I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
Xuthal nel Pozzo Sacro
Biblioteca
Titolo: Xuthal nel Pozzo Sacro
Autore: Xuthal
Contatto:
Racconto n° 2195
Altri racconti dello stesso Autore:
Era stato il sedicesimo orgasmo, quella notte.
Non che avesse deliberatamente deciso di contarli, tuttavia ne era perfettamente certa.
Una certezza che aveva la purezza cristallina dei numeri, nel mezzo del marasma osceno in cui era stata precipitata.

Il resto era confuso, una serie di ricordi sconnessi.

I tentacoli che la avvinghiavano all'improvviso mentre scendeva lungo il Pozzo Sacro, la scimitarra che le veniva strappata dalle dita.

Lo stridere delle unghie sulla pietra, il suono viscido del suo corpo che veniva trascinato in un cunicolo gelatinoso.

Quindi era cominciato. Difficile decidere da quanto tempo, ma dovevano essere tante, lunghe ore.

Forse fuori era già giorno, forse era già di nuovo notte.

Il buio che la circondava era assoluto.

L'aria era calda, umida, quasi asfissiante. Un vago e remoto ricordo di acque salmastre.

All'inizio aveva lottato, con tutte le sue forze, fino allo spasimo.

Era orgogliosa, forte e indomabile. L'ultima volta che qualcuno l'aveva presa contro il suo volere era praticamente una bambina, ma l'oscenità che l'aveva avvinghiata e trascinata nelle tenebre era irriducibile, ben aldilà delle sue speranze.

Aveva lottato fino a sentire il dolore lancinante dei tendini, stirati oltre il loro limite dai muscoli resi inusitatamente possenti dal terrore.

Aveva usato tutte le arti di cui era capace nel tentativo di divincolarsi, mentre quella cosa la attanagliava schiacciandola in terra, strappandole i leggeri indumenti di maglia di ferro, penetrandole il sesso improvvisamente, come un animale.

Aveva gridato inutilmente.
Con disperata violenza aveva morso, vincendo la nausea, quel groviglio di appendici che le strisciavano sulla bocca, tentando di penetrarle pure quella.

Infine, aveva ceduto.

Certo, l'idea della morte l'aveva sfiorata tante volte, sotto forma di spade affilate che le avevano accarezzato la gola, eppure non ne aveva mai avuto paura. Fino ad ora.

Ma si era arresa, infine.

E nel momento in cui si arrendeva, giunse il primo pensiero coerente da quando era stata avviluppata nel buio: quella cosa non la voleva uccidere.

Ora che lo spasimo dei muscoli era cessato, ed il terrore era svanito, fu dolcemente stupita di percepire sulla pelle un insensato piacere, come se una ricca veste di seta le accarezzasse ogni centimetro del corpo con l'arte raffinata di un amante esperto.

E così come si scioglievano i muscoli, il fiore del suo sesso si aprì, grato, a quella cosa esecrabile e umida che già la penetrava, accogliendola.

Con un sospiro schiuse le labbra generose, accogliendo dentro la bocca quella propaggine vogliosa che prima aveva morso. Ne assaporò il succo salato che ne stillava, forse laddove i suoi denti avevano lasciato il segno.

Mugolò nelle tenebre, aprendo le cosce e rovesciando il collo color dell'ambra all'indietro.

Si abbandonò all'abbraccio amoroso di quel sudario che la copriva totalmente, cullandola, tenendola stretta, carezzevole.

Si lasciò penetrare ovunque, dalle mille propaggini scivolose, e gridò al buio il suo piacere segreto.

Venne e venne altre quindici volte, inondando il suo amante tentacolato del suo miele caldo, e si dimenò dimentica di sè in quel trogolo indecente e sotterraneo.

Al sedicesimo orgasmo, quando il suo universo era ormai solo fatto del suo respiro rauco e liquido, percepì al centro della fronte un pensiero, come se una voce non di essere umano le parlasse direttamente all'anima.

"Xuthal, Tu Darai alla Luce un DIO"


Non ricordò mai come ma si ritrovò, mentre albeggiava il mattino, appena all'esterno dell'ingresso del pozzo sacro, fradicia e nuda, odorosa di salsedine, nella mano la sua scimitarra, e al collo un ciondolo di zaffiro.

Avrebbe detto, in seguito, che era stato uno dei suoi furti più audaci, ma nel suo cuore sapeva che era stato il dono dell'amante di una sola notte.