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Praticamente un esperimento
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Titolo:
Praticamente un esperimento |
Autore:
Emma |
Contatto:
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Racconto
n° 2114 |
Altri
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Ci sono esperimenti che a vent’anni, prima di diventare persone serie, bisogna fare. Magari esperimenti un po’ strani, da incoscienti, da fuori di testa, ma da fare lo stesso. Prima che la vita costringa al buon senso e sia troppo tardi per tentarli. E stasera siamo qui, con l’incoscienza dei vent’anni, proprio per questo.
L’eccitazione di due coppie di amici che si trovano per trasgredire. L’eccitazione di chi sta per trasgredire ancora una volta, come lo si è fatto tante altre volte, ma stavolta anche l’eccitazione infinitamente più nuova di chi finalmente sta per fare una cosa davvero strana, a lungo pensata, ma mai tentata. L’eccitazione di chi sa che stavolta, cresciuto l’affiatamento, sarà un esperimento rischioso, probabilmente unico, ma, se va bene, il risultato sarà anche meglio delle altre volte.
Appartamentino di Marco, libero una volta tanto dalla folla degli altri studenti che abitano con lui. Sabato sera. Marco, naturalmente, e Simona, la sua ragazza, io e Andrea. Casa tutta nostra almeno fino a domani sera: tutto il tempo per fare tutto ciò che ci andrà di fare. Di farlo assieme, perché siamo qui per questo, con un po’ di paura, ma senza ipocrisie, tra amici che hanno già sperimentato come sia piacevole farlo assieme, come sia bello essere affiatati e complici anche nei piaceri del letto. L’eccitazione di chi ha deciso che ci si guarderà, ci si farà guardare, ci si scambierà anche, perché tutto sia di tutti, perché poi ci si possa raccontare cosa si è provato, perché poi si possa essere complici. Anche se stavolta abbiamo in mente ben altro che le volte passate.
Tutti e quattro ancora in salotto, ma già in pigiama ad inizio di serata. Perché stasera, evidentemente, non si esce. Non c’è ragione per uscire. Stasera il divertimento sarà solo quello: infilarsi tutti e quattro nel lettone e riemergerne, chissà, domani pomeriggio, o forse domani sera, comunque solo dopo che tutto quello che deve avvenire sia avvenuto.
Oh! Lo abbiamo già fatto. Questa non è la prima serata in compagnia sotto le lenzuola. Anche se giovani, siamo esperti. Ma stasera i patti sono diversi dai soliti: tutti per uno e uno per tutti, ma nel vero senso della parola. Stasera è la grande sera dell’esperimento che non sappiamo che effetto farà. Guardare, farsi guardare, scambiarsi le coppie, come al solito, ma non solo. Marco e Andrea non volevano, ma li abbiamo convinti, praticamente costretti. Stasera tutto con tutti. Ma proprio con tutti, nel senso che non è giusto che noi ragazze si passi le sere a toccarci e baciarci tra di noi e loro a guardarci per poi, quando gliene torna la voglia, godersene i frutti. Stasera si mettono in gioco anche loro. Sì, va beh! Loro non sono mica gay, ma non casca il mondo se una volta ci provano anche loro, tra di loro, e noi ragazze facciamo da pubblico. Non è stato semplice convincerli, è da giorni che gliela meniamo, ma si sono convinti: stasera le coccole se le fanno anche tra di loro.
Eccitazione da prima volta, ed eccitazione di noi ragazze che li abbiamo convinti, praticamente costretti, ma eccitazione sopratutto loro, che non sanno che effetto può fare e hanno voglia e paura allo stesso tempo. E paura è poco: una fifa da farsela addosso. Ma una paura benefica, che sarà eccitante vincere. Ragazzi disorientati come sanno esserlo i maschi di fronte alle loro paure. Però anche eccitati, come i maschi, quando si decidono ad affrontare le loro paure e a mettersi in gioco. Ma non importa che effetto faccia e se lo troveranno piacevole: stasera si prova, poi si vedrà e magari non lo si farà più.
Salotto. Esaurite le chiacchiere e tutti gli altri impicci dilatori. Tutti stravaccati sui divani, in attesa ormai solo che il gioco cominci. In attesa di trovare il coraggio per iniziarlo davvero. E’ Marco che deve dare inizio alle operazioni: è lui che gioca in casa. Tocca a lui rompere il ghiaccio, anche se stasera romperlo è infinitamente più impegnativo del solito. Ma gli tocca: deve farlo. Infine raccoglie tutto il suo coraggio e si decide. Si alza in piedi e si allontana di qualche passo, perché lo si possa vedere. Un po’ titubante, ma eccitatissimo già ancora col pigiama addosso. Non è serata da sorrisi e da risate complici. E’ sera da faccia seria, tosta e determinata. Via la maglietta. Via in un colpo solo i pantaloni e le mutande, ed eccolo nudo. Bellissimo come al solito, maschio giovane allo stato puro, macchina del sesso: al posto delle mutande, un’eccitazione grandiosa, che non punta neppure dritto in avanti, ma addirittura all’insù. Un’eccitazione da grandi occasioni già da subito, solo a svestirsi. Un buon segno. Si avvicina al divano e cerca il conforto rassicurante delle mani della sua ragazza. Simona, comprensiva, non glielo nega. Mani sul suo sesso, carezze, un inizio di sega. Poi però lo lascia a me: non è sera da romantiche coccole private tra fidanzati. Marco si sposta a lato di un passo, mi si mette davanti e sono io allora a toccaglielo, a confortarglielo, a farlo diventare ancora più saldo, lucido e girato in su. Adesso però viene il dunque. L’attimo da non perdersi. L’inizio dell’esperimento, il punto dal quale si lasciano le strade battute e si affronta l’ignoto, il tabù da infrangere. Un altro passo a lato ed è in piedi davanti ad Andrea. Lui è seduto sul divano, non più stravaccato, perché non è più tempo per essere rilassati, lui specialmente. Il sesso di Marco è all’altezza della sua faccia, puntato contro di lui come un indice accusatore, come un’arma, come un incubo strano che va esorcizzato. Andrea esita un attimo. Chissà, forse vorrebbe obiettare qualcosa. Forse vorrebbe disdire i patti. Lo osserviamo senza fiatare. Ne avrebbe di cose da obiettare, ma non osa tirarsi indietro e glielo prende in mano. Come abbiamo fatto noi ragazze, ma meccanico, senza la nostra scioltezza. Esita, come a saggiarne la consistenza, come ad apprezzarne la novità, come a persuadersi che quello che ha in mano è proprio il sesso di un altro uomo. Si guarda in giro come per trovare conforto. Guarda noi ragazze, che serie lo guardiamo. Vede che non lo perdiamo d’occhio e, se esita ancora, siamo pronte a fargli un fondo che non finisce più. Lo impugna con più grinta, prova meglio, stringe, fa scorrere la mano.
Miracolo! Il cielo non lo fulmina, la terra non lo inghiotte. Non succede niente di strano. Si prende coraggio e muove la mano più a fondo. Marco lascia fare. Si intuisce che è anche lui perplesso non meno di Andrea, meravigliato, di una meraviglia strana, ma non di una meraviglia spiacevole. Con sua gran sorpresa non si verifica quello che aveva pronosticato appena dieci minuti prima. No, non gli si smolla di colpo, anzi, funziona come prima, funziona più di prima. Funziona che è una meraviglia. Forse avrebbe preferito che gli si smollasse. Questo gli avrebbe dato la scusa per lasciar perdere e per ricondurre la serata su binari più collaudati, ma non gli si smolla e, il traditore, finirà per costringerlo a sperimentare quello che non sa neppure lui se vuole o non vuole sperimentare. Se ne frega il suo sesso se le mani che lo toccano sono di una ragazza o di un ragazzo. Gli basta il contatto caldo e deciso, un contatto qualsiasi. E gli bastano gli occhi di tutti puntati proprio lì, a spiare le sue reazioni, a vedere come se la cava. Dritto, sfrontato e fiero, come è giusto che sia.
Per ora l’esperimento procede. I timore dei due ragazzi si sono rivelati infondati. La cosa non è poi così assurda come a loro sembrava. Marco è li, in piedi, nudo, a farselo menare e Andrea è seduto davanti a lui a menarglielo. Sembrerebbe persino una cosa normale. Hanno la faccia un po’ strana, ma mica si direbbe che sono poi tanto dispiaciuti, anzi, si coglie sui visi di entrambi persino un accenno di soddisfazione. Per lo meno soddisfazione per aver osato qual che sembrava inaudito, inconcepibile. La soddisfazione di aver dimostrato a noi ragazze che sono gente di parola, che, se hanno deciso di osare, sanno osare.
Così però non si può andare avanti all’infinito. Bisogna procedere prima che l’ispirazione passi. Prima che qualcuno dei due si faccia degli scrupoli. Come più vicina, mi intrometto e rubo Marco dalle mani del mio ragazzo, lo faccio sedere vicino a me, lo bacio, e intanto non perdo di vista Andrea. Dai, gli dico con lo sguardo, senza parlare, adesso tocca a te. Fatti onore, non deludermi.
Tocca a lui. Lo sa da sé che adesso tocca a lui. Si alza esitante. Imbarazzo, disorientamento, probabilmente fifa. Ma anche voglia di dimostrarsi all’altezza. Voglia di essere lui adesso il protagonista del dramma. Voglia di tirarlo fuori a sua volta e di farsi guardare come finora abbiamo guardato Marco. Voglia di rifarsi e pareggiare i conti. Voglia di non essere da meno in quanto a faccia tosta ed anche a centimetri da esibire.
Via anche lui la maglietta. Via pantaloni e mutande. Completamente nudo anche lui, così si gioca alla pari. E alla pari è anche la sua eccitazione.
Anche per lui le mani di Simona sono il primo approdo sicuro. Le si piazza davanti e lascia che lei glielo tocchi. Brava Simona! Anche se non è il suo ragazzo, gli dedica le stesse cure che ha dedicato a Marco. Lui si rassicura, si distende. Chissà, forse percepisce che il giochino non è mica poi tanto sgradevole e neanche tanto assurdo. Di certo le mani di Simona sulla sua eccitazione le gradisce. Poi tocca a me. Gli sussurro che è bellissimo, che è forte, che, tutto nudo, fa un figurone. Glielo meno. E infine eccolo spostarsi davanti a Marco. No, non c’è pericolo che si tiri indietro a questo punto. Deve pareggiare i conti. Non può fare il coniglio proprio adesso. E neanche Marco può fare il coniglio. Ormai bisogna andare a pari, restituire il favore. Mica può dire che adesso il giochino non gli piace più. C’è almeno un debito da saldare. E le sue mani si alzano a saldarlo. Anch’esse prima esitanti, come a tastare il terreno. Ma il terreno è solido e non presenta sorprese. Il palmo attorno, le dita chiuse. Un primo colpetto per prendere le misure. Un altro colpo. Un altro ancora. L’aggeggio non è il suo, è quello di Andrea, ma è un aggeggio come il suo, da trattare come il suo. E una sega è sempre una sega. E Andrea gradisce. Con sorpresa, con delusione, quasi, con sconcerto, ma gradisce. Non può negarlo. Gradisce. Ed in effetti anche a lui mica si smolla. Mica gli si ritira. Svetta, anzi, più in forma che mai.
Non ci perdiamo una virgola di quello che succede. Nessuno osa neppure fiatare, per non interrompere il miracolo. Passano i secondi, si succedono i colpi con la mano. Andrea osa piantarsi un po’ meglio sulle gambe, aprirle un po’ di più per stare in piedi più saldo. Osa spingere il bacino più avanti per affidare meglio il suo sesso alle mani dell’amico. Il giochino comincia a sembrare un po’ più normale anche ai ragazzi stessi. Riescono ora persino a guardarsi in giro, a guardare noi ragazze, a cercare con gli occhi la nostra approvazione. Visto che ci siamo riusciti! Visto che non siamo poi così inquadrati come ci credevate! Ci scappa persino qualche timido sorriso.
Tocca a noi ragazze adesso fare che il gioco vada avanti. Le premesse sono buone, ma si è solo all’inizio e bisogna insistere. Bisogna battere il ferro fin che è caldo. Simona, seduta vicino a me, ne approfitta per sfilarsi il pigiama. Si disfa in un attimo, senza alzarsi, anche del reggiseno e degli slip. Poi fa un cenno ad Andrea perché si sposti dalla sua parte. Andrea esegue e va a sistemarsi davanti a lei. Una carezza al sesso, e poi comincia coi baci. Prima in punta, a fior di labbra, poi più decisa. Infine tutta la punta dentro, succhiando. Ne approfitto anch’io per svestirmi. Adesso il pigiama è fuori luogo. Adesso è il momento per essere nuda anch’io. E, una volta nuda, mi metto anch’io a baciarlo ad Andrea, a contenderlo a Simona, a disputarlo alle sue labbra. Marco vorrebbe alzarsi anche lui in piedi a farselo succhiare, ma lo trattengo con una mano. No, tu no. Tu adesso devi startene seduto buono, perché la tua parte è un’altra. Simona intuisce, si alza lei e guida Andrea davanti al suo ragazzo. Lo fa avvicinare. Con la mano gli dirige il sesso verso il viso di Marco. Il momento è delicato. Immagino cosa passi per la testa di Marco. Una cosa è farlo con la mano, un’altra ben più impegnativa è prenderlo in bocca. Lo capisco. Serve che trovi per un attimo il coraggio di farlo. Gli do ancora per un attimo il buon esempio, poi, con la mano sulla nuca, lo tiro in avanti, lo spingo verso il sesso dell’amico, glielo cedo.
Prova a fior di labbra, in punta. Riprova. Riprova ancora, sempre più esitante. Sembra desistere, ma poi trova il coraggio e si decide. Sembra che si sia detto: o ora o mai più. Abbranca l’amico ai fianchi, se lo tira più vicino e glielo ingoia deciso. Ci pensa Simona a tenerglielo puntato nella direzione giusta. Andrea forse si aspettava ancora solo altri contatti esplorativi, un tira e molla più lungo, una lunga serie di contatti solo in punta. Non si aspettava una decisione così repentina. E’ sconcertato, ma non deluso. Simona lo abbraccia da dietro, gli si struscia contro, gli impedisce di arretrare, ma non ce n’è bisogno. Andrea lascia fare, e sembra contento di quel che accade. Guarda incredulo il suo aggeggio entrare ed uscire nella bocca dell’amico. Ci vuole un po’ perché Marco trovi il movimento giusto di bocca, senza ingoiare troppo e neppure poco, lasciando che le labbra scorrano. Ci arriva per gradi. Trova la giusta pressione, trova il ritmo. Questione però di istanti, poi Andrea deve scostarsi di colpo e sottrarre il sesso quasi con violenza alla bocca dell’amico. Non vuole venire adesso. Deve esserci andato vicino.
Ora però bisogna cambiare. Mi alzo a mi trascino su anche Marco. Ci pensa Simona invece a fare sedere Andrea sul divano e ad infondergli coraggio. Io guido Marco davanti a lui. Glielo impugno, glielo meno davanti alla faccia. Andrea esita. Poi si decide anche lui. Un assaggio. Un altro assaggio. Le labbra chiuse attorno alla punta. Un tentativo maldestro di far scorrere. Un altro aggiustamento. Si siede più in avanti, sul bordo del divano. Anche lui deve mettere le mani sui fianchi dell’amico per trovare la posizione giusta. Poi di nuovo tutta la punta in bocca, con più decisione. Abbraccio Marco da dietro. Sono tutta contro la sua schiena. Sento attraverso la pelle tutte le sue reazioni. Sento i muscoli contrarsi. Li sento assecondare quel che Andrea ha cominciato a fargli. Sento il suo cuore che batte all’impazzata. Non mi venga a dire che non gli piace! Se non è eccitazione questa?!
Marco in piedi davanti ad Andrea, a farselo succhiare fin quasi a venire. Poi ancora Andrea, davanti a Marco. Poi di nuovo come prima. Con noi ragazze che li abbracciamo, li guidiamo, li incoraggiamo, strusciandoci ora contro l’uno ora contro l’altro, abbracciando ora l’uno ora l’altro. Inginocchiandoci anche e succhiando anche noi ora l’uno ora l’altro. Ma l’incoraggiamento serve sempre meno. Ormai procedono abbastanza bene anche da soli.
La tensione si scioglie. L’imbarazzo dei ragazzi forse c’è ancora, ma mica più come prima. Adesso prevale la voglia di provare, di vedere, si sentire l’effetto, di abbandonarsi a sensazioni che non sono mica poi tanto diverse da quelle di tutte le volte che lo abbiamo fatto in modo meno sperimentale. Non diverse, ma sicuramente più intense, con il fascino del proibito. Il fascino delle cose che i bravi ragazzi non fanno mica. Sempre che non abbiano delle ragazze che li costringano. Sempre che non si trovino nella necessità di dimostrare che, volendo, anche loro hanno il coraggio di farle. Ci si mescola. Ci si dà da fare anche noi ragazze. Si prova anche noi a lasciarci baciare, anche lì, sulla patatina, a baciarcela noi. Ormai è il sorriso che prevale. Si è ritrovata la sicurezza. Un bacio di Andrea a me, un bacio a Simona, e poi di nuovo una carezza, una succhiata dei ragazzi tra di loro, altre coccole con Marco e di nuovo coccole tra i ragazzi. Sono una novità, ma una novità che ormai sanno accettare. Una delle tante possibili varianti del piacere. E una variante particolarmente appetitosa, visto come i due ci mollano volentieri per cercarsi tra di loro, per riprovare ancora il sapore del frutto proibito.
Un quarto d’ora, forse mezz’ora di coccole assortite, in silenzio, senza fiatare, sul divano e davanti al divano. Poi è Simona che rompe il silenzio. E naturalmente, da ragazza assennata e pratica, propone che ci trasferiamo di là, a letto, perché i ragazzi possano finalmente provare anche il resto. Possano provare a metterselo dove naturalmente è destino che stasera provino a metterselo. Perché è chiaro che non si può lasciare il giochino a metà. Stasera è chiaro che è lì che, a turno, dovranno arrivare.
Marco azzarda un’ultima timida difesa. Che fretta c’è? Stasera un bel po’ di novità le hanno sperimentate. Perché non procedere poco alla volta? Perché non lasciare “quello” ad un secondo esperimento, alla volta prossima? Perché non andare a letto e tentare con noi ragazze incastri magari anche arditi, ma già sperimentati?
Non se ne parla neppure. Scandalizzate, non prendiamo neppure in considerazione l’ipotesi. Stasera voi, voi fino in fondo, senza fare i difficili e senza tirarsi indietro sul più bello. Prima che l’ispirazione passi. Poi, domani mattina, magari se ne parla e noi ragazze sapremo ricompensarvi lasciandovi fare quello che volete.
Non osano controbattere nulla. A questo punto non possono non farlo. Ci sarebbe da perdere la faccia. Ci sarebbe da fare la figura dei conigli. E, in ogni caso, sotto sotto, mi sa proprio che l’inevitabile vogliono che accada. Se le loro scuse attaccassero, sarebbero i primi ad esserne delusi. Sarebbero i primi a rimpiangere l’occasione persa. Occasione forse unica, che non si ripresenterà. Magari un po’ costretti, magari dando a noi ragazze la responsabilità, ma ho l’impressione che ormai, sotto sotto, anche loro vogliano provare anche quest’ultima cosa che effetto fa. Se rimandassimo, probabilmente sarebbero loro i primi a restarne delusi. Hanno bisogno di essere costretti, per salvare la faccia, ma vogliono essere costretti. Se si rimandasse ora, chi sa mai che un’altra occasione potrebbe anche non esserci più.
Vogliono che li costringiamo. E noi ragazze, volentieri, facciamo le intransigenti e li costringiamo. Tutto, prima uno e poi l’altro, sperimentando la cosa fino in fondo, se no che gusto ci sarebbe.
Con tutte le volte che lo avete fatto a noi, se adesso voi, grandi e grossi che siete, avete paura di farlo, siete proprio dei bambini!
Non obiettano nulla. Non possono obbiettare nulla. Ormai si va fino in fondo.
Simona provvede in un attimo a prendere per mano il suo ragazzo ed a trascinarselo verso la camera. Io la seguo a ruota, trascinando Andrea. Magari servirà ancora qualche incoraggiamento, quando si arriverà proprio al dunque, ma ormai l’esperimento è avviato e mica sarebbe serio interromperlo sul più bello!
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