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Il gioco
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Titolo:
Il gioco |
Autore:
Veronica Erspan |
Contatto:
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Racconto
n° 2102 |
Altri
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Il conte guardava con occhi severi la moglie seduta di fronte a lui, in fondo al lungo tavolo apparecchiato per la cena. La grande sala da pranzo era illuminata da un solo lampadario appeso al centro del soffitto. Le 100 candele emanavano una luce sommessa e baluginante, che faceva dei due volti maschere piene d’ombra. Lei osservava il piatto in silenzio e portava il cucchiaio d’argento alla bocca come se invece del brodo di fagiano contenesse cicuta. Faceva fatica ad inghiottire, sentendo lo sguardo dell’uomo penetrarle dentro e non osava alzare lo sguardo verso di lui. Era suo marito da un mese e quel mese le pesava addosso come un macigno. Un nodo le stringeva il petto, che si muoveva al ritmo del suo respiro, sollevando i seni che uscivano per metà dalla scollatura generosa, strizzati verso l’alto dal corsetto strettissimo che la moda del tempo imponeva. Il marito aveva il doppio dei suoi anni, era amico di suo padre, era ricco e questo era bastato per costringerla a sposarlo. Non lo amava ma non contava nulla. Sua madre, fredda e distante, non l’aveva preparata né tanto meno le suore nel cui convento aveva passato gli anni della giovinezza. A vent’anni si sogna il principe azzurro, bello, giovane, galante e lei, a vent’anni, aveva dovuto sposare ad un uomo mai conosciuto. Da un mese era sua moglie e da un mese non l’aveva ancora toccata. Non sapeva se esserne felice o disperarsi. Perché temeva quello che poteva succedere, da un momento all’altro. La ragazza si portò istintivamente una mano ai capelli rossi naturali e mosse i morbidi riccioli che le scendevano sulle spalle nude. Alzò per un attimo lo sguardo e vide gli occhi chiari di suo marito inchiodati addosso a lei. Le stava guardando il seno. Si sentì arrossire ma non disse nulla. Inghiottì un altro cucchiaio di brodo, ormai freddo. Dall’ombra uscì il cameriere che portò via i piatti, come ubbidendo ad un ordine silenzioso. “Angelica…” L’aveva chiamata? La giovane alzò lo sguardo verso il marito trattenendo il respiro. “Vedo che hai poca fame” le disse lui quasi senza muovere le labbra. I suoi quarant’anni erano tutti sul suo viso, incorniciato da una folta chioma di capelli neri striati di bianco sulle tempie. La mascella forte, il naso greco e gli occhi grandi erano lì, come un grande mistero. “Angelica, tu sei mia moglie e lo sai che le mogli devono sottostare al volere e ai desideri del marito, vero?” – continuò lui, fissandole i seni. “Si..” – gli rispose lei con un filo di voce. Il suo cuore si era fermato. “Adesso devi fare quello che ti dico. Qui. In questa stanza.” Sollevò la mano e fece schioccare le dita. La moglie quasi sobbalzò. Si aprì la porta della sala da pranzo ed entrarono due persone. Lei non le aveva mai viste. Un uomo ed una donna. Giovani. Belli. Eleganti. Entrambi indossavano vestiti di velluto e broccato, lei tutta viola e lui in nero. Sorridevano leggermente e si tenevano per mano. “Ti presento due miei amici, Fernando e Lucia. Ci aiuteranno. Vedrai che ti piacerà.” Un altro sobbalzo al cuore. Cosa aveva in mente suo marito? Non capiva. Aveva paura. Lui si alzò e si avvicinò a lei. Le prese una mano e la fece alzare, come se volesse invitarla ad un passo di valzer. Ma non era così, ne era sicura. Tutti e quattro si avviarono verso il salottino Luigi XIV in velluto rosso, al centro della grande sala. Il marito si sedette subito, mentre lei restò in piedi, tra i due amici che sorridevano. “Sapete cosa fare, ma trattatela bene…è vergine.”. Fernando si spostò davanti a lei e Lucia dietro, mettendole le mani intorno alla vita. Il ragazzo era bello, dai lineamenti mascolini e delicati allo stesso tempo, occhi neri e profondi, la bocca carnosa e un leggero sorriso. Poi si abbassò inginocchiandosi e cominciò a sollevarle l’ampia gonna, sottogonne comprese, mentre Lucia da dietro la spingeva delicatamente indietro. Si ritrovò supina, sul folto tappeto persiano, con le gonne sollevate sopra la testa. Non vedeva niente ma sentiva le mani dei due giovani sul suo corpo e immaginava lo sguardo del marito fisso sulla scena. “Toglile tutto, voglio vederla bene…” Sentì ben presto il fresco dell’aria sulle gambe ed il bacino . Era nuda dalla vita in giù. Due mani forti le afferrarono le coscie slanciate e gliele aprirono. Un’ondata di calore le partì dal ventre fino al centro di quella che credeva fosse qualcosa di assolutamente inviolabile. “Fatela bagnare…” La voce di suo marito le giungeva offuscata dalle gonne che le coprivano la testa e non capiva cosa le stesse succedendo. Alla paura si sovrappose un misto di ansia ed eccitazione mai provate. Le mani di Lucia entrarono da sopra la testa e le afferrarono i seni, strizzandole i capezzoli. Poi, qualcosa di umido e caldo si infiltrò tra le gambe e su e giù, su e giù e poi dentro e su e giù e dentro, delicatamente. Dapprima non capì ma poi, quando sentì due labbra succhiare e penetrare nel suo orifizio, capi che quelle erano la lingua e la bocca di Fernando. Oddio, che piacere! Si sentì inarcare il bacino, come se volesse, e voleva, ancora più dentro, ancora più profondi i baci di quel ragazzo. E il pensiero che suo marito la stesse osservando, con la testa di Fernando chiusa tra le sue coscie, non le procurò vergogna, ma la eccitò ancora di più. E poi…poi c’era qualcos’altro. La ragazza le era venuta sopra e le stava succhiando i capezzoli, con foga. Li mordicchiava e tintinnava con la lingua e lei, Angelica, avrebbe voluto fare la stessa cosa…! “Bravi, bravi, ancora…Vedo che le piace. Fernando, adesso esplorala con le mani e tu Lucia baciala e poi…” La voce del conte non tradiva apparentemente nessuna emozione e Angelica lo sentiva impartire gli ordini con assoluta freddezza ma a lei piaceva quel gioco e non voleva si fermasse. Il ragazzo cominciò a toccarla con la mano e la penetrò con le dita, una ad una, poi due, poi tre e poi…un dolore profondo le perforò il ventre e non potè fare a meno di emettere un piccolo grido… “Non preoccuparti mia cara, - lo udì mormorare - adesso sei veramente mia moglie, non sei più vergine, adesso mi appartieni, adesso sei mia…Fernando puoi penetrarla.., è pronta.” Sentì il peso di un corpo su di sé, due mani afferrarle le natiche e poi sollevarle le gambe, un dolore profondo e un grande piacere. In quel momento Angelica si chiese se tutto quello fosse il matrimonio e se le cose dovessero andare in quel modo… Aveva la sensazione che le stesse capitando qualcosa di strano ma il gioco era troppo bello, sperava che continuasse. Il conte, allora, era un buon marito e ringraziò in cuor suo i genitori di averla obbligata a sposarlo.
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