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In ufficio
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Titolo:
In ufficio |
Autore:
Broken Toy |
Contatto:
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Racconto
n° 1974 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Sono passati un pò di anni, però…
Lavoravo in una ditta in cui non ero mai riuscito ad ambientarmi completamente, vuoi perchè precedentemente ero stato per più di 7 anni sempre nello stesso posto di lavoro, vuoi perchè avevo un "disturbo" all'interno del mio stesso ufficio... Quando feci il colloquio con il "boss" fui assunto dopo una settimana, ero al corrente del fatto che il capo avesse una segretaria. Ma non l'avevo mai vista. Il primo giorno di lavoro non fu male. Conoscevo già un pò di gente, il boss mi presentò come nuovo responsabile dello stabilimento etc.(le solite menate del caso). Lei arrivò dopo le 9.30. La cosa mi incuriosì un pò, perchè sembrava essere del tutto esonerata da certe regole ferree che c'erano lì dentro. Il primo impatto fu un pò strano. Io ero al minimo della mia condizione psico-fisica a causa dei problemi con il lavoro appena lasciato ma soprattutto per i casini che avevo a casa che, già allora, erano divenuti troppo grossi per essere superati; insomma... non mi curavo affatto, contrariamente a quanto sono solito fare. Mi si presentò una donna di 35 anni (io ne dovevo compiere 33) che non avrebbe fatto una cattiva figura sulla copertina di una rivista. Alta forse più di me (quindi oltre 174 cm), capelli lunghi lisci ramati, un fisico slanciato sapientemente occultato da un abbigliamento scelto con cura smisurata; trucco (molto poco) perfetto, un alone di profumo da far ubriacare... Una donna che teneva tantissimo a se stessa, curatissima fin nei minimi dettagli. Il suo sguardo mi lasciò perplesso: assolutamente indecifrabile. Fece di tutto per mettermi a mio agio spiegandomi tutti i "vari" segreti del mio nuovo posto di lavoro, addirittura i primi giorni mi dava del "lei". Eravamo all'antitesi. Lei molto loquace (spesso logorroica), io più silenzioso del solito (e già normalmente parlo pochissimo). Lei curatissima come una barbie, io appena propenso ad apparire poco più che decente per necessità puramente lavorative. Per mia natura sono molto (troppo) sensibile al fascino femminile, ma feci di tutto, riuscendoci, per non farle capire quanto mi turbasse la sua presenza in ufficio. Non che facesse qualcosa di "provocante" nei miei confronti, anzi tutto l'opposto, solo che era tanto bella e sensuale da essere "un disturbo" per me solo per il fatto di essere presente. I clienti si innamoravano della sua voce, spesso mi sorbivo delle telefonate allucinanti in cui lei aveva il bel da fare per glissare su certe proposte neanche tanto velate... ma anche quando era in difficoltà si disimpegnava sempre con classe, una dote che non tutte le donne posseggono.
Passavano i mesi e malgrado io facessi di tutto per mantenere certe distanze, fu inevitabile entrare un pò in confidenza... anzi un bel pò direi. M. cominciò a parlarmi della gente che lavorava lì, del boss (che non c'era praticamente mai), di alcuni clienti, etc. Più passava il tempo e più M. si addentrava in cose sempre più personali, come la sua situazione familiare (pessimo il rapporto con il marito, quasi alla separazione), i guai che combinava suo figlio, sua sorella, le sue amiche ed i suoi amici. Da parte mia ero molto chiuso, mi limitavo a qualche accenno su cose molto vaghe a livello personale; dal punto di vista lavorativo invece cominciai a darle delle "lezioni" di informatica che furono molto apprezzate, a tal punto che si ritrovò entusiasta di essere capace di fare cose che solo qualche mese prima le sembravano... extraterrestri. Le avevo spiegato anche come potere "colloquiare" all'interno della nostra rete, ma lei non aveva trovato utile questa funzione. Nel nostro ufficio "coabitavamo" con il boss per ovvi motivi: lei era la sua segretaria per cui doveva essere sempre "a portata di mano". Io il responsabile, quindi per lo stesso motivo dovevamo stare nella stesso ambiente. La mia postazione era enorme, infatti da lì gestivo la LAN, il server di posta, la postazione CAD, le telecamere interne ed esterne, etc. La scrivania di M. era di fronte alla mia postazione. Lateralmente c'era il mega studio del boss. La parete che dava sulla strada era costituita da una maxi vetrata, quindi eravamo perfettamente visibili dall'esterno; c'era pure una porta per accedere ad un piccolo magazzino adiacente per la roba di prima necessità di consumo giornaliero.
Un giorno le sue confidenze cominciarono a diventare alquanto "scomode" per me. Mi raccontò nei dettagli dei problemi con il marito (che in effetti aveva un'altra donna), delle volte in cui lui voleva fare sesso con lei. Ormai M. provava solo disgusto per il marito, tanto che aveva dei seri problemi a livello psicologico (equivalenti in sintesi all'impotenza maschile) e doveva ricorrere a dei lubrificanti "artificiali" quando lui la prendeva. Non riusciva neanche più ad eccitarsi, per cui era sempre asciutta. Il problema era, da quello che capii dai suoi racconti, che lui era un vero stallone a letto, per cui M. alla fine cedeva perchè ad un certo punto del rapporto, che inizialmente era "forzato", lei cominciava a godere come non mai... non era certo difficile intuire quanto le piacesse il sesso. E M. ormai non aveva più niente da raccontarmi ormai...
Passò quasi un anno. Un giorno venne in ufficio e mi accorsi subito che c'era qualcosa di diverso in lei. Ma non mi riusciva di capire cosa fosse. Era sempre perfetta da tutti i punti di vista. So solo che l'adrenalina in circolo nel mio sangue era aumentata a dismisura. Quella mattina fu una tortura per me, praticamente non aprii bocca. A peggiorare le cose, era presente il capo. Mentre lavoravo nella mia postazione, mi apparve sullo schermo un suo messaggio "stai male? hai una faccia...". Ebbi un sussulto... l'unica cosa che non aveva trovato interessante era la possibilità di scambiarsi messaggio all'interno della LAN, invece... Le risposi "no tutto ok... ho solo un pò di mal di testa". Se solo il boss si fosse avvicinato alla sua scrivania... Cristo! M. "no... hai qualcosa che ti rode... puoi parlarmene, lo sai". Io "no tranquilla, è un problema mio, non è importante, grazie comunque". M. "beh, so che è un problema tuo, ma sono sempre io a parlarti dei miei guai, tu non lo fai mai. Vorrei invertire i ruoli questa volta. Parlane con me se ti va, ti farò da valvola di sfogo". Restai perplesso. Alzai un'attimo lo sguardo e lei fece altrettanto incrociando il mio per un decimo di secondo. Era di una freddezza incredibile, il capo era lì a 2 passi e sarebbe bastato un niente per finire in guai seri. In un attimo mi resi conto che senza volerlo tra di noi si era creata una complicità incredibile. Purtroppo ho il brutto vizio di dire sempre quello che penso e anche quella volta non feci eccezione. Mi accesi una sigaretta e digitai: "Il problema è mio ma la causa sei tu. Mi spiace che alla fine tu l'abbia notato, ma oggi mi hai davvero sconvolto". M. "perchè?! Che ho fatto?!" Io "sei bellissima, non mi sei mai stata indifferente, ma oggi sei troppo... esagerata, conturbante. Mi fai un effetto... Comunque non preoccuparti, il problema è mio e mi passerà. E' ovvio che la cosa è unilaterale, quindi stai tranquilla, continua a lavorare e dimentica tutto questo. Scusami se sono così diretto, ma è la pura verità."
Senza alzare la testa dal monitor notai un'impercettibile movimento della sua chioma fluente. I secondi passavano lentissimi. Nessun messaggio sul mio monitor. Cazzo... Il capo alzò un attimo la testa dal suo lavoro e ci guardò per un attimo, come se avesse percepito una perturbazione nel campo magnetico presente nell'ufficio. M. impassibile continuò con il suo lavoro, io idem. Non appena il boss distolse lo sguardo per tornare ai suoi conti, mi lampeggiò immediatamente sul monitor un messaggio: M. "neanche tu mi sei mai stato indifferente. Sto facendo uno sforzo incredibile per scriverti questo, però ormai non ce la faccio più. Se non lo avessi ammesso tu lo avrei fatto io, non potevo resistere ancora per molto..." Restai senza fiato. Io "che cazzo dici, smettila, guarda che finiamo nei guai". M. "ascolta... oggi verrò anche di pomeriggio anche se non è il mio turno. Ora devo andare ma alle 14.30 sarò qui.".
Fu la pausa pranzo più brutta da quando lavoravo lì. Ero agitatissimo, non mi rendevo conto di cosa effettivamente avevamo messo in moto. Vedevo la pellicola del film di quell'anno trascorso lì svolgersi davanti ai miei occhi: i suoi racconti, i suoi "dettagli" con il marito, la storia con il suo amante, un ricco industriale di una grossa città lombarda che ogni fine settimana veniva giù in aereo per fare l'amore con M. e ripartire subito dopo. Ero agitatissimo, frastornato, confuso. Il capo andò via alle 14.00, mi disse che sarebbe tornato nel pomeriggio. Alle 14.25 M. arrivò (in anticipo) in ufficio. Entrò, chiuse la porta e mi disse solo "lui dov'è?". E io "è appena uscito, tra un pò torna". Fu un attimo e mi sentii avvolgere da un calore incredibile. Mi stringeva fra le sue braccia, il suo corpo caldissimo premuto quasi con violenza contro il mio. La sua guancia contro la mia, non mi stava baciando, sentivo una silenziosa lacrima che stava bagnando anche me. Tremava, la strinsi forte in silenzio. Sentivo la sua emozione fortissima. Ma sentivo anche, per la prima volta, il suo corpo. Era stata abilissima a celarlo, mai una gonna corta o attillata (sempre e solo gonne molto lunghe e stivali), mai una camicia o una maglia scollata per fare intravedere qualcosa. Si vestiva sempre in modo elegantissimo ma dava l'idea di essere... incorporea. Invece adesso la sentivo. Mi teneva stretto a se quasi con forza, capii che stava aspettando che la forte emozione diminuisse un pò. I suoi seni premevano sul mio petto. Sodi, sicuramente stupendi. Il suo addome piatto, le sue lunghe gambe dure come il marmo tra le mie. Non so quanti minuti passarono così... poi lentamente allentò la stretta e io mi sedetti alla mia postazione, in preda a mille emozioni diverse. Lei, impeccabile come sempre, si sistemò il trucco rovinato dalle lacrime e si venne a sedere sulla mia scrivania, il suo sedere sfiorava la mia mano sul mouse. Istintivamente spostai la mano, lentamente. Le cominciai a sfiorare le cosce, prima solo una leggera pressione, poi con più forza. M. chiuse gli occhi. Il desiderio in me cresceva sempre più, sentire il suo corpo era decisamente appagante. Poggiò una mano sulla mia con grazia ma allo stesso tempo con fermezza e la guidò nelle carezze che le facevo. Mi spostai lateralmente e mi misi (sempre restando seduto) tra le sue gambe. M. era sempre seduta sulla mia scrivania. Cominciai ad usare anche l'altra mano mentre appoggiavo la testa sulle sue gambe. Mi afferrò i capelli, dalle contrazioni delle sue mani capii che non era più solo emozione. Cominciai a sentire dei gemiti di piacere... leggerissimi... la mia testa si strusciava nel suo grembo. Il suo corpo era scosso a tratti come da un brivido.
Le mie mani si ritrovarono sotto la sua gonna, sembravano animate di vita propria. Sentii ancora meglio quanto fosse bella, malgrado i collants. Il mio petto premeva sulle sue ginocchia, lei apri un pò le gambe per permettermi di avvicinarmi ancora di più. Arrivai al suo sedere... Cristo... contemporaneamente mi ero avvicinato e la mia bocca risalì sui suoi seni. Sotto il pesante maglione di lana sentii i capezzoli durissimi, non riuscii a trattenermi e glieli presi in bocca malgrado fosse vestita. Le sfuggì un rantolo quasi di sofferenza. Le mie mani intanto erano dentro i suoi collants, sentivo la pelle del suo culetto liscia come la seta, il solco fra le natiche umido... scesi fin dove potevano arrivare le mie dita. Ormai M. non riusciva a trattenersi, ansimava e vibrava tutta, la mia eccitazione mi stava facendo un male cane, sentivo che avevo perso il controllo. Abbassai la testa sul suo grembo e malgrado M. fosse vestita il mio olfatto percepì nettamente l'odore di donna che emanava. Impazzii dal desiderio... la mia mano la raggiunse tra le gambe e trovò collants e mutandine bagnatissimi.
Improvvisamente mi respinse indietro. Scese dalla mia scrivania e andò a sedersi alla sua scrivania. Respirava affannosamente... la testa stretta tra le mani, il volto rigato dalle lacrime. Ansimava ancora, sembrava quasi un'asmatica che cerca disperatamente di inalare ossigeno. Mi sentii improvvisamente uno schifo. La mia eccitazione cessò di colpo e fui invaso da un senso di colpa opprimente. Le sussurrai "Scusami M. ... non ti sfiorerò mai più neanche con un dito, anzi, appena torna il capo do le mie dimissioni, ho rovinato tutto e poi..." Mi interruppe con un urlo "Zitto! Non dire altre cazzate! Non hai capito niente... assolutamente niente! Tu non vai da nessuna parte... aspetta solo un attimo, sono allagata". Andò in bagno e restai lì a cercare di capire cosa dovevo fare e soprattutto cosa intendesse fare lei. Passarono 5 minuti interminabili. Mi accesi una sigaretta e mi misi a camminare avanti e indietro dentro l'ufficio come un animale in gabbia. Lei entrò, di nuovo impeccabile (come sempre), lo sguardo gelido. Mi prese per mano e si diresse verso il magazzino. Aprì la porta ed entrammo. La lasciò aperta. Le dissi: "che cosa cazzo stai facendo..." e lei "se entra qualcuno in ufficio lo sentiamo, se chiudiamo la porta no!". Mi spinse contro una scaffalatura colma di risme di carta A4 per fotocopie e mi baciò. Le sue labbra, la sua lingua... ero veramente scosso, mi sarei aspettato tutto tranne che quello. Le sussurrai "ma allora poco fa non eri incazzata con me..." e lei quasi con rabbia "stupido... non hai capito... mi hai fatto venire, ho avuto un orgasmo, non mi succedeva da chissà quanto tempo, neanche con R." (il suo amante). La cosa mi scosse ulteriormente, anzi ero davvero sconvolto. Le sue mani erano scese giù ma non trovarono il mio membro duro, tutto il contrario. "Scusami" le sussurrai "ma sta accadendo tutto così velocemente che non so cosa mi stia accadendo..." M.: "scemo... adesso ti spiego io cosa ti sta accadendo". Dentro il magazzinetto c'era una piccola scaletta (quella con 3 soli gradini) e M. si sedette "vieni qua". Mentre stavo realizzando cosa stava per fare avvertii il calore della sua bocca sul di me. Lo mise tutto in bocca e in qualche secondo era duro da fare male. Barcollai, mi afferrai alle sue spalle perchè stavo godendo in maniera indescrivibile. Nessuna era mai stata così brava come M. in questo. La sua lingua, le sue labbra, le sue mani... era un paradiso adrenalico di piacere puro. Mi guardava dritto negli occhi con uno sguardo da porca che non faceva altro che farmi eccitare ancora di più se possibile! Solo quando mi sussurrò: "fai piano..." mi accorsi che i miei gemiti potevano benissimo essere sentiti dall'esterno dell'ufficio. Mi stava facendo morire dal piacere... fu difficilissimo per me fermarla, ma la volevo... "ti voglio" le dissi con voce roca. E lei "no, sei pazzo, cosa cazzo vuoi fare qui dentro..." Mentre lo diceva si era alzata e adesso mi dava le spalle. Le mie mani le stringevano i seni, la mia voglia premeva sul suo sedere. Lei si chinò in avanti e si appoggiò sulla scaletta. Ansimava: "non farlo, se ci beccano siamo fregati". "Non ti spoglio neanche... non vuoi sentirlo dentro?" "Sei un pazzo..." e contemporaneamente alzò la lunga gonna scoprendosi un sedere da favola. Mi inginocchiai, le tirai giù fino alle ginocchia collants e mutandine (tutte di pizzo nero) e il suo odore mi avvolse. La mia bocca fu subito tra le natiche. Mentre con la lingua la assaporavo tutta le sfuggì un urlo di piacere fortissimo. Le sussurrai mentre la leccavo "e poi dici a me di fare piano! ti avranno sentita pure al secondo piano!" M. "stronzoooooo... mi stai facendo impazzire... bastardo..." Il suo sesso era allagato, la mia saliva fece il resto. Aveva un sapore che mi fece impazzire ancora di più. La baciai, le mordicchiai le labbra... la mia lingua non le dava tregua, dal buchetto più piccolo passai al clitoride che succhiai e mordicchiai avidamente continuando anche dopo che M. aveva avuto un'altro orgasmo. Non ce la facevo più. Mi alzai e cominciai a strusciarle il pene nel solco fra le natiche. "No, non puoi... lui sta tornando, non possiamo" mi implorò. Ma non aspettava che quello… Era tanto bagnata che non spinsi neanche. Fu come risucchiato dentro. M. era bollente, dentro era un forno "sei bollente e allagata... non durerò molto" le dissi con un tono quasi di scusa. M.: "Sei un bastardo... non ero così da anni..." La prima volta che affondai dentro di lei M. cacciò un urlo animalesco "cazzo così mi spacchi!". Cominciai a pomparla senza affondare tutto, mentre le mie mani godevano al solo contatto con quel suo sedere che sembrava scolpito. Ma mentre io ero ormai vicino al mio orgasmo, mi accorsi che lei spingeva il suo bacino contro di me in perfetta sincronia, in modo che entrasse tutto. Il suo orgasmo fu esplosivo. Le sue unghie mi entrarono nella carne di una coscia. Quando stavo per venire M. lo avvertii... in un attimo si girò, lo prese in bocca e prolungò il mio piacere per un periodo che mi sembrò interminabile.
Ci stavamo appena rivestendo quando udimmo da fuori la macchina del capo che tornava. Mentre mi tiravo su in fretta gli slip notai che erano tutti sporchi del suo rossetto... Sarei tornato a casa senza quella sera.
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