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Speranza
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Titolo:
Speranza |
Autore:
Massena |
Contatto:
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Racconto
n° 213 |
Altri
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Monica s''inclinò di lato sul divano, si appoggiò sul gomito e abbassò il volto fino all''altezza del sesso di Paola, che ebbe un attimo d''esitazione, come se stesse ancora valutando l''opportunità di quella nuova esperienza, dimentica del fatto che era ormai nuda da tempo al cospetto di un''omosessuale dichiarata. La guardò negli occhi tra le proprie gambe ormai divaricate, e forse fu la dolcezza che vi lesse o forse la curiosità che la divorava, o ancora il puro e semplice desiderio che si era impadronito del suo corpo, ma quasi senza rendersene conto sollevò la gamba sinistra fino sulla sommità della spalliera ed attese con un misto d'ansia e d'impazienza, accorgendosi al contempo di avvampare per l’indecenza di quella esplicita offerta. Monica non distolse lo sguardo dai suoi occhi, ma sembrò ignorarne le attese e le sorrise ancora, dolcemente, fino a farla sentire quasi a proprio agio. Poi finalmente parve accettare l'offerta, si abbassò ulteriormente fino a sdraiarsi sul ventre, quindi le cinse con il braccio la coscia, fino a sfiorarle con le dita il sesso completamente glabro. Sentì il proprio corpo fremere, avvertì la bocca disperatamente arida, e si rese conto di non essersi ancora lasciata trascinare realmente dal desiderio, forse a causa della tensione che aveva accumulato in quello straordinario pomeriggio. S'impose allora di rilassarsi, decisa ad assaporare ogni infinitesimo degli istanti a venire. Le dischiuse il sesso con le dita ed inspirò avidamente il profumo di quel corpo che così a lungo aveva desiderato, ma si sforzò di non lasciarsi andare subito, come il suo istinto avrebbe preteso, e cominciò a baciarle l'interno delle cosce, accarezzandola dolcemente con le labbra, sempre più vicina alla meta, inondandola del suo alito caldo che con ritmo sempre crescente espelleva dai polmoni. Guardò Katia sollevando lo sguardo senza staccarle le labbra dalla pelle, e la vide completamente abbandonata alle sue carezze, con gli occhi chiusi, i piccoli seni che si sollevavano rapidamente e ritmicamente ed i capezzoli turgidi che sembravano quasi sproporzionati, da quella prospettiva. Non fu più sicura di riuscire a mantenere il controllo, ma era ormai ora di concedere qualcosa all'istinto, così le pose le labbra direttamente sul sesso e schioccò un lungo bacio, poi estrasse la lingua e le percorse con esasperante lentezza, facendola gemere piano e flettere la schiena in una posizione quasi innaturale. Era felice, le sue carezze trovavano risposta immediata in quel corpo già percorso da fremiti incontrollati, così non pensò più, sospinse di nuovo la lingua nella carne calda e umida e questa volta non furono movimenti lievi ma profonde e ritmiche carezze, mentre le reazioni di Paola, che la seguiva con il bacino in ogni suo movimento accompagnandolo con gemiti sempre più prolungati ed impudichi, alimentavano la sua eccitazione. Persero la cognizione del tempo, trascorsero minuti o forse ore, in quel gioco che era tanto nuovo ed insolito per l’una quanto ricorrente nei più ottimistici sogni dell’altra. Paola era sopraffatta dal piacere, assolutamente ignara d'ogni altra cosa al di fuori del proprio corpo. Avvertiva un indolenzimento diffuso alla schiena, alle gambe ed al bacino ormai esausto per il continuo contrarsi, ma era combattuta tra il desiderio razionale di prolungare con ogni mezzo quel momento d'estasi, e la voglia di farsi travolgere dal culmine estremo di quelle sensazioni, in un apice che non riusciva ad immaginare. Ma non aveva assolutamente modo di modificare gli eventi, era assolutamente in balìa di Monica che era sempre lì, sudata ed ansimante tra le sue cosce, con le labbra ed il volto bagnato della sua voglia, a guidarla in quel mondo sconosciuto. La sentì ansimare ancora, mentre la baciava là dove non avrebbe osato pensare, ma ciò che le restava di razionale si dissolse nell’istante in cui ne sentì le dita dentro di sé, con movimenti sempre meno delicati. Dopo alcuni istanti avvertì un calore familiare risalirle le gambe, infuocarle l'interno delle cosce e concentrarsi proprio nel fulcro del suo essere, così intenso che per un istante fu colta dal sospetto che non fosse solo una sua intima sensazione, ma non ebbe tempo di darsi una risposta, i sensi parvero venirle meno e con un'ultima contrazione esplose tutto il suo piacere nella bocca avida di Monica. Le pose entrambe le mani sulla nuca ed accarezzandone il collo ed i capelli fu quasi certa, ripensando alla conversazione che l’aveva tanto turbata un'ora prima, di poterla amare nel senso più completo del termine. Questo avrebbe voluto essere il significato dell'ultimo, sofferto rantolo, interminabile come il piacere che la stava travolgendo. Monica la udì gemere per l'ennesima volta, quindi contrarsi in una posizione quasi fetale, che le diede il fugace pensiero di come, dopo tutto, le due situazioni sarebbero state complementari, in un rapporto normale, e quel "normale" che essa stessa aveva istintivamente formulato nella sua mente, la rattristò un poco. Si ritrasse lentamente dal corpo di lei per consentirle di rilassarsi, e non vi fu più alcun movimento, ad eccezione del respiro ancora affannoso di entrambe. Furono momenti d’angoscia. Altre volte le era capitato che una partner occasionale, attratta forse dalla curiosità di un'esperienza nuova o forse tentata dal suo corpo statuario, una volta fisicamente soddisfatta si ritraesse da lei lasciandola soprattutto delusa, quasi offesa da quella specie di vergogna. Non le capitava di frequente di fare l'amore, ed ancor meno frequentemente con ragazze che non facessero parte del suo “entourage”, ragazze un po' particolari, che avevano in comune la predilezione per il sesso femminile e la consapevolezza di quanto potesse essere difficile viverla quotidianamente. Alcune fra loro avevano scoperto di avere altre affinità oltre a quella sessuale, ed avevano stabilito un rapporto duraturo, o che pareva esserlo, ma Monica aveva il sospetto che fosse il frutto dell'abitudine e forse anche della convenienza, più che di una vera passione. No, lei avrebbe voluto un vero amore, tanto che non poteva fare a meno di incupirsi quando le capitava di assistere a tenere effusioni, e spesso, davanti ad un film di quel genere, le sgorgavano lacrime di frustrazione e di rabbia, che erano generalmente interpretate come commozione. Ed ora era lì, immobile, tra le gambe di quella creatura che inizialmente non le aveva stimolato altro che simpatia, amicizia, non certamente istinti sessuali, con il suo corpo minuto, i seni piccoli, i lineamenti sottili ed intelligenti, che la aveva stupita mostrandosi totalmente indifferente alla sua condizione di omosessuale, e che le aveva addirittura proposto, cosa che lei stessa avrebbe ritenuto imbarazzante, quella vacanza in coppia, nell'intimità della tenda che avevano condiviso senza altre presenze. Le era stata silenziosamente grata per questo, ma forse era stato l'inizio del cambiamento. La consapevolezza di essere considerata totalmente ed assolutamente “normale” le aveva consentito di comportarsi liberamente, senza dover passare al vaglio della mente razionale ogni parola, azione o reazione che le venissero spontanee, e questo aveva fatto di quel periodo, peraltro più che casto per tutta la durata della loro permanenza, una delle esperienze migliori che ricordasse. E si era fatta apprezzare. Evidentemente tra loro ci dovevano essere per natura molte caratteristiche comuni, ed erano emerse in un'infinità di situazioni, non solo durante quella vacanza, rafforzando il loro rapporto, finché non erano cominciati i problemi. Monica si era resa conto che le sue aspettative erano cambiate, ma aveva creduto che la causa fosse il momento difficile che attraversava nel rapporto con i genitori, da quando se ne era andata da casa ormai venticinquenne, ma ugualmente non era riuscita a razionalizzare la cosa e superarla., fino al momento in cui focalizzò il problema, quando Paola uscì per un periodo con un ragazzo che la corteggiava assiduamente: non vi erano più dubbi, ciò che provava era gelosia. Ora non riusciva più ad essere l'amica che era stata, e si convinse al fine che non avrebbe potuto esserlo mai più, dal momento che si era innamorata. Quando fu al termine delle proprie capacità di sopportazione decise che doveva porre fine a quella situazione e cominciò ad evitare di frequentarla in privato, quindi cercò di diradare anche le occasioni in cui potessero incontrarsi pur in compagnia di altre persone, e fu un periodo tremendo. E oltretutto non aveva fatto i conti con il carattere di Paola, la cui prima reazione fu di cercare di capire, da persona intelligente quale si era sempre dimostrata, poi vista l'inutilità dei propri sforzi, sembrò divenire fredda e distaccata, fino ad ignorarla palesemente. Monica stava ancora cercando di rassegarsi a quella situazione, quando Paola, quello stesso pomeriggio, si era presentata al suo appartamento. Inizialmente era stata assalita dal panico, poi si era quasi risentita, più che altro della sua stessa reazione, ed aveva cercato di ridarsi un contegno, ma la sensazione non era svanita. Inoltre si era aspettata quasi un'aggressione, sentendosi responsabile di quella situazione e ben sapendo di non aver fornito alcuna spiegazione, ma l'approccio di Paola fu cortese, anche se assolutamente privo della confidenza che aveva caratterizzato il loro rapporto. Erano entrambe visibilmente imbarazzate, e per qualche minuto non si scambiarono che convenevoli, fino a quando Paola sembrò non reggere più la situazione, si lasciò andare sul divano su cui stava rigidamente seduta, e trasse un profondo sospiro: <<...io devo capire cosa ci è successo...>> disse tutto d'un fiato. Monica sapeva ovviamente che alla fine sarebbero arrivate al nocciolo della questione, pur tuttavia quell'affermazione improvvisa le rimescolò ulteriormente le viscere: <<...sai, le situazioni possono cambiare, e di fronte a questi cambiamenti a volte non si riesce a fare scelte coerenti...>> ma si rese conto che non sapeva cosa dirle, forse doveva essere onesta con lei come lo era stata con se stessa, sentiva di doverglielo, per non rovinare proprio tutto, per poter conservare almeno la memoria senza adombrarla con atteggiamenti che le avrebbero impedito di ricordare con piacere, se e quando tutto fosse stato superato, quei momenti felici trascorsi insieme, quindi riprese cercando la via migliore: <<...io mi sono accorta di essere cambiata, e mi dispiace di non avere avuto la forza di chiarire tutto subito e direttamente..... ma non avevo capito neanch’io, all'inizio...>> Paola non ebbe alcuna reazione, ma percepì il cambiamento di tono e ricominciò a sperare in un chiarimento: <<...vorrei che tu non ti ritenessi responsabile per tutto ciò che è successo.... è successo e basta.>> <<...non mi sento affatto responsabile, se è questo che ti preoccupa, ma non riesco ad accettare di aver perso qualcosa d’importante senza nemmeno sapere perché. Noi stavamo bene insieme, ed ora… ma guardaci! siamo qui che non sappiamo neanche cosa dire per riempire il silenzio! Io non so cosa sia cambiato, ma se c'è qualcosa che dobbiamo dirci, per spiacevole che sia, vorrei che ce la dicessimo, almeno per capire...>> Monica la stava osservando, forse per la prima volta da quando era arrivata. La trovava bellissima, e sentiva che in quei mesi, nonostante gli sforzi, non aveva smesso di amarla nemmeno per un istante. Le guardò le gambe accavallate, sotto la corta gonna nera e la camicia immacolata e si rese conto che il suo abbigliamento da casa, un po' trasandato, rispecchiava esattamente il suo stato d'animo, i vecchi jeans erano fin troppo consunti, e la vecchia maglietta le copriva appena il seno abbondante, di cui era sempre andata orgogliosa. Ma non sentì di desiderarla, come invece le era successo altre volte ormai da quando aveva capito di esserne innamorata, poiché ciò che provava in quel momento era qualcosa di più alto, e forse inarrivabile. La disperazione le si insinuò nell'anima, e le diede finalmente la forza di essere completamente sincera: <<...Ti amo.>> le disse semplicemente, rimanendo colpita dal suono di quelle sue stesse parole, che si rese conto di non aver ancora mai pronunciato in vita sua, e si sentì improvvisamente svuotata, come liberata da quel peso immane che aveva sopportato per troppo tempo, talmente sollevata che non provò alcuna apprensione per le conseguenze che quell'affermazione avrebbe provocato. Paola rimase immobile e silenziosa, e lei non avrebbe mai saputo se per la sorpresa o perché l'aveva sempre saputo, o quanto meno immaginato. <<...io...non so cosa dire....>> si riprese infine, <<...ma mi sembra stupido che amore e amicizia debbano per forza escludersi a vicenda...>> <<...Paola non scherziamo...>> la interruppe Monica che intese così tagliare corto un discorso che non poteva avere alcuno sviluppo positivo. <<...sei la prima persona al mondo a cui dico ti amo, e se ho aspettato tanto non è per accontentarmi di niente di meno. Non sopporterei di vederti con qualcun altro, nemmeno se sapessi di poter contare sulla tua amicizia fino all'ultimo istante di vita..... vorrei averti per me, come ogni persona prima o poi nella vita desidera, con la differenza che per una come me questa cosa è.......... è improbabile, per essere ottimisti...>> riprese fiato. <<...ma lo sapevo già, non credere..... e pensavo di sapere come difendermi..... solo che mi hai colta di sorpresa..... …perché non ti ho amata subito, e così sono rimasta fregata...>> il respiro le si fece affannoso, parlava a scatti, avrebbe voluto dirle mille cose ma non riusciva a mettere insieme un discorso articolato, così buttava lì le frasi, come le venivano alla mente, mentre provava un'irresistibile voglia di piangere. <<...quando mi sono resa conto di quello che mi stava succedendo era già troppo tardi..... mi sei cresciuta dentro piano piano.... e non mi sono accorta che mi stavo facendo male...>> le lacrime le salirono agli occhi, e sentì che non ce l'avrebbe fatta a trattenersi, ma non le importava, ormai non aveva più nulla da nascondere. Andò a sedersi sul divano, stanca, concludendo rassegnata: <<...scusami, ma è tremendo sapere di non avere speranze, credo che nella vita bisognerebbe avere sempre speranza...>> le lacrime le sgorgavano ormai copiose ed incontrollate, si coprì il viso con le mani, e appoggiò i gomiti sulle ginocchia. Paola inconsciamente si era aspettata qualcosa del genere, ma non avrebbe mai immaginato il modo in cui stava accadendo. Nel momento in cui aveva realizzato, settimane addietro, che non riusciva a rinunciare a quella ragazza, si era detta che era per via del modo in cui era stata messa da parte, e per la mancanza di motivazioni apparenti. Aveva deciso che ora voleva una spiegazione, e non aveva perso tempo ad immaginare quale potesse essere, era andata da Monica animata da uno spirito quasi bellicoso, ma fin da quando aveva messo piede in quella casa qualcosa non aveva funzionato. Lo stomaco aveva cominciato ad agitarsi, e quando l'aveva vista sulla porta, con quella maglietta scandalosamente troppo stretta, non aveva potuto fare a meno di ammirare quello splendido seno, che molte altre volte, e non senza imbarazzo, si era sorpresa a fissare, e a quel punto si era sentita rimescolare in maniera imbarazzante. Le venne in mente quell'estate in campeggio, la mancanza improvvisa d'acqua e la necessità di fare la doccia contemporaneamente, entrambe coperte solo da una maglietta. Avevano riso insieme, prendendosi gioco dei propri corpi, si erano sfiorate più volte, e lei aveva avvertito l'eccitazione crescerle dentro al contatto breve e non propriamente fortuito con quel seno prorompente e solido, finché Monica non si era improvvisamente discosta, ed era uscita dalla doccia, ridendo. Pur tuttavia ora quell'atteggiamento freddo e quasi indifferente, l'aveva rinfrancata nei suoi propositi battaglieri, fino al momento in cui lei aveva ceduto, e le aveva mostrato la faccia triste della verità. Non era più sicura di sapere cosa volesse, e forse non lo era stata nemmeno all'inizio si disse, provava solo un gran desiderio di abbracciarla, perché non sopportava di vederla piangere. Allungò il braccio e le cinse le spalle, la accarezzò per un momento, poi la trasse lentamente verso di se, fino ad avvertirne le lacrime ed il respiro caldo sul collo, la strinse per qualche momento, sentendola abbandonarsi a quell’abbraccio con rassegnazione, e fu sopraffatta da qualcosa che sembrava tenerezza, ma ciò che accadde in seguito sorprese lei per prima. <<...non ho mai detto di non poterti amare....>> si sentì sussurrare con voce roca mentre le accarezzava i capelli. Vi fu un attimo in cui tutto fu sospeso, poi Monica sollevò il volto umido e la guardò, cercando la conferma che ciò che aveva udito non fosse parto della propria disperata immaginazione..... e Paola inaspettatamente la baciò, prima timidamente, sfiorandole appena le labbra e avvertendo il sapore salato delle lacrime, poi con un crescendo di passione, dimenticandosi quasi di respirare, domandandosi se ciò che solo ora si rendeva conto di provare da tempo potesse essere amore. Il resto era accaduto troppo in fretta per avere il tempo di pensare, di riflettere. Aveva cominciato ad accarezzarle i seni quasi inconsciamente, attraverso il tessuto sottile e teso della maglietta, ma quel contatto le aveva restituito la percezione esatta delle proprie azioni, e con troppa energia l’aveva sollevata, quasi strappata, e li aveva accarezzati ancora, soppesandoli, stringendoli senza provare alcun imbarazzo, con una specie di violenza liberatoria in cui sfogava tutta la voglia che aveva sempre avuto, ora lo sapeva, di poterlo fare. Abbandonata la bocca di Monica aveva preso a baciarli, a succhiarli con frenesia, ostacolandola nel goffo tentativo di sfilarsi quella maglia che ormai le copriva solo la gola. Non si erano dette più una parola, non ce n'era stato bisogno, anche se Paola non sapeva bene come fare con una donna, così decise di abbandonarsi e lasciare a lei l'iniziativa, ed infine si ritrovò completamente nuda su quello stretto divano. Ora, dopo i momenti di passione peraltro non ancora soddisfatta, Monica era di nuovo in preda all’angoscia. Sentiva che non sarebbe riuscita a sopportare di rimanere sola adesso, dopo tutto quell’alternarsi di emozioni, dopo essere giunta così vicina al paradiso, ed era come paralizzata, combattuta tra il desiderio di conoscere quale sarebbe stato l’epilogo di tutti quegli avvenimenti accaduti così in fretta, ed la paura che saperlo potesse voler dire la fine dell’incantesimo. Paola si prese tutto il tempo necessario ad assimilare il piacere che aveva provato, il respiro si fece regolare e solo allora riaprì gli occhi, come risvegliandosi da un sogno. La guardò cercando di mettere a fuoco gli avvenimenti che l’avevano travolta, quindi regalò a Monica il momento più felice della sua vita: <<...credo che tu abbia ragione sai, non si dovrebbe mai smettere di sperare... soprattutto in cose realizzabili...>>, le sorrise, e la vide sciogliere la tensione in qualcosa di molto simile alla commozione, quindi le fece spazio accanto a sé e protese la mano: <<...vieni qui...>> le ordinò dolcemente, e quando Monica l’ebbe raggiunta le cinse le spalle, tenendone il volto sulla spalla: <<...non mi sono mai chiesta prima perché non fossi mai stata innamorata, come tutte le altre brave ragazze..... e in ogni caso non mi sembrava importante..... ed ora so che aspettavo di incontrare qualcuno molto speciale.... ma non avevo capito cosa stavo cercando...>> Monica sollevò il viso, le sorrise e fece per parlare, ma Paola ponendole un dito sulle labbra continuò: <<...non sarà facile..... io non ho mai nemmeno provato ad immaginarmi in una situazione simile,.... per non parlare della mia famiglia e di tutti gli altri..... oh Dio... sarà un casino.... ma non importa.... visto che ti amo...>> e la baciò, con tutto l’ardore che provava, sentendosi rimescolare di nuovo. Cominciò ad accarezzarle il collo, le braccia, quel seno che l’aveva attratta fin dall’inizio, e finalmente il sesso, e solo allora realizzò: <<...oh....ma io ti devo ancora qualcosa...>> e ripresero a fare l’amore, senza nemmeno accorgersi il giorno stava finendo.
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