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Abbiamo sbagliato spiaggia
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Titolo:
Abbiamo sbagliato spiaggia |
Autore:
Emma |
Contatto:
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Racconto
n° 2228 |
Altri
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Ne avevamo letto meraviglie su internet e quindi ci siamo decisi ad andarci. Abbiamo affittato per una settimana un appartamentino in un posto turistico non troppo lontano, ne abbiamo preso possesso e ci siamo precipitati alla nostra meta subito di primo pomeriggio, eccitati come ricci ed armati di buonissimi propositi. Ma non eravamo pratici del posto e, tra strade e stradette non asfaltate, argini, canneti, boschi, tratti di laguna e valli di pesca, abbiamo sbagliato spiaggia: invece che alla spiaggia degli scambisti, siamo finiti nella spiaggia dei gay.
Sul subito mica ce ne siamo resi conto. Stagni, spiaggette, canneti, cespuglioni, un’infinità di spazio, tranquillità massima e, qui e là, gente senza costume. Maschi, naturalmente, ma mica la cosa ci ha impensieriti. Cammina di dì qua, cammina di là, pensavamo di trovare prima o poi anche delle coppie, ma dopo mezz’ora di scarpinare sotto un sole feroce, di coppie neanche l’ombra: solo maschi e maschietti. Tutti nudi, nessuno col costume. Alcuni solitari; altri in gruppi e grupponi anche numerosi; molti a coppie. Il dubbio comincia a sorgerci quando sbuchiamo da un cespuglio vicino a due che, stesi su un telo, si stanno abbracciando. Poco alla volta, finiamo con convincercene. E, in effetti, ci torna in mente quanto avevamo letto distrattamente in internet. Sì, parlava di quel posto come di paradiso degli scambisti, ma, da qualche parte, si diceva anche qualcosa riguardo al fatto che lì vicino c’era una zona frequentata da gay. Evidentemente siamo capitati nel reparto sbagliato.
E così, vergognandoci come ladri, chiediamo informazioni ad un ragazzo che se ne sta tutto solo a prendere il sole in un angolino di spiaggia in riva alla laguna. - Scusa, ma la zona delle coppie dov’è? Non si meraviglia affatto della domanda e neppure, con nostra sorpresa, ci guarda come dei depravati. Semplicemente ci spiega che abbiamo sbagliato tutto. La zona delle coppie scambiste c’è, ma è da tutt’altra parte. Dopo il ponte sul primo canale, bisognava girare subito a destra, costeggiando l’argine con la macchina per almeno un paio di chilometri. Col braccio ci indica una zona lontana oltre il canneto. - La zona delle coppie è là dietro. Chiediamo se è lontana e se da lì è possibile arrivarci, ma lui delude subito tutte le nostre speranze. In linea d’aria il posto non è lontano, ma c’è di mezzo il canneto, un tratto di laguna e ci sono un paio di canali profondi. Ci spiega che da lì, senza una barca, arrivarci è impossibile. L’unica è tornare indietro a piedi da dove siamo venuti, recuperare la macchina, farci un bel pezzo di strada indietro e, al ponte fatidico, prendere la stradina giusta, lasciare la macchina dove finisce e farci ancora almeno un paio di chilometri a piedi. - Cazzo!
Antonio si lascia cadere a terra sconsolato. Io lo seguo a ruota e mi lascio cadere anch’io sulla sabbia rovente. Fa caldissimo, siamo stanchi, sudati fradici, assetati. Solo a piedi, avremo camminato almeno un’ora. La macchina sarà un cumulo di lamiere roventi e l’idea di salirci e farci poi dei chilometri ci sembra un vero incubo. Per non contare poi la strada da fare di nuovo a piedi. - E se per oggi lasciassimo perdere e ci mettessimo qui?
Chiediamo lumi al nostro informatore. Ci assicura che di problemi non ce ne sono. Quella è la zona dei maschi in cerca di compagnia maschile, ma nessuno si scandalizza se c’è gente con altri gusti. Il fatto poi che io sia una donna non interessa proprio a nessuno e anche Antonio se ne può stare tranquillissimo, che nessuno gli romperà le scatole, se lui non vuole farsele rompere. Nessuno avrà nulla da dire se ci fermeremo lì. Piuttosto si preoccupa che non abbiamo noi a scandalizzarci. Ci avverte che lì ne succedono di tutti i colori e qualcuno non si preoccupa mica di infrattarsi tra i cespugli per concludere. Se però non siamo tipi da scandalizzarci per certi spettacolini che capita di vedere, possiamo stare lì benissimo fino a quando ci piace.
Gli spettacolini strani, a questo punto, sono l’ultima cosa che ci possa turbare. Decidiamo che per oggi è meglio fermarci lì e, se non altro, approfittarne per prendere il sole, per nuotare e per stare tranquilli. Alla spiaggia giusta, penseremo domani. Tanto abbiamo una settimana intera per conoscere gente e organizzare quello che ci pare.
Chiediamo al ragazzo se possiamo sistemarci vicino a lui. Non c’è problema. Anzi, qualcuno con cui fare due chiacchiere gli fa piacere. Srotoliamo il telo, mettiamo l’acqua in fresco nello stagno, ci togliamo maglietta e pantaloni. Antonio si toglie subito anche il costume. Io per il momento il perizoma preferisco tenermelo. Ci spalmiamo di crema solare e ci mettiamo da bravi a prendere il sole.
Si fanno anche due chiacchiere col nostro nuovo amico. Si chiama Maurizio. Non è del posto. E’ di Padova ed è lì da qualche giorno in vacanza con la tenda. C’è un campeggio in un paese a qualche chilometro da lì. A Padova studia alla facoltà di fisica. Antonio drizza subito le orecchie: anche lui a suo tempo si è laureato in fisica. Ed ecco che si intendono subito e la fanno lunga a raccontarsi cosa si studia ora e cosa si studiava un tempo, come è ora la facoltà di Padova e come era una decina di anni fa quella di Pavia. Insomma, si chiacchiera amabilmente e si sta bene. Tanto bene che mi rilasso e mi decido anch’io a fare a meno del perizoma: in mezzo a tutta questa pace è un peccato tenerselo addosso.
Le diffidenze poco alla volta cadono. Maurizio avrà anche gusti strani e sarà anche qui su un’equivoca spiaggia di gay, ma è un ragazzo simpatico, brillante, decisamente positivo. Anche un bel ragazzo. Quando si alza per andare a fare il bagno, ho modo di vederlo bene. Giovane, ben fatto, abbronzato, con tutto quello che serve a posto, e per nulla effeminato, anzi. Peccato averlo trovato qui. Sull’altra spiaggia, quella degli scambisti, magari in compagnia di una ragazza, sarebbe stato uno su cui puntare immediatamente e col quale tentare subito di attaccare bottone.
Ogni tanto si va a sguazzare in acqua per rinfrescarci. Dopo l’ennesimo tuffo, quando siamo appena tornarti all’asciutto a prendere il sole, arriva altra gente sulla nostra spiaggetta. Tre ragazzi, che si sistemano poco lontano, dove un grosso salice lascia un po’ di spiaggia in ombra. Srotolano gli asciugamani, si svestono e vanno subito a sguazzare in acqua. Passandoci accanto, salutano con un cenno della mano e Maurizio ricambia. - Li conosci? - Sì, li ho visti anche nei giorni scorsi. Durante la settimana siamo un po’ sempre gli stessi e negli stessi posti. Dopo qualche giorno ci si conosce. - E’ da tanto che vieni? - Adesso sono qui da quattro giorni, ma ogni tanto, durante l’estate, quando mi gira e ho qualche giorno libero, prendo la tenda e vengo. Poi, con una naturalezza da lasciarci di sasso, Maurizio aggiunge anche delle cose che proprio non ci aspettiamo: - Per conoscere dei ragazzi, questo è un paradiso. E il bello è che qui ci si conosce e subito, se ci si piace, si va al dunque. - Quindi avrai combinato tantissimo? - Tutti i giorni si combina qualcosa. Indica i tre in acqua. - Con quello biondo l’altro giorno qualcosa ho combinato. - Davvero?! L’esclamazione stupita mi scappa proprio. Maurizio non si meraviglia e, paziente, mi spiega che, insomma, non è che si viene lì solo per abbronzarsi. Quando capita, se è il caso, si combina. Tutti, del resto, sono lì per fare conoscenze e, se possibile, anche conquiste.
Gli occhi corrono sul biondo. E’ lì nell’acqua bassa, ad una cinquantina di metri, che gioca con gli altri fare gli scemi ed a spruzzarsi. Bel ragazzo. Avrà anche meno di vent’anni, ma è ben messo e con tutti i suoi muscoletti al posto giusto. E in più ha anche un bel visetto furbo da ragazzino felice. Si diverte un mondo a sguazzare tutto nudo con gli altri nell’acqua bassa, a spintonarsi, a rincorrersi ed a lanciarsi schizzi d’acqua. Non gli si potrebbe immaginare un’espressione più serena e soddisfatta. In ogni caso, è mille miglia lontano dall’immagine stereotipata del gay. Un bel ragazzo da far impazzire qualunque ragazza della sua età, ed anche della mia.
- Ma il biondo te lo sei fatto? Mi viene d’istinto chiederglielo, ma me ne pento subito: mica sono cose che si chiedono! Maurizio però non bada neppure a quanto sono stata indiscreta. Con tutta tranquillità mi spiega che sì, in effetti se lo è fatto. - Ma proprio fatto fatto? - Sì, fatto. Poi, senza bisogno che gli chieda altro, ci racconta anche altre cose. Sembra anzi contento di poterlo fare, orgoglioso della sua impresa. - Ci siamo conosciuti. Abbiamo fatto il bagno insieme. Ci siamo eccitati. Ci siamo toccati un po’ in acqua. Poi ci siamo messi là all’ombra e ci siamo fatti. - Ma fatti proprio nel sedere? - Sì. Nel sedere. Prima uno e poi l’altro. Sono strabiliata da come lo racconta tranquillamente, come la cosa più normale del mondo. Anche Antonio, senza dare nell’occhio, ha drizzato le orecchie e non si perde una sillaba. Ne abbiamo viste e fatte di maialate ultimamente, ma fare tranquillamente due chiacchiere con uno che racconta come se nulla fosse che si è fatto un altro maschio non ci era mai capitato!
Noi siamo strabiliati, Maurizio invece è l’immagine stessa della serenità. Non solo queste cose le racconta con la massima naturalezza, ma anche con una buona dose di orgoglio, come si racconta tra amici un’impresa ben riuscita, come si racconta una conquista di cui essere fieri. Gli confesso che ne ho vista di gente fare l’amore ed ho visto anche parecchi ammucchiarsi tutti assieme, ma due maschi che si fanno tra loro non li ho proprio mai visti. - E la cosa ti scandalizza? - No, non mi scandalizza: mi incuriosisce!
Maurizio mi prende in giro. Se stai qui un pomeriggio, di uomini che si trombano ne puoi vedere fin che vuoi. E senza neanche sforzarti troppo, che qui di solito non ci si va a nascondere tra i cespugli, che ci sono ortiche e zanzare. Il posto è sicurissimo, i frequentatori sanno a cosa vanno incontro e in genere tutto avviene in spiaggia, sotto gli occhi di tutti. E, se si è lì, quello che accade lo si vede.
Quindi, a confermare quello che ha detto, mi accenna ai tre che sguazzano in acqua. - Se hai pazienza dieci minuti, stai certa che quelli smettono di sguazzare, tornano all’asciutto eccitati come cavalli e qualcosa combinano. - E dici che non andranno a nascondersi? - Non so. Può essere che magari si defilano perché non vi conoscono. Ma magari no.
Inevitabile tenere d’occhio i tre in acqua. Oltre al biondo, che sicuramente è il più bello, anche gli altri due sono ragazzi giovani e decisamente ben messi. Uno un po’ più palestrato, ma anche l’altro decisamente atletico e da non buttare affatto.
Maurizio ha ragione. Per un po’ i tre fanno gli scemi e si divertono chiassosamente, poi si spostano dove l’acqua è più profonda e cambiano gioco. Sono in acqua fino alle ascelle e sono abbastanza lontani, ma si vede comunque quello che succede, o almeno lo si intuisce. Guardano in basso, dentro l’acqua. Si direbbe che si stiano guardando a vicenda il pisello. E’ facile intuire che si stanno eccitando e che se lo stanno confrontando. Le mani sono sott’acqua: sicuramente ciascuno se lo mena. Maurizio ci spiega che quella è la prassi del posto. - Se lo fanno tirare e se lo misurano. Si mettono d’accordo sul da farsi, magari sui turni, poi tornano all’asciutto e si danno da fare. In effetti sembra proprio succedere così e la cosa comincia ad essere parecchio eccitante. Anche Antonio, per quanto cerchi di fare l’indifferente, si appassiona alla piega che la cosa sta prendendo. Si gira a pancia in giù con la scusa di sistemarsi in modo da guardare nella direzione giusta. Ma io lo conosco: si gira perché si sta eccitando anche lui e si vergogna a far vedere che gli si drizza. Maurizio non ha invece di questi problemi. Si drizza anche a lui, ma lui non fa mica nulla per nascondersi. Anzi, seduto a gambe incrociate come un indiano, si dà qualche scrollone con la mano per farselo drizzare ancora meglio.
Ancora qualche minuto a complottare nell’acqua fino alle ascelle, e poi quelli si decidono a riguadagnare la riva. Emergono eccitatissimi, tenendoselo con la mano perché non sballonzoli. Ci guardano. Maurizio con la mano fa un cenno col pollice alzato, come per dire che va tutto bene, che non si preoccupino di noi, che noi non ci scandalizziamo, che facciano pure quello che vogliono. Rispondono allo stesso modo e vanno a sistemarsi dove ci sono le loro cose. Sono eccitatissima. Non vedo l’ora di vedere cosa combinano. Temo che vadano a infrattarsi tra i cespugli, ma si direbbe proprio che quelli non ci pensino neppure. Mi sa che sono contenti anche loro di avere qualcuno che li guardi. Maurizio intanto si è sistemato comodo ed ha preso proprio a menarselo. Antonio invece si è limitato a girarsi un po’, sempre a pancia in giù, per essere nella giusta direzione e vedere meglio.
Il più palestrato si inginocchia davanti a quello più mingherlino, glielo prende in mano, glielo mena. Poi glielo prende anche in bocca e comincia a succhiarglielo. Il biondo intanto fruga in uno zaino, ne estrae un profilattico e lo indossa. Un altro sguardo dalla nostra parte. Un ultimo OK di assenso di noi tre ed il biondo procede. Le parti devono essere state ben definite già in acqua ed i tre ora procedono spediti. Il succhiatore si stacca, si alza e si fa da parte. Il mingherlino si inginocchia a sua volta sull’asciugamani, ma a quattro zampe. Evidentemente è lui che deve fare la vittima per primo, ma non sembra per nulla dispiaciuto della parte che gli tocca, anzi, gli si legge in viso un’aria decisamente giocosa. Il biondo si inginocchia alle sue spalle, lo abbranca ai fianchi e, senza complimenti, glielo infila dentro.
Certo che non si perdono in fronzoli e di complimenti non ne fanno proprio. Il biondo specialmente. Si mette a stantuffarlo alla grande, a fondo, a colpi rapidi e decisi. L’altro non batte ciglio e incassa non meno alla grande. Due, massimo tre minuti, e la cosa è fatta. Non appena il biondo glielo tira fuori, il mingherlino si accascia. Il biondo invece, con l’aria più soddisfatta di questo mondo, si alza in piedi, si toglie il profilattico e va a sciacquarsi in acqua. Un altro OK nostro, a garantirgli che è stato grande e che lo spettacolo lo abbiamo gradito.
- Adesso tocca la biondo?- Provo a chiedere. - No, il biondo ha iniziato e adesso aspetta per ultimo – risponde Maurizio, che evidentemente le regole del gioco le sa. In effetti adesso è quello che l’aveva preso che si sistema il profilattico e il palestrato quello che si mette a quattro zampe davanti a lui. Tutto si svolge come prima, con la stessa rapidità di prima, con la stessa intensità di prima, con la stessa decisione. Coi i due che si inchiappettano a tutto spiano ed il biondo, in piedi, che li guarda. Io sempre a sgranare gli occhi per non perdermi nulla. Maurizio a menarselo, con l’aria rilassata di chi a queste cose ci è abituato. Antonio, dopo aver visto che in giro non c’è nessuno, si decide finalmente a mettersi comodo anche lui. Si rivolta e si mette anche lui seduto, che tanto ormai non c’è mica più nulla da nascondere. E, visto che lo fa Maurizio, anche lui comincia a menarselo.
Perché il giro si concluda, adesso tocca al biondo prenderlo. Docilmente, anche lui si sistema a quattro zampe ed il palestrato se lo lavora a dovere, ancor più energicamente degli altri due. Il fascino non è solo quello di due che fanno l’amore; il fascino è anche quello della vigoria fisica, dell’abilità di due che, con maestria e vigore, eseguono un esercizio ginnico ben collaudato.
Pochissimi minuti e lo spettacolo è già finito. I tre vanno tutti insieme a farsi una nuotata ed a sciacquarsi. Esaurita la passione, tornano a ridere, a scherzare, a spruzzarsi ed a fare gli scemi. Antonio ritorna a coricarsi a pancia in giù. Anche Maurizio lo imita. Visto che loro si sono sistemati così, anch’io mi adeguo e provo ad abbronzarmi un po’ le chiappe.
Quelli che dell’abbronzatura se ne fregano sono invece i nostri amici. Si asciugano, si rivestono, raccolgono le loro cose, salutano e se ne vanno. Evidentemente quello che dovevano fare ormai lo hanno fatto e non hanno più ragione per starsene qui.
Adesso il pomeriggio trascorre tranquillo. Ogni tanto qualcuno, con asciugamano e borsa dei vestiti in mano, percorre la spiaggia e se ne va più in là. Ogni tanto un gabbiano sfiora l’acqua e fa il suo verso. A tratti un venticello che porta un po’ di fresco agita il canneto davanti a noi e le fronde alle nostre spalle. Per il resto non succede nulla. Di tanto in tanto andiamo a sguazzare in acqua e soprattutto conversiamo. E’ piacevole soprattutto starsene immersi al fresco fino alle ascelle e raccontarsela su. Inevitabile che si conversi dei tre di prima. - Anche tu, l’altro giorno, col biondo, lo hai fatto così? Maurizio conferma che più o meno lo avevano fatto così, anche se loro erano solo in due. - Prima tu o prima lui? - Prima io. - Ma è meglio prima fare o prima farsi fare? Paziente Maurizio risponde a tutto quello che gli chiedo. Deve essere piacevole per lui parlarne, perché vedo che, sott’acqua, si eccita. Anche Antonio si eccita. E, a dir la verità, anche a me questi discorsi fanno un certo effetto, anche se non propriamente vistoso come quello dei miei due uomini. - Potendo scegliere, è meglio prima farsi fare. Così poi si è più eccitati e dopo viene meglio e si conclude in bellezza. Se invece finisci facendoti fare, poi ti ecciti ancora e ti verrebbe voglia di ricominciare. - E anche ieri hai conosciuto qualcuno e lo hai fatto? Maurizio conferma che sì. Anche ieri c’era riuscito. Si era aggregato ad un gruppo di sette o otto e lo avevano fatto tutti assieme. In pratica ci avevano trascorso tutto il pomeriggio e avevano fatto diversi giri. - E oggi? Oggi no. Quando siamo arrivati noi, era appena arrivato anche lui. Però il pomeriggio è lungo e, prima di andare via, qualcosa conta di riuscire a combinare. - Venire qui e andarsene senza aver fatto niente sarebbe una cosa stranissima. Non credo sia mai successo a nessuno.
E’ a questo punto che l’idea geniale mi lampeggia in testa. L’ispirazione che ti coglie di colpo e che ti fa vedere improvvisamente le cose da un altro punto di vista. L’idea è stramba, ma anche troppo piacevole perché me la possa tenere per me. Vale la pena di provarci. - Antonio, perché non provi anche tu con lui e non vedi che effetto fa? Antonio tace, non raccoglie, fa l’indifferente. Sfodero il mio sorriso più dolce e la mia faccia tosta più tosta: - Mi piacerebbe che provassi. Lui continua a non raccogliere. Provo allora a cercarmi un alleato in Maurizio. - Ma a te piacerebbe farlo con Antonio? Ci mette un attimo a rispondere: - Cazzo, se mi piacerebbe! - Anche se non è più un ragazzo ed ha un bel po’ di anni più di te? Maurizio conferma. Antonio non ha la sua età, ma non è mica poi tanto vecchio. Gli dà non più di trent’anni. In effetti ne ha qualcuno in più, ma Maurizio mi rassicura che è messo bene e, se l’occasione capitasse, non se la lascerebbe sfuggire.
Antonio è perplesso, meditabondo. Mi aspetto che ci mandi entrambi a quel paese, ma lui tace, riflette. L’unica cosa certa è che, sott’acqua, eccitato continua ad essere eccitato.
Sto per desistere, dire che ho scherzato, buttare il tutto in una risata, quando Antonio se ne esce a sua volta con una cosa che non mi aspettavo proprio. - Provare una volta però non mi dispiacerebbe.
Non credo alle mie orecchie! Non c’è un attimo da perdere, prima che cambi idea. Lo abbraccio, lo bacio, glielo prendo in mano. Faccio un cenno a Maurizio perché si avvicini. Lui esegue ubbidiente, si avvicina ed in un attimo il sesso di mio marito passa nelle sue mani.
Antonio lascia fare, ma si guarda anche in giro allarmato. Ma no, non c’è problema. Non c’è nessuno in giro, e, se anche ci fosse qualcuno, non si scandalizzerebbe di certo. Antonio se ne rende conto e, poco alla volta si rilassa e lascia che la mano di Maurizio sott’acqua glielo meni. Qualche minuto ancora di giochi di mano, con me che non mi perdo nulla, che esulto di eccitazione e comincio anch’io a toccarmi. Poi ci si accorda. Maurizio gentilmente propone di farsi fare prima lui, tanto per permettere ad Antonio di andare per gradi. Antonio ci pensa un po’, poi però decide che non vuole. Il problema è prenderlo e, se deve succedere, tanto vale togliersi subito la preoccupazione di vedere che effetto fa.
- Andiamo! - Dice ad un certo punto, rompendo gli indugi. Si incammina deciso all’asciutto, temendo forse che, se ci sta a riflettere troppo, il coraggio di provare gli passi. Lo seguiamo.
Profilattico per Maurizio. Un’ultima occhiata se arriva qualcuno e Antonio a quattro zampe. Pronto, anche se magari un po’ goffo. Maurizio sa come si deve fare. Niente esitazioni. In ginocchio dietro a lui, lo punta, spinge deciso ed entra. Si ferma. Chiede se va tutto bene. Sì, va bene. Antonio gli raccomanda solo di iniziare piano. Ed in effetti Maurizio inizia pianissimo, facendoglielo scorrere dentro e fuori, un centimetro alla volta. Non succede nulla di strano ed è Antonio stesso a chiedergli di provare un po’ più svelto. Maurizio ubbidisce. Qualche affondo più deciso. Poi altri affondi, sempre chiedendo come va. Quindi chiede il permesso di scatenarsi. Antonio fa sì col capo e lui inizia a farselo come si deve. Colpi decisi, fino in fondo, rapidi, come abbiamo visto fare dai tre di prima. Antonio, anche senza allenamento, incassa bene. Fino a che Maurizio non riesce più a trattenersi, si lascia godere e gli scivola fuori. Solo adesso mi sto rendendo conto che mi sto masturbando come una forsennata. Lì, in piedi vicino a loro, mi sono messa la mano tra le cosce e mi sto toccando. Ho bisogno anch’io di godere, subito. Non smetto, anche se mi sento un po’ ridicola, adesso che loro hanno smesso e mi guardano. Non importa: non mi serve molto. Vado avanti ancora un attimo e anch’io sono sistemata. Fortuna che nel frattempo non è comparso nessuno.
In acqua, adesso, a sciacquarsi. Maurizio visibilmente contento, Antonio più contento di lui. Contento soprattutto di aver violato il tabù. Contento che sia successo e che non sia accaduto in fin dei conti nulla di drammatico. Io a toccare il cielo con un dito. Fiera di averlo fatto succedere. Fiera di aver visto mio marito come non l’avevo mai visto. Fiera di essermi toccata e di aver goduto, lì in piedi su una spiaggia, dove sarebbe potuto comparire chiunque da un momento all’altro.
In acqua, i primi commenti. - Se lo sapevo, provavo dieci anni prima!
Non c’è fretta di tornare all’asciutto a completare l’opera. Ormai il ghiaccio è rotto e si può procedere con calma. Arrivano due, in spiaggia, e vanno a sistemare le loro cose ad una trentina di metri dalle nostre. Si svestono, si spalmano di olio solare e si mettono a prendere il sole. E con questi due adesso come si fa? Non importa. Antonio è così euforico che non gliene può fregare di meno che adesso ci siano spettatori. Anzi! Maurizio lo tranquillizza: - Il bello, qui, è proprio anche che c’è gente e c’è anche il gusto di farsi guardare. Poi però lo rassicura anche: - Se quelli ti disturbano, lo facciamo dopo, quando se ne sono andati. Oppure ci infiliamo tra i cespugli. O, se vuoi, lasciamo perdere. Di lasciar perdere, Antonio non ci pensa neppure e, esibizionista com’è, non pensa neppure all’idea di infilarsi nei cespugli. Ha solo bisogno di qualche minuto per prendere coraggio.
Quando è il momento, risaliamo, salutiamo e procediamo come se quelli non ci fossero. Maurizio in ginocchio e Antonio dietro, ad infilzarlo. Ci guardano, ma loro non si scandalizzano e non ci scandalizziamo noi. Tutto secondo copione. Con io che mi tocco una seconda volta e di nuovo godo.
Quando torniamo di nuovo in acqua a sciacquarci, salutiamo col pollice in su. Quelli rispondono, come per ringraziare dello spettacolo, ma poi ci ignorano subito e iniziano a dedicarsi a certi loro maneggi reciproci. Ormai rasserenati e con tutte le voglie soddisfatte, in acqua ci restiamo a lungo, a goderci il fresco, e a goderci per sovrappiù anche lo spettacolo di loro, che, a loro volta, dopo maneggi vari preliminari, si mettono a fare sul serio e si fanno.
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