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Titolo: Il Percorso
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Racconto n° 2138
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È una bella giornata di primavera e mentre percorro il vialetto che conduce dal cancello pedonale alla porta della villa, il profumo dei primi fiori mi distrae dal pensiero di ciò che sta per succedere. Come tutte le altre volte in cui ho camminato su questa ghiaia sono eccitato e non riesco a spiegarmi il perchè, ricordo solo come è iniziato.

La incontrai per caso in un affollato centro commerciale, stavo bevendo un caffé e lei si avvicina al bancone per fare altrettanto, due splendidi occhi azzurri che si fermano un istante nei miei e poi tornano a osservare il mondo variopinto di chi frequenta bar con clientela di passaggio come quello in cui ci trovavamo. Pochi minuti dopo la incrocio tra gli scaffali della grande libreria dove stavo scegliendo le mie letture per i giorni a venire. Ancora gli sguardi che si incrociano, lei che cammina e mi supera, io che mi giro a guardarla andare via. Per essere sinceri “guardarla” è un eufemismo, le ho fatto una specie di risonanza magnetica completa, dalla punta dei tacchi alla cima dei lunghi capelli biondi.
Passano pochi minuti e la incrocio in un altro reparto intenta a leggere la quarta di copertina di un volume. Si gira verso di me quando sono a pochi passi da lei, mi guarda e quasi inconsciamente io la saluto. Bastano pochi minuti di conversazione per capire che la bellezza non è la sua unica qualità, è spiritosa e quando sorride mi affascina.
La strada tra una conversazione in libreria e due corpi sudati che fanno sesso è stranamente breve e costellata di criptiche allusioni a sue particolari tendenze sessuali che al momento non colgo o non mi preoccupano.
Forse avrei dovuto capirlo subito che la donna che stavo sodomizzando non era una donna normale, forse avrei dovuto cogliere i tanti piccoli segnali che il suo corpo e i suoi modi mi avevano lanciato prima di quell’incontro, forse avrei dovuto preoccuparmi maggiormente. Forse… Ma in quei momenti, con tanto sangue concentrato nelle zone basse e poco in alto per il cervello, non mi accorsi di nulla. Mentre la scopo con forza, il pene che sprofonda completamente nel suo ano dilatato, mi fa una richiesta che non mi sarei mai aspettato: “non venirmi dentro, voglio bere il tuo sperma”.
Quella frase e il modo in cui la dice distruggono le mie resistenze, in un battito di ciglia sono pronto per sborrarle in bocca. Lei si inginocchia davanti a me, prende il mio pene tra le sue labbra, i miei testicoli nella mano sinistra e si infila il medio della destra nella figa umida. I suoi profondi occhi azzurri sono fissi nei miei quando, al culmine della mia eccitazione, il suo dito medio esce dalla figa e si infila delicatamente nel mio buchetto. È la prima volta che vengo “penetrato”, mille sensazioni si accavallano mentre il mio sperma le inonda la gola e il mio ano si stringe attorno al suo dito.
“Non ho mai goduto così”, le confesso.
“Allora dovresti conoscere la mia cameriera, ti farebbe godere ancora di più…”, mi risponde lasciandomi perplesso.

Non voglio arrivare troppo in fretta alla porta di casa, forse la teoria leopardiana secondo cui l’attesa di un giorno di festa è più bella della festa stessa è vera, e io voglio gustarmi a pieno questo mio “sabato” lungo il vialetto pedonale. Le azalee ai lati del percorso sono finalmente fiorite, le uso come scusa per guadagnare un ancora po’ di tempo fermandomi ad ammirarle. Sta scritto che la via che conduce al paradiso è irta e stretta e quella che conduce alla perdizione agevole e bella, non ho alcun dubbio che quella che sto percorrendo è la seconda, e ricordo anche il giorno in cui ho capito di aver fatto il primo passo.

Sono sdraiato sul letto di un anonimo motel, i polsi legati alla spalliera del letto. Lei è sopra di me e indossa ancora le bellissime scarpe nere che calzava quando sono passato a prenderla. Non credo siano una dimenticanza dovuta alla fretta o all’eccitazione, penso sia un’azione deliberata come lo sono tutte le sue. Lei vuole che io mi goda il massimo dello spettacolo e il massimo ora consiste nel vedere il suo bellissimo corpo decorato da accessori scelti con cura: leggerissime calze di seta che fasciano le sue lunghe gambe, reggicalze in pizzo delicatamente fissato alla vita stretta. Il massimo dello spettacolo è il suo pube completamente rasato, le grandi labbra umide e semiaperte a causa della posizione, ma soprattutto è vedere e sentire il suo sfintere anale salire e scendere attorno al mio pene eretto. I suoi movimenti seguono un ritmo incostante, più volte accelera portandomi vicino al limite dell’orgasmo per poi frenare e allungare il tempo del mio piacere. Arrivo quasi a pensare che mi stia leggendo nella mente per poi fare quello che io desidero quando riesce a sorprendermi: allunga una mano sulla parte di letto dove sono rimasti i giocattoli con cui ci siamo divertiti prima e prende un vibratore, lo succhia un poco per inumidirlo e poi se lo infila nella vagina. Pur essendo il più piccolo tra quelli sparsi sul lenzuolo lo sento vibrare contro il mio pene, al di là del sottile strato di carne che separa i diversi orifizi in cui lei ci sta accogliendo.
Quello che accadde poco dopo mi fece capire che non avrei più detto di no a nessuna delle sue richieste. Lei scende dal mio cazzo eretto e se lo infila in bocca, mettendosi a carponi tra le mie gambe. Il tempo di percepire la sua lingua sul glande e sento la punta del vibratore che prima era nella sua figa premere contro il mio ano. Lubrificato dai sui umori il giocattolo entra in me senza troppa fatica e io mi trovo perso tra mille emozioni. Grida di dolore! Falla smettere! Sei tu l’Uomo! Mi urlava la parte razionale del mio cervello. Non smettere, non ho mai goduto tanto, la implorava tutto il mio essere. E così fu. L’intruso nel mio ano sollecitava la parte più esogena del corpo di qualsiasi uomo, il cervello. L’orgasmo fu lungo e intenso, alla fine sborrai nella sua bocca mentre lei muoveva dentro di me il giocattolo di plastica.

La cameriera mi apre la porta sorridendo, una camicia bianca contiene a fatica il grosso seno frutto della chirurgia estetica, sotto traspare un corpetto nero che le stringe la vita donandole un aspetto assi femminile. Dalla corta gonna nera a balze escono, quasi colonne greche a sostenenre un corpo statuario, le sue lunghe gambe abbronzate.
Ormai abituata al rituale mi apre la porta del ripostiglio, il mio ripostiglio, nel quale entro con il mio bel completo grigio e dal quale esco completamente nudo. La cameriera mi sorride nuovamente prendendo in mano il mio pene turgido, sembra quasi giocarci come fece la prima volta.

“Allora ti va un giochino a tre?”
La voce al telefono ha un tono strano che non riesco a decifrare, mi sembra leggermente ironica. Come potrebbe non essere ironica una bellissima donna che ti chiede di fare sesso insieme alla sua cameriera? Riesco incredibilmente a non urlare il mio sì, mascherando con un po’ di finta indifferenza la realizzazione di un sogno: farò sesso con due donne contemporaneamente.
Il tempo che trascorre tra la mia risposta e il momento in cui ci incontriamo è come collassato in un buco nero, non ricordo nulla fino all’attimo in cui lei apre il cancello di casa e si avvia, sotto la luce fioca di un lampione, verso la mia macchina, seguita da quella che presumo essere la cameriera.
Sono eccitatissimo,e lo si vede dal gonfiore sui pantaloni. Lo nota anche lei entrando in macchina: “Forse è meglio saltare la cena, non vorrei farti entrare in un ristorante in queste condizioni” mi dice accarezzando il pene eretto attraverso i pantaloni.
Fingo di conversare ma, per tutto il tragitto verso il motel, sono completamente concentrato sulla porzione di specchietto retrovisore che inquadra la nostra futura compagna di giochi. Fugaci flash che si compongono nella mia mente: lunghi capelli neri che sposta dal viso con un gesto che sembra più un tic che un’esigenza, occhi verdi chiarissimi che alternano sguardi curiosi e furtivi verso di me a lunghe occhiate verso il sedile del passeggero, tratti somatici leggermente esotici sotto un trucco abbondante ma non volgare. Tuttavia, solo quando finalmente entriamo nella stanza posso osservarla bene: stivali in pelle nera alti sino al ginocchio, minigonna aderente in pelle a coprire una porzione invero molto piccola delle lunghe gambe dalla carnagione scura, calze a rete a maglia stretta, vita sottile e lasciata scoperta da un maglioncino a dolcevita che copre un seno che mi pare addirittura esagerato. È molto bella ed estremamente femminile ma non riesco comunque a non voltarmi con sguardo stupito verso la mia amante. Lei si mette dietro la cameriera, inizia a baciarla delicatamente sul collo infilando le mani sotto il maglioncino per scoprirle il seno e, mentre gioca con i sui capezzoli, sussurra con un filo di voce: “Spero non ti dispiaccia, se vuoi ce ne andiamo subito”.
Un uomo, poco dopo aver fatto le sue prime esperienze sessuali, o forse anche prima, inizia a sognare il sesso a tre, inconfessabile desiderio di tutti. Io non faccio eccezione, e in tutti questi anni avrò creato centinaia, forse migliaia di situazioni fantastiche in cui mi trovavo a letto con due donne. Una bionda e una bruna, due rosse, una magra e una grassa, tette grandi e tette piccole,… In nessuna di queste ho mai immaginato che una delle due donne potesse essere un transessuale. Tuttavia, già prima di quella sera avevo capito che non ero in grado di rinunciare a lei, e non lo feci neppure allora, anche se questo significava condividerla con un trans. “Restate, non me lo aspettavo ma sarà fantastico” mi sento dire mentre fingo di essere abituato a situazioni come quella in cui mi trovavo.
Lei allora viene verso di me e mi bacia con impeto, travolgendomi e abbattendo le mie ultime remore. Sento la cameriera dietro di me, mi cinge con le braccia e mi slaccia i pantaloni. Lei allora si inginocchia e prende il mio pene in bocca, lo sento crescere e mi torna l’eccitazione che avevo prima della scoperta. Mentre mi spoglio lei sfila il maglioncino alla cameriera mostrandomi i prodigi della chirurgia estetica: non saprei immaginare un seno più bello. Poi la fa girare e le sfila la gonna. Le calze a rete che decorano le lunghe gambe della cameriera sono autoreggenti, sostenute da una stretta balza che termina in un grande fiocco. L’insieme funge da sfondo a un sedere dalle forme rotonde che mi stuzzica parecchio, ma non riesco a non pensare a cosa vedrò quando si girerà.
“È più piccolo del mio!” Questo il primo, stupido, pensiero che ho appena la cameriera si volta. Chissà se solo noi uomini siamo così fessi o anche le donne si confrontano su una qualche dimensione?
Passato il primo momento di competizione mi soffermo ad ammirarla: è bella. Mi piace il suo grosso seno, anche se artificiale, mi piacciono le sue labbra, rosse e carnose, mi piace la sinuosità dei suoi movimenti e, anche se mi suona incredibile dirlo, mi piace il suo pene che si staglia turgido dal corpo completamente glabro.
All’inizio sono comunque abbastanza impacciato, un paio di volte, mentre ci rigiriamo nel letto, mi ritrovo con una mano a contatto con il suo pene e ne fuggo. Se da un lato apprezzo la bellezza della cameriera dall’altro non voglio avvicinarmi al suo organo maschile, una sorta di repulsione atavica che l’altra donna nella stanza sente e decide che devo superare. Si sdraia sul letto e chiede alla cameriera di scoparla e a me di leccarla. I loro movimenti, all’inizio ben sincronizzati, presto perdono coordinazione, probabilmente per una scelta deliberata, e io mi ritrovo con il pene della cameriera tra le labbra un paio di volte. L’ultima di queste sento le mani della mia amante spingermi la nuca e la sua voce ordinarmi: “succhiale il cazzo”. Apro la bocca e faccio un altro passo verso l’ignoto.
Ormai lei sa di possedermi, fa sdraiare la cameriera e mi ordina di salirle sopra, il mio pene nella sua bocca e il suo nella mia, succhio con foga, come se stessi succhiano il mio stesso pene, come se dovessi far godere me. E in effetti di li a poco sborro inondando la bocca della cameriera mentre la mia amante, da dietro, mi sodomizza con un grosso didlo fissato alla vita. Mi ordina di sdraiarmi sul letto, le gambe raccolte per permetterle di continuare a scoparmi e le labbra aperte per accogliere il pene della sua cameriera. Sono in due ma io sento solo lei, mi sento suo, completamente suo quando la cameriera mi viene in bocca e lei con il didlo raccoglie gli schizzi che mi coprono la guancia per farmi ingoiare tutto.

Seguo la cameriera che mi conduce verso la stanza della mia signora, i suoi alti tacchi in metallo risuonano secchi sulla scacchiera formata dal pavimento in marmo bianco e nero e sembrano scandire i battiti del mio cuore. Lo stato di semi eccitazione che precede tutti gli incontri con la mia signora mi rende ipersensibile ad ogni stimolo esterno. Sento l'odore della cera appena passata sulla pietra, vedo il pulviscolo sospeso nell'aria quando passiamo davanti alle ampie finestre e rimango senza fiato quando, entrato nella stanza della mia signora, la vedo uscire nuda dal bagno. È bellissima!
Io mi inginocchio come lei mi ha ordinato e aspetto che mi conceda di avvicinarmi. Quando ottengo il permesso cammino a gattoni fino a raggiungerla e mi metto a leccarle la figa. Prima di poter parlare la mia bocca si deve purificare con i suoi umori. Mentre sento i suoi liquidi scendermi in gola penso alla prima volta in cui mi sono abbeverato alla sua fonte.

“Questa sera vieni a casa mia, ci divertiremo”.
Un esortazione, un invito, un ordine… Non riesco a decidere come prendere la frase che mi giunge dall’auricolare ma non riesco neppure a rifiutare: questa sera per la prima volta andrò a casa sua e tanto mi basta.
Quando suono il campanello mi sento un liceale al suo primo appuntamento, ho fantasticato per giorni su questo nostro primo incontro. Mi apre la cameriera, i nostri occhi si incrociano per un lungo istante poi faccio la prima mossa: mi avvicino e la bacio. Indossa un abito leggero dipinto di motivi floreali che sembra appena appoggiato sul suo corpo. Arrossisce quando le dico che penso sia molto bella, si stringe a me e mi bacia nuovamente. Fino a poche settimane fa non lo credevo possibile ma ho voglia di far sesso con lei. Con le mani percorro le sue curve dalle spalle al sedere e poi la tiro verso di me facendole sentire il mio pene turgido. “Lei ti attende in piscina al piano inferiore, non farla aspettare. Io esco, noi due giocheremo un’altra volta”. Scendo i gradini in legno che conducono alla piscina con un po’ di tristezza, speravo rimanesse anche la cameriera a giocare con noi. La tristezza viene però spazzata via improvvisamente dalla curiosità quando sento varie voci provenire dal basso.
Le scale terminano in un corridoio con due porte, quella che da sul locale piscina è aperta e io entro spinto dalla desiderio di sapere cosa succede oltre la soglia. Davanti a me una lunga vetrata, interrotta solo da piccoli pilastri, concede una splendida vista su un piccolo giardino ipogeo, alla mia sinistra la piscina, disposta parallelamente alla vetrata, alla mia destra, sulla parete di testa, una grande vasca idromassaggio da cui escono volute di vapore caldo che si spargono per la stanza. Le immagini arrivano al cervello che per lo stupore non riesce ad elaborarle abbastanza velocemente: una cascata di capelli castani con magnifici riccioli che incredibilmente resistono all’ambiente umido, un seno enorme del colore dell’ebano, un pube con un ciuffetto di peli color carota e le grandi labbra divaricate, due bianchissimi glutei divisi dal filo nero di un tanga, labbra rosse che accolgono un capezzolo. Sono così stupito che non riesco a neppure a contare quante sono le donne nella stanza.
Lei esce dalla vasca, l’acqua scorre sul suo corpo nudo donandole una lucentezza affascinante, mi viene incontro e ride. Mi accorgo di essermi bloccato un passo oltre lo stipite della porta e devo sforzarmi per ricominciare a camminare. Non riesco neppure a pronunciare un saluto prima che lei, forse per svegliarmi, mi baci, il corpo flessuoso appoggiato al mio. L’invito a spogliarmi è pleonastico, primo perché i miei vestiti sono bagnati a causa del suo abbraccio, secondo perchè ho superato lo shock e iniziato ad assecondare la mia libido. Entro nella vasca e succhio avidamente le grosse tette della venere nera mentre accarezzo le efelidi sul seno della donna dai capelli arancio. Presto perdo la cognizione dello spazio e mi convinco di essere in paradiso. Sei donne si contendono il mio pene, che passa dalla bocca di una alla figa dell’altra. La padrona di casa, indossato un grosso fallo in gomma rosa enormemente più grosso del mio pene, prende le redini del gioco e mi guida in quella surreale gita in paradiso.
Arrivo all’orgasmo con un urlo. La padrona di casa aspetta che io mi svuoti dentro il culo della sua amica dai capelli arancione e poi mi fa sdraiare sul pavimento. Lei si siede sopra la mia bocca e io inizio a leccare la sua vagina che ha preso il sapore dell’acqua della piscina. Sento due bocche giocare con i miei genitali, mani che mi accarezzano e dita che mi penetrano senza che io possa vedere nulla o fare nulla all’infuori di leccare ciò che la padrona di casa mi mette sulla bocca. La sua vagina che cola umori ha ripreso il solito sapore quando lei mi tappa il naso con le dita e la bocca appoggiandoci completamente la fica. Passano i secondi con la velocità dei secoli, i miei polmoni chiedono aria. Lei si alza e io cerco di respirare e tossire contemporaneamente. Torcendomi il naso mi rimette la bocca in corrispondenza della sua fica e si siede nuovamente su di me. Soffoco, non ho fatto in tempo a respirare, tossisco con il suo sesso in bocca. Si rialza Il mio pene è di nuovo eretto, sento una delle sue amiche che si impala. Tossisco ancora e ancora sento il mio naso torcersi, ho gli occhi chiusi aspettando che lei si risieda cerco di respirare più che posso, ma lei non arriva. “Apri gli occhi” voce dolce, obbedisco. “Non smettere mai di leccarmi!” voce imperiosa. Annuisco con le lacrime agli occhi, l’esigenza di respirare mi impedisce di parlare. Lei si siede nuovamente su di me, questa volta sono riuscito a incamerare un po’ d’aria. Lecco e sento una delle sue amiche muoversi sul mio pene, chiudo gli occhi. I muscoli richiedono ossigeno, il cuore accelera per aumentare la circolazione sanguigna, i globuli rossi transitano negli alveoli polmonari pronti a caricare le molecole di ossigeno che mi servono. Tutto funzionerebbe se non ci fosse lei a impedirmi di inspirare. Inconsciamente il mio corpo cerca l’aria di cui ha bisogno, cerco di muovere la testa, tossisco. Lei si alza, inspiro profondamente mentre la sua mano mi colpisce. “Non devi mai smettere di leccare, hai capito?”. Non riesco a rispondere, respiro e basta. Un’altra sberla. “Hai capito?”. Annuisco e respiro più che posso mentre lei lentamente si siede nuovamente su di me.
Quasi al rallentatore sento la pressione sulla mia faccia diminuire e poi la sua pelle staccarsi dalla mia, ho la bocca spalancata alla ricerca dell’ossigeno quando sento le prime gocce sulla mia faccia. Un liquido tiepido e acidulo invade la mia bocca, fiotti caldi frustano il mio viso. Ho ancora gli occhi chiusi quando sento la sua voce sussurrarmi all’orecchio.
“Non chiudere mai la bocca”, lo stupore causato dal suo ordine mi immobilizza. Apro gli occhi e vedo una delle sue amiche sopra di me, le gambe larghe mi danno un fantastico primo piano delle grandi labbra aperte. È un attimo, poi devo chiudere gli occhi e aprire la bocca mentre il suo liquido dorato mi investe. Le sei donne hanno sei sapori diversi e io sono costretto ad assaggiarli tutti, non riesco a dire di no a un suo ordine.

Purificata la bocca posso salutarla e dirle quanto la trovi bella. È incredibile la sensazione che provo ogni volta che sono nudo, inginocchiato di fronte a lei. Accetto con gioia il nastro di cuoio che stringe attorno al mio collo e la seguo come mi chiede. Io cammino sempre tre passi dietro di lei, non troppo distante per non poter esaudire immediatamente ogni suo ordine e non troppo vicino per non sembrare arrogante. Arrivati nel bagno di servizio finalmente mi rivolge la parola “Barbara ti ungerà con olio profumato mentre mi vesto, poi verrò io a completare la tua preparazione per la serata”. Mentre cerco di immaginare cosa mi aspetta la cameriera inizia a cospargermi di olio il petto, soffermandosi con malizia nei pressi dei capezzoli, soprattutto del destro dove ieri la mia signora ha inserito un dolorosissimo piercing identico a quello della cameriera. Io sto al suo gioco e infilo una mano sotto la gonna corta, non rimango sorpreso di non trovare biancheria intima e inizio a giocare con il suo pene. Lei fa altrettanto con il mio, oliandolo con cura, e poi si appoggia con le mani alla parete inarcando leggermente la schiena. Io le sollevo la gonna e la penetro con forza mentre lei si masturba. Sappiamo entrambi che non abbiamo molto tempo per questo intermezzo. Lei gode emettendo mugugni soffocati poco prima che anche io le venga nelle viscere. Ci laviamo e lei ricomincia a oliarmi, insistendo su schiena e glutei, allargando questi con entrambe le mani e infilando ripetutamente le dita nel mio ano.
“Non ti è bastato quello di poco fa?” Le domando sperando di farla smettere. Non che mi faccia male, la mia signora mi ha dilatato con oggetti di dimensioni molto maggiori delle due o tre dita che la cameriera mi infila, ma mi piace pensare che ogni volta sia un po’ come la prima volta e voglio che in ogni rapporto sia sempre la mia signora la prima ad entrare nel mio ano.
“Lo sto facendo per te, vedrai che durante la festa mi penserai”.
Odio quando tutti sanno ciò che sta per succedere e io no! Non faccio però in tempo a fare alcuna domanda perché la mia signora torna a prendermi. La seguo con un sussulto ad ogni svolazzo del sottile abito in seta nera che indossa. Sembra una leggera camicia da notte, arricchita da spalline formate da un filo di cristalli luccicanti sotto le luci alogene. L’abito si appoggia sui due glutei sodi che ondeggiano mentre cammina e termina a metà delle cosce, anche lei si deve essere messa un po’ di olio perché la pelle delle gambe abbronzate è lucida come l’ambra. I biondi capelli formano un onda quando, arrivati nel salone, si gira verso di me. Mi ordina di chinarmi sopra uno strano parallelepipedo a base triangolare inclinato su un lato. Le mie gambe, piegate, ginocchia a terra, sono da un lato dell’oggetto, il busto dall’altro e la testa appoggiata a terra.
“Fermo così, vado a prendere le corde”.

Si può essere innamorato di due donne contemporaneamente? Quando entrano nella stanza io sono convinto che non solo sia possibile, ma che stia capitando proprio a me. La mia signora è elegantissima in un completo con giacca e pantaloni neri, il solo bottone della giacca allacciato è sufficiente a nascondere alla vista il piccolo seno e il profondo scollo a “V” è decorato da una lunga collana. Una catena collega la maniglia in pelle nera al collare, anche questo in pelle nera, stretto intorno al collo della cameriera. Indossa solo un paio di scarpe aperte dal tacco alto e due pendagli fissati con mollette ai capezzoli. Ubbidendo muta a un ordine della mia signora si mette a carponi di fianco al letto e mi guarda con i suoi grandi occhi verdi. La desidero, desidero sentire la sua bocca sul mio corpo e il suo corpo nella mia bocca, la mia carne nella sua carne e la sua dentro di me. Desidero il ingoiare il suo seme denso e salato mentre lei ingoia il mio, desidero essere suo come gia lo sono della mia signora. Sono innamorato di due donne, ma so che questa sera non le avrò, i piani della mia signora sono altri e lo si capisce bene dalla palla di gomma rossa forzata nella bocca della cameriera da una cinghia nera.
In ginocchio davanti a lei aspetto che si spogli per poterla leccare e purificarmi, ma lei, dopo avermi fissato a lungo, mi ordina di sdraiarmi sul letto e si dirige verso l’armadio che si trova sull’altro lato della stanza. Quando si gira di nuovo verso di me stringe tra le mani diverse corde,sembra un’amazzone che stringe nelle mani due mazzi di serpenti. Passano pochi secondi e tutto diventa buio, una stretta bandana nera mi acceca completamente. Sento le mani della mia signora guidarmi con decisione nelle posizioni da lei volute. Sono cieco e muto, nel silenzio totale da lei creato percepisco amplificate le mie emozioni: il primo cappio intorno al polso mi paralizza il cuore per un istante, la corda che striscia piano tra le mie cosce mi ustiona la pelle, i nodi che stringono la mia carne sono pugnali. Il tempo passa scandito dal ritmo lento del suo lavoro, non conto più i minuti ma il numero di nodi che mi immobilizzano, sino a quando la sento allontanarsi da me. Passa un eternità nel buio silenzio della stanza e poi, con un sibilo, una lama di fuoco mi taglia i glutei. Il riflesso incondizionato si infrange contro il muro di nodi che mi immobilizzano causando altro dolore che si somma a quello della scudisciata, poi tutto torna immobile e silenzioso. Un’altra eternità, più lunga o più corta della precedente, un’altra lama di fuoco, pause e dolori si alternano con ritmo incostante. Nei momenti di buio riesco a percepire i segni che mi lascia sulla pelle in base al bruciore, le lacrime bagnano la bandana ma un sorriso increspa le mie labbra quando lei mi sussurra in un orecchio: “È bellissimo possederti”.
“È bellissimo essere tuo” penso tra me.

La corda è ruvida e mi stringe troppo i polsi, fissandoli alle ginocchia. Da queste ultime compie un complicato percorso che, a causa della postura, non posso vedere ma solo immaginare attraverso ciò che sento sulla mia pelle. Caviglie strette e incrociate una sull’altra, un cappio intorno alla base del pene che stringe anche i testicoli, una specie di treccia che percorre tutto il mio membro vincolandolo in modo innaturale al movimento delle caviglie. Se cerco di distendere le gambe il pene viene stirato verso il basso e il cappio alla base si stringe provocandomi un dolore allo stesso tempo acuto e diffuso. Sento la corda dipanarsi attorno alle cosce, intrecciarsi sulla mia schiena e stringersi attorno al mio collo. Il dilatarsi della cassa toracica ad ogni respiro mi provoca un tedioso fastidio causato dalla ruvidezza della corda, ogni tentativo di modifica della postura genera dolori in più punti del corpo lasciandomi libero, se così si può dire, di muovere solo gli occhi. Vedo arrivare la cameriera, spogliata degli abiti è rimasta con il busto a stringerle la vita e le eleganti scarpe nere a slanciarle le sue lunghe gambe. La pelle olivastra è ovunque priva di peli e decorata da un tatuaggio nero che non avevo mai visto: una lettera scritta con una grafia molto elegante sulla spalla destra. Un marchio. Un simbolo del potere della mia signora e della sottomissione della sua schiava. Anche lei viene legata e preparata come fosse un giocattolo a disposizione degli ospiti. Una specie di basso lettino sostiene la sua schiena ma non la testa, che appoggia su un cuscinetto posto all’interno di un bacino impermeabile. Sia io sia lei sappiamo lo scopo del contenitore, è una minaccia. Gli ospiti useranno la sua bocca come latrina, quelli che conoscono meno la mia signora godranno nel vedere la sua cameriera ingoiare i loro liquidi corporali e faranno di tutto per pisciarle in bocca, gli altri invece proveranno piacere nel vedere la bocca di Barbara spalancata cercare di raggiungere gli schizzi che loro apposta dirigeranno verso la bacinella. Lei, infatti, sa quanto sarà dura la punizione che subirà se nel catino sotto la sua testa rimarranno troppi liquidi.
Una musica soffusa precede di poco l’arrivo dei primi ospiti, li vedo giungere vestiti, entrare nella biblioteca ed uscire nudi, più o meno bardati a seconda del loro ruolo: entrano un uomo e una donna ed escono padrone e schiava a gattoni, entrano un uomo e una donna ed escono una trans dominatrice e il suo schiavo bendato e con i segni di recenti frustrate. Coma la cabina del telefono trasformava Clark Kent in superman così la biblioteca scopre la reale natura degli ospiti della mia signora.
Io e la cameriera ci dividiamo più o meno equamente le attenzioni degli ospiti, la maggior parte degli uomini la sodomizza, probabilmente godendo nel veder il suo piccolo pene sbattere sotto i loro colpi, e poi usa la sua bocca come toilette. Le donne, almeno quelle che sono libere di farlo, vengono quasi tutte da me e si fanno leccare i piedi. È un compito che svolgo con diligenza e anche con un po’ di perizia, dopo tutte le lezioni della mia signora. Alcune indossano scarpe così belle che non riesco a non eccitarmi e questo mi provoca dolori lancinanti a causa delle legature. La festa prosegue in parti della casa che io non riesco a vedere e da dove mi arrivano suoni che ben conosco: lo schiocco di una frusta, il gemito di una donna che non vuole urlare il suo dolore, grida di piacere di un uomo ma anche chiacchiere sconclusionate e tintinnio di bicchieri.
Una piccola trans asiatica dai bellissimi occhi a mandorla mi sodomizza mentre lecco i piedi della sua schiava, una brunetta con un seno enorme ma la faccia un po’ troppo ovale. Mi sorprende come riesco a notare alcuni piccoli particolari e a fare considerazioni futili anche mentre il mio corpo prova dolore. La padrona smette di sodomizzarmi per sborrare sui piedi della sua schiava e farmi leccare da li il suo seme. La mira non è sicuramente una delle sue qualità migliori e mi ritrovo con un occhio occluso dallo sperma mentre lecco via dal piede della sua schiava quel poco che le è finito sui piedi. Sembra un segnale, da quel momento in avanti sono molte le persone che decidono di sborrarmi in faccia, riempiendomi di schizzi che finiscono per colare negli occhi privandomi così anche della vista, cosa per nulla trascurabile nella mia posizione: non vedo i piedi da leccare e quindi ricevo calci in bocca come segnale di inizio dei miei compiti.
La cecità acuisci i miei sensi, o forse è solo la stanchezza, ma il dolore diventa insopportabile: mi duole la bocca, le mascelle, le labbra; la schiena è spezzata dalla posizione innaturale, cosce e pene sono segnati dalle legature, ma è soprattutto l’ano a dolermi e lo fa urlando il suo dolore quando un oggetto immenso penetra lacerandolo completamente.

Mi risveglio con un sussulto, sento il sangue ricominciare a scorrere piano nelle membra del corpo indolenzite, lo schermo del computer è ancora acceso sulla pagina in cui lo ho lasciato. Spengo e mi riprometto di non ascoltare più le chiacchere nelle chat BSDM.