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Un giorno di pioggia
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Titolo:
Un giorno di pioggia |
Autore:
Doroty Patt |
Contatto:
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Racconto
n° 198 |
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Chiaro, limpido e fresco, dolce succoso e amabile nettare d'api, quel giorno di pioggia in cui appesantita da un pasto piccante, decisi di sciogliermi come burro al fuoco lento della passione.
Germano, uomo di dieci anni più giovane di me, amava gingillarsi a torso nudo, tra una birra e un biscotto di segale. Io ammiravo il dolce ansimare dei suoi respiri, goliardico e ambiguo giovinotto pieno di arie consunte. Ad un certo punto, il cielo grigio, colava lacrime grandi dalle nubi argentee, le mani di Germano si posarono sulle mie spalle, nude e pallide come la ceramica più pura, scostò i miei capelli neri e mi baciò sul collo. Saporite fragole, morbide e succose labbra, sul collo tremanti...ebbi una scossa di ardore, debolezza, svenimento. Plasmava i miei seni, da dietro con entrambe le mani, voleva amarmi e rendere meno noioso quel pomeriggio?
Il pensiero diventò cortina di fumo, caddi stordita sul pavimento, mentre lui mi spogliava del mio abito di seta e cotone, mi strappò la collana di perle di fiume, nella foga armonica e sinceramente in sintonia con le mie corde... ebbi da che patire nel dover sbottonare i suoi pantaloni di gabardine, da dove teso come un fusto di sequoia stava ardito il non più pendolo torchio. Lui determinato e assassino, mi prese da dietro, e penetrò fin dentro l'intestino, fino in fondo, a più riprese ebbi brividi concitati, gridi trattenuti dalla sua mano sudata...profumata e poi decise di tutto punto, rigirandomi supina di penetrarmi con grande fuoco la vagina, aperta come un cardo rosso del Canada, matura e palpitante anguria zuccherata, lui ne fece man bassa e il tizzone duro più del granito si scagliò fino alla bocca dell'utero facendomi venire meno, in una cascata di ambrosia. Poi prima di soccombere sotto i suoi colpi, con le mani ovunque, quasi fosse una piovra umana, tenendosi in mano la lancia che mi infilzò, neppure fossi stata uno spiedo, mi venne in faccia, eruttando ovunque quel corposo seme lattiginoso, quasi come se mi avesse spruzzato una tiepida crema solare, mi inebriò talmente tanto che non seppi resistere nel concludere quel audace amplesso, sotto la finestra semi aperta, mentre il cielo piangeva lacrime di cristallo... non succhiare fino all'ultima goccia quel tormento. Germano, dolce giovanotto, vagabondo e avido di passione, aveva determinatamente ottenuto ciò che voleva, ma anch'io avevo ottenuto ciò che mai mi sarei aspettata da lui... un inequivocabile e seduttivo ritorno dell'amore, quello vero, fatto di sfumature e di ondate di calore, anche se fuori è un giorno di pioggia che sembra non finire mai.
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