I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
La cugina
Biblioteca
Titolo: La cugina
Autore: Archeologo
Contatto:
Racconto n° 2133
Altri racconti dello stesso Autore:
Finalmente erano soli. Era la prima volta, il loro rapporto fino a quel momento era iniziato e cresciuto con messaggini, telefonate e dialoghi dal vivo ma sempre rigorosamente in luoghi pubblici. Non è chiaro se questo sia stato per volontà dell’uno o dell’altra, è certo però che ciò non ha impedito che lo scambio interpersonale fosse, seppur solo verbale, di natura intima.

Ora finalmente erano soli e l’intimità, anche se non si erano neanche sfiorati, era già anche fisica. Lui la fece entrare, chiuse la porta e girandosi colse nello sguardo di lei il segnale che era sul punto di cedere all’impulso di scappare, di uscire da quella casa. Non si mosse verso di lei, fece un largo e sereno sorriso -Finalmente possiamo parlare tranquillamente senza preoccuparci che qualcuno ascolti le sconcezze che solitamente diciamo- disse, il sorriso di lei cambiò e i lineamenti del volto si ammorbidirono “Come va con l’attuale uomo della tua vita? Sei finalmente riuscita a raggiungere il tuo primo orgasmo? “ continuò mentre armeggiava per far uscire dallo stereo un po’ di musica che avrebbe sciolto le residue tensioni -Lo sai già, ti ho detto che mi piace molto fare l’amore con lui, ma non ho ancora superato quei blocchi che mi impediscono di arrivare fino in fondo... credo che ormai solo tu possa aiutarmi- rispose lei scherzando.

Ora, malgrado la situazione anomala, l’atmosfera era tornata quella di sempre permeata di amicizia, complicità, affetto e forse anche qualcosa di più profondo. Lei era in piedi davanti al tavolo le mani all’indietro appoggiavano il palmo sul piano di legno, sulla bocca un sorriso sbarazzino, gli occhi luminosi e sereni guardavano quelli di lui che si stava muovendo lentamente verso di lei. -Ti confesso che sto provando un gran desiderio di abbracciarti- le disse -Cosa stai aspettando?- fu la risposta. Si abbracciarono come per ballare, i loro corpi si incontrarono per la prima volta e furono sorpresi di sentire che si adattavano l’uno all’altro come due pezzi di un puzzle. Lei appoggiò il viso nell’incavo del suo collo e si concentrò sul movimento delle mani che le stavano accarezzando la schiena e la nuca con un movimento calmo, sereno e senza fretta. Lui sentiva irradiare dalle proprie mani e da tutto il corpo un calore che trasmetteva la tenerezza che provava per lei.
Non avrebbero saputo dire se quel primo abbraccio era durato un istante o un’ora quando spostarono la testa simultaneamente un po’ indietro, si guardarono e tornarono a sorridersi, sorridevano di gioia, la gioia di sentirsi così bene li insieme in modo tranquillo, innocente, era come se si stessero ripetendo le tante cose che si erano detti e scritti, ma questa volta senza usare parole, solo gli occhi, le mani, i corpi.

Si baciarono leggermente sulle labbra, era già successo qualche volta un fugace bacino salutandosi, ma questa volta al primo ne seguirono altri, era come se giocassero con le labbra ma senza nessuna frenesia passionale. Fu lei a spingere la lingua fra le labbra di lui, le era sempre piaciuto ogni tanto provocarlo un po' come per constatare il suo desiderio di lei, ma lui non aprì la bocca, lasciò solo che le punte delle loro lingue giocassero a fior di labbra. Poi mentre lei teneva la bocca socchiusa le accarezzò le labbra con la lingua, ma non la fece entrare nella sua bocca, sarebbe stato come manifestare un desiderio di possederla che non stava provando.
Continuarono a lungo perché non si stancavano di provare la felicità che dava questa nuova intimità che li faceva fremere come due adolescenti.
Praticamente non si erano mai toccati, non si erano mai tenuti per mano ne abbracciati, e ora i loro corpi aderivano uno all’altro mentre si baciavano con naturalezza come se fossero amanti da tempo. Fino ad allora lei quando aveva baciato così intimamente un uomo lo aveva fatto come promessa o come preludio dell’amplesso, ora per la prima volta baciava perché era un dolce piacevole gioco senza pensare a dove sarebbero arrivati.

Lui invece uno scopo se lo era prefisso.
Tutti gli uomini che avevano fatto parte della vita di lei erano stati egoisti ed insensibili, persone che chiedevano molto senza dare nulla, da questo le derivava una visione distorta dei rapporti interpersonali. Ora quando incontrava qualcuno non sentiva il normale desiderio di capire chi fosse, se era una persona piacevole, se avrebbe potuto essere un amico un amante un marito un maestro una merda una nullità.... no, niente di tutto questo, lei voleva solo vedere se avrebbe potuto essere l’uomo della sua vita, quello cioè che poteva toglierla dallo stato di profondo disagio nel quale si trovava.
Questo la portava a prendere delle solenni cantonate, a non realizzare che i rapporti con gli altri sono multiformi, che poteva dagli altri ricevere molte e diverse cose: amicizia, arricchimento interiore, amore, delusione, dolore, felicità... invece l’unica ricerca spasmodica era quella dell’uomo che avrebbe cambiato tutto e che le avrebbe dato l’ormai mitico orgasmo mai provato.

Ecco ciò che lui si prefiggeva, dimostrarle, per smitizzare questa sua parossistica ricerca, che l’orgasmo è una funzione normale, organica dell’essere umano, che non ha praticamente nulla a che fare con l’amore. Fare sesso può essere più o meno bello a seconda dell’amore che si prova verso il partner, ma l’orgasmo no, l’orgasmo è egoismo puro, mentre sei nel suo culmine nella tua testa ci sei solo tu con il tuo piacere, è una cosa che riguarda unicamente te stesso, infatti si può raggiungere anche da soli e anzi proprio quelli spesso sono i più intensi.
Questo voleva, trovare la situazione e il momento giusti per avere via libera nel suo tentativo di farle raggiungere l’orgasmo, ma non facendo l’amore, lui non sarebbe stato suo partner nell’amplesso, avrebbe usato solo le mani e la bocca, prima per rilassarla e poi per eccitarla piano piano ed accompagnarla fino ad aprirle la porta oltre la quale avrebbe trovato l’estasi.
L’orgasmo è un momento di intimità con te stesso, è una sensazione di intenso piacere che coinvolge tutto il tuo essere sai fisico che mentale, il tuo corpo sta bene, la tua testa sta bene, ti da forza e sicurezza sapere che la tua persona può provare nella sua interezza un tale senso di benessere.
Quando due amanti fanno sesso, si donano l’uno all’altra, cercano di fare le cose che danno il massimo piacere reciproco, esternano il loro amore, ma quando uno dei due raggiunge l’orgasmo, in quel momento, si chiude in se stesso e prova una cosa sua, l’altro infatti non interferisce quasi fosse uno spettatore. Come dicevano i greci antichi il piacere aumenta lentamente e sale fino all’acmé, cioè la vetta, poi sopraggiunge la catarsi, il dolce acquietarsi di tutto, ed è in quel momento che, grato al partner per il piacere ricevuto, lo accarezzi teneramente, ma nel momento dell’acmé pensi solo a te stesso.
La mitica ricerca dell’orgasmo simultaneo e la favola del “godiamo insieme che è bellissimo” sono baggianate perché, anche se si raggiunge quel momento, non si condivide il piacere, ognuno dei due lo vive per conto suo.
Queste scoperte voleva donarle per renderla più sicura e consapevole del potere che una giovane donna bella intelligente sensuale e disinibita esercita verso gli altri.

Il problema era che lui si sentiva troppo sicuro di poter condurre un gioco così sottile e rischioso, in realtà i pericoli c’erano, sotto certi aspetti quella donna era dinamite pura, era giovane, bella e gli ricordava situazioni e momenti in cui lui aveva creduto di poter vivere un amore intensissimo che poi la vita aveva ridimensionato. Altri aspetti di lei lo attraevano molto: la naturale spudorata semplicità con cui gli parlava di se stessa, la sua incapacità di crearsi barriere protettive, era sempre incoscientemente candidamente esposta. Ma lui si riteneva bionico e anche se una vocina dentro gli diceva di stare attento avrebbe proseguito sulla sua strada.
Ecco perché non si fermò ai bacini.

La luce nella stanza era bassa e soffusa, le note di un blues cantate da una profonda voce nera facevano da giusto sottofondo ad una situazione in divenire, quella sera non erano come al solito due narratori, erano attori.
“Sei ancora troppo tesa” le disse mentendo, infatti non lo era affatto, era irretita da sensazioni nuove e poi era pienamente consapevole che lui non avrebbe mai potuto farle del male. -vieni, ti faccio un massaggio rilassante-, la condusse fino al letto, la fece distendere bocconi e cominciò a massaggiarle la schiena. Si perse nel piacere di farlo, seguiva la linea della spina dorsale, delineava con le mani le fasce muscolari, una volta gli avevano detto che sapeva massaggiare in modo profondo ma dolce, energico ma piacevole e chi glielo aveva detto era una che se ne intendeva.
Dopo averle sfilato la T-shirt continuò sfiorando dei punti nella zona delle reni dove le sue dita provocavano un misto tra solletico ed eccitazione che la facevano sobbalzare ridendo e subito la rilassava con lenti massaggi sul collo sulla nuca e sulle spalle. Le slacciò il reggiseno e continuò a muovere le mani su di lei lentamente, senza fretta, dandole bacini e piccoli morsi sul collo e lungo i fianchi e d’un tratto si rese conto che non stava più metodicamente usando la propria esperienza per portarla al piacere, capì che il contatto delle sue mani e delle sue labbra con la pelle di lei gli stava dando sensazioni intense e che i suoi movimenti non erano più mirati ad uno scopo ma dettati da un crescente desiderio di lei.
Mentre cercava di riprendere il controllo delle proprie emozioni lei lo sorprese nuovamente girandosi sulla schiena e guardandolo con un sorriso candidamente spudorato.
Davanti al suo seno nudo provò una sensazione composta da tenerezza e passione tale che non poté evitare che lei cogliesse la sua espressione tipo pastorello di Lourdes estasiato dalla visione celeste. Rise divertita e compiaciuta mentre lui cessò di resistere, di nascondersi dietro fragili barriere protettive ed accettò con gioia quell’intimità donata con innocenza.
Non la massaggiava più adesso, accarezzava con molta dolcezza il volto, il collo, i seni e i fianchi sempre senza fretta tanto ormai non sentiva più la necessità di arrivare da qualche parte, stava già troppo bene li dov’era.
La baciò sulla bocca, sul collo e sul seno, indugiò a lungo sui capezzoli leccandoli e mordendoli finché li senti inturgidirsi tra le sue labbra. Ora sapeva che anche lei stava provando piacere perché il suo corpo era diventato più mobile, flessuoso, lo sentiva inarcarsi alle sollecitazioni delle sue mani e della sua bocca.
Era quasi ebbro di gioia, non aveva più limiti razionalmente costruiti, desiderava solo continuare a vivere quella dolce intimità con lei che, in quel momento fuori dal tempo, dalla realtà e dalle loro situazioni personali, stava amando incondizionatamente.
Sperava solo di resistere alla tentazione di cercare di scoparla perché non sarebbe stato in sintonia con la tenerezza del loro rapporto.
La sua mano si posò sulla guancia di lei in una lenta carezza, le dita scorsero tra i capelli e indugiarono sulla tempia, poi scese sul collo, contornò il seno e lo avvolse nel palmo mentre continuavano a guardarsi negli occhi. Era un percorso, un’esplorazione minuziosa di un territorio sul quale l’insperato accesso poteva essergli stato concesso per la prima ed ultima volta.
Se quello che stava vivendo era destinato ad entrare, di li a poco, nel mondo dei suoi ricordi più dolci voleva che quel ricordo fosse nitidissimo.
La carezza si era estesa al ventre piatto e fremente di emozioni, la mano si insinuò oltre il confine dei pantaloni, lo sguardo di lei espresse un punto interrogativo tra i loro occhi ma un reciproco sorriso lo dissolse, così le dita procedettero fino a percepire il morbido vello, il monte di Venere e le cosce per poi riemergere e tornare al viso che stava coprendo di piccoli baci.
Il suo lasciarsi andare liberamente alle sensazioni aveva però causato un piccolo problema, anzi non era poi neanche tanto piccolo. Si trattava di una incontrastabile erezione, oltretutto era coricato accanto a lei mentre l’accarezzava e non si era reso conto che il “problema” premeva contro la sua coscia.
Realizzò con trepidazione che la mano di lei stava andando ad accertarsi se lui aveva il telefono in tasca, resistette alla tentazione di fuggire da quella pericolosa carezza, la sentì constatare che non si trattava di un telefono per poi ritirasi, trattenne a fatica un lungo gemito e dopo qualche istante cambiò posizione.
Era ancora deciso malgrado tutto a sacrificare il proprio desiderio di lei per cercare di portarla all’orgasmo senza causare danni al loro rapporto, perciò si inginocchiò ai piedi del letto e delicatamente le tolse gli ultimi indumenti che ancora indossava.

Era distesa davanti a lui nuda e lo guardava negli occhi tranquilla, però non sorridevano più ed il silenzio era diventato assordante. Le prese tra le mani i piedi li sollevò appoggiandoli sul suo petto e cominciò ad accarezzarli lentamente, i suoi gesti erano come al rallenty ma la sua mente andava veloce.
Era un momento molto particolare e stava capendo molte cose, comprendeva perché era così geloso di chi faceva l’amore con lei, infatti loro non erano innamorati l’uno dell’altra per cui non si era mai spiegato quel sentimento di gelosia verso chi aveva intimità sessuale con lei, ora invece tutto era chiaro.
La peculiarità del loro rapporto era sempre stata una grande intimità mentale e spirituale.
Si dicevano cose che non avrebbero mai detto ad altri lei gli raccontava delle sue relazioni sentimentali, di come le viveva, di cosa provava e gli descriveva nei particolari come faceva l’amore. Lui aveva aperto per lei porte ermeticamente chiuse, non riusciva a nasconderle niente di se stesso, le aveva anche raccontato di sue relazioni sessuali che nessuno conosceva.
Il loro rapporto era una casa sicura nella quale potevano dire cose che solitamente si tengono dentro perché troppo intime, e questo aiutava molto tutti e due, quasi un rapporto di psicoterapia reciproco.
C’era stato un momento in cui lei aveva pensato che loro due avrebbero potuto avere una storia insieme, forse perché lui le dava sicurezza e protezione o per qualche altro motivo che non avevano mai approfondito, comunque stava di fatto che le loro situazioni personali erano intrecciate ed una loro relazione avrebbe malamente coinvolto molte persone a loro legate affettivamente e lasciato dietro di loro dei fantasmi che avrebbero devastato un eventuale amore.
Questo rendeva il progetto praticamente inattuabile, malgrado ciò lei non era riuscita a non dirglielo e lui era stato completamente destabilizzato da questa cosa:
Nel suo cervello venne convocata una assemblea straordinaria. Fu molto concitata, il partito emozionale alla notizia proruppe in una entusiastica standig ovation mentre il partito razionale, pur essendo come al solito in netta minoranza, quella volta si ribellò applicando un accanito ostruzionismo rendendo la situazione ingovernabile.
In parole povere era uscito di testa.
Ciò nonostante si era presentato a lei così com’era, sconvolto, praticamente nudo senza neanche una foglia di fico per nascondere un po' il suo stato interiore.

Parecchio tempo prima una sera, mentre si stavano salutando come al solito con i rituali bacini sulle guance, poco mancò che, casualmente, il bacino se lo dessero sulla bocca. Lui alzò gli occhi al cielo come per dire “come mi sarebbe piaciuto se fosse successo” e la cosa finì li. Qualche giorno dopo si incontrarono in palestra, lui stava mettendo delle cose nell’armadietto quando lei gli arrivò alle spalle e lo salutò, lui, ancor prima di girarsi, percepì nitido un messaggio mentale: “guarda che darci un bacino sulla bocca non è una cosa così trascendentale, se a te fa piacere farlo per me non ci sono problemi”, si girò e si salutarono con un bacino sulle labbra con molta naturalezza, nessuno avrebbe creduto che non era mai successo prima.

Questo era quello che caratterizzava il loro rapporto, si capivano anche senza parlare, non potevano nascondersi niente, nessuno dei due era in grado di dissimulare alcunché anche a costo di farsi del male, la loro intimità mentale e spirituale era perfetta e spontanea.
Secondo lui per realizzare il vero rapporto tra due persone, non un rapporto di coppia, ma la perfetta conoscenza tra due esseri umani, oltre all’intimità mentale e spirituale ci doveva essere anche l’intimità fisica, tattile, visiva, olfattiva e non necessariamente sessuale.
Ecco perché era geloso di chi conosceva a fondo il corpo di lei, perché il sensuale contatto pelle a pelle era ciò che mancava a loro per completare il rapporto, la sintonia tra due persone che erano andate già così avanti nella conoscenza reciproca; una conoscenza fatta di affinità, di feeling, di sentirsi vicini e complementari anche vedendosi solo ogni tanto e soprattutto senza doversi accollare l’orpello di quel sentimento chiamato “amore” che è giusto perseguire ma che spesso porta prima o poi un rapporto a estinguersi tra disillusioni e rancori.
Una conoscenza completa, ideale e forse purtroppo utopica.

Mentre la guardava distesa davanti a lui non poté trattenere la commozione e silenziosamente, dolcemente pianse. L’intimità fisica che lei gli stava dando era un regalo stupendo, voleva dire che non si era sbagliato, il rapporto tra loro era una cosa importante per tutti e due che volava al di sopra di ciò che era normale per gli altri.

Accarezzava e baciava i suoi piedi come atto di dedizione, lui non cercava di soddisfare un proprio desiderio sessuale, stava mettendo se stesso totalmente a sua disposizione per far si che potesse raggiungere il piacere sia fisico che intellettuale.
Quando lei, che fino a quel momento aveva continuato a guardarlo, chiuse gli occhi abbandonando la testa sul cuscino seppe che aveva compreso e cominciò a scendere lungo le gambe baciando e leccando la sua pelle con cura.
Si inoltrava in un percorso che portava alla vera intimità con lei e si rese conto che stava entrando in una altra dimensione, era un mondo nuovo, era il corpo di una donna che stava conoscendo quella sera. Conosceva il suo modo di muoversi, di parlare, di scrivere, conosceva bene il suo modo di pensare, riusciva a prevedere le sue reazioni di fronte alla vita ma..…… ma solo ora stava conoscendo il suo corpo.
Non sopportava neanche l’idea che un uomo al primo incontro intimo con una donna potesse risolverlo con due strusciatine tanto per farlo venire duro e poi scoparla. La prima volta con una donna vera deve essere magica, bisogna imparare a comprendere il linguaggio del suo corpo e nello stesso tempo parlarle con il proprio, essere leggeri circospetti naturali ma presenti, insomma come dice un proverbio “Prima di amare impara a camminare sulla neve senza lasciare impronte”.

Ecco era faccia a faccia, se così si può dire, con il suo sesso, le grandi labbra erano accostate una all’altra era bello una cosa che trasmetteva serenità sembrava un tenero fiore in boccio però lui sapeva che quel fiore poteva essere anche di una pianta carnivora perciò andava fatto sbocciare con tanta dolcezza e cautela. Così lo sfiorò con un bacio leggerissimo e continuò risalendo fino al seno con baci e carezze; aveva voglia di tornare a baciarla sulla bocca però lei avrebbe potuto riaprire gli occhi e lui preferiva che non lo facesse. Si rese conto che stava un po’ “menando il can per l’aia”, così disse a se stesso “OK, o la va o la spacca, andiamo a far sbocciare quel fiore ”.

Si distese tra le gambe di lei e con la lingua cominciò a schiudere quei petali facendo così piano piano apparire il roseo umido interno.
Era la vera intimità, era come essere riuscito ad entrare nei suoi pensieri, nelle sue emozioni più profonde. Fece scorrere lentamente la lingua dal perineo al clitoride e qui si soffermò a leccare quel minuscolo pene che prese subito ad inturgidirsi.
Non fece l’errore di cercare di strapparle subito forti sensazioni agendo velocemente alla ricerca dei punti più sensibili, continuò invece a leccare il clitoride con movimenti lenti e sempre uguali, lei doveva rilassarsi e godersi quella carezza piacevole e tranquilla, concentrasi solo su quella e sulle sensazioni che stava ricevendo, senza pensare al dopo. Solo così senza rendersene conto avrebbe imboccato la via che porta all’orgasmo.

Dopo alcuni minuti percepì delle vibrazioni nel corpo di lei, alzo lo sguardo verso il suo viso, vide che sulle sue labbra era disegnato un sereno sorriso e fece il passo successivo: senza smettere di leccarla accostò un dito all’ingresso e, sentendo quanto era bagnata, non trattenne un impercettibile mugolio, poi lo fece entrare solo un poco, lo diresse verso l’alto e cominciò ad accarezzare delicatamente quella zona dove sapeva trovarsi normalmente il punto G. Doveva affidarsi solo all’intuito per interpretare i messaggi del corpo di lei e capire quando aveva individuato quel sensibile punto e lì concentrare la carezza.
Sapeva che era sulla strada giusta, i segnali che riceveva erano positivi e sapeva anche che non doveva avere fretta, doveva prendersi tutto il tempo necessario, ma non era un problema avrebbe continuato con gioia per ore pur di condurla in quella dimensione dove la sensazione del piacere è l’unica cosa che occupa la tua mente.
Continuò e continuò finché, dopo un tempo che non avrebbe saputo quantificare, sentì il suo respiro farsi affannoso ritmato dai movimenti del bacino verso l’alto, inumidì un dito dell’altra mano negli umori di lei e lo fece entrare nell’ingresso posteriore. Fu la goccia che fa traboccare il vaso, una serie di potenti contrazioni del retto avvolsero il dito fino a fargli quasi male, la porta si era aperta e lei volò via.
Inarcava il corpo con movimenti che comunicavano le onde del proprio godimento, il suo viso esprimeva la gioia che stava provando e la sua bocca rideva mentre con una mano sulla nuca premeva il viso di lui sul proprio sesso spalancato.
Per fortuna era un buon cavallerizzo e riuscì a non farsi disarcionare continuando a leccarla e ad accarezzarla mantenendola in volo a lungo, poi quando lei cominciò la discesa rallentò anche lui i propri movimenti accompagnandola fino ad un dolce atterraggio.
Mentre lei, il petto ancora ansante, sperimentava per la prima volta la serena quiete interiore della catarsi, lui, quasi preda di un raptus, insinuò le mani aperte sotto le sue natiche le sollevò leggermente il bacino e, con lunghi colpi di lingua, leccò la vagina dalla quale scendevano copiose le secrezioni dell’orgasmo che bevve avidamente.
Il sesso di lei, ancora ipersensibile, le trasmise nuove più forti sensazioni e, dopo aver mormorato “no, ti prego no”, esplose in un nuovo orgasmo breve ma molto intenso.
Questa volta si stese al suo fianco, la avvolse in un abbraccio protettivo e attese l’acquietarsi del suo respiro carezzandole la testa e baciandola sulla fronte.

Avrebbe dovuto essere raggiante visto che era riuscito a fare ciò che si era prefisso, invece ora era avvolto dai dubbi, l’aveva resa più consapevole della sua femminilità e di come usarla o le aveva creato incertezze e confusione. Era giusto portare una persona a provare sensazioni così forti ma fini a se stesse senza tener conto del suo libero arbitrio. Pensò che tutti e due dovevano aver il tempo di metabolizzare ciò che era accaduto per poter poi parlarne con l’obiettività che in quel momento non potevano avere.
Decise che doveva far raffreddare la situazione e, con le giuste maniere, riaccompagnarla a casa, non si rendeva conto che stava facendo ancora l’errore di pensare di poter decidere tutto lui.

Si alzò per andare a mettere una musica meno coinvolgete quando fu raggiunto dalla voce di lei “Ehi tu, dove credi di andare, la porta l’hai aperta tu ma quando è il momento di chiuderla lo decido io, torna subito qui”. Si girò sorpreso, era seduta sul bordo del letto ancora nuda, i suoi occhi grandi e umidi che portavano ancora le tracce del recente orgasmo lo guardavano risoluti mentre gli faceva cenno con la mano di avvicinarsi, lui ubbidì come un automa. Quando le fu davanti lei aprì le gambe lo trasse a se gli sbottonò la camicia e con la lingua si mise a giocare con i suoi capezzoli. Lui comprese quanto era stato presuntuoso pensando di poter insegnare la femminilità ad una vera femmina, solo poco prima aveva creduto di aver soffocato il suo libero arbitrio ed ora si sentiva ridicolo. Tentò un’ultima disperata difesa dicendo “Ti ricordi che tempo fa’ avevo giurato che non mi sarei mai aperto i calzoni con te?”. “Non c’è problema, lo faccio io” fu la sintetica risposta, e lo fece.

Era lui ora ad essere confuso e titubante, non era nelle sue intenzioni oltrepassare i limiti che si era prefisso perché temeva di farle del male, ma d’altro canto aveva capito che lei stava mostrando una determinazione lucida e consapevole, non era solo preda alle sensazioni appena provate. Ora che una importante porta si era aperta oltre di essa vedeva nuovi territori che voleva esplorare, sapeva che in essi avrebbe potuto prendere pienamente coscienza della propria femminilità, del suo esser donna e lui era la persona giusta per accompagnarla in questo viaggio.
Si, lo aveva capito, però ora lo assaliva l’ansia da prestazione perché sapeva che per fare bene l’amore bisogna rallentare le funzioni cerebrali e lasciarsi andare alle sensazioni, ma lui era arrivato fino lì usando quasi esclusivamente il cervello e la situazione non gli lasciava sperare che ora avrebbe saputo spegnerlo.
Però scoprì ben presto che una parte di lui la pensava diversamente, per la precisione era la parte che lei aveva preso in mano, e che, incurante delle preoccupazioni del suo cervello, si era all’istante imbaldanzita.
La sua mente emetteva ancora qualche debole segnale di pericolo quando si rese conto di essere stato accolto dentro la sua bocca e un onda di piena travolse la sua residua razionalità, provava la sensazione che lei avesse preso dentro di se la sua intera persona, non si era mai sentito così posseduto.

Chiuse gli occhi e lo pervase un senso di serenità e benessere, ora percepiva solo l’intenso piacere che lei gli stava dando e istintivamente si mise ad accarezzarle la testa, i capelli, il viso per un infinito momento al di fuori del tempo.
Riaprì gli occhi, si chinò in avanti tenendo il viso di lei tra le mani, lo avvicinò al suo e la baciò intensamente, le loro lingue si intrecciarono penetrando una nella bocca dell’altro. Quando si staccarono lei arretrando si mise seduta sul letto, appoggiata sui gomiti con le gambe aperte, gli esibiva il sesso mentre lo guardava negli occhi. Solo una donna poteva guardare in quel modo, nessun uomo sarebbe mai riuscito a farlo, solo una donna poteva essere capace di mettere in uno sguardo provocazione, desiderio, scherno, lussuria, offerta, cattiveria, ironia, dolcezza e amore. Solo una vera donna poteva essere nello stesso tempo così regina e così puttana.

Finì di spogliarsi e salì sul letto, quando furono vicini appoggiò il palmo della mano sulla sua guancia in un’immobile carezza, lei fece altrettanto a lui, si sorrisero, si dissero silenziosamente quanta gioia si stavano scambiando e presero a coprirsi di baci e leccate che sprigionavano piccole scariche elettriche nei loro corpi, all’inizio come un delizioso gioco che però presto si trasformò nuovamente in intenso desiderio. Quando si abbracciarono il contatto integrale pelle a pelle li portò in una dimensione dove non esisteva tempo ne razionalità, solo sensazioni.
I loro sessi si incontrarono giocando, stuzzicandosi, strusciandosi a lungo bagnandosi ognuno degli umori dell’altro arrivando più volte al limite della penetrazione senza mai completarla mentre gli occhi negli occhi ridendo si raccontavano senza bisogno di parole ciò che stavano provando. Quando infine lui entrò lentamente dentro di lei spalancarono attoniti gli occhi a manifestare quasi l’incredulità delle sensazioni scaturite.

Fecero l’amore nei modi che l’istinto dettava, si parlavano sottovoce con parole dolci e spudorate, supplichevoli e imperiose, volgari e caste. A volte rovesciavano il loro abbraccio per leccarsi, baciarsi, divorarsi l’un l’altra, poi tornavano a prendersi e, nelle varie posizioni, era lui a prendere lei o lei a prendere lui o non c’era ne possessore ne posseduto, vi erano momenti in cui si trattenevano quasi sulla soglia, altri nei quali si colpivano a fondo con un’impercettibile cattiveria, oppure momenti in cui stavano uno dentro l’altra immobili a trasmettersi sensazioni con leggere contrazioni muscolari.
Poi quando sentirono il bisogno di finalizzare l’energia erotica accumulata in un orgasmo lui la fece mettere supina le gambe distese leggermente divaricate e si mise sopra di lei con le proprie gambe unite in mezzo alle sue, in quella posizione, per facilitare la penetrazione, lei ruotò un poco il bacino verso l’alto, lui cominciò a muoversi e ad ogni affondo il suo pube incontrava quello di lei nella zona clitoridea. In questo modo lei poteva restare passiva ricevendo un duplice stimolo, lasciarsi andare, assaporare le piacevoli sensazioni e lentamente tornare sulla via che conduce alla porta che aveva scoperto quella stessa sera.

Il desiderio di farla godere un’altra volta era talmente forte che riuscì a ritrovare un minimo di controllo delle proprie emozioni. Seguì il tempo di un immaginario spartito musicale “lento ma non troppo”, mentre leccava e succhiava i suoi capezzoli fino a che non sentì che stava venendo, l’orgasmo che raggiunse era diverso dai precedenti, ma era giusto così, ci sono tanti modi di godere. Non si agitò questa volta, rimase quasi immobile, affondò le unghie nella schiena di lui provocandogli un dolce dolore. Le guardava il volto rilassato, gli occhi chiusi, solo un rossore sulle guance e dei gemiti appena sussurrati svelavano che stava godendo, si muoveva leggero come per non svegliarla fino a ché anche lui chiuse gli occhi e venne. Quando si riprese era abbandonato su di lei, il viso nell’incavo del suo collo, lei aveva tolto le unghie dalla sua schiena e gli accarezzava lentamente la nuca. Era uno di quei rarissimi momenti che ti fanno apprezzare la vita.

Restarono a lungo distesi una affianco all’altro abbracciati in silenzio, forse perché le parole in quel momento sarebbero state difficili, dopo alcuni sereni minuti così cominciarono a darsi dei bacini sulla bocca, poi a giocare con le lingue. Lui continuando a baciarla scese sul collo e poi sul seno, sentì che era bello ricevere ancora dolci sensazioni nel ripetere cose che aveva fatto poco prima, così proseguì fino a tornare a baciarla e leccarla con molta leggerezza tra le gambe, il bocciolo, ancora tumido per il recente amplesso, si schiuse palpitante e non sazio. Dopo alcuni minuti lei si sollevò, lo rovesciò sul letto e accovacciata tra le sue gambe baciò e prese nella bocca il suo pene che, con il suo particolare modo di comunicare, le fece capire che se c’era un lavoro da finire lui era pronto. Sempre tenendolo tra le mani salì in sella e lo guidò dentro se stessa; questa volta fu lei a guidare il gioco, a decidere quando giocare in superficie e quando affondare il colpo, lui restava passivo a guardarla affascinato da come muoveva il corpo e dalla sua completa disinibizione. Quando sentì che si avvicinava l’ultimo definitivo “big bang” cominciò ad assecondare il ritmo di lei muovendo il bacino verso l’alto, mentre lei scendeva per riceverlo dentro di se lui le andava incontro anticipando di un attimo la penetrazione, in tal modo non c’era uno che prendeva l’altro ma ognuno simultaneamente dava e riceveva. Divenne una sfrenata cavalcata che li trascinava e li eccitava sempre di più mentre si guardavano e ridevano per la gioia, per la spensieratezza, per la sorpresa di scoprirsi capaci di provare quello che stavano provando. Lo scorrimento dei loro sessi uno nell’altro dava scariche di sensazioni fortissime, così istintivamente cadenzarono il ritmo delle penetrazioni rendendo ognuna di esse atti singoli e completi che si ripetevano uno dopo l’altro con un loro inizio e una loro fine.
Raggiunsero tutti e due l’orgasmo, senza per questo fermarsi o rallentare, per un tempo che parve infinito, poi, mentre lui pensava che da un momento all’altro sarebbe morto, lei gli crollò sopra esausta e rimasero lì una sull’altro, gambe e braccia aperte ridacchiando come due ragazzini.

La stava accompagnando a casa, chiacchieravano tranquillamente ma nessuno dei due accennava a quello che era accaduto quella sera, tutto era normale come se non fosse successo niente. Già ….. come se non fosse successo niente ma….. era successo qualcosa o ….. era stato un bel sogno? Beh se non era stato un bel sogno come minimo ci assomigliava parecchio.
Non ne parlavano ma ambedue sentivano la presenza di qualcosa di nuovo dentro nel profondo, avevano la consapevolezza di essere più ricchi di qualche ora fa. Istintivamente sapevano che non era il momento di parlarne e non sapevano neanche se questo momento sarebbe mai giunto, ma non era importante, quello che contava era il senso di benessere e di serenità che portavano nell’anima.
Quando lei stava per scendere dalla macchina si guardarono con gli occhi che brillavano come mai prima e ... si salutarono con l’usuale, casto, fugace bacino sulle labbra ……