sta insaponando molto bene. Chissà che non abbiano pensato di risolvere così il problema del dove fare l’amore e non lo stiano proprio facendo lì, sotto il getto della doccia. D’altra parte, non sarebbe un’idea malvagia. Un mucchio di volte anche Antonio ed io ci siamo fatti le coccole sotto la doccia e qualche volta lo abbiamo fatto proprio interamente lì.
Le cose vanno per le lunghe. Mi sa che ci ho proprio azzeccato. Anche Antonio comincia a sospettare quello che sospetto io e, visto che le cose vanno per le lunghe e noi siamo soli, gattona dalla mia parte, mi accarezza le gambe e inizia a baciarmi.
Protesto, che quei due potrebbero comparire da un attimo all’altro, ma lui mi tranquillizza. Fin che si sente l’acqua scorrere, abbiamo tempo, e poi dovranno anche asciugarsi e vestirsi prima di ricomparire.
Mi bacia ancora e avvia con la mano le esplorazioni dentro le mie mutande. Mi eccito, ma non voglio eccitarmi. Avrei dovuto infilarmi anche i pantaloni di uno dei miei pigiami. Così, con addosso solo la parte sopra e le gambe scoperte, Antonio ha gioco troppo facile ad infilare le mani dove vuole.
Ma l’acqua intanto continua a scrosciare e un certo margine di tempo per ricomporci ce l’abbiamo. Antonio ne approfitta per prendere una mia mano ed infilarla dentro i suoi pantaloni. Strabilio nell’accorgermi che le mutande lui non se le è mica proprio messe. E’ già eccitato alla grande. Maledico ancora una volta questa strana sistemazione promiscua che ci impedisce di fare quel che ora sarebbe proprio il caso di fare.
- Ma non potevamo sceglierci un normale albergo con delle normali camere!?

Per un po’ lo scroscio continua, e noi ne approfittiamo per concederci ancora qualche coccola. Poi chiudono l’acqua e di colpo tolgo la mano, mi stacco da Antonio e mi rannicchio tutta il più possibile lontana da lui.
Passa un mucchio di tempo però. Stanno evidentemente asciugandosi e si sente il chiacchiericcio oltre la porta. Federica deve essere ancora molto su di giri, perché ogni tanto la si sente ridere e anche fare dei versi. Che stiano ancora… ?! Ma no. Sembra piuttosto che si stiano facendo degli scherzi, o il solletico.

Dopo un tempo troppo più lungo del dovuto, la porta finalmente si apre, ma quasi mi viene un colpo.
Federica entra decisa in camera, ma è nuda, completamente nuda! Aggira il suo letto, cammina davanti al nostro, fa il verso ad un’indossatrice che sfili. Fa anche un’elegante giravolta per farsi vedere il sedere e, ridendo come una matta, ci chiede:
-Vi piace il mio nuovo pigiama? Non lo trovate molto trasparente e sexy.
-Arioso, più che altro – replica Antonio, che ha gli occhi fuori dalle orbite, ma non ha perso il senso della battuta scherzosa.
-Molto arioso: non tiene caldo per niente – ribatte Federica, ridendo come una matta e continuando ad esibirsi davanti a noi, piroettando e camminando su e giù con passi esagerati da modella che sfila su una passerella di moda.
-E quello di Michele è ancora più sexy!
Corre alla porta del bagno, lo prende per mano e trascina fuori anche lui. Anche lui è come lo ha fatto mamma, ma in più è eccitato di almeno tutta una spanna. Anche lui ride come un matto, sfila e piroetta.
Resto a bocca aperta. Incapace di fare, di dire e di pensare alcunché. E loro, imperterriti e ridacchianti, sfilano e risfilano di nuovo, tenendosi per mano e poi anche abbracciati in vita. Allegri come di più non si potrebbe e ben contenti di farsi guardare.

Vi è piaciuta la sfilata? – Chiede Antonio, e ne approfitta per abbracciare Federica e baciarla sui capelli. Ma lei non si accontenta di quel solo bacio. Alza il viso verso di lui e lo bacia sulla bocca: un lungo sensualissimo bacio che non finisce mai. Un bacio così innocentemente impudico, nella loro eccitata nudità, che è impossibile staccare gli occhi da loro, che è impossibile non ammirarli per la loro faccia tosta.

- Voi fate quel che vi pare – dice infine Antonio – ma noi adesso abbiamo una cosa urgente da fare. Si corica di traverso sul lettone, trascina con sé Federica, la bacia ancora in orizzontale, e, con lei che ride sempre come una matta, si rotola con lei, le sale sopra, le allarga le cosce, la infilza e inizia pienamente corrisposto a fare l’amore.
Vanno avanti spediti. Giràti in là, ridendo e facendo versi, e soprattutto ignorandoci completamente. Ci hanno abolito. E’ come se fossero completamente soli.
Impossibile staccare gli occhi da loro. Impensabile anche spegnere la luce. Li osserviamo, con l’eccitazione che cresce e sempre più affascinati da quel loro ridente e del tutto impudico compenetrarsi. Sempre più strabiliati per la loro monumentale faccia tosta.
Li osserviamo stregati. Poi Antonio mi si accosta, mi bacia, ricomincia sotto le lenzuola le esplorazioni con la mano tra le mie cosce. Sono troppo ammaliata da quello che vedo per avere qualunque reazione di difesa: lo lascio fare. Tanto più che i nostri amici sono girati di là e non si sognano neppure di badare a quello che facciamo noi.
Lascio che mi abbassi le mutande, che me le tolga, che mi salga sopra, che mi penetri. Solo mi scosto un po’ di traverso col viso per non perdermi lo spettacolo dei due del letto a fianco.
Anche Antonio non li perde di vista. Loro accelerano, e acceleriamo anche noi; loro ridono e, poco alla volta, iniziamo a ridere anche noi. Fanno versi esagerati, ed anche noi, dopo un po’, entrati nella parte, esageriamo.
Finiamo quando finiscono loro e non c’è imbarazzo, poi. Non importa se le lenzuola sono scivolate via e mi si vede tutto. Anche di loro si vede tutto. Stranamente mi rendo conto che non c’è niente di cui vergognarsi: solo il nostro fiatone che poco per volta si normalizza, solo il sudore sui nostri corpi, che poco alla volta si asciuga, solo le contrazioni nella pancia che via via si placano.

Non c’è neppure quasi nulla da dire. Tacciamo tutti e quattro e ci sorridiamo soddisfatti.

Questo dei due letti accostati, in fin dei conti, non era poi un problema così drammatico. Come lo hanno risolto tutti in quel villaggio, così non ci abbiamo messo molto a risolverlo anche noi.