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Segreti celati...
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Titolo: Segreti celati...
Autore: Veleno dolce
Contatto:
Racconto n° 2174
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Rincasare alle tre del pomeriggio sembrava come avere un'altra giornata intera disponibile. Sarebbe stato interessante poterla sfruttare in modi diversi.
Mi veniva solo in mente di potermi sdraiare sul letto e recuperare alcune ore di sonno perdute malamente nelle ultime quattro serataccie passate con amici.
Sfilai le scarpe e tolsi la maglietta di cottone, completamente fradicia di sudore.
In quel preciso istante mi riccordai di non essere sola in casa.
Un amico di mia figlia stava da noi per qualche giorno.
Ero troppo stanca, avevo bisogno di rilassarmi con una doccia.
Mentre mi avvicinavo alla porta del bagno, mi resi conto che Manuel stava sotto la doccia.
Un attimo.
Solo un attimo.
Violenta e selvaggia si dipinse la mia voglia sul mio corpo.
I miei occhi lo cercavano, lo seguivano usando il vetro del box doccia come lente.
Il profumo del bagnoschiuma si insinuava nella pelle, l'acqua veloce fuggiva accarezzandolo.
Un brivido.
Una scossa.
Un fremito, un pensiero, mentre sento l'adrenalina salire.
Sento la mia perla pulsare.
Il tocco delle mie mani sulla pelle mi dà un brivido caldo.
Comincio ad accarezzare la mia perla lentamente, molto lentamente.
Ma non è un piacere di quel genere che desidero.
Una sensazione di calore mi inebria.
Chiudo gli occhi.
Ed io m'immagino cosi: intravista, in penombra.

Immagino...

Le sue mani strette sui miei fianchi morbidi sembrano seguire un passo a due, nella foga delle labbra che si cercano.
Indietreggio.
Finche mi adagia contro il muro, con estrema lentezza, protegge con il braccio la mia pelle nuda dal freddo del muro.
Mi lascia bramare le sue labbra che tiene appena distanti dalle mie.
Mi nutro del suo respiro affannoso.
La mia schiena s'inarca e le mie gambe iniziano a tremare.
La mia mano sarà presto tra le mie gambe a chiamarlo.
L'altra sul capezzolo già turgido.
Gemo...
Ansimo...
Grido...

Io spetatrice voglio che sia così.
Lo voglio, voglio il suo meraviglioso corpo.
So che mi guardera attraverso il box.
Voglio che guardi.
Voglio che mi veda, passare la lingua sulle labbra, voglio che veda succhiare il mio dito come se stessi succhiando il suo sesso, scendere fino alle palle e baciarle.
Tornare su e finalmente avvolgerlo tra le mie labbra.
Specchi su tutte le pareti, mi guardano.
Mentre lui stringe i miei capelli sulla nuca.
Geme.
Sussurra il mio nome.
Lo specchio mi lancia uno sguardo che non riconosco, ma al quale do il benvenuto.
Mi giro verso la porta della doccia e sorrido.
Ho voglia.
Da tropo tempo.
Ho voglia di sentirmi le mani di un uomo addosso, di sentire le sue labbra su le mie, la sua lingua tra le mie gambe.
Voglia di un uomo che mi scopi fino a farmi venire il capogiro.

E allora cerco...

Un'immagine, dita che mi sfiorano il collo, che scendono sul lato dei seni ed afferrano.
Mani che mi aprono le gambe a forza, dita che s'infilano dentro di me.
Labbra che mi mordono l'interno della coscia e baciano il mio ingunine.
Lingue che entrano nella umidità della mia perla, che leccano il mio fiore colmo di goccioline di rugiada.
Che si muovono ritmicamente, che succhiano il clitoride, mentre le mani vanno a spingere i fianchi, che io ondeggio.
Cerco, immagino, mi tocco...
I capezzoli sono duri.
In mezzo alle gambe il familiare formicolio della voglia, che è quasi dolore.
Le mie mani non sono più mie, e toccano il collo, tirano i capelli sulla nuca, stringono un seno.
Le mani scendono, stringono una coscia indugiano, non voglio toccare subito, non voglio venire subito.
Continuo a cercare, immagginare, sfiorare.
Le mie mani tornano sui capezzoli e stringono, quasi a farmi male.
Muovo il bacino in cerca dell'uomo che non c'è, cerco, tocco, mi lecco un dito, lo passo sul capezzolo.
Mi succhio il dito, e scendo.
Stavolta non ce la facio più.
Entro a forza spostando il perizoma.
Entro nell'umidità della mia perla, è meraviglioso.
Sfioro il clitoride e quasi urlo di piacere.
Entro...
Sfrego...
Ansimo...
Ondeggio...
Mi muovo sulla mia stessa mano.
Parlo con me stessa come se Lui mi ascoltasse.
Lui che mi dice quanto sono porca.
Io che gli chiedo di scoparmi.
La mano si muove sempre più veloce, ed ondeggio sempre più forte sulla mano.
Le gambe tremano, e sento l'ondata dell'orgasmo avvicinarsi.
Mi fermo per un momento, come per assaporarlo meglio.
Poi un'ultima impercettibile mossa.
E vengo.
Sulla mia mano.
Scopo me stessa, e più mi scopo più ho voglia di scopare, e di scoparmi.
Lo voglio.
Voglio sentirmelo dentro.
Lo desidero come la più grande delle prostitute.
Mi fa quest'effettaccio.
Faccio cose che non avrei mai pensato di fare.
Non di fronte a uno sconosciuto.
Sono completamente assoggettata.
Schiava di un uomo che nn conosco.
Voglio le sue mani addosso, la sua bocca tra le mie gambe, il suo sesso tra le mie labbra.
Una piccola parte di me mi dice di non farlo, di non lasciarmi andare, di non oltrepassare certi limiti.
Ma il corpo è un fremito continuo, tra le gambe un calore irresistibile, i capezzoli diritti, tesi, ad attendere una mano che non c'è.
E chissà se ci sara mai.