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Titolo: Primitivo
Autore: Primitivo
Contatto:
Racconto n° 2036
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Esterno notte, una spiaggia sul finire dell'estate, tiepida luce della luna.
Il mare si distende pigro sulla sabbia.
Onde nere e dense, come il vino, primitivo, che colma il mio bicchiere.
I musicisti suonano i loro tamburelli intorno al fuoco.
I ragazzi seguono le danze, le femmine svolgono il loro rituale.
L'una con l'altra si studiano, sguardi dal basso e mosse colorate, veloci come galli, stanno combattendo.
Tu stai ballando sul fuoco, intorno odore di sesso e salsedine.
Seduto sopra un sasso, il bicchiere in una mano, osservo la sabbia insinuarsi tra le dita dei piedi.
Quando mi arrivi alle spalle, quasi non ti sento.
Il calore del tuo corpo, caldo di sudore, fa arrossire la mia schiena.
I bordi della lunga gonna s’immergono nel mare, mentre ti chini per sciacquarti il viso.
Guardo, a lungo la rotondità dei tuoi fianchi.
Beffarda alzi la testa di ricci corvini e mi rivolgi uno sguardo dall'orizzonte lontano del tuo culo.
Sento i tuoi occhi addosso bruciare più del sale.
Ti giri e ti fai incontro.
Mentre cammini ti asciughi il volto con un lembo asciutto della gonna e lasci ampiamente scoperte le gambe, a mio esclusivo beneficio.
Mi prendi per mano e mi dici
- Seguimi!
E io ti seguo! Quasi mi cade il bicchiere di mano mentre mi alzo per seguirti.
Raccolgo le scarpe da terra, con la mano libera, e mi lascio condurre.
C'é un piccolo capanno bianco, quattro assi scrostate, al limite della pineta.
Dalla spiaggia la musica giunge nitida fino qui.
All'interno del capanno c'é una sedia impagliata, dall'apparenza ancora stabile, e un lume a petrolio, già acceso.
-Siediti!- mi ordini.
Curioso ti guardo, e non faccio domande.
Chino la testa per accendere la sigaretta con la fiamma del lume e poi mi accomodo sulla sedia.
Tu inizi a girarmi intorno, lenta e attenta come un rapace.
Allungo la mano per prendere il bicchiere che ho appoggiato in terra.
Fraintendendo il mio movimento fai uno scatto e urli:
-Non toccarmi!-
Ma subito arrossisci, conscia di esserti tradita.
Traggo un sorso beffardo dal bicchiere.
Quasi impercettibile scuoti le tue spalle. Alzi, fiera,il mento e, dopo un lungo respiro, riprendi il controllo della situazione.
Cominci nuovamente a girare intorno alla sedia, il piede, nudo, batte sulla sabbia il ritmo forte della musica, forte, sempre più Forte... FORte e ancora più FORTEE!.
Gli occhi fissi nel vuoto, le mani veloci nell'aria.
I lacci bianchi, ormai sciolti, della tua camicetta, hanno smesso di costringere il tuo seno che ora si offre generoso al mio sguardo.
La punta rosa dei capezzoli disegna eccitanti geometrie sotto il lino bianco, madido di sudore.
Mentre danzi alzi la gonna, il ginocchio si mostra, e poi è la volta della coscia, veloce la stoffa si solleva a mostrare il pelo quando inizi a girare vorticosamente su te stessa.
Eccitato per lo spettacolo, abbandono in terra il bicchiere e allento il nodo della cravatta.
-Non ti muovere-
La tua voce adesso é roca e sottile.
Scivola giù la mia giacca, la cravatta è già tra la sabbia.
Felina ti allunghi sul mio braccio.
Le tue mani avide frugano sotto la mia camicia.
Ubbidiente, bottone dopo bottone, la mia camicia si apre e scivola fuori dai pantaloni.
In ginocchio, ai miei piedi, questa volta é la tua camicetta a cadere giù.
Sento il tuo seno sudato scivolare sul mio corpo teso per l'attesa.
-Non mi toccare...- ripeti con poca convinzione.
Prendo il bicchiere, praticamente vuoto, da sotto la sedia, l'ultima goccia di vino bagna le mie labbra bruciate dal desiderio.
Sento sulla tua pelle una tensione crescente.
Ti stacchi e ricominci a ballare.
La gonna si alza vorticosa, il seno nudo scrive, nell'aria notturna, un racconto antico.
La musica sale ancora più veloce.
La gonna sale e gira, gira e gira...finché non sparisce, vola lontano.
Il tuo sesso é finalmente libero e tu continui a girare del tutto incurante.
Stai ballando, completamente nuda, solo per me.
Giunta al suo apice la musica inizia a scendere, diventa più lenta, più lontana, quasi sparisce. . .
D'un tratto ti fermi, sembri uscita dalla trance.
Le braccia immobili, lunghe sui fianchi, lo sguardo smarrito.
I capelli incollati sul suo volto sudato, gli occhi, ancora stupiti da tanta libertà, cercano, pudichi, conforto nei miei.
Mi alzo dalla sedia e ti stringo forte.
Alla luce chiara del petrolio il tuo sesso, umido, è ancora più nero.
I capezzoli, turgidi per il freddo, sono due chiodi conficcati nel mio petto.
Ho un'erezione.
Selvaggia e sconvolta, ti stringi più forte. Inizi a baciarmi, violenta e disperata.
Sento la fragranza scura della tua pelle sulla mia.
Affondo, delicato, un dito dentro il tuo sesso, poi lo porto alle narici e assaporo, lento, la tua eccitazione.
Sospiri, inizi a tremare sotto le mie carezze.
Le tue mani inquiete si agitano sul cuoio della mia cintura, mi sfili i pantaloni: resto nudo, dritto sopra te.
Ti porgo la mano e ti alzi in piedi sfiorando il mio corpo col tuo.
Ci fissiamo nell' eternità di uno sguardo.
Sollevo le tue gambe sui miei fianchi e mi avvicino alla parete di legno.
Stringi forte con le gambe, inarchi la schiena contro le assi, affondi, crudele, le unghie nei miei glutei, quando, con spinta improvvisa, ti sono dentro.
La tua mano scivola lenta dalla punta del capezzolo fino all'inserzione delle labbra.
Agili le dita muovono carezze esperte sul tuo clitoride.
É una ricerca intima e profonda la tua: ora vuoi godere!
E non tieni conto del rossore che ti assale nel momento in cui capisci che il racconto che stai leggendo è già terminato da una decina di righe e che sei tu, in questo preciso momento, l'oggetto della storia che stai leggendo .
Il lieve turbamento, che adesso stai provando, aggiunge gusto al tuo piacere ormai prossimo al compimento. . .