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Laura ed il suo uomo misterioso
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Titolo:
Laura ed il suo uomo misterioso |
Autore:
Emanuela |
Contatto:
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Racconto
n° 222 |
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La mattina era gelida, il sole pallido si inoltrava di raggi tra i nembi ricolmi di pioggia che gremivano d’imperterrita oscurità l’alba di quel nuovo giorno. Poche automobili percorrevano le strade principali della città, fogli di giornale mossi dal vento riecheggiavano di fruscii e sussurri, il fiume fluiva tranquillo, i monumenti ostentavano di bellezza le loro figure. Nella segretezza della nuova alba una donna percorreva d’affanno le ultime strade rimaste; erano ormai ore che camminava, senza tregua senza ragione ambulava i suoi pensieri e le sue membra lontano da tutto e da tutti sola con se stessa e il vero del proprio io. Lara aveva appena venticinque anni, solo venticinque quando aveva smesso di credere alle promesse di suo padre e alle certezze simulatrici di tutti gli altri, ora aveva finalmente preso una decisione: sarebbe corsa via, lontano da quel mondo che avverso non l’aveva accolta, sarebbe diventata se stessa sotto i raggi del sole senza celarsi di facciate ipocrite o finto riserbo. Non sapeva dove sarebbe andata, cosa avrebbe fatto, chi sarebbe diventata, di certo le era chiaro che non avrebbe mai più assecondato la vita di parvenza che sin’ora aveva vissuto: nessun uomo può togliere la libertà ad un altro uomo, nessun uomo le avrebbe impedito d’essere donna. Stava passando per la stazione, ma fermarsi li era davvero troppo per una donna di classe come lei, con i soldi che aveva raccattato poteva sopravvivere per una settimana e cercare lavoro per sostenersi. All’angolo della strada vide il locale che stava aprendo e subito l’idea di riposare al caldo con una buona tazza di the tra le mani persuase ogni pensiero a fermarsi per raccogliere un po’ di forze. Il bar era ancora vuoto, poggiata la borsetta su una sedia divaricò il cappotto di pelle lungo e si accomodò al benessere di quello sgabello. Il padrone aveva scrutato ogni particolare della sua fattezza mostrando un’aria poco dignitosa, ma a lei questo non era interessato, ora non le importava più niente di ciò che credevano gli altri o di come la giudicavano. La tazza di the arrivò bollente tra le sue mani quando si aprì la porta . Un soffio di vento gelido penetrò nel locale e sulla sua pelle bianchissima. Vide avvicinarsi un uomo, restò ammaliata da quegli occhi cristallo, il suo sguardo s’incantò di quelle pupille che non parvero neppure scorgerla. Era molto alto, il fisico ben delineato e l’abbigliamento piuttosto trascurato. Le si avvicinò, scrutò il suo viso senza pronunciare un benché segno d’emozione e si accomodò al fianco della sua sedia. Poggiando la tazza aveva sciolto i capelli che ancora profumavano dello shampoo che Elisa le aveva regalato a natale. Quanto poco tempo era trascorso dall’ultimo natale passato tra parenti e conoscenti! Ancora non lo aveva dimenticato…… Ma ora era li, sola con se stessa, con una Lara che doveva vivere. Quell’uomo aveva un volto familiare, coperto dal bavero del cappotto non riusciva a capire bene come davvero fosse, ma qualcosa in lei lo riconosceva. Bevve molto lentamente il suo the, lui non ordinò nulla, rimase fermo in quella posizione con lo sguardo perso tra le crepe del muro, le membra piegate sul tavolo e le gambe aperte, appariva molto stanco. Lei molto lentamente si alzò abbottonando il cappotto, spostò i capelli da un lato e ripose i pochi centesimi sul banco. Senza salutare né guardare altro si diresse verso l’uscita e sbatté la porta che alle sue spalle si serrò fragorosamente. Stava già camminando celermente quando avvertì dei rumori alle sue spalle. Il tempo di sussultare e voltarsi per capire che quell’uomo delineava l’ombra dei suoi passi. Affannando il respiro tornò a camminare, non riusciva a capire di come non fosse turbata dal fatto che quello sconosciuto la stava seguendo e lei percepiva quella sensazione di ebbrezza. Cosa aveva catturato i suoi occhi? Cosa di quella donna? Perché la stava seguendo? Arrivò dinanzi ad una pensione, certo, quello non era il posto più comodo per una donna della sua portata, però l’unico disponibile, consono alle sue condizioni economiche. Ignorò del tutto l’uomo che l’aveva seguita sin li. Salì i gradini per proseguire la storia della sua nuova vita. Passarono i giorni, lei non uscì molto, quella città ancora non la conosceva bene, acquistò solo dei giornali per esaminare alcune offerte lavorative. Quel pomeriggio decise di uscire per fare una passeggiata, l’aria era fredda ma in cielo splendeva il sole. Si era vestita bene, accuratamente aveva truccato il viso e profumato il collo. Uscita dall’albergo esaminò l’ampia zona, e cominciò a camminare, stava per girare l’angolo quando comparve dinanzi a lei la fattezza dell’uomo misterioso. Sussultò di paura e sgomento, trasalì nel rivedere i suoi occhi ammalianti. I movimenti si frenarono, gli occhi si rivelarono smarriti mentre l’incertezza prese il sopravvento, e con essa anche una certa arroganza: che voleva quell’uomo da lei? Si voltò di scatto e prese a camminare in senso opposto, lui seguendo la sua ombra cominciò a scortarla. Non trascorsero neppure dieci minuti che lei innervosita si fermò in un angolo. Lui giunse, lei lo afferrò per il bavero nel tentativo di spaurirlo, voleva parlargli, gridargli in faccia la sua rabbia, ma non gli fu permesso: con un bacio avido ridusse a vapore le parole che volevano uscire imperterrite, baciando di dolcezza e vigore quelle labbra accuratamente colorate di rosso, crollarono le sue certezze la sua finta lorica di sicurezza. Non si ritrasse, non lo baciò, permise che lui la baciasse, che riempisse d’amore e saliva quella bocca. Per un istante un finto pudore bussò alle porte della logica: lei una donna “per bene” che baciava uno sconosciuto? Ma non ebbe il tempo di rimuginare altro perché lui si alienò e prendendola per il braccio cominciò a camminare, e lei non si rifiutò, lo seguì. Non parlarono, non esplicarono nessuna stupida parola, non permisero ai “buoni” pensieri di prendere il sopravvento, continuarono a camminare fino all’albergo, rientrarono e lei riprese la chiave. Salendo per le scale a lui non mancò d’ammirare lo spacco della gonna e la fattezza delle sue forme. Entrati nella stanza la pelle di Lara venne attraversata da un brivido di paura e ancora quella dannata parvenza di logica penetrò i pensieri, ma quelle sensazioni non si trasformarono in coltri di ghiaccio, fluirono limpide come l’acqua di quel fiume, quando lui alle sue spalle l’abbracciò. E nel calore di quell’abbraccio potè avvertire la perfezione del suo fisico, la fermezza delle sue braccia, il desiderio di cui era gremito nell’intimo. La liberò del cappotto e la prese per i fianchi, stava per parlare quando lui poggiò un dito sulle sue labbra, non dovevano articolare stupide sillabe, non avrebbero ostruito di ragione l’incanto e l’intesa che i loro occhi avevano istaurato senza che la mente se ne rendesse conto. Sfiorò le sue labbra poggiando la sua bocca mentre le mani aprivano la camicetta; il suo corpo appariva dolce e smisuratamente sensuale al tocco di quelle mani rugose di calli e freddo. Il suo collo profumava d’anemone al confronto del petto ombroso, gli occhi di entrambi rimanevano chiusi seguendo l’onda travolgente che sconvolgeva spiragli di ragione ancora regnanti. Completamente nuda sotto di lui ancora vestito, la pelle fremeva di brividi al contatto di quella spudorata diversità, contrasto che non affievoliva l’eccitazione, ma ne aumentava l’essenza. Aveva slargato le gambe e la mano di lui era scesa a gustare la densità degli umori che copiosi trasbordavano, due dita cominciarono a penetrarla mentre l’altra mano esplorava di vigore il seno e le labbra baciavano ogni particolare dei suoi lineamenti. Le sue dita rivelandosi esperte seppero aumentare il ritmo della penetrazione e lei non potè trattenere gemiti di piacere; quasi stava per venire, venire d’orgoglio di donna tra le mani di quell’uomo di cui ancora ignorava il nome, ma il suo desiderio di possederla oltre le viscere della carne, si rivelò smisuratamente più grande dell’eccitazione che frenò estraendo in un solo colpo le dita. Un lampo di rabbia percorse lo sguardo della donna, l’uomo aiutò a sollevarsi e la voltò di spalle, nuda, sensuale, mancante di decenza in quella posizione con le natiche rivolte verso il suo sguardo e i seni che senza pudore pendevano irti. Ma non le era concesso di assaporare la “comodità” di quell’ atteggiamento, lui serrò i polsi con il nailon delle calze che prima aveva sfilato dalle gambe e bendò gli occhi con il fazzoletto di stoffa che sempre portava nella tasca. Per un istante provò paura e vergogna, ma le carezze delle sue mani lungo la schiena pervasero i pensieri a dileguarsi tra i brividi di quelle sensazioni. In quella posizione sembrava davvero un puttana, indecentemente esposta, offerta al desiderio di quell’uomo che la faceva impazzire con le sue labbra immerse tra le natiche dilatate d’eccitazione, e le mani che ostinate continuavano la tortura dell’immane piacere. Aveva ricominciato a gemere quando lui avvicinatosi al suo orecchio le sussurrò: « Voglio sentire quanto davvero mi vuoi .» « Si..fammi sentire quanto vuoi avermi dentro di te………..» al suono deformato dall’eccitazione che anch’egli stava provando ogni spiraglio di lucidità e pudore svanì, con le labbra semiaperte riuscì a rispondere: « Si ti voglio! Ti voglio ora! » e lui senza attendere affondò il membro gonfio di voglia tra le natiche completamente dilatate. Lara avvertì un forte dolore, che pian piano si dileguò nel piacere che i movimenti dell’uomo le procurava, mancò poco per sentir gemere anche lui, entrava e usciva dentro di lei con foga e vigore, non ebbe il tempo di arginare la pienezza delle sensazioni fisiche che l’orgasmo si fece avanti trepido di fuoco e passione, venne stridendo di piacere, pronunciando frasi oscene, che mai e poi mai le sue labbra avrebbero creduto di poter dire. Fece forza per separarsi da lui, ora voleva ricambiare il piacere, voleva farlo dominando quel corpo che l’aveva estasiata, voleva che lui venisse guardandola negli occhi, sotto la sua brama, succube della sua essenza. Sospinse il suo corpo sul letto baciandogli il collo e scendendo sempre più lentamente: ora voleva mostrare quanta pari dolcezza poteva contenere quell’anima di donna che esprimeva il suo desiderio tra le pieghe della pelle. Lui intanto accarezzava i lunghi capelli corvini, prima di proseguire ancora si sollevò e baciò dolcemente le sue labbra. Quel bacio fu lungo ed intenso, li sorprese, li sconvolse oltre il limite del possibile, mai si era accorta di baciare un uomo con tanto vigore e tanta dolcezza, lui mai aveva provato quella sensazione d’incomprensibile emozione tra le braccia di una donna, delle tante donne che aveva avuto e in fretta dimenticato. Intontita dal forte capogiro cercò di concentrarsi sui baci che ora doveva delineare in un’altra posizione: la profonda essenza di quell’uomo. Lucido di saliva il membro si gonfiava di desiderio nelle sue labbra che lo succhiavano avidamente, la donna poteva sentire il respiro pesante affannarsi, le mani premere forte sulla testa perché lo prendesse fino alla gola. L’uomo stava per gemere, ma lei non permise quell’orgasmo violentissimo che stava per esplodere nella bocca, voleva sentirlo fino a dentro le viscere, premendo il seno contro il suo petto, guardando quegli occhi meravigliosi e l’espressione ch’erano capaci di delineare quando una donna si offre oltre i limiti, trascinando la ragione in un mondo di follia colorato di rosso. Si avvinghiò al suo corpo risalendo molto lentamente, premendo le forme morbide contro le sue ruvide e muscolose. Slargò le gambe più che poteva e con uno sguardo colmo di malizia lo prese tra le mani e lo portò fra le labbra del suo sesso e guardando fisso quegli occhi che parvero cambiare colore si penetrò. I brividi intensi di piacere e un finto dolore percorrevano i tratti sudati della pelle, le mani dell’uomo transitavano dolci le curve dei fianchi e spingevano le natiche per penetrare di profondità quella donna che inquieta di passione si dimenava su di lui. Le mani salivano alla schiena, vertebra dopo vertebra, fino al collo, fino ai capelli, poi sui seni e ancora sui fianchi mentre insieme gemevano ignorando il tempo che fuori dalla finestra stillava inesorabile di una sera vicina e ottenebrante di freddo. Un orgasmo travolgente devastante ogni oltre limite mentale e fisico, non mancò d’arrivare al culmine del loro desiderio e delle loro forze.
Lara scivolò al suo fianco riacquistando la lucidità necessaria per comprendere pienamente la forma delle sue azioni. Una vampa di rossore percorse il volto, quando l’uomo che le era accanto si voltò dalla sua parte e la strinse forte, quell’abbraccio la rassicurò e immediatamente gli occhi si colmarono di lacrime; non voleva piangere, non né sapeva le ragioni, ma fu inutile trattenere quelle lacrime che copiose rigavano il volto bagnando il petto dell’uomo che affettuoso sussurrò dolci parole al suo orecchio. Ma non possiamo sapere cosa le sue labbra le abbiano proferito, non possiamo……….solo continuiamo ad immaginare che l’abbia baciata ed accarezzata……… ancora ed ancora senza fermarsi per ore, assaporando il dolce sapore del suo essere il risonante sussurro dei sentimenti per quella donna che vera e smisuratamente segreta stringeva fra le braccia.
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