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Bolle di vetro
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Titolo: Bolle di vetro
Autore: Alouette
Contatto:
Racconto n° 2221
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Ricordo quando sei entrata per la prima volta nel mio ufficio: corporatura minuta, capelli a caschetto, occhi grigio-azzurri, atteggiamento timoroso di giovinetta d’altri tempi:
- Buongiorno, dottoressa, sono molto lieta di conoscerla - e hai addirittura accennato ad un inchino.
- Chiamami Stefania, visto che in questo ufficio dovremo condividere gioie, dolori e soprattutto fatiche. -
Sei arrossita lievemente, e questo mi ha intenerita. Ti sei subito impegnata nel lavoro senza risparmiarti e senza farti notare. La tua serenità e il tuo sorriso leggero e gentile mi hanno aiutata di fronte a tante situazioni difficili.
Un giorno, eravamo ai primi di luglio, ti vidi comparire dopo l’intervallo per il pranzo, in condizioni pietose. Completamente fradicia, a piedi nudi, con le sneakers che pendevano, fradice anch’esse, dalla tua mano sinistra. Ti guardai con stupore:
- Che ti è successo? -
- Mi sono presa l’ultimo scroscio di pioggia a cinquanta metri dall’ingresso, e poi, proprio davanti alla scalinata, si è formato un laghetto profondo almeno dieci centimetri.
La tua voce stava in equilibrio fra il pianto e il riso e anch’io ero incerta fra i due atteggiamenti. Scelsi la via pratica:
- Vieni qui, che la zia Stefania risolve tutto. -
- Ma sto gocciolando, rovino tutta la moquette. -
- Se stai ferma lì è peggio! -
Dal mio armadietto presi un piccolo asciugamano e te lo lanciai:
- Comincia ad asciugarti i capelli. -
Nel frattempo estrassi dalla mia borsa uno chemisier di cotone leggero:
- Spogliati e mettiti questo. -
Tu obbedivi, stupita e rinfrancata.
Ti feci sedere sulla mia poltrona girevole, mi chinai davanti a te e con l’asciugamano ti frizionai i piedi. In quel preciso istante, mentre tenevo fra le mani i tuoi piccoli, delicati piedi ben curati, dalle unghie corte e ricoperte di smalto con riflessi di madreperla, scoprii di amarti follemente, di desiderarti come si desidera un gioiello perfetto, di assoluta eleganza.
Il mio cuore si fermò un attimo, solo un attimo, poi riprese a battere con maggiore intensità.
Ho impiegato tanto tempo per trovare il coraggio di parlarti del mio amore. Tu mi hai ascoltata attentamente, ad un certo momento ho visto che i tuoi occhi erano lucidi per l’emozione, ma non mi hai risposto.
So che l’amore non si può esigere e neanche imporre. Lo si può solo donare. Con delicatezza.
Spesso ho gioito delle tue risate sincere e spontanee, di uno scherzo, di un’occhiata complice. Spesso ho sofferto nel vederti irraggiungibile.
Ho capito di dovermi muovere come un artigiano che soffiando in una sottile cannuccia produce fragilissime bolle di vetro colorato: basta che non si fermi all’istante giusto e la bolla va in mille briciole.

Adesso siamo in vacanza. La sera passeggiamo fino al molo, poi lo percorriamo lentamente, fino in fondo. Quanto più ci allontaniamo dal viale popolato di luci, tavolini di caffè, palme, pini marittimi e famigliole, tanto più il respiro del mare sostituisce i rumori della vita cittadina, li mette in sottofondo. Di notte tutto si attenua, tutto si appiana. Ci sediamo sul nostro scoglio, quello leggermente incavato, come una grande poltrona.
Di giorno qui brulicano i bambini urlanti, le ragazze che si stendono al sole distribuendo intorno a sé borse variopinte, lettori di mp3, infradito di plastica. Di giorno le vecchie signore dalla pelle incartapecorita gridano ai mariti:
- Sta’ attento che su quello scoglio ci sono le alghe, scivoli! -
E i vecchi mariti gridano:
- Mettiti la crema, che rischi di bruciarti come l’anno scorso! -
Di notte il mare riprende giustamente il sopravvento. Di notte ci siamo solo noi: tu, io e il mare.
Il mare è saggio e paziente, non si scandalizza certo quando vede che prendo il tuo volto fra le mie mani, ti accarezzo, poi comincio a succhiare il tuo labbro superiore, a poco a poco apro un varco per la mia lingua che penetra lentamente fino a incontrare le tua. Non si scandalizza quando vede che le tue labbra finalmente si aprono, quando vede che le mie carezze giungere là dove la tua sensibilità è concentrata, quando il tuo ventre comincia a ondeggiare delicatamente, seguendo il ritmo delle onde, fino al gemito di piacere che esce dalle tue labbra socchiuse. Solo in presenza del mare tu ti lasci amare. Solo in presenza del mare il tuo piccolo e timido seno si offre alle mie dita che lo sfiorano e su di esso disegnano itinerari capricciosi, al centro dei quali, ci sono sempre i tuoi capezzoli turgidi.
Ogni notte io gonfio una bolla di vetro sottile, ogni notte vivo del profumo della tua pelle, del mormorio della tua voce, di una tua carezza.
So che prima o poi la bolla scoppierà.
E allora resteremo solo io e il mare.