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La vasca
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Titolo:
La vasca |
Autore:
Calliope |
Contatto:
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Racconto
n° 2023 |
Altri
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Sono immersa nell’acqua calda. Ho gli occhi socchiusi e le pareti azzurrine di questo bagno non mio mi fanno sentire sprofondata nelle profondità marine. Se non fosse per i rumori della stanza accanto, l’odore di sapone che mi lascerà le mani secche e la goccia ipnotica e irritante che stilla da mezz’ora dal rubinetto del lavandino, penserei davvero di essere sotto al mare come nei documentari sulla barriera corallina in pericolo in cui i discendenti dei palombari volano a rallentatore tra gli scogli in un surreale silenzio. Il corpo gode dell’acqua anche troppo calda mentre attorno al collo la fitta schiuma fresca ha formato quasi una gorgiera di pizzo e merletti, una barba di panna. Affondo fino alle orecchie per ascoltare il battito, in realtà un po' accelerato dal caldo, del mio cuore svuotato dai fatti di questi giorni. Sono in crisi col mio uomo. E se all’inizio lo sperdimento mi ha lasciata muta per giorni a contemplare un dolore surreale e appiccicoso, oggi mi sento soprattutto irritata. Strano sentirsi così invece che tristi o soli... Eppure è stata proprio questa straniante sensazione che solletica fastidiosamente l’epidermide ricettiva a spingermi a riempire la vasca dell’hotel di bolle profumate. Irritazione. Per cosa di preciso nemmeno so dirlo. Forse nasce dal fatto che siamo lontani da casa per cercare di salvare il salvabile, avendo colpevolmente ignorato il diktat fondamentale di una coppia in crisi: mai e poi mai fare un viaggio insieme se non c’è piena armonia! Perché ho fatto finta di ignorare che passare tutti questi giorni insieme senza più sentirsi realmente coppia sarebbe stato logorante e inutile? Ecco che l’ondata di irritazione tinge di nuovo di rosso vivo le mie orecchie. Quelle non tradiscono mai! Le sento avvampare quando sono in coda dal panettiere e mi tocca sorbirmi l’imperdibile dissertazione dell’allampanata di turno sulle proprietà disintossicanti del carciofo; quando incrocio la visione della vicina di camerino che sta splendidamente indossando lo stesso modello di gonna nel quale sono appena, faticosamente entrata io e che mi tira ad ogni movimento; quando lui mangia e pezzetti di cibo restano intrappolati in quell’assurdo e pretenzioso pizzetto che si è fatto crescere per l’ultimo compleanno. “Mi ringiovanisce, vero?”. No, ho pensato io. Ti fa solo sembrare un tricheco borioso. Forse la verità è solo questa. La mia irritazione nasce dalla consapevolezza che non lo voglio più. E’ sempre strano rinunciare ad un rapporto anche qualora, magari dopo mesi o anni di infelicità e autoanalisi, sia possibile riconoscerlo come la sicura fonte dei propri costanti malumori. Qui, in questa vasca piena di bolle, oggi, ho capito che non lo voglio più. Le mie orecchie d’altra parte cercano di avvisarmi già da molto tempo. Sempre più spesso diventavano rubizze e bollenti per un misto di irritazione e di quella raggelante sensazione che ti fa immensamente e insieme sottilmente vergognare di ogni singola parola che stilli dalle sue labbra. Non è cambiato lui (anche se il suo nuovo pizzetto non ha migliorato le cose!). Inequivocabilmente sono cambiata io.
Mi sento improvvisamente viva. Ho deciso, lo lascio e la cosa viene festeggiata anche dal mio corpo in un modo che mai mi aspetterei. L’acqua calda titilla i miei sensi ed io mi ritrovo a guardare il soffitto in estasi... Le mie mani scavano, esplorano, cercano il massimo del piacere e il mio corpo le asseconda, le accoglie, le chiama. Mi sento viva come mai da tanto tempo e pensare a lui, pigramente intento alla lettura e irritante nei suoi nuovi boxer tanto decantati per l’ineguagliabile “capacità contenitiva”, mi fa quasi grugnire di un piacere liberatorio. La mia mano è elettrica e instancabile. Il mio corpo guizza e si contorce come il verme attorno al bastone che l’ha stanato. Quando arriva il sussulto finale, la decisione è definitivamente presa. Via da questo albergo pretenzioso e un po' squallido nella sua modernità a tinte forti. Via da questa città estranea che non ho saputo guardare con gli occhi della mente tanto ero impegnata ad osservare lui ed ogni suo gesto alla ricerca di un indizio e di una conferma. Via soprattutto da lui e dal suo irritante pizzetto!
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