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Sogno di una notte di mezzo inverno
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Titolo: Sogno di una notte di mezzo inverno
Autore: Ilvasodiisabell
Contatto:
Racconto n° 2194
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Volevo lasciare tutto per un solo istante con te.
Non so se volevo o meno.
Ho comperato un corpetto di pizzo bianco.
Delle lamette. Un profumo nuovo.
Ho depilato ogni parte del mio corpo, come volevi tu.
Ho lavato i capelli con tanto balsamo perché fossero lucenti e scivolassero sul tuo dorso.
Mi sono truccata tanto e bene.
Ho passato una spugnetta imbevuta di Chanel intorno al collo perché rimanesse il mio profumo sul tuo cuscino.
Ho laccato i capelli, lucidato le labbra, infilato un preservativo nella borsa.
Sono uscita, non convinta e non decisa.
Ti ho cercato in tutti i posti, ma senza trovarti.
Non posso chiamarti, vorrei, ma non posso.

Volevo che mi portassi a casa tua, nel tuo letto, ti immagino tenermi una mano dietro la schiena, mi tieni stretta come se potessi cambiare idea da un momento all’altro.
La tua mano scivola sotto la maglietta che sfili lentamente guardandomi negli occhi.
Aspetti questo momento da tanto quanto me, lo leggo nei tuoi occhi.
Io allora sfilo la tua maglia, sei nudo sotto, mi passi le mani tra i capelli e mi baci mentre la tua mano scende sul mio seno abbracciando le coppe dell’intimo che ho scelto.
Sospiro.
Passi le mani sulle spalline abbassandole, sembra che nessuno dei due abbia fretta.
Continui a baciarmi.
Mi appoggi sopra il letto, come un papà appoggia la sua bambina, delicatamente.
Sali sopra di me, intrecci le tue gambe con le mie, sento il tuo corpo caldo che sfiora il mio oramai inebriato.
Scendono due lacrime dai miei occhi.
Affondo le mani nei tuoi jeans, sento il tuo piacere muoversi tra le mie mani.
Stacchi il mio corpetto e inizi a baciarmi ovunque,devi ancora levarmi i jeans eppure continui a sfregarti come se fossi senza .
Slaccio la tua cintura, non ne posso più, abbasso leggermente i tuoi pantaloni.
Hai dei boxer neri aderenti, come speravo.
Prendo il tuo membro fra le mani, ti alzi da me tenendo le gambe divaricate intorno alle mie anche, scivolo sotto di te e prendo il tuo pene tra le labbra, stringo forte, affondo la bocca più che posso, uso la lingua, i denti...
Mi scavalchi sedendoti sul letto a fianco a me. Ti spogli definitivamente.
Io mi alzo in piedi, sono di fronte a te con la tua testa fra le mani, mi appoggi le mani sul sedere, mi stringi e finalmente mi togli di dosso quel poco rimasto.
Sei frettoloso ora, non sono l’unica a non poterne più.
Mi butti sul letto, allarghi le mie gambe con le mani, velocemente, e finalmente mi penetri, violentemente, per lungo tempo, senza mai fermarti o chiedermi di girarmi stringi forte la mia schiena.
La luce è spenta, non si sente altro che noi.

Sono passate delle ore e ancora non riesco a trovarti, poi finalmente ecco la tua macchina fuori da un locale.
Mi avvicino,la targa è la tua.
Non hai risposto ai miei messaggi, sono arrabbiata con te, delusa anzi forse dovrei entrare con una faccia arrabbiata come se tu alla fine non sapessi perché sono capitata lì.
Non dovrei salutarti forse, fingerò di essere lì per caso come per caso ho comprato tutto quel pizzo questo pomeriggio.
Non ti vedo, cerco tra la gente il tuo volto senza trovarlo.
Ecco il tuo amico seduto al tavolo con una ragazza, forse una sua amica.
Tu non ci sei ma lei sì.
La tua ragazza è seduta a fianco al tuo amico che, con la faccia imbarazzata, mi spiega chi è lei senza farglielo capire.
Tu sei uscito per fortuna, per fortuna dopo tutto questo male non dovrò vederti con lei.
Esco dal locale con le lacrime, non voglio che tu mi veda qui, lei potrebbe scoprirti e tu ti arrabbieresti con me; e poi non meriti di vedermi così, non meriti la mia disperazione nè le mie lacrime.
Ecco perché non rispondevi, era tornata lei o forse non avresti risposto in ogni caso.
Non mi hai più cercata, piangevo... e non mi hai cercata.



Isabell... e il suo vaso.