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Solo carezze, in mezzo al mare.
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Titolo: Solo carezze, in mezzo al mare.
Autore: Emma
Contatto:
Racconto n° 1969
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La Corsica è per ora solo una sottile linea scura tra cielo e mare, là in fondo, in lontananza. Ma, se va bene, prima di sera l’avremo raggiunta e andremo ad ancorarci in qualche caletta tranquilla.
Per intanto siamo ancora lontani, in alto mare. Però la brezza, per quanto leggera, spira nella direzione giusta e ci permette di navigare in tutta tranquillità, con randa e fiocco tesi al punto giusto. Il mare è piatto e ci scivola sotto che è un piacere. Il sole estivo splende senza neppure la più piccola nube, come è giusto che in estate faccia. Fa caldo, ma la brezza e il movimento della barca muovono l’aria quanto basta per non sudare e per starsene che è una meraviglia.
Le condizioni giuste per abbronzarsi senza soffrire. Ed in effetti Simona e Alessia sono a prua, stese come lucertole al sole, intente ad abbronzarsi, senza che neppure un istante della breve vacanza vada perso. Nude, naturalmente, perché qui, nella solitudine del mare aperto, il costume, anche il più ridotto, sarebbe un vero delitto. E poi siamo amici di lunga data e, tra noi, non è proprio il caso di coprirci quando non serve. Solo un uniforme luccicante velo di olio solare a separare i loro corpi dal resto del mondo. Sono orientate nel verso giusto, a braccia e gambe spalancate, per lasciare che il sole abbronzi anche sotto le ascelle e tra le cosce. Sirene non su uno scoglio, ma sul ponte di una barca.
Qui nel pozzetto di poppa, anche mio marito è nudo, al timone. Andrea non è di quelli per l’abbronzatura ad ogni costo. Non ama troppo il sole, ed in effetti dirige la barca in modo che la randa ci faccia ombra. Vuole però sentirsi libero. Lontano dalla costa e se non ci sono rompiscatole e bordo, per lui vestiti e costume da bagno non esistono, a costo magari di patire il freddo, quando si esce in mare col tempo non troppo bello o fuori stagione. “ Poche palle " dice " le palle sono fatte per godersi il vento, mica per ammuffire rinchiuse dentro uno straccetto.”
Io no. Io il costume ce l’ho, ed anche una maglietta fregata a mio marito. Non che sia più pudica di Andrea o delle ragazze a prua. Ed in effetti prima sono stata anch’io a lungo con loro a ravvivarmi il colorito dove il sole di solito non batte, ma qui, all’ombra della randa, mi sento meglio con qualcosa addosso. Più a mio agio. Anche Fabio è vestito. O per lo meno ha il costume.
La navigazione scorre tranquilla e noi tre ce ne stiamo a conversare tranquillamente del più e del meno, nel pozzetto di poppa, con la brezza tra i capelli, all’ombra della randa, a far compagnia ad Andrea che timona senza sforzo in un mare che più placido non si potrebbe pensare.
Il solo che manca all’appello e non si gode tutto questo spettacolo è Marco, che è sotto coperta a dormire.
“L’hai trombato troppo stanotte e adesso deve riprendersi”. Aveva rinfacciato Fabio a Simona, quando Marco, un paio d’ore prima, aveva detto di volersene andare in cabina a fare un pisolino. Simona aveva sorriso e si era schernita. Mi sa però che le cose stavano proprio così e quei due in effetti la notte scorsa ci hanno dato dentro di brutto.

La navigazione procede tranquilla. Simona e Alessia, a prua, di tanto in tanto si danno una nuova spalmata di olio solare e si rimettono di nuovo a prendere il sole. Adesso sono a pancia in giù e sono le loro chiappette stavolta a luccicare al sole. Noi tre a poppa lasciamo che il tempo scorra placidamente. Mio marito, che il timone non lo molla, Fabio ed io stravaccati sulle panchette imbottite del pozzetto, a guardare l’orizzonte ed a chiacchierare del più e del meno, in una calma paradisiaca, con solo il fruscio della brezza tra le vele e dell’acqua contro lo scafo.

Sembra che il pomeriggio possa trascorrere tutto così, in una piacevole noia, quando compare Marco a movimentaci la vita.
Si è svegliato e riemerge sbadigliando dalla scaletta di sottocoperta. Sbadiglia e si stiracchia e chiede che ore sono e dove siamo. Ma è nudo, ed eccitato come un cavallo. Un gradino dopo l’altro, riemerge tutto e non prova neppure a coprirsi, anzi, neppure ci pensa. Ci conosciamo tutti da anni. Da un bel po’ di tempo certi tabù ce li siamo lasciati alle spalle ed adesso tre giorni in barca assieme hanno contribuito ancora di più a far cadere certe inibizioni inutili.
Lui continua a stiracchiarsi assonnato e ad esibire l’aggeggio in resta e noi ci divertiamo a prenderlo placidamente in giro.
“Sembra che le forze ti siano tornate!”
“Pare che il fratellino sia di nuovo in forma!”
“Simona sarà contenta!”
Marco ride a si lascia prendere in giro di buon grado.
Poi mio marito Simona la chiama anche: “Vieni, c’è Marco che ha bisogno urgente di te”.
Simona, da prua, si desta, guarda verso di noi, poi si alza e, incuriosita, ci raggiunge.
Anche se ha quasi trent’anni, è una ragazzina, Simona. Esile, minuta, ma con tutto quel che serve a posto. Nerissima già di suo, l’abbronzatura e l’olio solare che le luccica sulla pelle la rendono magnifica.
Il suo arrivo a poppa, rigorosamente senza nulla addosso, non contribuisce certo a far diminuire l’eccitazione del marito e neppure l’abbraccio festoso e il bacio a fior di labbra con cui lo saluta.
Anche lei viene coinvolta nei nostri sfottò. E anche il marito, divertito, contribuisce a prenderla in giro.
“Non è che avresti cinque minuti da dedicarmi?” Le chiede accennando all’ingombrante coso ballonzolante che reclama qualche urgente intervento decongestionante.
Ma di seguirlo sottocoperta Simona non ci pensa neppure. Non sia mai detto che si perde anche un solo istante di tintarella. E comunque, grondante di olio solare come è, non se ne parla neppure di infilarsi tra le lenzuola. Però, accondiscendente e divertita dal clima di ilarità generale, glielo prende in mano, gli regala qualche scrollone e, alle insistenze del poveraccio, gli propone almeno un ripiego di fortuna.
“ Vieni a prendere il sole a prua, che qualcosa per farlo stare più tranquillo glielo facciamo.”

Se lo trascina a prua senza mollargli il sesso e lo fa coricare vicino ad Alessia. Coinvolge all’istante anche l’amica e si mettono subito tutte e due ad armeggiare su di lui. Tanto per cominciare, spalmano anche lui di olio solare, girandolo sulla pancia e poi di nuovo sulla schiena. Infine si concentrano a massaggiargli proprio il sesso, un po’ una ed un po’ l’altra, ridendo come matte.
Sono all’altro capo della barca, ma si vedono benissimo i loro maneggi di mano, né loro fanno nulla per nascondere quello che fanno. E neppure cerca di nascondersi Marco, che anzi, beato come un pascià, si affida con fiducia alle mani laboriose delle ragazze. Che ci siamo noi ed anche il marito di Alessia a vederli, non interessa proprio a nessuno. Anzi, è l’ingrediente che rende il giochino ancora più saporito.

A turno le ragazze lo masturbano vigorosamente, a gara, e, nel farlo, sembrano divertirsi un mondo. Lo spettacolino comincia a fare i suoi effetti anche a poppa. Ad Andrea si è drizzato, complici anche gli scrolloni che ha cominciato a darsi con la mano che non usa per tenere la ruota del timone. Anche Fabio si è eccitato. Ha il costume, ma si vede che si è eccitato. Glielo si vede infilato tutto di traverso a tendere il tessuto ed a premere contro l’elastico.
Anch’io mi sto eccitando. Sto meditando se non sia il caso di attaccarmi ad Andrea e sostituire la mia mano alla sua, quando Alessia mi chiama da prua: “Emma, vieni anche tu a darci una mano”.
Col gesto sottolinea vistosamente appunto il suo lavoro di mano e tutti si sbellicano per la battuta.

Andrea mi fa di sì col capo. E io vado.
Alessia e Simona mi fanno spazio vicino a Marco. Mi siedo sul ponte vicino a loro e mi ritrovo anch’io a prendere parte al gran lavoro di mano che si fa attorno al sesso di Marco.
Ci andiamo giù pesanti, pochi secondi ciascuna. Non lo stiamo accarezzando; glielo stiamo strizzando con energia, per farlo godere. Lui vorrebbe tirarla per le lunghe, visibilmente contento di quel che gli facciamo e di questo grande alternarsi di mani diverse, ma noi siamo inflessibili ed efficienti: un paio di minuti e lo costringiamo a godere. Lo schizzo tocca giustamente a sua moglie: sale in alto, in verticale, e ricade sulla mano di Simona, che gli dà ancora una bella serie di scrolloni da svuotarglielo senza ombra di dubbio, intanto che l’attrezzo si smolla e trova la sua meritata pace.

“Andiamo a farlo anche agli altri?” Propone poi Simona.
Certo. E ci trasferiamo tutte e tre a poppa, con Marco che ci segue per non perdersi lo spettacolo.

Si inizia da Andrea, che è già nudo e che, visti i nostri propositi, cede ben volentieri il timone a Marco e ancora più volentieri si mette comodo in una posizione nella quale possiamo lavorarcelo tutte e tre senza sforzo.

Qualche minuto di energici su e giù con la mano, a staffetta, ed anche lui schizza. Caso vuole che anche stavolta lo schizzo tocchi a Simona. Va a innaffiarle il seno e lei ne approfitta subito per spalmarselo come se fosse una dose supplementare di olio solare.

Poi passiamo a Fabio. Via finalmente il costume, fuori la bestia in libertà. Lo corichiamo sulla panchetta e sotto con energia anche con lui. Tanto per non smentirsi, anche stavolta è Simona che gli dà i colpetti finali e lo fa godere.

Un secchio d’acqua marina per sciacquare via gli schizzi dal ponte. Altre secchiate addosso un po’ a tutti per rinfrescarci e toglierci di dosso le tracce del misfatto e siamo pronti per riprendere la tranquilla navigazione, fumarci tutti assieme una meritata sigaretta seduti in cerchio nella panchetta del pozzetto e per commentare l’accaduto.
Anche Andrea è dei nostri. Ha bloccato il timone e può lasciare che la barca se ne vada per conto suo: con un mare del genere non ci sono pericoli.

“Voi ragazzi siete a posto " se ne esce a dire Alessia " ma noi ragazze non abbiamo mica goduto”
“Dai, vieni qui, che faccio godere anche te.” Replica prontamente Fabio, facendole cenno di andarsi a sedere sulle sue ginocchia.

“Dai, lo facciamo?” chiede Alessia, con entusiasmo, guardando noi ragazze.
Certo che lo facciamo.

Alessia va a sedersi sulle ginocchia di Fabio. Questi le dà un tenero bacio di benvenuto sul collo, la abbraccia da dietro, le mette una mano su un seno e l’altra tra le cosce e comincia ad accarezzare. Le ginocchia di Alessia poco alla volta si aprono, permettendoci di vedere la mano di Fabio che le accarezza la patatina, gliela esplora, percorre le labbra, trova i punti giusti e li titilla.
“Ragazze, non guardatemi, che mi vergogno” implora Alessia, ma non guardarla è impossibile. Anzi, gli occhi di tutti sono proprio puntati lì, sulla mano di Fabio che la pastrugna tra le cosce. Chiude gli occhi, lo lascia fare. Poco per volta si abbandona, ansima sempre più, spalanca ancora più le ginocchia ed infine si abbandona ad un lungo orgasmo liberatorio. Gli occhi che si riaprono, un sorriso tenerissimo, un bacio riconoscente ed è sistemata.

Ormai che la strada è aperta, non c’è che da seguirla. Simona va subito a sedersi sulle ginocchia del marito e Marco la fa godere, esattamente come Alessia.

Ora tocca a noi. Il cuore galoppa e sembra volermi uscire dal petto. Eccitazione ed imbarazzo sono una miscela micidiale, ma piacevolissima. Le gambe mi tremano un po’, quando mi alzo, ma è questione di un attimo. Sono l’unica ancora con qualcosa addosso, ma provvede Andrea, non appena sono in piedi, davanti a lui, a sfilarmi la maglietta ed a togliermi il perizoma. Mi siedo sulle sue ginocchia ed anche con me si ripete il miracolo. La mano tra le cosce esplora, accarezza, scioglie le energie concentrate dentro. Gli occhi degli altri, puntati su di me, fanno un effetto ancor maggiore della mano di Andrea. Mi riprometto di tenere le ginocchia strette, perché non si veda troppo, ma me le ritrovo spalancate. Le dita entrano, scavano, titillano. Stavolta però non è il solito antipasto prima della solita penetrazione. Stavolta è il gioco nuovo che ci siamo inventati oggi: solo carezze, che anche quelle non sono da disprezzare, in una situazione del genere. Le dita insistono, mentre io mi sento sempre più a mio agio. Tutti quegli altri stravaccati nudi lì attorno e guardarmi proprio lì, ad ascoltare i miei gemiti, a scrutare il rossore che mi invade, sono un ingrediente necessario del gioco. Se non ci fossero, bisognerebbe inventarli.
Quando Andrea accelera, sono contento che acceleri. Voglio godere, godere subito. Con una mano libera mi titillo un capezzolo, per accelerare la cosa. Con l’altra mano, accarezzo la mano di Andrea, che mi accarezza, riconoscente per quello che mi regala. E inevitabilmente poi godo, contenta di godere, contenta che tutti mi vedano godere, con un godimento grande come il mare su cui navighiamo.

La Corsica è ancora là, all’orizzonte, solo una sottile linea scura a separare il mare dal cielo. Non ci siamo avvicinati di molto. Forse non faremo in tempo ad arrivare prima di sera. Ma non importa. Stiamo bene qui in mare, siamo amici, siamo felici, siamo beatamente senza niente addosso. Per ora conta solo questo.