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My baby just cares for me
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Titolo: My baby just cares for me
Autore: Daniela Valenzi
Contatto:
Racconto n° 2278
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Certamente il gran caldo e l’eccessiva umidità nell’aria contribuirono ad alterare i sensi quel pomeriggio. Se ne stavano tutti e tre al tenue fresco del condizionatore, chiusi in casa. Improponibile pensare di fare un giro per New Orleans nel primo pomeriggio. E poi, la sera prima, come tutte le sere precedenti, avevano tirato fino all’alba ciondolando da un locale all’altro.
Todd si era rivelato non solo un bravo musicista, ma anche un uomo estremamente innamorato dell’arte, del jazz e della sua città. Contraddizioni incluse. Maria era sorridente e sembrava rinata accanto a lui.
A questo pensava la ragazza distesa sul letto, sballata di fuso orario. I due innamorati se ne stavano sul divano di fronte a lei, nel piccolo monolocale. Tra loro si era instaurata subito una complicità allegra. Passavano ore a parlare nonostante la difficoltà della lingua, con pazienza e curiosità. Todd era pazzo di Maria e della sua amica romana. Un estroso ragazzotto americano entusiasta della vitalità delle donne italiane. Stregato dalla femminilità mediterranea, follia inclusa.
Stesa sul letto, gli occhi pesanti, rideva con loro programmando nuovi tour musicali per la serata. Maria era bellissima in mutande e canottiera. Chiacchierando si ritrovò a fissarle le lunghe gambe, nude e nervose. Era fantastica la sua amica. Tanto sexy, quanto naturale. Mica scemo l’americano, pensò ridendo.
Il jazz se la faceva da colonna sonora, a pieno diritto. Quando anche ridere risultò faticoso, iniziarono a spogliarsi a turno, in cerca di pace, ridendo. Maria e Todd distesi sul divano, abbracciati in un miscuglio di sudori, conversavano in inglese. Betta seguiva i loro discorsi, oramai semiaddormentata, il viso sprofondato nel letto, ancora vigile ma senza più forze. I ragazzi scambiarono il suo respiro pesante per un via libera.
Immobile, si concentrò sui suoni: bisbigli, risate soffocate. Sorrise tra sé alla smania dell’amica ed entrò in una specie di trance. Per un attimo, ma solo uno, pensò di alzarsi e lasciarli soli. Però il suono inequivocabilmente appiccicoso di una lingua sui genitali le fece mancare il respiro. Tentò di immaginare le loro posizioni usando rumori, cigolii. Con gli ansimi del ragazzo e il mutismo di lei fu facile immaginarla tra le gambe di lui, le mani e la lingua ad avvolgergli il cazzo. Se ne stette lì, eccitata, in un gioco fatto di soli sensi. Miles Davis attaccò "Freddie Freeloader" e Todd con degli estatici "Oh, darling... yeah". Betta sentì gocce di sudore scivolarle tra i seni e il tessuto fresco del letto. Liquido caldo tra le gambe. Ma non le venne in mente di muoversi, persa tra le note e gli ansimi. Si concentrò sugli odori riconoscendo solo l’aroma delle spezie 'cajun' usate poco prima sulle sue mani. I due mormoravano gemendo parole a lei ignote. Non che fosse importante. Sentì i talloni del ragazzo toccare terra e intuì le lunghe gambe dell’amica scivolare sui cuscini. Poi fu lei ad ansimare. Si negò alla voglia di aprire gli occhi, preferendo immaginarsi al posto dell’uomo. O della ragazza. I sensi schizzarono sul "Count down" di Coltrane. Non so come le venne in mente l’idea che aveva del jazz sua zia: "Non mi piace, immagino fumo, sudore e donnine succinte in vestaglietta". Nulla di più erotico, pensò soddisfatta, ma preferì rievocare atmosfere alla Henry Miller. Si sentì a pieno titolo una co-protagonista. Si immaginò vista dall’alto: immobile, muta. Il suo eccitamento segreto montare sotto i colpi sordi del divano a fianco. Si immaginò prendere fuoco.
Mantenere la calma iniziò a farsi difficile, si torturò, violentò pur di rimanere ferma. Intuì lente carezze sulla pelle e prese ad annusare il suo stesso corpo. Prona, protetta dal braccio reclinato sul suo capo, silenziosamente succhiò la sua stessa pelle salata, accaldata. I due si fecero frenetici. Frustate di carne, mani a schioccare sulla pelle, viscidi sfregamenti. Ne indovinò la provenienza, ne intuì le mosse. Li sentì mormorarsi tra le labbra e trovare pace assieme ai gemiti di Billie Holiday. Sentì il suo orgasmo montare e poi arrestarsi a stento nella vischiosità delle sue cosce. I due se ne stettero in silenzio e li immaginò avvinghiati, sudati, sorridenti.
Qualcuno si alzò per andare in bagno, Betta rimase stesa nella stessa posizione in attesa di un segnale che le permettesse di muoversi, finalmente. Quando iniziarono a trafficare con il frigo stese una gamba, dapprima lentamente, fingendo disturbo. Rimandò la vista dei due ancora per un po’, cercando di conservare le immagini che invece le avevano suggerito. Sentì lo stomaco stringersi al pensiero che nessuno l’avrebbe trattata così, probabilmente, almeno per quella sera. Un misto di eccitazione e dolore. Aprì gli occhi. Maria di nuovo in mutande e canottiera metteva su un caffè. Todd la stava raggiungendo in boxer, il petto nudo e arrossato. La vide e le sorrise. Finsero normalità sorseggiando dalle tazze, poi si allontanò con la scusa di una doccia, richiudendosi di corsa la porta del bagno alle spalle. Scavalcò la vasca, tirandosi dietro la tenta violentemente. Si sedette, il getto fresco sulla pelle, dietro la nuca. Brividi freddi lungo la schiena. L’eccitazione non voleva abbandonarla. Regolò la temperatura e accostò il getto caldo sul suo ventre, si stese mollemente dischiudendo le gambe. Osservò le sue dita scivolare veloci sul suo clitoride, il getto bruciarle le grandi labbra. Venne velocemente, ridendo, inarcando la schiena, i lunghi capelli incollati sotto le ascelle. Le guance bollenti per il calore, avvolta dal vapore. Scomposta, selvaggia, viva. Si alzò in piedi, ancora senza respiro, nel momento in cui Maria spalancò la porta gridandole di fare in fretta, lo sguardo complice, felice. Betta ebbe un sussulto quando si rese conto di non aver chiuso a chiave. Poi, si tuffò nei suoi occhi rispondendo al suo sorriso scuotendo la testa incredula. Ridendo, diresse il getto gelido su di sé. "My baby just cares for me"... Nina Simone sembrava chiamare dall’altra stanza. Canticchiando si prepararono per una nuova serata.