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Vigilanza
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Titolo: Vigilanza
Autore: Consolidato
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Racconto n° 1984
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Tu stai alla finestra del tuo ufficio in un afoso pomeriggio di primavera tipo 20 giugno.
Hai messo un abito leggero, poco sotto il ginocchio che lascia scoperte le gambe affusolate sopra un paio di decolletè con tacco sufficientemente alto da essere evocativo, con la punta leggermente all’insù.
Stai piacevolmente ammirando il panorama della strada e delle case di fronte, distratte dal vivere quotidiano e per nulla attente ad una musa affacciata al balcone. Intanto conversi al telefono. Chissà con chi.
L’abito nel davanti lascia intravedere un generoso scollo che incornicia le tette e le esalta.
Sei leggermente prona, appoggiata sui gomiti alla ringhiera del balcone. Le gambe sono coperte all’esterno perché il balcone è in muratura.

Io entro nella stanza per una pratica che devo sottoporti e mi assale questo spettacolo.

Una silhouette che in trasparenza mostra tutte le gambe: velate dall’abito fino a sotto il ginocchio e scoperte sotto. Le gambe sono colonne e il sedere, reso prominente dalla postura, mi invita ad osare.

Impercettibilmente e senza farmi sentire mi avvicino da dietro e mentre lo faccio posso scorgere le tue curve e il bordo delle mutande che in trasparenza formano un lieve triangolo i cui vertici muoiono sui fianchi.

Mi immagino il sotto ed anche il seno un po’ appesantito dalla posizione leggermente prona, pur contenuto dal reggiseno. E’ un attimo. Mi allungo e ti arrivo appena dietro iniziando a sfiorare i fianchi. Stranamente non ti giri, quasi mi stessi aspettando, ma cerchi di assecondare i miei movimenti e di anticiparli ondeggiando il sedere. Questo mondo che si muove davanti a me provoca reazioni interne ed esterne evidenti ed immediate. Allora mi avvicino e alzo i bordi del vestito infilando le mani sotto l’abito. Ti sfioro le cosce all’interno e le mele con fare crescente e deciso.

Sento una rottura nella voce con il/la tua interlocutore/trice. Cerchi di rimediare con degli uhm, mhh che a me dicono molto più di quanto non capisca chi è dall’altra parte.

Prendo fiducia e insinuo la mano destra sotto l’abito a slacciare il reggiseno e poi nel davanti prendendoti prima un seno, poi l’altro nelle mani. Ora li possiedo totalmente. Gli hum, hem si susseguono sempre più rapidi, chissà cosa stai discutendo… Ho i due capezzoli nelle mani che sento duri e gonfi. Li giro come fossero manopole della radio e ne ricavo ulteriori umh uhm. Sto cambiando stazione e allora mi sposto in basso sfiorandoti i fianchi dalle ascelle ai glutei.
Intanto ho avvicinato il mio bacino alle tue mele e ora non puoi non sentirmi anche se sono sotto i pantaloni: senti tutto il mio desiderio a contatto con il tuo corpo. Assecondi, mostrando di gradire, i miei strusciamenti, muovendo a tua volta il sedere avanti ed indietro e da un lato all’altro, quasi a volerne misurare l’eccitazione.

Con una mano ancora sotto il vestito, attaccata in presa solida ad un fianco, inserisco la mano destra dentro le mutande che scosto trovando la fica bagnata e calda. Inserisco prima uno, poi due e infine tre dita continuando a massaggiare il fianco con l’altra mano.

A quel punto sento la voce rotta che saluta velocemente l’interlocutore al telefono. Lasci cadere il telefono e ti giri con gli occhi lucidi ma con un piglio ancora notevole esclami: “Ti adoro, bastardo! Ora però mi fai venire come Dio comanda, sennò chiamo la Vigilanza”.