|
|
|
Come ogni venerdì
|
|
|
Titolo:
Come ogni venerdì |
Autore:
Emma |
Contatto:
|
Racconto
n° 2198 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Il lenzuolo in bocca sa di pulito, con un buon profumo di sapone. Mi piace stringerne un lembo tra i denti, quando mi metto in ginocchio sul letto e lascio che Antonio mi si dia da fare da dietro: mi dà forza, mi aiuta. Mi impedisce anche di perdermi troppo con la testa, e anche di fare versi troppo rumorosi.
Oggi è venerdì, ed è successo quel che succede quasi tutti i venerdì sera. Domani si dorme fino a tardi. Ce la prendiamo comoda e ci facciamo le cose che le altre sere non c’è tempo di fare. Anche le cose un po’ acrobatiche. Altro che sveltina! Cose alla grande, stasera: abbiamo lasciato la luce accesa e abbiamo anche aperto le ante dell’armadio, per guardarci negli specchi. Un po’ di coccole in piedi, col pigiama, poi ci siamo svestiti per bene, ci siamo coricati e ci siamo fatti un mare di altre coccole, ma molto più porno. Antonio mi ha mordicchiato le orecchie, mi ha stesa, girata e rigirata, mi ha linguata in ogni dove, mi ha sussurrato le solite cose dolci del venerdì e, come ogni venerdì, senza neanche lasciare che stavolta mi implorasse troppo, gli ho dato il permesso di mettermi in ginocchio e di sistemarsi dietro.
Il lenzuolo tra i denti. La faccia spiaccicata sul materasso, coi capelli in discesa che mi si arruffano sulla fronte. Le mani ben strette contro le sbarre del letto, dalla parte dei piedi, a far presa. Il seno compresso contro un cuscino messo di traverso, per avere un appiglio contro cui strofinare i capezzoli. Le ginocchia ben puntate e larghe, per non farmi travolgere. La schiena inarcata. Il fiato di Antonio sul collo, sempre più forte, in affanno e, ogni tanto, una pausa, senza farlo uscire, con la sua lingua sulla nuca, i suoi baci sul collo e sulle orecchie a darmi ulteriori brividi, e i suoi denti a saggiarmi piano la pelle di una spalla. E poi via un’altra serie di colpi decisi, rallentando giusto un attimo prima che tutto esploda e che si sia costretti a smettere. Per qualche istante solo la sua mano, sotto, a tenermi alla giusta temperatura e a prepararmi alla serie successiva di affondi. E poi via di nuovo, altri venti colpi a tutta forza, con una lacrima che mi scende piano a rigarmi una gota. Devo stare attenta alle mani. Non devo aggrapparmi troppo alle sbarre, altrimenti il letto si muove tutto e la testiera, dall’altra parte, sbatacchia contro il muro. Meglio ammortizzare con le braccia. Ogni tanto la faccia per un attimo su dal lenzuolo, a dare un’occhiata allo specchio che mi restituisce la mia smorfia esaltata, i capelli scarruffati che mi scendono sulla faccia e, più dietro, il profilo delle mie natiche alzate in su e, dietro ancora, Antonio che stantuffa a più non posso, anche lui sudato, stravolto e con una faccia da esaltato. Quindi di nuovo faccia sul letto e lenzuolo tra i denti, per evitare di fare versi troppo forti e incassare anche gli affondi più decisi, quando mi entra tre, quattro volte di fila fino in fondo, ad un soffio dal farmi urlare. Da quando siamo sposati, questa è la storia di quasi tutti i nostri venerdì sera. La sera in cui abbiamo tempo e ci va di fare anche le cose più acrobatiche che di solito non facciamo. Finisce sempre che Antonio mi convince a girarmi ed a mettermi in ginocchio. Faccio la difficile, mi faccio corteggiare, ma immancabilmente cedo. Gli do del pervertito, ma ci resterei male se qualche volta cambiasse gioco, lasciasse perdere e ripiegasse su cose meno contro natura. Lo supplico di far piano, ma so bene che piano non avrebbe senso, che la cosa va fatta come va fatta. Ogni volta ne esco distrutta, sudata, indolenzita, ma so che poi sarà dolce addormentarmi abbracciata a lui, che, ridiventato tutto tenero, mi stringerà forte e mi darà bacini sulla fronte e mi farà coccole sui capelli.
Stasera poi Antonio non ha dovuto neanche troppo starmi a pregare. Lui non lo sa, ma è un’occasione speciale. Parlavo con Daniela oggi. Siamo finite sull’argomento coccole a letto e le ho raccontato dei nostri maneggi strani, in ginocchio, di spalle, per inaugurare l’inizio del week end. Le ho detto proprio anche di questa storia della farmi prendere per la via più strana: una confidenza che fino ad ora mi sono sempre tenuta solo per me. Lei ne è rimasta entusiasta. Stasera farà di tutto per trascinare suo marito a fare come noi. Lo staranno facendo magari proprio in questo momento. Magari avranno appena finito, o magari cominceranno tra poco. Sapere che anche Daniela è lì, in questo momento, a chiappe all’aria, la faccia sul materasso, i capelli sfatti, un lembo di lenzuolo in bocca e l’attrezzo del marito dove le brave ragazze non se lo fanno mettere, mi fa sentire decisamente meno perversa. O almeno perversa in modo molto meno inconfessabile. Lunedì siamo d’accordo che ci racconteremo.
|
|
|
|