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Il mouse di Piazzolla
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Titolo:
Il mouse di Piazzolla |
Autore:
Daniela Valenzi |
Contatto:
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Racconto
n° 1966 |
Altri
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Col tango puoi lasciarti andare come se fossi da sola avendo la fortuna di avere accanto a te un altro respiro: puoi concederti di perderti. Mai ascoltarlo da sola. Mai.
Lo stomaco in fiamme, i suoi occhi son persi, le mani nodose. Stringe due dita e le porta alle labbra tirando via un filo bronzeo di tabacco. La scia della sua mano fa cerchi di fumo, per un attimo il monitor si annebbia. Fissa il battere lento del cursore. Fa un tiro, la luce rossa e calda della sua lampada allunga le ombre degli oggetti sulla scrivania. "Onda nueve", Astor Piazzolla, prende il sopravvento su tutto. Riempie la stanza, rimbalza sui muri e le si pianta nel cuore. Cerca di ricordare antiche carezze, profumi e sudori di passione. Le note scorrono causandole brividi sulla pelle, la rimandano allo sfiorare di una barba d'uomo amato. E odiato. Il the è tiepido, speziato, ne manda giù grandi sorsate, con rabbia. Il tango è lui, pensa. Basterebbe allungare la mano verso lo stereo, spegnerlo. Fine della tortura. Vorrebbe smetterla di inseguire le note, i pensieri. Non si può, il tango esige attenzione, partecipazione. Le viole le sfiorano la pelle, il corpo si scioglie sotto le carezze delle note. Sente i suoi fianchi bruciare, il calore salirle tra le gambe. Ricordi fusi a partiture. Le si inchiodano sulla pelle. Non se ne rende conto ma ha disteso le gambe. Il busto scivola sullo schienale, discosta le gambe mollemente. Lascia perdere il computer e fa scivolare una mano sotto i pantaloni, si accarezza. E' caldo lì, è umido. I fianchi si muovono lentamente, accogliendo impazienti le sue dita. Le bagna e la fa scorrere più in alto, con movimenti lenti, circolari. Rivede i suoi occhi. E' questo che la faceva impazzire, occhi in guardia, riconoscenti. E la sua lingua implorante comprensione, pronto a fuggire di nuovo. In trappola tra le sue gambe, ogni colpo di lingua era eseguito lentamente, pazientemente. Si faceva ripagare, per poi fuggire di nuovo. Le carezzava il clitoride con tre dita, spalancandole le gambe. Lei invece ora le richiude attorno alla sua mano frenetica. Inarca la schiena, stringe i glutei dondolando sulle dita già bagnate. Spinge giù a forza i pantaloni senza alzarsi, con una sola mano, poi la infila sotto un gluteo affondando le unghie nella carne. Ora il bacino si tende in avanti, sente liquido caldo scenderle dal profondo, scorrerle tra le dita in cerca del ritmo giusto. Pensa a quanto è stato bastardo con lei. Al male che le ha fatto, a quanto lo meritasse uno stronzo del genere. Una stupida. Ansimando abbassa lo sguardo dove la sua mano è sparita frugando, con l'illusione di trovarci i suoi occhi. Vede solo la pelle dell'inguine tesa per lo sforzo, lampi di rosso tra i peli lucidi. Alza una gamba e la poggia accanto alla lampada, con il polpaccio da un colpo nervoso alle sigarette sul ripiano liscio e freddo. Ha un lungo sussulto, con le mani spalancate allarga la carne rosa guardandosi eccitata. Vede macchie di ciocche umide sul suo sesso, le spiccia e le riappiccica come in tranche. Il computer va in stand by. Piazzolla rincorre il suo orgasmo con le sue dita veloci. Ora ha saliva alla bocca, il respiro corto. Non sente le sue dita, immagina le sue labbra. Ancora una volta, poi può anche lasciarlo sparire di nuovo. Discosta le mutandine e si concede di nuovo alla lingua di lui, viene rabbiosamente. Onde calde e bagnate attorno alle sue dita. Il suo respiro è affannato, ha le guance in fiamme. Scomposta si porta un dito alla bocca per discostare una ciocca di capelli. Una scia bagnata di saliva le scorre sul mento dolcemente. Per un momento è pace. Ma il tango la rincorre. Allunga una mano e con dita doloranti e appiccicose gira la manopola del volume al massimo. Si accende una sigaretta, dà una lunga boccata e con lo sguardo velato, riprende a scrivere.
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