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La lunga gonna nera
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Titolo:
La lunga gonna nera |
Autore:
Oltrelorizzonte |
Contatto:
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Racconto
n° 2118 |
Altri
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- A presto, buon viaggio! - Guardava l’uomo che si allontanava, senza vederlo, inserì la marcia e la vettura riprese a mordere l’asfalto, mentre l’aeroporto scivolava lontano. Le strane luci di un tardo pomeriggio di fine settimana lo circondavano, lui osservava il flusso del week end che correva in senso contrario lontano dalla città, dall’ufficio. Sorrideva e pensava mentre il sangue correva nelle sue vene quasi ad ubriacarlo. Si ritrovò davanti all’ingresso dell’edificio senza quasi rendersene conto, parcheggiò senza curarsi delle righe e dei posti riservati, gli spazi erano tutti o quasi vuoti. Entrò nell’ingresso, il custode gli rivolse appena un cenno, si conoscevano da anni e certamente stava preparandosi ad uscire; poi entrò nell’ascensore e spinse il pulsante dell’ultimo piano. Entrò nel corridoio mentre la porta si chiudeva automaticamente dietro di lui e percorse lo spazio che lo divideva dall’ultimo ufficio in trance. Lei era là, appoggiata con i gomiti sul davanzale, china osservava fuori dalla finestra il giorno che finiva. Non si voltò. Forse neppure l’aveva sentito. La lunga gonna nera le scendeva sino alle caviglie, sopra un top scollato lasciava scoperti il collo e le spalle sopra le quali ricadevano i capelli mossi. Per un attimo si fermò, appariva tutto così irreale. L’ufficio con i suoi oggetti presero a scomparire e come in un mondo irreale, restavano solo loro sospesi nel vuoto. Un passo dopo l’altro si avvicinò, e sembrava non raggiungere mai quella figura in controluce, che continuava a non prestargli attenzione. Sogno, miraggio? Da quando aveva salutato l’amico all’aeroporto, si chiedeva se l’avrebbe trovata, ed ora che la vedeva non credeva. Poi la raggiunse e la baciò sulla schiena. Un fremito e null’altro. La ragazza continuava a perdersi nel mondo visto dall’ultimo piano. Le mani scesero sui suoi fianchi, mentre si stringeva a lei, scivolarono sotto il top, dove incontrarono i turgidi rilievi che si ergevano sulle morbide colline, Chiuse le dita riempiendosi le palme della sua pelle mentre la bocca risaliva verso il collo dove un profumo di muschio intenso e penetrante, attraverso le narici giungeva al cervello. Ora il suo bacino appoggiava a lei, e come un gioco ad incastro la valle che divide i due emisferi era riempito dal desiderio che forte ed eretto pulsava. Lei restava nella stessa posizione, pur se se qualche sospiro accompagnato da un fremito segnalava la sua esistenza, anche quando le mani tornarono a scendere e sfiorarono l’inguine. L’uomo si bloccò, non sentiva qualcosa che doveva esserci, sembrava che tra la seta e la pelle mancasse... Allora si allontanò di un passo, prese i lembi della gonna e li sollevò. Come un sipario così, si scoprì quel meraviglioso scenario che è il corpo di una donna: le caviglie leggere e sottili, la gamba forte e tornita, sino alla rotondità delle natiche sode e sostenute divise da un solco che racchiude i misteriosi ingressi al mondo del sogno sensuale. Si chinò dietro di lei, che spinse in fuori il suo corpo e la sua passione coperta da un leggero vello scuro si offriva ai lui. La baciò, lasciando che la sua lingua scivolasse fin dove la fisicità lo permetteva mentre la bocca si empiva di umori caldi e forti. Ancora non lo guardava con gli occhi, ma il suo corpo urlava - sono qui per te, non esiste altro - Allora si alzò, sciolse i legami che impedivano ai due desideri di congiungersi, e quando il suo fu libero... la prese. Con forza, baciandola con dolcezza sulla pelle nuda della schiena. Entrambi accompagnando i movimenti con un ritmo silenzioso, interrotto solo dal rumore della pelle che si tocca. Usciva ed entrava dalla sua profondità, d’un tratto lei emise un grido soffocato, - sei entrato dal retro - le disse, - ma non fermarti -. Lui si accorse della diversità, ma nella sua testa il gusto del proibito ingigantì il piacere per quello che accadeva. Le sue mani l’accarezzavano e ora che quella parte era orfana cercarono di occuparne gli spazi. Poi accadde, in quella posizione, quello che segna l’apice di una esperienza del genere. Lui riversò dentro di lei la sua forza, e mentre a fiotti il liquido si precipitava nel suo corpo tra spasmi e contrazioni pian piano la realtà cominciava a ritornare. Lei allora si voltò, il viso in fiamme accompagnò con sinuosi movimenti le sue ultime contrazioni come a voler spremere ogni goccia dentro di lei, poi quando stare uniti non era più possibile lo spinse indietro su una sedia e chinandosi sul suo ventre umido con la bocca calda accompagnò la resa del gladiatore e con la lingua leggera si portò via anche l’ultima stilla. Infine lo baciò, con la bocca che sapeva di lui, trasmettendogli un po’ di quel pizzicore caratteristico che certi sapori lasciano. Lui avrebbe voluto che ora potessero stare li, nudi a baciarsi, a toccarsi i sensi a riposo. Avrebbe fatto qualsiasi cosa le avesse chiesto, se avesse potuto l’avrebbe baciata la dove tutto era accaduto per suggere i liquidi che scivolavano fuori dal suo corpo, mischiati, per assaporare il piacere che oramai sapeva di entrambi.
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