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Quel certo non so che
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Titolo: Quel certo non so che
Autore: Logos
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Racconto n° 2256
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Quella ragazza che da circa un mese lavorava nel suo studio l’aveva colpita fin dal primo istante. I suoi modi gentili, accompagnati dello sguardo da cui traspariva una vena di tristezza, le davano la sensazione che in lei ci fosse qualcosa, e Giulia aveva tutta l’intenzione di scoprire di cosa si trattasse.
L’occasione si presentò in una calda giornata di fine luglio, il condizionatore dello studio di architetture si era guastato e a causa del caldo torrido tutti si erano presi il pomeriggio libero tranne Giulia, che dovendo finire un progetto importante, era dovuta rimanere, e con grande sorpresa la sua enigmatica collega Eleonora si era offerta di aiutarla.
Una mano le faceva sicuramente comodo, ma la sua gioia era data più che altro dalla possibilità di restare in ufficio sola con lei per approfondire la conoscenza reciproca. Eleonora era una bella ragazza snella, non molto alta ma con un fisico slanciato, Giulia si domandava spesso come mai portasse sempre i pantaloni, gli altri in ufficio malignavano sul fatto che fosse lesbica, e in effetti anche a lei sembrava -strana-, ma non le importava, anzi, la cosa la intrigava parecchio, lei diceva sempre che le piacevano troppo gli uomini, ma ultimamente le era tornata in mente l’esperienza che aveva fatto da adolescente con due amiche e l’idea di tornare ad accarezzare un corpo di donna la faceva avvampare.
Nel caldo opprimente del pomeriggio smise di lavorare e cominciò ad osservare con attenzione Eleonora seduta alla scrivania dall’altra parte della stanza, indossava una candida camicia bianca, un po’ stretta, da cui trasparivano i seni piccoli ma sodi, con capezzoli sempre turgidi e puntati all’insù. Le vampate aumentavano sempre di più, e con esse anche il desiderio di essere toccata per dar sfogo al desiderio, ma più di tutto quello di toccare il corpo dell’altra ragazza. Persa in questa idea si riebbe per un attimo pensando a NN, il suo convivente, non le andava l’idea di tradirlo, ma il richiamo era troppo forte, e poi si trattava di una donna, tante volte lui le aveva confessato le sue fantasie a proposito di un triangolo, quindi forse gli sarebbe anche stato bene. Risolto questo dubbio se ne affacciò subito un altro. E se fosse stato tutto un fraintendimento? Se lei ci avesse provato ed Eleonora non ci fosse stata? Il pensiero della possibile figuraccia la fece desistere per un po’, ma il desiderio tornò prepotente e la decisione finale fu di rischiare.
A questo punto doveva studiare una strategia. L’azione prese il via quando Eleonora le chiese di verificare un documento che stava preparando, così Giulia si avvicinò alla scrivania e si appoggio in modo che il suo abbondante seno fosse proprio sotto gli occhi della sua collega. Le conferme cominciarono ad arrivare. Gli occhi di Eleonora non riuscivano a staccarsi dalla scollatura, fissavano con avidità quelle grosse tette fasciate in un top rosso fuoco e imperlate da migliaia di goccioline di sudore. L’eccitazione di Giulia aumentava sempre di più e con essa anche il suo respiro provocando movimenti sempre più accentuati dei seni mentre i capezzoli ingurgiti sembravano voler bucare la stoffa. Era il momento. Prese un respiro profondo e disse -Ti piacciono?- Eleonora rispose candidamente -Si, hai proprio un bel seno, l’ho notato il primo giorno che ti ho vista-. Era quasi fatta, con uno sforzo per vincere gli ultimi pudori Giulia aggiunse -Ti piacerebbe toccarle?- Da quel momento non ci fu più bisogno di parole. Entrambe avevano la possibilità di fare quello che desideravano da tempo. Eleonora si voltò, prese Giulia per i fianchi e la fece sedere sulla scrivania proprio davanti a lei, poi delicatamente liberò le grosse tette della sua nuova amica e comincio a carezzarle, soppesandole con movimenti lenti. Ogni carezza provocava dei gemiti che aumentarono sempre più fino quando le carezze si trasformarono in saettanti colpi di lingua sui bruni capezzoli di Giulia che a quel punto non potè fare a meno di allungare le mai per togliere la camicia alla sua amante in modo da poter finalmente vedere e toccare le piccole tettine a punta che tante volte aveva fissato. Prese a trafficare con il reggiseno a balconcino, infine ebbe la meglio, si sporse e comincio a succhiare quei piccoli frutti rosei che non immaginava essere tanto succosi. Nel frattempo le mani di Eleonora erano scese lungo la schiena e stavano strizzando il suo culetto tondo e morbido, il momento più intenso arrivò poco dopo quando cominciò a sentire il suo sesso aprirsi sotto le carezze che tanto aveva desiderato. Era pronta a ricevere il piacere. Sentì le dita dischiudere le grandi labbra, sentì la morsa delicata e inesorabile di pollice e indice che impugnando il suo clitoride lo masturbavano come un piccolo pene, allargò le gambe in maniera oscena per incitare la sua amante a proseguire lungo quella via, e ottenne quello che voleva. La morsa si allentò, e le dita impertinenti cominciarono a penetrarla, prima una, poi due, poi tre, strappandole dei mugolii strozzati. Eleonora capì che stava per farla venire, quindi le diede un attimo di tregua, il suo obiettivo era ben altro. La strinse forte e la baciò. Infilò prepotentemente la lingua tra le sue labbra cercando una risposta, saggiando la complicità della collega in un bacio prolungato che rese quel momento molto più intimo di una semplice masturbazione. Felice per l’entusiasmo che aveva scoperto e che la faceva sentire tanto desiderata, con un movimento rapido liberò la scrivania, spinse indietro Giulia, si inginocchio, le sfilò il tanga ormai madido di umori e si trovò davanti al fiore della sua amica, una rosa dai petali carnosi che stillava piccole gocce di godimento. Con grande gioia la trovò completamente depilata, vogliosa cominciò a leccarla con foga animalesca. Prima delle passate complete su tutte le labbra, dal basso verso l’alto fino al monte di venere, poi sempre più impertinente, andando in profondità per meglio assaporare il gusto di quel frutto maturo. Leccava e leccava, leccava e infilava la lingua in profondità; infine succhiando il clitoride, fece raggiungere l’orgasmo alla sua preda che, godendo, gridò a pieni polmoni il suo piacere.
Giulia era sconvolta, rimase come in trance per un tempo che non riuscì a definire, poi realizzò che Eleonora, si stava rivestendo.-Che fai? ora tocca a me, devo restituirti quello che mi hai regalato- le disse lanciandosi famelica nel tentativo di sfilarle gli eleganti pantaloni. Eleonora la allontanò con un movimento violento. – Non toccarmi! - esclamò con un’espressione triste e arrabbiata. Giulia non capiva come mai la situazione era mutata così in breve tempo, tutta la tensione erotica era svanita in un istante e rimaneva solo rabbia. Non si rassegnò, e con modi delicati si avvicinò all’amica cercando di capire cosa fosse successo. – E’ colpa mia? Ho fatto qualcosa che non dovevo?- domando. -Ti prego dimmelo, ti ho desiderata per dei mesi, prima senza saperlo e poi con vergogna, ma adesso che abbiamo fatto l’amore so che ti desideravo con tutta me stessa, non voglio che tu sia arrabbiata con me- Sentendo quelle parole Eleonora sorrise, pensò che forse aveva trovato una vera amica e disse – E va bene- e mentre lo faceva si tolse i pantaloni e lo slip. A questo punto Giulia trasalì. In mezzo a quelle lunghe cosce tornite sotto un ciuffo di peli arruffati non c’era delle morbide labbra ma un pene con una debole erezione. La sua espressione fece di nuovo cambiare l’umore di Eleonora che coprendosi con le mani gridò – Ecco, lo sapevo, sei come tutte le altre! –
Giulia era in preda all’agitazione, ma l’unica cosa che riuscì a fare fu abbracciare l’amica e baciandole il viso le sussurrò – Non dire così, scusami, è stato uno shock, ma mi vuoi spiegare –
Eleonora si sciolse nell’abbraccio, quindi le raccontò la sua storia di ermafrodita. Alla nascita sembrava un maschio, con il suo bel pisellino, ma negli anni il suo corpo si era sviluppato come quello di una ragazza, e la sua identità sessuale si era confusa. Raccontò degli anni dell’adolescenza; quando gli altri scoprivano le pulsioni sessuali, lei non capiva cosa fare, si nascondeva, scappava dal sesso, non sapendo quale fosse il suo. Parlò di quando ormai ventenne si innamorò di un ragazzo che la prese a male parole quando le infilò le mani negli slip e trovò la “sorpresa”. Giulia era molto colpita, sentiva un forte sentimento per la sua nuova amica, si fece trasportare ed esclamò – Oh cara, voglio farti godere, non mi importa come. E poi il mio uomo dice che faccio dei pompini fantastici!- Quindi si chinò sul pene dell’amica lo prese in bocca e cominciò a masturbarlo. Ci lavorò per un po’, un uomo a quel punto sarebbe quasi venuto, invece si trovava sempre davanti a una debole erezione. Eleonora si scostò facendola smettere, guardò teneramente l’amica e disse – Scusa, non ci riesco, sei molto brava, ma ho difficoltà a venire – e cominciò a raccontare la sua maledizione. Raggiungere il piacere per lei era difficile. Con gli uomini non poteva andare, la schifavano per il suo pene; le donne la consideravano solo se erano lesbiche o bisessuali e comunque pretendevano da lei prestazioni virili che non riusciva a mantenere. Anche l’amore solitario per lei era un problema, riusciva a raggiungere l’orgasmo solo masturbandosi e contemporaneamente riempiendo il suo buchetto posteriore con un grosso vibratore. Questo era il punto, ed Eleonora lo espresse chiaramente – Io sono uomo e donna contemporaneamente e per godere devo essere presa come una donna e possedere come un uomo-. Giulia era commossa da quelle rivelazioni, voleva alleviare il dolore di quella splendida donna che la affascinava tanto, in quel momento tutto fu chiaro. Scoppiò in una risata e disse –Ci penso io, ti organizzo una serata con i fiocchi a casa mia con il mio uomo- Eleonora cercò di dissuaderla dicendo che non era il caso di mettere a rischio la sua relazione e che sicuramente il suo uomo avrebbe reagito male, ma lei insistette – Tu non preoccuparti, organizzo tutto io.-

...

Per tutta la settimana seguente ci furono intensi preparativi; il venerdì era la grande sera.
Le due complici si erano accordate, doveva essere una cena con la nuova collega, nulla aveva destato l’interesse di NN, se non qualche commento sul fatto che Eleonora era molto bella e affascinate. Giulia aveva preparato una cena leggera e concordato l’abbigliamento, minigonna e maglietta scollata per lei, shorts e camicia per l’amica.
Si sedettero a tavola l’una vicino all’altra con di fronte il loro uomo e cominciarono a cenare tra una chiacchera e l’altra. Durante la conversazione si scambiano lunghe occhiate intense, inequivocabili. Cominciarono a porgersi il cibo a vicenda, Giulia passo un’oliva sulle labbra dell’amica ricevendone in cambio un cetriolino da aperitivo. Eleonora lo muoveva avanti e indietro nella sua bocca come se fosse stato un piccolo fallo. Tutto questo provocò dei sussulti in NN che non capiva cosa stesse succedendo, ma gli piaceva. La situazione si fece ancora più calda quando Giulia fece cadere di proposito del succo d’arancia sulla camicia dell’amica, e con molta premura cominciò a strofinarla fingendo di ripulirla, in realtà insisteva sui piccoli seni puntuti. Eleonora con calma disse – Beh, fa così caldo, posso toglierla?!- e senza aspettare risposte si mise in reggiseno. A quella mossa Giulia rispose – Se lo fai tu lo faccio anch’io!- incrociò le braccia dietro alla schiena e sfilò la maglietta mettendo a nudo i suoi seni burrosi. Seminude aumentarono l’audacia dei giochi, si cosparsero a vicenda i seni di maionese e incominciarono a leccarsi avidamente. Ormai in preda all’eccitazione si presero per mano, con sguardo d’intesa andarono a sdraiarsi sul divano dove cominciarono ad amarsi. Ovviamente fu Giulia ad offrirsi. Sollevò la gonna sui fianchi, sfilò il tanga e spalancò le gambe esponendo le sue labbra lucide di umori. L’amica si avvicinò, la spinse appena di lato in modo che il pover’uomo presente potesse vedere tutto, quindi infilò due dita nel caldo nido della sua amante portandole poi alle labbra per assaporare i suoi umori, come antipasto della succosa leccata che stava per iniziare.
NN a quel punto non sapeva se era in paradiso o all’inferno, sua moglie si stava facendo fare da una sua collega. Era un sogno o un incubo?! Lo aveva desiderato tante di quelle volte che adesso non sapeva che fare. Il dolore lo richiamò alla lucidità. Era talmente eccitato che l’erezione costretta nei pantaloni lo stava facendo soffrire, quindi liberò il suo pene ritto allo spasmo e cominciò a masturbarsi davanti alla scena incredibile che gli si offriva.
Le due donne continuarono per un po’ la loro goduriosa attività, quindi Giulia si mosse verso NN portando con se l’amica. Iniziarono così un pompino a due bocche succhiando a turno quella cappella turgida e pulsante. Eleonora non era molto brava a succhiare così si mise d’impegno seguendo le istruzioni che riceveva, in pochissimo tempo imparò e continuò da sola ricevendo gli apprezzamenti dell’uomo. Era il momento di prepararlo per il colpo. Doveva essere al massimo dell’eccitazione prima di vedere che quella splendida ragazza che gli stava facendo un pompino con i fiocchi aveva il cazzo. Lo trascinarono sul pavimento, così una poteva continuare a succhiarlo e l’altra gli si mise sulla faccia spalancando le grandi labbra con le dita per farsi esplorare in profondità. Mentre si faceva leccare Giulia chiese ad NN –Ti è piaciuta la nostra bella sorpresa?- Lui annuì, non potendo parlare impegnato com’era ad assaporare il gusto della sua donna. – Bene!- continuò lei – allora ti piacerebbe scoparti Eleonora, vero?!- Non poteva credere alle sue orecchie, continuò ad annuire in maniera convulsa. A questo punto Giulia si alzò, prese per mano Eleonora che nel frattempo aveva preso gusto a succhiare quel nerbo gonfio e rigido, la portò in una posizione in cui fossero entrambe ben visibili a figura intera e mettendo completamente a nudo l’altra ragazza disse – eccoti la tua sorpresa, volevi scoparla, e sia!-
Nel momento in cui NN vide il pene di Eleonora, che per l’eccitazione aveva raggiunto una consistente erezione, ebbe un sussulto. Giulia agì alla svelta, perché non capitasse il peggio. Con un rapido movimento fece girare Eleonora in modo che il suo culetto fosse bene in vista e contemporaneamente avvicinò NN incitandolo a penetrare la rosellina che gli si offriva. All’inizio ci fu un po’ di resistenza, ma lei, massaggiando abilmente la verga dell’uomo, e sussurrando parole di incitamento lo incoraggiò a procedere come aveva fatto tante volte con lei. Lo invitò ad aggrapparsi ai piccoli seni puntuti per poter spingere meglio. Eleonora cominciò a sentire la penetrazione, quel bastone si stava facendo largo dentro di lei, quella sensazione provata tante volte con il suo vibratore adesso era mille volte più intensa, era vero, era il membro di un uomo che la stava riempiendo, lo sentiva caldo e pulsante, e contemporaneamente sentiva il suo pene sempre più duro. Ormai NN non aveva più bisogno di aiuto, stava pompando con tutta la sua forza, così Giulia si poté dedicare all’amica. Con sorpresa scopri che Eleonora stava avendo un’erezione potentissima, non perse tempo e comincio subito a succhiare. Scivolò sotto l’amica in modo da poter continuare il pompino e contemporaneamente offrirle il suo sesso da assaporare. Il triangolo era finalmente completo. Nella stanza si sentivano solo sospiri e gemiti di piacere, mentre nell’aria l’odore del sesso era ormai ovunque. I movimenti si fecero sempre più veloci e profondi. Eleonora impazziva sotto gli abili colpi di lingua dell’amica che torturava inesorabilmente la sua cappella finalmente tanto dura da permetterle di godere pienamente e intanto infilava la lingua in profondità in quella fichetta bagnata per raccogliere ogni goccia del miele che colava dalla labbra gonfie e calde. L’orgasmo era ormai prossimo ed esplose, quasi simultaneo. Di lì a poco NN raggiunse l’apice e ansimando riversò tutto il suo seme nelle viscere di Eleonora, la quale sentendo il caldo getto diffondersi dentro di lei venne gridando di gioia mentre Giulia da sotto raccoglieva il suo nettare esplodendo a sua volta nell’ennesimo orgasmo.
Dopo pochi minuti i giochi ricominciarono e Giulia guardando con malizia NN disse – te lo dicevo che Eleonora aveva quel certo non so che…-