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Italia - Australia 1 a 0
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Titolo: Italia - Australia 1 a 0
Autore: Emma
Contatto:
Racconto n° 2148
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Il caldo è torrido, gli ultimi esami all’università incombono, ma almeno ci sono i campionati di calcio in Germania: una buona occasione per staccare qualche ora dallo studio e pensare ad altro.

Già dalla prima partita, le partite le seguiamo da Guido, il ragazzo di Cristiana. Abita in una soffitta in centro con un mucchio di altri studenti, ma gli altri hanno già finito gli esami e sono tornati ciascuno al proprio paesello e la casa è tutta per lui.
Casaccia bruttissima e arredata con l’essenziale, ma il televisore c’è, ci sono anche un paio di divani scassati ma comodi su cui stravaccarsi, c’è il frigo per le provviste beverecce e mangerecce e, particolare non secondario, ci sono anche un mucchio di letti e brande per i dopopartita serali e per poi rincasare il mattino dopo.
In più c’è il vantaggio non indifferente di poterci sbracare a piacimento, cosa che, col caldo che fa, non è da disprezzare.

E anche oggi pomeriggio siamo qui.
Finestre aperte per fare entrare un po’ d’aria. Ventilatore che gira al massimo. Confezione di sei birre grandi appena tolta dal frigo ed in frigo un’altra inesauribile scorta. Patatine in confezioni maxi, da bastare anche per il secondo tempo. Pacchetto nuovo di Marlboro ed accendino sul tavolino, a disposizione di tutti. Divani trascinati con giusta distanza e angolazione davanti al televisore. Tutti e sei stravaccati coi piedi nudi sul tavolino. E siamo praticamente pronti.

Fa un caldo incredibile e un certo grado di sbracatura preventiva è una necessità, ancora prima di cominciare ad accaldarsi col tifo.
Guido, Filippo e Enzo tranquillamente in mutande e nient’altro. E anche noi ragazze praticamente abbigliate quasi allo stesso modo. Cristiana ed io in mutande e reggiseno, ma con bandiera dell’Italia lei sulle spalle, come un mantello, ed io allacciata ai fianchi, come un pareo. Debora anche lei in mutande, ma con la maglia azzurra della nazionale addosso.

Convenevoli vari, inni e comincia la partita. E comincia anche la sofferenza, perché giochiamo da schifo e rischiamo anche di prenderle.

Quando l’arbitro espelle un nostro giocatore e restiamo in dieci la situazione si fa critica forte. Attimi di vero panico per un paio di tiri in porta australiani. Se non fossero sfortunati, ci avrebbero inculati di brutto!

Ormai solo la fede ci sorregge ...e la disperazione.
E con la disperazione, anche i propositi sconsiderati, le promesse da fuori di testa.
- Vinciamo! Sono certo che vinciamo. – Si accanisce a ripetere Filippo.
- No che non vinciamo. Giochiamo da schifo. Non ce la faremo mai a buttarla dentro.
- Eppure un gol glielo facciamo. Sono certo. Scommetto qualunque cosa che una pera in porta gliela regaliamo.
- Non segneremo mai. Siamo ormai cotti.
- Eppure uno glielo facciamo. – insiste Filippo - Ci scommetto le mutande che un gol glielo segniamo.

Fatto sta che promette solennemente, che, se facciamo gol, si toglie le mutande e guarda il resto della partita nudo e con l’uccello fuori.
- Anch’io me lo gioco – Aggiunge Enzo, per non essere da meno.

Subitaneo interesse di noi ragazze.
- E tu, Guido, te le giochi anche tu? - Punzecchia Cristiana, per prenderlo in girò.
Ma l’Australia attacca, Guido non ha tempo per darle retta e la manda a quel paese.

Poi però la sua scemata la spara anche lui, ed anche più colossale:
- Ma che mutande e mutande! Non segneremo mai. Ci scommetto il sedere che le prendiamo.

Mezz’ora ancora a trepidare e poi sanno tutti come è andata a finire.
Rigore a tempo scaduto, che non era neppure rigore, e goal di Totti.

Un urlo all’unisono, terribile, liberatorio. Un urlo in simultanea con tutto il palazzo, con tutta la città, probabilmente con tutta l’Italia.
Salti di gioia. Tutti abbracciati con tutti. Debora a sventolare come una matta la bandiera.

E Filippo invece a sventolare immediatamente le mutande, ad a buttarle oltre il televisore, ed a esultare ancora anche così, tutto nudo, saltando come un ossesso e abbracciando chi gli capita a tiro, che per il tifo si fa questo ed altro, con le mutande o senza mutande.
E il suo entusiasmo riesce a trascinare anche Enzo, anche se Enzo è tutto un altro tipo e lui si vergogna. Ma le scommesse sono scommesse ed anche lui se le toglie e le lancia, salvo però arraffare subito un cuscino e coprirsi con quello.

La partita riprende. Palla al centro, qualche passaggio. Australiani beffati e col morale a pezzi. Ormai la partita è finita ed in effetti l’arbitro fischia la fine.

Ora si può completare i festeggiamenti. Ancora abbracci, pacche sulle spalle. Ed il fatto che Filippo e Enzo siano nudi non fa che accrescere l’entusiasmo generale.

Poi però, riacquistata la calma e commentato tutto quel che c’è da commentare, viene la resa dei conti con Guido.
- Noi – gli rinfaccia subito Filippo, stappandosi l’ennesima birra – quel che abbiamo promesso lo abbiamo fatto. Adesso tocca a te.
Guido non si ricorda neppure più cosa aveva promesso, ma l’abbiamo sentito tutti e ci mettiamo poco a ricordarglielo.
- Ma era tanto per dire. Mica dicevo sul serio! Era un modo di dire.
- Modo di dire, un cazzo! – gli rinfaccia Cristiana a muso duro. L’hai detto ed adesso lo fai.

Insomma, lo si prende in giro un bel po’, per il gusto di vederlo soffrire, e poi saremmo tutti disposti a lasciar perdere e magari a rivestirci ed a scendere in strada a festeggiare con gli altri, se non fosse che Cristiana insiste.
- No, no. Neanche per sogno. Non si va da nessuna parte se prima tu non paghi il pegno e Filippo e ed Enzo non ti inchiappettano davvero.
Guido a difendersi e a cercare di riportare la sua ragazza a più miti consigli:
- Figurati se Enzo e Filippo hanno voglia di farsi un uomo!? Mica sono gay!
- Gay non lo siamo di sicuro, - interviene Enzo – ma guarda che non serve essere gay per darti due colpetti.
Decisamente la discussione si fa interessante.
- E perché non glieli date per davvero?! – Provo a proporre io.
Quella di Guido chiaramente era una sparata da non prendere alla lettera, ma mi stuzzica l’idea che la cosa si possa fare davvero. Chissà che effetto farebbe?!
E non sono la sola a pensare che la cosa sarebbe la degna conclusione per la serata.
- Guardate – dice Debora – che se lo fate io voglio essere lì e vedere. Guido che si fa inchiappettare non me lo perdo di sicuro!
Filippo, ringalluzzito, passa anche dalle parole ai fatti, alzandosi in piedi e mimando la cosa.
- Non ti agitare troppo – lo ammonisce Debora – che se fai una ginnastica di quel tipo finisce che ti si drizza davvero davanti a tutti.
- E sai cosa me ne frega – replica Filippo.- Non dirmi che ti scandalizzeresti e guarderesti da un’altra parte.
- Scandalizzarmi io!? Piuttosto tu. Scommetto che diventeresti bordò per la vergogna.
- Vergognarmi io se mi si drizza! Ma scherzi?
E, per illustrare il concetto, si alza di nuovo in piedi, si dà anzi due colpetti con la mano all’uccello e quello comincia a drizzarsi per davvero.
Filippo, tutto fiero di sé, non solo non si vergogna, ma è tutto contento di esibirsi ed insiste a palparselo fin che non è duro del tutto.
- Visto!

Cristiana torna all’attacco del povero Guido.
- Non dirmi che non ti attira? Pensa che sensazione sentire che entra dentro fino in fondo!
Guido la manda semplicemente a quel paese.

Adesso che Filippo è eccitato però non lo ferma più nessuno. Se lo sbatacchia con la mano, lo esibisce, gira qui e la per la stanza e non la smette più di dare lo spettacolo e di fare lo scemo.

- Non dirmi che non s’è drizzato anche a te? – Chiede Cristiana a Enzo.
Enzo sbircia sotto il cuscino e ammette che, insomma, qualcosa è successo anche a lui.
- Fa vedere - Urliamo tutte in coro.
Non ci pensa neanche, si vergogna e si tiene ben stretto il cuscino. Ma Debora si mette a tirare, glielo strappa ed a lui, rosso come un peperone, non resta che coprirselo con le mani.
- Che sciocco che sei. Fa vedere. – Gli intima Filippo. – Se no, le mutande cosa ce le siamo giocate a fare?
Gli afferra un braccio, lo strascina in piedi, gli toglie a viva forza le mani da davanti ed anche Enzo finisce suo malgrado con l’entrare da protagonista nello spettacolo. Eccitato anche lui come un cavallo.
Si vergogna con tutti quegli occhi puntati proprio lì, ma si abitua in fretta ed in fretta anche lui ci prende gusto.
Filippo lo convince a misurarlo col suo. Noi ragazze tutte intorno a controllare. In effetti non ci sono grandi differenze.

E adesso? Scherzo finito? Neanche per sogno! Chiamiamo Guido e lo invitiamo anche lui a togliersi le mutande ed a venire a confrontarlo con quello degli altri. Non vuole, ma è abile Cristiana a prenderlo per un braccio ed a convincerlo.
Prima misurazione solo abbassando l’elastico delle mutande. Poi, rotto il tabù, via le mutande del tutto ed anche lui nudo, e sempre più contento di esserlo.

Lo prendiamo ancora un po’ in giro con questa storia della scommessa, ma ci stufiamo presto, che tanto non se ne ricava nulla. E poi ormai non è più ora di fare gli scemi.
Cristiana e Guido in camera, su uno dei tanti letti. Enzo e Debora in cucina, anche se non c’è un posto per farlo, ma la bandiera stesa per terra può servire. Filippo ed io lì, in salotto, che ci sono i divani e si può stare anche comodi. La partita è andata, gli scherzi sono finiti. Ormai è ora di pensare alle coccole, almeno per un po’. Poi magari ci si veste e si va anche noi in giro a far chiasso con le bandiere, se la festa non è già finita e se non sono già andati tutti a casa.