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Notte d'estate
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Titolo: Notte d'estate
Autore: J.Goldensword
Contatto:
Racconto n° 2013
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La scala è ripida, scura. Agli angoli solo alcuni faretti illuminano parti di scalini incurvati dall’età del palazzo. Mi sento intontito. I miei occhi sembrano lenti a cogliere le immagini. Lei sale avanti a noi. Lidia prima di me ed io chiudo la fila. Vedo le loro ombre allungarsi quando passano davanti ad un faretto e ricongiungersi con i neri angoli bui appena usciti dal cono di luce diffusa. Il corrimano è di ottone, sento freddo nonostante sia piena estate. La scala mi sembra lunghissima e gli scalini altissimi.
La porta dell’appartamento è marrone scuro, il pomello di bronzo luccica. Entriamo senza far rumore, il parquet scricchiola leggermente. Saliamo su un scala a chiocciola, nera, che si distingue a fatica nella penombra della stanza. Raggiungiamo la mansarda. Il tetto è inclinato, Monica accende una luce arancione, diffusa che illumina solo un angolo della stanza. Ci fa cenno di sederci sul divano rosso dietro noi. Non vedo molto della stanza, il mio cervello sembra galleggiare in tutto quello che avevo bevuto prima, lo sento toccare appena per terra coi piedi del ragionamento. Non vedo molto di quell’ambiente. Sento i passi leggeri di Monica venire da un angolo buio della stanza.
Lidia è seduta accanto a me, ha la testa china all’indietro.
Monica ha una candela con cui accende altre quattro ai lati della stanza. Ceri grossi che emano profumo di incenso. Poi scompare di nuovo. Torna dopo poco con una bottiglia di spumante in un secchiello cromato pieno di ghiaccio.
La stanza galleggia su di una bolla di oscurità rischiarata solo dalle candele. Monica versa da bere. I flute sono freddi come lo spumante. Lidia si alza io resto sprofondato nel divano. Monica ha al collo un foulard nero. La sua gonna smette di ondeggiare quando si avvicina a Lidia. I due corpi femminili sono molto diversi fra di loro; alto, statuario quello di Lidia, abbondante e sincero quello di Monica, ma sembrano in sintonia. Le due donne parlano tra di loro, ridono, io non sento bene quello che dicono. Il profumo di incenso si spande per la stanza e la luce sottolinea le ombre della gambe lunghe di Lidia. Due, tre bicchieri si prosecco, le donne continuano a bere ed a sfiorasi. Se non fosse per qualche sguardo di traverso di Monica sembrerebbe che mi vogliano tagliare fuori da ciò che fanno. Ridono, scherzano, si abbracciano, diventano serie e poi scoppiano a ridere nuovamente. Tento di parlare ma il suono della mia voce sembra rimbombare e non arrivare sino alle loro orecchie. Lidia sembra non accorgersi nemmeno che sono li poco distante da loro, si passa una mano tra i capelli e con l’altra continua sorseggiare. Monica ogni tanto si gira e mi guarda per pochi secondi ma a lungo e dritto negli occhi. Quando lo fa riesco a sentire un brivido percorrermi il collo e la schiena.
Monica mi sembra più alta, mi accorgo che ha cambiato scarpe. Queste ora sono rosse, hanno il tacco più alto ma lasciano sempre bene in vista le dita comprimersi dentro le fasce che attraversano il piede. Monica le fa notare le sue scarpe, poi cominciano a guardarsi le gambe ed a scambiarsi complimenti. Vedo le loro mani che si incontrano sempre più frequentemente. Per scambiarsi bicchieri, profili della gambe e strette di mano di approvazione. Gli sgabelli su cui sono sedute portano le loro gambe più in alto della mia visuale . Le candele agli angoli della stanza non illuminano tutta la stanza e non vedo oltre il vestito bianco di Lidia. Monica gesticola affettuosamente e continua guardarmi di nascosto. Ho l’impressione che anche Lidia si impastata, un poco rallentata, non sono abituato a vederla così.
Lidia chiede dove è il bagno, si alza e scompare dietro un velo buio di un angolo. Monica mi guarda dritto negli occhi. Sono storto e sprofondato nel divano. Cerco la posizione verticale anche se sono in balia dei suoi occhi blu che vedo sempre più vicini a me, fino a sentire il sapore della sua bocca che mi bacia violentemente ed a fondo. Mi morde il labbro superiore e subito si stacca e si allontana. Lidia torna mentre nell’aria si diffonde una musica indiana. Sitar, buzuki, inondano la stanza delle loro frequenze indiane, anche se subito dopo arrivano le frequenze basse aggiunte da un qualche dj. Le due donne si mettono a ballare nel semibuio della stanza. Prima si muovono a distanza poi si avvicinano e ballano abbracciate simulando una qualche scoordinata danza etnica. Le vedo solo a tratti, scompaiono e riappaiono fra il buio della stanza e la fioca luce della candele.
Mi sento sempre più strano. Intontito dall’alcool, interessato alla situazione, imbambolato nel divano. Le donne vanno e vengono dal buio alla luce della candele. Le vedo abbracciate, scomparire nel buio e ritornare alla luce mentre si baciano. Monica ha le dita della mani affondate nei lunghi capelli di Lidia e la sua lingua cerca prima il collo e poi le labbra. Lidia sorride e ricambia. Monica la prende per mano e la porta più alla luce. La appoggia sul tavolo alle sue spalle e le fa bere dell’altro prosecco. Poi le slega la coda di capelli e mentre la bacia le abbassa le spalline del vestito fino scoprire il suo piccolo seno chiaro. Lidia reclina la tesa all’indietro e Monica le bacia il seno sinistro risalendo fino al collo. Non vedo bene, i loro corpi sono avvolti dal buio. Monica si sfila la sciarpa di seta nera che aveva al collo e benda Lidia che prima fa un poco di resistenza ma cede quando lei la convince con un bacio seminascosto dal buio. La sposta in piedi davanti a me e la bacia su una spalla. Ora anche Monica è a torso nudo il suo seno generoso sfiora il petto di Lidia mentre lei gli alza le braccia. Mi accorgo solo allora che dal soffitto pendono due nastri, forse di cuoio, neri. Monica lega i polsi di Lidia ad essi e le lecca le braccia. Scende fino al seno e mentre le bacia un capezzolo mi guarda di traverso. Tiro su la schiena nel divano che ora mi sembra scomodo e vedo il vestito bianco di Lidia che scende sul pavimento mentre la testa di Monica indugia all’altezza del pube di Lidia. Lei ondeggia lentamente ed allarga le gambe. Non vedo più il viso di Lidia, lei ha inarcato la schiena ed ha la testa china indietro nel buio. Monica si gira verso di me. I suoi seni sono enormi, si avvicina a me e mi bacia nuovamente, rimango imbambolato, soffocato dalla profondità del suo bacio. Lei si allontana. Prende dagli angoli le quattro candele le pone attorno a Lidia in modo che la possa vedere meglio. Il cono di luce è più ristretto e vedo tutto il corpo di Lidia nella sua bellezza statuaria davanti a me. Lei sussulta, trattiene il fiato. Monica le gira attorno con una candela e le fa cadere una goccia di cera sul seno. Lidia si lamenta per un attimo ma Monica le bacia subito il seno nella stesso punto. Poi fa le stessa cosa sulla pancia, poi sui peli del pube. Lidia si agita, freme, respira profondamente. Monica si allontana, prende un bicchiere di prosecco e glielo versa addosso. Lidia trattiene il respiro. Monica raccogli le perle di rugiada etilica dai peli del pube e li porta più in giù nel corpo di Lidia. Le allarga ancora le gambe ed insinua il piacere nelle labbra dell’amore di Lidia, che sussulta, si inarca e si contorce. Il corpo di Lidia è imbrigliato nelle fasce di cuoio, eretto a gambe aperte nel pallore delle luci delle candele, Monica è in ginocchio davanti a lei e di spalle a me con la testa fra le gambe di Lei, la tiene dai fianchi.Sul pavimento le candele delimitano un perimetro di luce che sale fino alle braccia di Lidia che si contorce e si inarca nello spasmo del piacere morbido e violento portato dentro lei dalla lingua di Monica. Lidia sussurra sotto voce, Monica si allontana. Si gira e mi guarda. La vedo sempre più grande, sempre più vicina. Mi bacia, si toglie la gonna. Sale in piedi sopra il divano e si porta con il pube davanti il mio viso, mi tira per i capelli fino a baciarla. Le mie mani salgono dalle sue gambe fino alla congiunzione delle sue natiche generose e dure. Lei spinge con la mano sulla mia testa per guadagnare più centimetri di piacere dentro il suo corpo. Il suo sapore dolciastro si diffonde sul mio volto e sulle sue gambe. Si siede su di me e mi bacia. In pochi attimi sono dentro di lei, vedo i suo occhi blu dentro gli occhiali neri socchiudersi ed aprirsi mentre si agita sopra di me. La stanza e quasi tutto al buio tranne il corpo di Lidia che è illuminato dalle candele abbandonato ai lacci di cuoio, lo vedo a tratti dietro i capelli corti di Monica. Lei si ferma e mi guarda dritto negli occhi quando si accorge che sto guardando Lidia. Si accorge che sto pensando a quanto è bella anche senza chiedermelo. Si alza e prende un cubetto di ghiaccio dalla ghiacciaia. Bacia Lidia prima sulle labbra e poi scende sul collo. Le passa il cubetto di ghiaccio sul seno lo bacia. Prende un’altra sciarpa di seta e gliela lega al collo. Poi la slega mentre la bacia. La piega a carponi sul pavimento e la tiene al guinzaglio con la sciarpa. Lei docile la lascia fare. La porta fino davanti a me. Le prende la testa e la porta tra le mie gambe e la spinge fino ad assaggiare tutto il mio piacere. La tiene per i capelli. Poi la lascia e le la bacia. Monica si rimette in piedi sul divano e con forza spinge nuovamente il mio volto contro il suo corpo, sempre più forte fino a quando i nostri piaceri si fondono in un’unica contrazione asincrona.


In strada c’era gente che usciva dai locale e che cercava l’auto. L’aria leggermente più fresca delle notti d’estate ci prese a schiaffoni. Camminavamo uno accanto all’altra. Lei camminava meno decisa di prima ed un poco storta.
Non ci dicemmo una parola sino al parcheggio davanti alla spiaggia. Li Lidia non salì, ma si sedette sul muretto a guardare il mare ed il cielo che cominciava a rischiararsi. Mi sedetti accanto a lei.
La guardai.
Era bellissima, i suoi capelli neri lunghi sciolti le cadevano sulle spalle, il suo viso dai tratti marcati era arrossato e tenero nello sguardo.
Lei mi guardò e sorrise, la baciai.
Le si appoggio sulla mia spalla abbracciandomi ed aspettammo l’alba in silenzio.



J.GoldenSword