I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
Io come te
Biblioteca
Titolo: Io come te
Autore: Ambrosia
Contatto:
Racconto n° 2076
Altri racconti dello stesso Autore:
Certo appare strano che proprio io, la donna del gelo, possa aver osato così tanto... A distanza di tempo, ricordandomi di quegli attimi posso solo affermare che è stato Bellissimo!
Riportando alla mente le sensazioni, i colori, le luci, gli odori, i sapori e i suoni mi preparo a gustare una volta ancora l'atmosfera che aveva avvolto la mia anima partecipando a questo gioco travolgente.

Anche il treno quel giorno arrivò in orario, da non credere! Ero partita alle 8:15 ed ero scesa alle 13:03 sul marciapiede assolato di una stazione deserta.
Mancavo dall’Italia da quasi un anno e, oramai abituata al freddo della mia terra d’origine, quasi temevo l’afa che in agosto invadeva quel luogo così simile ai posti che avevano visto scorrere la mia infanzia con la leggerezza di una farfalla. Ricordo come, anni addietro, non ero affatto spaventata dall’umidità e di certo non avrei mai immaginato che questo clima potesse ora risultare insopportabile a tal punto. Il caldo umido ed i pensieri mi intorpidivano la mente ed in quel momento ripensai alle parole di Luca, il mio migliore amico che, mentre mi guardava preparare le valigie, mi metteva in guardia sulla situazione – sei una pazza – mi diceva – è troppo pericoloso – .
Ma io, ad un passo dalla soluzione dell'enigma, anche se piena di dubbi, avevo deciso che sarei arrivata fino in fondo.
Già da tempo mi ero convinta che era necessario agire senza troppo pensare, come ero solita fare una volta, quando lasciavo fluire liberamente la mia mente come un fiume, il grande fiume che scorre, lo stesso fiume già altre volte mi aveva ingoiata. Quasi inconsciamente allungai il braccio per prendere la borsa che custodiva la chiave che mi avrebbe condotto alla risoluzione del mistero. Nel sentire il suo tintinnio mi convinsi che dovevo andare aventi senza indugi e senza pentimenti. Fantasticando su ciò che sarebbe potuto accadere, mi accorsi che una certa eccitazione stava pervadendo la mia intimità già sul treno e sentivo che gli slip erano ancora umidi degli umori regalati da quei pensieri.
Decisi di prendere la cartina in cui avevo evidenziato il percorso da seguire e mi mossi per raggiungere la meta. Girai l'angolo e trovai un viale alberato. La brezza calda sfiorava il mio corpo e mosse leggermente il corto vestito color panna decorato con minuscoli fiori rosa che, con il caldo, aderiva ancora di più sulle mie delicate forme. Mentre procedevo nel cammino, mi dissi che ero pronta ad entrare nel gioco, era così che avevo definito quello strano scambio di pensieri con quell’uomo misterioso, a volte molto vicino, altre volte così lontano e sfuggente tanto da sembrare freddo come il grande inverno del nord. Ma come se in un turbine tutto fosse stato spazzato via, ora ero completamente disorientata e l’unica sensazione che riuscivo a riconoscere era il brivido di ansia che mi correva lungo il corpo e mi faceva accelerare il respiro…. - Calma! - mi dissi – l’idea del mistero legato a quest’uomo non può farmi perdere il filo del percorso -.
Ripresi il cammino e contemporaneamente ripercorsi con la mente la mappa che mi ero ricostruita dopo tante affannose ricerche, indizio dopo indizio. Ricordai la soddisfazione del primo tassello incasellato: IL LUOGO. Intanto aumentava in me la curiosità ed il desiderio di affrontare questa avventura, anche se ancora non ero ben consapevole di dove essa mi avrebbe condotto.
Gli ultimi indizi che lui mi aveva distrattamente lasciato riguardavano la descrizione di un qualcosa che avrei trovato "oltre i rami nella casa del sapere". Arrivai di lì di fronte accaldata e stanca - banale – pensai ad alta voce, mi trovai infatti davanti ad una scuola. Mi sorpresi di come fu facile trovare la strada, improvvisamente mi resi conto che quel luogo aveva impressionanti similitudini con il mio paese e mi tornò alla mente quando frequentavo la scuola con la spensieratezza dell’adolescenza.
A quel punto guardai di nuovo la cartina, dovevo essere vicino alla meta. Mi trovavo esattamente nella via parallela. Girai l’angolo e realizzai che ero arrivata. Guardai sorpresa quel vecchio stabile, oramai l’austerità del fabbricato era stato intaccato dallo stato di degrado in cui l’avevano lasciato. Questo scalcinato edificio alla fine del viale della stazione me lo immaginavo come un tempio nella foresta, invece era solo pieno di arbusti incolti che avevano anche rotto i vetri delle stanze adiacenti la porta d’entrata.
Facendo riferimento al secondo quesito legato all’enigma, presi allora LA CHIAVE dalla borsa, l’avevo nascosta nell’ombra della foto che raffigurava il suo profilo, l’unica che possedevo e che conservavo gelosamente come se fosse lo scrigno di tutti i miei desideri più nascosti.
Presi fiato e cominciai ad osservare. Non riuscivo a trovare il vialetto d’entrata, in quel punto la sterpaglia era troppo fitta....Eppure ero nel punto giusto: - il numero sei di Via Volta, la strada laterale dopo la scuola -, dissi ad alta voce come per assicurarmi di aver capito bene. Dopo vari tentativi la chiave aprì la serratura. Con la mano appoggiata al pomello alzai lo sguardo osservando per un attimo l’edificio... Entrai.
Sebbene non fosse proprio uno dei miei luoghi preferiti, visto lo stato di abbandono in cui era il fabbricato, trovai giovamento almeno nel sentire un po’ di fresco. Percepii immediatamente il cambio di temperatura e, dalla scollatura del mio vestito, si intravide l’immediato effetto che tale refrigerio provocò al mio corpo, come se fossi stata pervasa da un’altro sottile brivido di eccitazione.
La penombra non mi lasciava vedere molto ma avvertii dei fruscii strani intorno a me. Eppure, nell’invogliarmi ad affrontare questa folle avventura, lui mi aveva assicurato che il cigolio della porta sarebbe stato l'ultimo rumore che avrei udito; - invece qui tutto cigola – dissi in un soffio.
Presa dal timore chiusi gli occhi ma fu un attimo. Subito sentii il suo calore, la sua prima carezza ed il suo primo lieve bacio sul mio collo. Per una volta ancora mi sentii pervasa da un brivido che mi toccò fin nella profonda intimità. Non avevo ancora visto il suo volto ma già avevo capito che cosa era in grado di provocare in me la sua vicinanza.
Solo in quel momento compresi il peso dell'errore che egli mi aveva portato a compiere. Nella stanza ora si percepivano solamente i nostri lenti respiri, quasi come se nessuno dei due volesse rompere quel silenzio carico di complicità; era questo che intendevo quando cercavo di spiegargli che avrei desiderato lasciare che le emozioni si potessero esprimere liberamente attraverso i cinque sensi, ma non immaginavo si rivelassero così fantasticamente disarmanti.
Forse le spiegazioni che avrei tanto voluto chiedergli sarebbero state l'ultimo ricordo razionale di questa avventura che, invece, incominciò a prendere forma nell'inconscio, quando, girandomi verso di lui, al tatto della prima carezza si aggiunse il tocco leggero e il dolce sapore delle tue labbra sulle mie.
Avevo già provato con lui, ma solo attraverso le sue parole, la sensazione di calore che provoca la scossa che percorre il corpo quando improvvisamente il bacio si trasforma in un leggero morso. Ora eravamo veramente vicini e l’immaginazione si nutriva direttamente da lui. Lo osservai per qualche istante, i capelli neri e leggermente ondulati incorniciavano il volto dai lineamenti ben disegnati e gentili, le labbra erano delineate e carnose, la sua voce, udita in un sussurro mentre mi chiedeva se avessi avuto difficoltà nel raggiungere il “nostro giardino dei segreti”, aveva un tono caldo, caratterizzato da una lieve cadenza d’oltralpe.
La sua vicinanza mi rendeva difficile il compito di mantenere attiva la mia ferrea parte razionale e lui era ben consapevole delle emozioni che era in grado di suscitare in me. La sensazione divenne veramente avvolgente quando sentii la sua lingua sfiorare appena le mie labbra che si aprirono lentamente per accogliere tutta la sua essenza. Volevo finalmente vedere fino a che punto fossimo riusciti ad arrivare in questo gioco, aprii gli occhi ed incontrai i suoi. Colsi l’intensità del suo sguardo che fino a quel momento mi era sfuggito.
In silenzio mi prese per mano ed attraversammo il vecchio salone, intorno a noi il silenzio era spezzato solamente dal rumore dei nostri passi; mi chiesi dove ci stessimo dirigendo e perché avesse definito quel posto così fatiscente il “nostro giardino segreto”. – Ecco – pensai – la mia razionalità sta riprendendo il comando -. Non esisteva nessun posto segreto, mi avrebbe solo fatto visitare quella casa che, sicuramente aveva in mente di ristrutturare riscoprendo l’antica atmosfera che in passato aveva caratterizzato quel vecchio stabile.
Ero grata del fatto che, per qualche motivo, si era interrotto quel fiume di emozioni che sinceramente non avevo idea di dove mi avrebbe portato se lo avessi seguito con la spontaneità con cui avevo dimostrato di poter avere pochi minuti prima.
Ma lui non parlava e mi accompagnò in direzione di un varco in fondo alla stanza dal quale entrava, tra le pieghe di una tenda di velluto rosso, un taglio di luce con intensi riflessi azzurrognoli, che con il loro colore attirarono la mia attenzione ed risvegliarono i miei timori.
La sicurezza di avere in mano la situazione vacillò nel momento in cui spostando la tenda oltrepassammo il portone ritrovandoci in un meraviglioso giardino ricco di alberi e di piante ben curate. Era proprio il colore della foglie che faceva virare la luce in quegli innumerevoli riflessi di colore che avvicendavano all’afa pomeridiana una insperata atmosfera di freschezza. Era un angolo di paradiso. Vicino ad un grande albero, quasi nascosta dalle fronde che scendevano dall’imponente pianta, si nascondeva una piccola piscina che sembrava ricavata dalla natura stessa del giardino. Alla base del tronco, erano sistemati un cesto e dei bicchieri. Con gentilezza, mi invitò a seguirlo fino all’ombra della pianta, dove mi fece accomodare. Versò da bere del vino bianco e fresco in due piccoli calici dal vetro fino che creavano un leggero gioco di luce al contatto con i raggi solari che filtravano dalle lunghe fronde dell’albero. – Bene – pensai - sicuramente quel dolce nettare mi servirà ad allentare la tensione che si era ricreata in pochissimo tempo -. Mi sembrava di vivere in un'altra dimensione, tutto appariva così irreale, quasi uno spazio incantato. Nel passarmi il bicchiere, le nostre dita si sfiorarono e, anche se il tocco fu leggero e fuggitivo, sentì nuovamente quel brivido, oramai familiare che, come una leggera scossa mi attraversò la colonna vertebrale. Il silenzio era di nuovo calato tra di noi ma non era uno di quei silenzi imbarazzanti anzi, esso sembrava essere il custode delle nostre crescenti emozioni. Si avvicinò a me per spostare una ciocca di capelli che mi ricadeva sulla fronte ed in un attimo mi ritrovai pericolosamente vicina a lui. Sentii il suo respiro regolare sfiorare la mia pelle e le sue labbra vicine non osavano ancora varcare quel confine che ci avrebbe permesso di assaporare il gusto della nostra crescente affinità.
In quel momento, mi resi conto che non volevo fermarmi, ero inebriata dal suo profumo che si confondeva con il mio, come a creare una medesima essenza che unisce le anime degli spiriti affini, quelli che non hanno bisogno di spiegazioni quando si trovano l’uno di fronte all'altro, nella naturalezza del loro inevitabile incontro.
C’eravamo a lungo rincorsi e caparbiamente cercati e già mille volte immaginati. Ora eravamo avvolti in un vortice di emozioni, anche se ancora ci stavamo sfiorando appena. Riuscii a cogliere l’intensità della sua eccitazione quando, sfiorandogli con la mano il torace, raggiunsi lentamente la sua intimità. Non credevo che delle carezze appena accennate potessero essere così eccitanti. Sembrava quasi il preludio ad un concerto in cui tutto cominciava a seguire il flusso di uno spartito.
Il mio leggero abito scivolò a terra guidato dalle sue mani esperte, lasciando liberi i miei seni che si risvegliarono al contatto con la sua pelle.
Come se stesse disegnando delle linee d'ombra, le sue mani indugiarono a lungo attorno ai miei seni e sul mio corpo. La lentezza dei suoi movimenti sapevano come accelerare lo stato d'eccitazione che cresceva sempre di più in me.
Fu allora che ci sdraiammo l’uno al fianco dell’altro e, il desiderio crescente che provavo per lui mi portò, con naturalezza, ad accarezzarlo mentre lui seguiva con la lingua la linea che il mio ventre creava scendendo verso l’inguine.
Avrei voluto chiedergli se gli piacevo ma già i suoi occhi, le sue mani si riempivano di me. Baciai delicatamente le sue labbra, chiusi gli occhi mentre lo sentivo dolcemente dentro di me.
Conobbi la sua accurata esperienza nei miei anfratti, mi penetrò e quasi subito ebbi un orgasmo bellissimo, masturbata dalle sue dita, seduta su di lui.
- Ti voglio sentire ancora - gli sussurrai, allora ci spostammo lentamente e, mentre continuava a toccarmi inebriato, lo aiutai a togliersi la camicia, gli sbottonai nuovamente i pantaloni che questa volta gli tolsi insieme agli slip. Si presentò già duro, volevo prenderglielo in bocca ma lui riportò i miei occhi all’altezza del suo volto e cominciò a farmi leccare le sue dita che avevano ancora il mio sapore. Girandomi verso di lui continuai a assaporare il gusto della nostra passione fin dove riuscivo ad arrivare, spostandomi poi verso i capezzoli, il petto il ventre, mentre con una mano cominciai ad accarezzare dolcemente il suo sesso, con un lento sfregamento della pelle del mio palmo su di lui. Iniziò poi a baciare e a pizzicare i miei capezzoli tanto intensamente da farmi gemere, e questo gli diede la spinta a continuare ed assaggiare i miei seni con piccoli colpi di lingua, mentre contemporaneamente accarezzava i miei capelli sciolti sulle spalle. Continuai a far scorrere lentamente la mia lingua sul suo corpo scendendo verso l’ombelico e poco più sotto, ritrovando la mia mano che lo eccitava. Aveva già la punta bagnata e io non potevo che assaggiarlo assaporandolo a lungo, mentre sentivo dalle contrazioni che questo gli piaceva molto. All’improvviso sentii un “clich”, alzai lo sguardo e mi ritrovai davanti agli occhi lo schermo della fotocamera che mi ritraeva intenta ad assaporare il gusto del suo sesso. Inaspettatamente, questa situazione mi fece eccitare ancora di più. Capii che aveva voluto interrompermi per non raggiungere subito il suo culmine. Mi prese in braccio e mi fece sedere sull’umido terreno del giardino. Il curato strato d’erba che ornava tutta la superficie del piccolo parco circostante, solleticava leggermente le mie gambe donandomi una piacevole sensazione di primordiale piacere che aumentò quando egli cominciò a versarmi il vino spumeggiante che dalla bottiglia scendeva direttamente nella mia bocca. Inizialmente si limitò ad osservare il liquido che colava sul mio mento, tra i seni fino all’inguine, bagnandomi ancora di più. Poi cominciò a berne anche lui, direttamente dalle mie labbra. Mentre il dolce nettare continuava a scendere su di noi, le nostre lingue si incontrarono creando una danza del piacere.
Nell’estasi di quel momento incantato presi ancora una volta il suo sesso tra le mie mani e, avvicinandolo lentamente arrivai poco a poco a strofinarne la punta sul mio clitoride, cominciando nuovamente a gemere di piacere. Il mio desiderio crescente mi fece anelare che entrasse, così mi distesi sulla schiena, inarcai il bacino aprendo le gambe permettendogli di calare sopra di me; con inusitata dolcezza mi penetrò. La sua bocca sulla mia… il suo sesso dentro il mio.
Si muoveva piano, piano ma implacabile, cullandomi nei suoi dondolii e facendomi rilassare.
In alcuni momenti restavamo quasi immobili, io con lui. Sentendomi sua. Non potevo dire se questo fu per un tempo breve o lungo, non lo potevo più definire. Come pure non riuscivo a capire quando avevamo iniziato a muoverci l’uno verso l’altra, ad imprimere ritmo alle spinte, io inarcandomi leggermente in modo da permettergli di affondare più dolcemente, portandomi a godere, sempre più forte, sempre più a fondo, sempre più gemendo.
Non avevo mai provato un simile stordimento. Le sue dita che accarezzavano il mio ano portarono all’apice il mio orgasmo. Lui lo intuì subito e con il suo ultimo strofinamento, assieme a lui, uscì anche il primo dei miei schizzi. Eiaculai spruzzandolo in una serie di sussulti. Non ci credevo, aveva ragione lui! Lo capii nel momento in cui lo sentii dolcemente entrare nuovamente dentro di me e, muovendosi lentamente ma con decisione, continuò a stimolare angoli del mio universo che non conoscevo così profondi… ed il suo orgasmo fu la sublimazione di tutte le nostre emozioni.
Nell’attimo di pace che fece seguito alla nostra passionale intesa, mi resi conto per la prima volta di cosa intendeva quando mi controbatteva dicendo che i miei cinque sensi non avevano nessun valore se non potevano veramente trovare la loro vera collocazione. Per farlo bisognava uscire dalla realtà e dagli schemi prestabiliti, bisognava entrare nella quarta dimensione, quella del tempo fuori del tempo, fatto da lunghi e lenti attimi rubati alla precarietà della vita di tutti i giorni.
Da lì era partito il gioco. Non è stato facile capirlo ma… è stato Bellissimo!
E per la prima volta, senza rammarico ammisi che aveva vinto lui.

Based to the short story
“Our garden”

Dedicato a Serendipo, che con la sua creatività è capace di dare forma a quell’energia priva di qualsiasi prevedibilità. Essa è la fonte prima a cui attinge la fluttuante passione che nasce dallo spirito e trae nutrimento dal corpo.

Ambrosia.