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In attesa di Te
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Titolo:
In attesa di Te |
Autore:
Soft |
Contatto:
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Racconto
n° 2272 |
Altri
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Anni e anni di amicizia, abbiamo lavorato insieme come animatrici per i bambini, noi due spesso più bambine di loro, spesso a giocare, a ridere, a piangere, ci siamo raccontate la vita, l’amore, gli uomini, il dolore, in ogni versione, in ogni dove, sempre insieme. Tu più donna di me, le forme morbide, il seno grande, i fianchi mediterranei, le mani curate ma inquiete. Mi giri accanto con quel tuo corpo sempre profumato ovunque, un bacio casto, uno sguardo che non finisce, le parole che mi girano la testa, parole che mi confondono. Il contenuto lo ricordo a fatica, ma mi resta sempre dentro quel ritmo della ricerca, la punteggiatura del detto e non detto, il richiamo a scoprirti. Gli occhi curiosi che spesso e sovente mi posi in bocca e quando aggancio la sfida sostenendo lo sguardo tu li abbassi, ma è falso pudore, lo so, lo sai. Quante volte ti vengo a prendere, ma poi ritorni con qualcun altro, mi eviti ma poi mi cerchi, ti indigni se ti faccio notare che sei gelosa, ma poi quando ti racconto una nuova conquista percepisco il tuo fastidio sotto la tua faccia di bronzo. Al cellulare ti diverti a farmi ascoltare le conversazioni con i tuoi uomini, ma con l’altra mano ti accingi a solleticarmi il braccio. E io mi godo quei momenti perché so che l’altra persona è solo un tramite, una copertura che ti serve per difenderti, perché non sei pronta, perché il domani deve ancora arrivare. E’ una danza d’amore, ma tu ancora non lo sai, abituata ai ritmi crudi degli uomini, mi pare un gioco eppure mi sono accorta che l’abitudine a sfiorarci mi è diventata un’attesa. Siamo spesso in gruppo, io te e le nostra amica comune, talvolta qualche uomo per completare il quadro d’umanità, ed io e te sempre quelle che rimangono indietro a passeggio, sempre quelle vicine alle cene, sempre a cercarsi, confabularsi, ma le donne è risaputo, si toccano sempre tra loro, una naturale confidenza che le femmine hanno per vizio. Stavolta ti porto a casa io, questo lusso me lo concedi. L’abitacolo della macchina è un contenitore di silenzi, battutine, occhiate, rumori che non sono mai casuali, ma suoni di una musica segreta, tutta nostra... una musica che è legame, condivisione, magia. Arriviamo al tuo cancello, io scendo sempre e ti accompagno, come farebbe un uomo, il tuo uomo? Io di fronte a te come altre volte, un timido bacio sulla guancia come altri, un goffo abbraccio che teme di più, e poi il saluto qualche passo più in là, prima di voltarmi e lasciarti tranquilla nonostante il mio cuore impazzito, come sempre, perché da sempre ti voglio. La luna ci guarda sorniona. E poi ancora, la strada verso casa guidando nella notte con un po’ di alcool in corpo, tormentata dall’immagine del tuo paio di occhi scuri, della tua bocca che immagino generosa e di denti grintosi che vorrei mordessero la mia bocca, tormentata dall’idea del tuo seno abbondante e rigoglioso che ostenti in generose scollature. Guido con la scia del brivido dell’ultimo contatto sotto casa tua, un bacio a tuo dire innocente, mi sono avvicinata alla tua pelle bianchissima e averti sfiorata con le labbra, sentendo la vicinanza dei nostri corpi e l’annuncio del turbamento che potrebbero portare, ancora mi emoziona. Tento di ritornare guidando per la città in una notte inquieta, tanto la mia città è tonda, tonda come la curva dei fianchi di cui ho rubato l’immagine nel momento in cui mi hai voltato le spalle, la città è tonda e posso passare e ripassare dalla stessa rotatoria del tuo quartiere senza deviare mai verso casa, pensando che ci andrò al prossimo giro o al prossimo ancora, mentre aspetto Te nella mia fantasia. La strada deserta mi fa girare i pensieri, come un mantra per la mente, mi calmo, mi rilasso, mi illudo di distogliermi da questo desiderio. Mi concedo di ripassare dalle tue parti, se mai volessi respirare ancora il tuo profumo, se mai osassi scavalcare il cancello, affrontare la tua cagnolina e chiederti spudoratamente di dormire con te. Ma poi il sonno mi vince, torno davvero a casa senza di te. Mi accuccio sotto le coperte e mi concedo di immaginare. Immagino se con quel bacio avessi potuto avvicinarmi di più alla tua bocca, se quella mano che a un certo punto mi hai messo distrattamente sul fondo schiena avesse solcato le mie parti più nascoste, quelle che ti donerei senza riserve. Che strana atmosfera qui a casa mia, ogni volta torno e avverto la tua presenza, è come se tu avessi le chiavi, quelle che ti ho preparato e non ho il coraggio di darti, quelle che ti darò domani, ma già sono tue, perché hai le chiavi del mio cuore. L’odore di casa mia è diverso da quello di casa tua? Tu senti l’odore dei miei pensieri, delle attese, delle paure, delle intuizioni, della sapienza, della speranza del cuore, l’odore delle notti che non finiscono mai e dei giorni che mi lasciano esausta dal troppo pensarti? A volte sento che tu senti tutti questi odori, ma li scacci via, ti fanno troppa paura, ma abbi fede... te li lascerai entrare dentro perché ti appartengono. Io ti aspetterò fino alla fine del mondo, perché sei tu che mi ami.
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