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Correre che Passione.
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Titolo: Correre che Passione.
Autore: Logos
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Racconto n° 2253
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Correre per me è sempre stato molto importante, uno stile di vita.
Per CORRERE non intendo avere un’esistenza affannata, sempre di fretta, voglio proprio dire CORRERE, fare jogging.
Il benessere che si prova dopo 50-60 minuti di corsa, lo stress che se ne va, sono cose incomparabili, e prima di avere l’avventura che sto per raccontare avrei anche definito uniche, invece la corsa mi ha offerto molto di più…
Stavo facendo il mio solito giro fra i sentieri del bosco, un posto abbastanza frequentato da runner di vari livelli; ad un certo punto davanti a me vedo una sagoma nuova. Più o meno siamo sempre gli stessi e quando qualcuno si aggiunge mi piace verificarne la resistenza contando per quanti giorni ritorna.
La nuova entrata si dimostrò costante, presente tutte le sere per tre settimane, quindi nella norma non avrei più dovuto notarla, e invece ogni sera la osservavo sempre di più. Non era la solita bellona, ma mi attirava parecchio. Era bassina, con un fisico piuttosto tozzo, le gambe non erano certo lunghe da modella, ma avevano una muscolatura tonica e reattiva. Le sue tette mi ipnotizzavano. Mentre correva quei due meloni ballonzolavano di qua e di là nonostante lei corresse con le braccia strette al busto, compromettendo notevolmente lo stile e la resa del gesto atletico.
Iniziai così a variare la velocità nell’esecuzione del mio percorso essendo lento per un certo tratto, in modo da starle dietro per guardare il suo culetto che non era poi niente male, e molto più veloce nel secondo per sorpassarla e ritrovarmela di fronte nel lungo rettilineo dove potevo osservare partendo da lontano il ritmico rimbalzare dei suoi seni burrosi.
Tutti questi calcoli stavano cominciando a compromettere la serenità delle sedute di allenamento, fino al giorno in cui subii il colpo di grazia. Ero in fase di sorpasso, le ero di fianco, e come al solito non la passai velocemente per poter apprezzare l’ipnotico movimento anche di profilo, quando lei mi sorrise e iniziò a conversare come se ci conoscessimo. Normalmente a una cosa del genere avrei reagito male. (Sono un purista della corsa, non mi piace nè ascoltare musica nè parlare, la testa deve essere concentrata solo sul “CORRERE”, in questo modo si raggiunge uno stato di catarsi tale da estraniare dal mondo rigenerando anima e corpo.)
Contro ogni mia convinzione le risposi gentilmente e continuammo così per quasi un’ora. Alla fine ci salutammo dandoci appuntamento al giorno dopo. Allenarci insieme divenne un’abitudine, piacevole, potevo guardarla, mi piaceva sempre di più, addirittura cominciai ad avere delle erezioni che riuscivo a quietare solo sotto la doccia masturbandomi con foga pensando alla mia “compagna”. Mi trovavo in un periodo da “single per scelta”; non mi andava di avere complicazioni con una donna, ma l’immagine di quella ragazza mi torturava, scatenava mille fantasie erotiche, e ancora una volta lei mi sorprese.
Una sera sul solito percorso imboccò un sentiero laterale che portava nel fitto del bosco, io la seguii pensando che volesse rompere la monotonia dell’allenamento. Un dubbio mi sfiorò la mente quando da dietro notai che sotto i calzoncini aderenti non vedevo il segno delle mutandine, non feci in tempo ad alzare lo sguardo per controllare il reggiseno che me la trovai di fronte ferma. Soprapensiero com’ero non riuscii a fermarmi, la travolsi cadendole sopra. Feci appena in tempo a distendere le braccia cercando di frenare la caduta per non farle troppo male. Ci ritrovammo così, lei sotto e io sopra, ero appoggiato ai suoi seni morbidi, li sentivo perfettamente, il cazzo già duro mi stava per strappare i pantaloncini. Ancora una volta non riuscii a capire la situazione, lei mi aveva già infilato la lingua in bocca frullando e succhiando, staccandosi per dichiarare tutto il suo desiderio di fare sesso con me. Non mi sembrava vero. Si tolse la maglietta e i calzoncini rimanendo completamente nuda con le sue meravigliose enormi tette in bella mostra. Mi venne da ridere, era così buffa nuda, con scarpe e calze da jogging…
Finalmente potevo succhiarle i capezzoloni e leccarle la passera per assaggiare il suo succo, l’avevo sognato tante volte masturbandomi sotto la doccia, ma ancora una volta lei fu più veloce di me. Non appena estrassi il mio attrezzo duro lei ci si butto sopra prendendolo tutto in bocca. Lo succhiava e leccava con foga e abilità, ora con piccoli colpi sulla punta ora con leccate su tutta la cappella per finire risucchiandolo di nuovo tutto fin quasi alle palle. Mi stava facendo impazzire, ma c’era altro da fare. Le tolsi il “giocattolo” dalla bocca e ci invertimmo così che finalmente potei assaporarla. Aprii con le dita la sua calda fessura, mi misi a torturare il clitoride leccando con violenza. Sentii il suo piacere colarmi sulle labbra, era talmente eccitata che era già venuta.
Si riprese immediatamente dal piacere e aprì le cosce per invitarmi a possederla. Entrai fino in fondo con una sola spinta, la sua fichetta era fradicia di umori e della mia saliva, il cazzo scivolava meravigliosamente dentro e fuori. Mi aggrappai al suo culetto e la sollevai in modo da farla impalare con la maggiore profondità possibile. Dopo una serie di spinte sentii che stava venendo di nuovo e anch’io mi abbandonai liberando il carico di seme caldo che fino a quel momento mi faceva dolere le palle.
La rimisi giù e lei riprese a succhiamelo, voleva farmelo tornare duro il più presto possibile; lo sentivo gonfiarsi tra le sue labbra e quando lei capì che ero di nuovo pronto si mise a 90 mostrandomi il buchetto. Appoggiai la cappella all’ingresso spingendo, ma la sentii lamentarsi per il dolore. Allora le infilai due dita nella figa bagnata di umori e poi con quella naturale lubrificazione penetrai nel suo canale più stretto preparandomi la strada, quindi puntai di nuovo il mio cazzo sul buchetto e con due o tre spinte le fui tutto dentro. Mi aggrappai alle sue tettone che, essendo lei a 90, si distendevano verso il basso attirate a terra dal loro consistente peso, e iniziai a sbatterla con violenza. I colpi del mio ventre contro il suo culetto facevano un rumore simile a una serie di schiaffi. Lasciai una delle sue tette per solleticarle il grilletto cercando di aumentare la sua eccitazione e in pochi minuti venne di nuovo e di nuovo io riversai in lei tutto lo sperma che avevo a disposizione.
Quella sera uscimmo dal bosco passeggiando.
La sera seguente non si presentò e nemmeno quella dopo, non corsi mai più con lei. Cercai di tornare ai miei ritmi e alla ricerca della catarsi, ma non ci riuscii. Da allora ogni volta che corro riesco a pensare solo a lei.