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Buone ferie
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Titolo:
Buone ferie |
Autore:
Aries |
Contatto:
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Racconto
n° 2236 |
Altri
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Tu ci stai. Si, ci stai, io lo so che tu ci stai, lo so, lo sento, lo sento nell’aria, lo ascolto nei suoni, lo annuso negli odori che circondano la tua persona. Sento che ci stai nel rumore dei tuoi passi quando sali le scale dell’ufficio ed io sono già seduta a lavorare, sei in ritardo come al solito, e mi saluti “Ciao, Donatella” ed io, senza staccare gli occhi dallo schermo, ti rispondo “Ciao Luigino” e continuo a digitare anche se i tasti si trasformano in quadrati di bruna epidermide sui quali si imprime il marchio a fuoco dei miei polpastrelli. Sento che ci stai nel tintinnio delle chiavi della tua moto che colpiscono indolenti il casco nero, liscio e tondo che porti con una sola mano, mentre con l’altra premi la maniglia della porta della tua stanza. Belle le maniglie moderne: un pomello rotondo, con un tasto rettangolare sopra. Ti basta una leggera pressione e con un click si apre la porta di vetro satinato sulla cui superficie è appesa una targhetta con il tuo nome e la tua mansione, come si vede nei film americani. Ti accolgono le tue piante: il capelvenere e la violetta africana che, come amanti soddisfatte, ricambiano con le loro foglie rigogliose il puntiglioso amore che dimostri loro con le tue cure quasi maniacali. Prima di andare in ferie o mancare per due giorni, stressi tutto l’ufficio girando in cerca di una collega disponibile a spostarle dalla scrivania al davanzale nelle varie ore del giorno per assicurare loro la luce migliore e quando individui la poverina, fra le risatine delle altre, le fai sorbire un bel sermone intorno alla giusta quantità di acqua, raccomandando che non vengano mai bagnate le foglie ma solo la terra, per carità. Comunque al tuo ritorno avrai sempre qualcosa da ridire. Ed io mi chiedo se dedichi le stesse attenzioni alle tue ragazze. Suvvia, lo so che ne hai più d’una! Moderno sultano di razza caucasica, gestisci una moglie (la seconda) e due o tre amiche che alterni con relazioni lunghe e fedelissime. Ti piace sentirti padre, proteggere le tue donne dagli uomini cattivi che le fanno soffrire. Tu no, tu sei buono, attento, delicato, appassionato, protettivo, disponibile persino ad essere platonico se occorre, nei confronti di ciascuna con equissima par condicio e ti offenderesti se qualcuno ti facesse notare che sei un perfetto stronzo. “Chi, io?” sento la tua voce baritonale echeggiare con tono stupito nelle orecchie della mia mente. Il concetto è questo: una sola donna non ti basta, non può bastare a soddisfare la varietà dei tuoi appetiti; ed in ogni caso ciascuna di esse, inconsapevolmente, ti aiuta a tenere acceso il tuo fuoco nei confronti delle altre. Quando ne accarezzi una, il tuo piacere è amplificato, moltiplicato all’ennesima potenza, dalla consapevolezza che poche ore prima ne avevi accarezzata un’altra con altri modi, altri accenti, altre irruenze, diversi da queste di questo istante e di cui questa lei nulla conosce. Come ti senti forte, predatore! E sempre pronto ad una nuova caccia! Ti guardi intorno scrutando con occhio esperto ogni piega dei corpi femminili che entrano nel tuo raggio d’azione. Valuti ogni coscia, ogni seno, ogni sedere, ogni addome, non trascurando di osservare le mani, la bocca, gli occhi, gli abiti, il modo di parlare e camminare. Non ti piacciono le donne volgari, troppo appariscenti: preferisci quelle capaci di imbastire relazioni con classe, gusto, possibilmente con contorno di sensi di colpa e giustificazioni varie. Io non rientro nel tuo target ideale, ma sei così generoso che saresti anche disposto a passarci sopra, su quelli che reputi miei difettucci: in compenso, poiché ti incuriosisce la mia ostentata sfacciataggine, ti piacerebbe verificare se il mio sguardo diretto rimarrebbe tale nelle varie situazioni che potrebbero essere organizzate dalla tua ordinata e ardita fantasia. Tu ci stai, lo sento che ci stai. Sento il rumore dei tuoi neuroni mentre sfogliano i repertori delle loro immagini d’archivio, alla ricerca della configurazione più adatta per farmi provare sensazioni in grado di rendermi tua schiava, e sento il suono interrompersi per brevi istanti nella valutazione indecisa fra due o tre approcci differenti. Come ouverture s’intende; perché sono certa che ti piace esibire le tue varie abilità e curare un’esecuzione stilisticamente e tecnicamente perfetta in ogni dettaglio, non trascurando il sentimento e la passione che emergono naturali nella sanguigna carnalità delle tue movenze anche quando ti fletti atletico in archivio a sollevare dieci risme di carta formato a4. Se il paragone non risultasse blasfemo, potrei sostenere che con la tua bacchetta saresti in grado di dirigere la Quarta Sinfonia di Brahms... Personalmente, alla musica romantica preferisco echi esoterici, poca orchestrazione, ma l’avevo già detto che non rientro nel tuo target ideale. E’ commovente la perfezione con cui curi la tua stanza ed il tuo aspetto quando sta per arrivare una delle tue... diciamo così, “clienti di riguardo”. Tutto in ordine, arieggiato, giusta illuminazione, cellulare spento, quell’orribile disco di Richard Clayderman nel lettore, mentina d’ordinanza da ingoiare repentinamente al suo arrivo ed una emozione che serpeggia sotto la tua pelle e ti accende come il plancton dei mari artici, rendendo visibile la tua eccitazione a distanza di chilometri. Tu ci stai. A volte vedo luccicare nel fondo dei tuoi occhi una domanda, che guizza veloce come un pesciolino attirato da una briciola di pane e poi scompare con la stessa rapidità con cui è apparsa. Tu vorresti sapere. Ti piacerebbe immensamente sapere se ci sto. Ci pensi e costruisci e smonti pensieri vari e curiosissimi. Tu vuoi sapere. Non per fare, no, non necessariamente; ma per aggiungere una vibrazione nuova al carniere della tua memoria da sfoderare nei tuoi momenti “no”. Quando sei in barca da solo, con le tue lenze e le tue esche, quando perlustri gli scogli del tuo mare alla ricerca di ricci da sgusciare incurante delle spine, sguinzagli i tuoi pensieri ed essi, liberamente correndo, si rifugiano nei luoghi a loro più graditi, in quelle recondite grotte della tua mente che tu hai nel tempo ricoperto di specchi nei quali si riflette vanitosa la tua coltivata mascolinità e di ordinate mensoline nelle quali in bella vista tu riponi le varie possibilità ed occasioni che hai raccolto. Ti osservi, ti rimiri e passi in rassegna le tue gemme, soppesandole e valutandole come farebbe un orafo, ricordando con ciascuna le emozioni ed i sentimenti che hai vissuto. La platonicità di alcune delle tue conquiste non sempre conferisce un marchio di certezza alle acquisizioni; hai bisogno almeno di uno sguardo di conferma, di adesione volontaria da parte delle tue perle per essere certo che facciano a tutti gli effetti parte della tua già ricca ma mai completa collezione. Tu ci stai ed hai bisogno di sapere. I tuoi occhi indagano per individuare il minimo cenno, ma io mi guardo bene dal fornirlo... Buone ferie, Luigino, ci vediamo a settembre!
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