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Lui
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Titolo:
Lui |
Autore:
Helena |
Contatto:
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Racconto
n° 2193 |
Altri
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“La tua fica è dolcissima... adoro mangiarla” dici alzando per pochi istanti la testa che affonda tra le mie cosce regalandomi stupendi momenti di piacere... Ho la mente annebbiata, lo sguardo perso dall’ennesimo orgasmo che mi ha fatto provare e che a te piace assaporare...
Lui è Fabio, il mio amante. Ci siamo incontrati, piaciuti ed infine conosciuti, o forse è meglio dire voluti conoscere. Un caldo pomeriggio di luglio, in coda all’ufficio postale vedo lui. Lui mi guarda, mi fissa, mi osserva, c’è desiderio nel suo sguardo... E' un bell’uomo, alto, magro sui 40 anni, forse più. Capelli brizzolati e folti, occhi nerissimi che mi disorientano, tanto da non riuscire a ricambiare quegli sguardi se non fugacemente. Mi sorride continuando a fissarmi. - Buongiorno - dico uscendo e ricambiando timidamente il sorriso pensando di non rivederlo più. Sono una donna di 34 anni, sposata, ho figli, un lavoro, sono ordinata, metodica e precisa, insomma una persona seria, su cui contare e perennemente di corsa. Ho un viso austero, difficilmente qualcuno prende confidenza con me. – Sembri seria, incuti soggezione a chi si ferma alle apparenze - mi dicono dopo che mi hanno conosciuto ed hanno scoperto che non sono solo così, me lo ha detto anche lui. Sono anche un po' distratta e non faccio troppo caso agli sguardi maschili, ma lui... lui mi è entrato dentro subito, come un pugno nello stomaco. Accade ancora, ci incontriamo di nuovo, per caso... ma lui non va oltre, si limita a mangiarmi con gli occhi ed io, sì, sento un forte desiderio che cresce in me, non mi è mai successa una cosa così. Sento che spreco un occasione se non vivo questa emozione, se non la rendo reale. Gli incontri continuano, sembra che il destino (o lui? O io?) ci metta lo zampino. So dove lavora, dove ha il suo studio, è un architetto. Decido di lasciare sulla cassetta della posta del suo studio una lettera, ben chiusa, scritta rigorosamente a mano, cosa assai strana ai tempi delle e-mail. Ci penso molto prima, mi chiedo se è giusto, mi chiedo cosa stia facendo e se non sia impazzita... è sposato pure lui, ha famiglia, abitiamo nella stessa città e non è saggio fare una cosa del genere, non sta bene. Ma l’emozione, l’emozione vince, fa crollare tutta la mia intransigenza, tutta la mia razionalità. Scelgo con cura la carta da lettere, color ecrù, spessa e lievemente rigata e sul lato inferiore sinistro un disegno che fa angolo rappresentante rami di rose rosse dal bordo e le foglie dorati, è semplice, è raffinata, la trovo molto adatta a lui. Prendo una penna blu, dal tratto sottile e deciso, è fluida tra la mia mano mentre gli scrivo:
Uomo silenzioso e razionale Dal sorriso discreto Osservarti è di per se molto appagante ma... Sarebbe bello scoprire in che modo…ti scomponi. Elena
Sulla busta solo il suo nome. Non lascio il mio numero, non so perché. Forse per timore o per prudenza. Passo dallo stabile un tardo pomeriggio, indugio un po', ho come la sensazione che tutti mi stiano guardando fare chissà cosa. Imbuco la lettera e me ne vado quasi correndo, rossa in viso e con un eccitazione crescente, sentendomi colpevole come una ragazzina che ha rubato il trucco alla mamma. La sua auto è lì fuori, chissà quando la vede, se la vede... forse avrei fatto meglio a consegnargliela a mano, ma non ne avrei avuto il coraggio... e se la straccia? Vabbè mica l’ho offeso, mi dico da sola, è sempre e comunque un apprezzamento. Un senso di agitazione mi accompagna per tutta la sera, la notte, tante domande mi frullano in testa, ma sono eccitata, eccitata da morire. Il giorno seguente, uscendo dall’ufficio trovo sul finestrino della mia auto un biglietto con su scritto un numero di cellulare, il suo nome ed un PS sei bella! Sorrido, sorrido compiaciuta, felice. Entro in macchina, prendo il cellulare e con mani tremanti compongo il numero... tre squilli. - Pronto - ha un voce dal timbro forte, profondo, molto maschile. - Ciao... sono Elena... disturbo? - Ho il cuore che va a 3000, spero non si senta che la mia voce sta tremando. - Affatto, anzi... ci speravo, ciao Elena, come stai? - - Bene... sto bene grazie, e tu? - - Bene anche io... senti... voglio vederti, vieni nel mio ufficio alle 14:00 - - Va bene, alle 14.00 sono da te... a dopo Fabio, ciao - - Ciao Elena... ti aspetto - Ripongo il cellulare nella borsetta in preda ad un misto di emozione ed agitazione. Ha una bellissima voce, tremendamente sensuale ed il suo modo di fare deciso mi è piaciuto molto, compensa la mia insicurezza. Ore 13.55. Scendo dall’auto e mi dirigo nello stabile, prendo l’ascensore, terzo piano. Suono il campanello e la porta si apre quasi all’istante. Mi inviti ad entrare... ci fissiamo per lunghi istanti, accenno un sorriso, abbasso per un momento lo sguardo e ti porgo la mano – piacere Elena - stringi la mia – piacere Fabio - e sorridi. - Dovresti sorridere più spesso, hai un bel sorriso - dico a voce bassa per rompere il ghiaccio più che altro con me stessa. Le mani non si lasciano, si stringono salgono piano ai polsi, all’avambraccio, hai delle belle mani lunghe magre e nervose... mi attiri a te e mi baci, baci lenti, curiosi che vogliono scoprire, le lingue morbide che si cercano e frugano, che assecondano il desiderio che sta crescendo. Le mani che si esplorano, i corpi vicini, sento il tuo sesso che preme sul mio ventre... non so come ma in un attimo siamo nudi a toccarci e mangiarci... Le tue mani tra le gambe fradice, le tue labbra sui seni, le mie mani sul tuo cazzo lucido e che lasciano spazio alle mia bocca che ti scopre, ti assaggia, ti assapora, ti avvolge... mi fermi e mi giri facendomi lievemente chinare ed appoggiare al muro, ti sento entrare in me ed inizi a scoparmi e mi scopi, mi scopi fino a farmi urlare, fino ad urlare insieme... Un desiderio impaziente, che andava consumato con frenesia... quello era stato il nostro primo incontro... mi hai ringraziato del biglietto, ti ha fatto molto piacere hai detto mentre mi riempivi di morsi e baci... aggiungendo che la mia apparente freddezza ti aveva bloccato facendoti credere che non fossi interessata.
E adesso siamo ancora insieme, nella camera di un motel a cercare di consumare un desiderio pericoloso che si alimenta anziché placarsi. - Adoro la tua fica... è dolcissima - mi ripeti facendomene sentire il sapore, che ben conosco, dalle tue dita, dalle tue labbra, dal tuo cazzo... ti piace spargere il mio miele sul mio corpo, sui miei seni e poi leccarlo avidamente... ti piace sentirmi arrendevole alle tue voglie, che sono anche le mie, ti piace avermi, in ogni modo e godere di me che godo di te, del tuo desiderio. Non c’è posto per il pudore tra di noi, c’è solo un’infuocata passione che annebbia i sensi e li fa esplodere in un potente piacere. Vivere le emozioni, a volte perdiamo solo del tempo a chiederci se è giusto farlo, anche perché quando sono vere e profonde, vincono su tutto. Helena
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