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Affinità
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Titolo: Affinità
Autore: Renoir
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Racconto n° 2254
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Eccola - la sensazione - la voglia che scatta e cresce… è bastata notarla dal mio tavolino, ho intravisto la sua andatura, quella schiena nuda lasciata libera da un vestito leggero, lungo scollo sul dietro, la morbidezza delle linee del corpo, i miei occhi hanno lasciato le lettere nere del giornale per focalizzare il viso, gli occhi... è affascinante, non importa l'età, il colore degli occhi o dei capelli, a colpirmi è la sua consapevole sensualità, la bellezza messa in luce senza ostentarla.

Ritorno al caffé e alla lettura, ma la coda dell’occhio corre fino a lei – il desiderio - a quelle decolletè nere con il lungo e fine tacco e poi le caviglie, e salgo ancora, le gambe accavallate con la gonna che arriva sopra al ginocchio, e salgo ancora, il vestito scuro, morbido sul davanti ma che non nasconde la generosità dei seni resta chiuso fino al collo, e il viso… solo un filo di rossetto disegna le labbra voluttuose e un leggero trucco la illumina.

Mi rivolge uno sguardo, non resto spiazzato - l’azione – e abbozzo un sorriso, a cui lei risponde con un cenno.
Mi decido, prendo carta e penna e scrivo il mio nome e numero di telefono, mi alzo sicuro, è il desiderio che mi muove, mi dirigo verso di lei e appoggio il biglietto sul suo tavolino.

Sono al lavoro, sono passati due giorni, squilla il telefono – la sorpresa – la mente corre alla mano lunga, affusolata e ben curata che aveva raccolto un bigliettino su un tavolo di un bar del centro, chi mi parla è lei, ci accordiamo per un caffé.

Arrivo al locale all’ora prestabilita – il vortice -, mi siedo e aspetto, ormai il tempo corre e lei finalmente arriva: pantaloni stretti, a vita bassa, che scendono a sigaretta, la camicia nera slacciata fino a far intravedere la linea del seno, solo una fine cintura, credo d’oro bianco, morbida in vita, e un anello, sono i suoi ornamenti, i capelli un po’ mossi scendono liberi fino alle spalle.

Non si siede, mi lascia un biglietto, si volta e se ne và.

Vi è scritto un orario, una via e un nome… L’attesa carica di aspettative non fa altro che far crescere il desiderio di lei.

Sono al portone, suono il campanello – la tensione - mi viene subito aperto e una voce mi dice semplicemente "sali al secondo piano". Salgo, ma mantengo la calma… primo piano… secondo piano… La porta è aperta, entro. Le stanze sono arredate con mobili antichi, cammino per la casa seguendo le porte aperte e arrivo alla camera da letto.

E’ luminosa, un ampio letto – l’ambiente - con la testata di ferro battuto è al centro della stanza, un grande armadio sta nella parete di fronte, due poltroncine ai piedi del letto, ai lati dello stesso due comò, sopra quello di sinistra un grande specchio con la cornice d’oro, sopra quello di destra un quadro rappresentante il viso di una donna, forse una Maddalena o una Madonna…

Non capisco quasi più nulla, poi rumore di passi… mi volto, è lei vestita solo delle decolletè nere, si avvicina, i suoi occhi verdi scavano nei miei, è stupenda.

E’ passione, è la forza della terra che sale fino a donare energia ai nostri corpi – il furore - la bacio, mi bacia, la sua pelle è velluto, i suoi seni morbidi e tondi mi accolgono gioiosi, ci sfioriamo e ci tocchiamo, tutti i sensi lanciati verso l’oblio, gustiamo il nettare dei nostri corpi e siamo artefici del nostro godimento. Sono in lei e lei mi accoglie, i movimenti sono fluidi, dinamici, profondi, dettati dall’istinto e guidati dalla mente, l’anima si fonde nel piacere e uniti in unico corpo vivo, selvaggio, naturale arriviamo alla sublimazione delle sensazioni. Poi rimaniamo distesi in un devoto e silente ringraziamento per il dono che ci siamo scambiati.

Il suo viso è pieno di pace - la serenità –, la mia mente è leggera, non cerchiamo altro, il mondo pare che stia ruotando intorno a noi, ci siamo nutriti del frutto della vita. Parlare non è necessario, un biglietto per un nuovo incontro. Fuori le nubi si rincorrono alte nascondendo ad intervalli non regolari il sole.