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I sogni non muoiono all'alba
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Titolo:
I sogni non muoiono all'alba |
Autore:
Loty |
Contatto:
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Racconto
n° 228 |
Altri
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La macchina correva veloce sull'asfalto bagnato. La grande arteria che porta fuori Torino si snodava nell'ampio viale alberato, lasciandosi alle spalle i grossi alveari della periferia. Dal finestrino aperto, l'aria fresca della notte recava l'odore della pioggia recente che si mescolava con quello della sigaretta accesa, un puntino rosso nel buio. Tra una boccata e l'altra, Bruno parlava, parlava. raccontava di sé della sua vita in Sicilia, dei suoi amici e soprattutto delle sue amiche. Donne e ragazze, anche ragazzine, che lo avevano voluto, che si erano buttate tra le sue braccia e lo avevano coinvolto in storie brevi o lunghe. Ma lui non voleva legami, non gli interessava una vita normale, scandita da lavoro, casa, famiglia. Dalla vita voleva di più: emozioni e sensazioni sempre nuove, libertà di essere se stesso, sempre. Con le sue parole, avvalorava la sensazione che Luciana aveva avuto dal primo momento che lo aveva incontrato: era un giovane diverso dagli altri, quasi narcisistico. Attraente come può esserlo un giovane siciliano dalla carnagione chiara, con il volto ombrato da un velo di barba e gli occhi scuri e vivaci dietro gli occhialini da intellettuale, il corpo prestante ed efebico nei jeans aderenti, in contrasto con i capelli leggermente spruzzati d'argento, si lasciava amare, lasciava alle donne l'iniziativa, lui si limitava a guardarle con quello sguardo lontano e languido, senza muovere un dito, come aveva fatto con lei. E Luciana era quasi impazzita, quella mattina, disorientata dal suo comportamento.
Era arrivato da Palermo per conoscerla personalmente, dopo circa due settimane che si incontravano ogni sera su una chat, ma in Internet le aveva dato tutt'altra impressione. Nella stanza della poesia di C6 avevano incominciato a dialogare e poi avevano proseguito in una finestra privata, scoprendo di avere in comune una necessità quasi fisica di allontanarsi dalla realtà per vivere il sogno, l'illusione, la fantasia, i desideri irrealizzabili della vita. Ogni sera si davano appuntamento in rete, improvvisavano versi e mettevano a nudo il proprio animo, scoprendone le pieghe più segrete, in un'atmosfera complice e intrigante, che li avvolgeva in un alone magico. Ben presto quest'intimità romantica cominciò a evolvere in un sottile gioco allusivo e sensuale, mantenendosi sempre su un piano poetico che coinvolgeva Luciana sempre più e le faceva apprezzare la delicatezza d'animo di Bruno e anche una certa timidezza nel dichiarare apertamente l'attrazione che provava per lei. Era Luciana a incoraggiarlo, conducendo il gioco su un terreno sempre più concreto, eccitata dal pensiero di avere a che fare con un ragazzo introverso e senza molta esperienza: proprio quello che cercava. Non aveva osato dichiarare la sua vera età. Si era regalata dieci anni e anche così ne aveva sempre nove più di Bruno, che non aveva ancora compiuto 28 anni.. Ma lui era un'entità dietro lo schermo, era pura fantasia e non l'avrebbe mai scoperto. Invece una notte le disse che sarebbe venuto di passaggio nella sua città per conoscerla personalmente. Una lama sottile le trapassò il cuore, mozzandole il respiro, ma ormai doveva assolutamente dirgli che non era una giovane signora, ma una donna, anche se ancora piacente e desiderosa di amare. Confessò l'inganno, piangendo sul sogno svanito prima ancora di sbocciare. Non si aspettava che Bruno, dopo il primo momento di delusione e di rabbia, le dicesse che sarebbe venuto ugualmente. Ormai voleva conoscerla, perché intendeva comunque realizzare quel sogno. Si preparò con cura all'incontro: gonna corta, giacca di pelle nera, tacchi alti che mettevano in risalto le sue gambe lunghe e slanciate. I capelli biondo-cenere scendevano morbidi sulle spalle accarezzandole le guance e gli occhi azzurri dietro le lenti brillavano di eccitazione, come una ragazzina al primo appuntamento. Non si aspettava troppe effusioni, ma nemmeno lo sguardo frettoloso e superficiale che la sfiorò appena, quando alla stazione si riconobbero subito. Delusa, lo accompagnò all'albergo che gli aveva prenotato e, sotto lo sguardo sornione del portiere, salì con lui in camera. Anche qui non si aspettava certo che l'avrebbe assalita su due piedi, ma almeno uno sguardo complice, un'allusione alle loro serate romantiche e intriganti. In fondo, accompagnarlo in camera equivaleva a un invito. Invece, niente. Non aveva fatto un gesto per sfiorarla, non un cenno per farle capire di desiderarla, non un bacio, nulla. Era uscita frustrata e delusa, convinta di non piacergli e chiedendosi come avrebbero potuto occupare senza troppo imbarazzo quei quattro giorni di permanenza nella sua città. Elencò mentalmente chiese e musei, inclusi i palazzi più rappresentativi della Torino barocca. A casa, mentre riviveva quell'incontro, metteva in discussione tutto quello che credeva di avere avvertito in lui, in quelle notti magiche, ma che ora le sembravano frutto della sua fantasia. Eppure, le conversazioni in chat erano reali, quel feeling era esistito, eccome! E' timido, si diceva per darsi una spiegazione e per continuare a sognare.
Ma quale timidezza? Mentre Luciana guidava, persa in questi pensieri, Bruno stava passando in rassegna le donne che aveva avuto, scherzava e ne parlava con distacco misto a compiacimento tutto maschile. Luciana scopriva un uomo totalmente diverso da come lo aveva immaginato, enigmatico e sfuggente, che le procurava una sottile inquietudine per il contrasto tra i discorsi da uomo vissuto e l'animo romantico e tenero rivelato in chat. Nelle sue parole le sembrava di avvertire un tono di scherno. Sotto sotto sembrava voler dire: Vedi? Anch'io ti ho ingannato. Mi credevi un tipo ingenuo e timido, senza esperienza, invece ho avuto molte storie perché sono sensuale ed esperto e faccio bene l'amore, .con tutte, ma non lo farò con te, che mi hai mentito . In effetti, erano soli in macchina, diretti a Stupinigi, poco fuori Torino. La notte li avvolgeva nelle sue pieghe di velluto, illuminato a tratti dal chiarore pallido della luna. Bruno avrebbe potuto allungare una mano e sfiorarla. chiunque l'avrebbe fatto, anzi, avrebbe osato ben di più. Ma non lui.. Lo ascoltava distrattamente, chiedendosi che cosa ci facesse lì, con quello sconosciuto che le parlava dei suoi amori passati, come se lei fosse un essere neutro, asessuato, ormai fuori gioco, mentre invece era compiutamente donna, lo scopriva ora, e sentiva per la prima volta nella sua vita un desiderio prepotente e ingiustificato delle sue mani e della sua bocca su di lei.. Il che la irritava ancora di più. Ad un tratto, lattea, eterea, quasi irreale, ecco la sagoma della Palazzina di caccia, emersa come per incanto dalle ombre della notte. Accostò la macchina davanti ad uno dei poderi che fanno parte della scenografia juvarriana racchiudendo come in uno scrigno la loro gemma più preziosa. Scesero dall'auto e percorsero in silenzio il breve vialetto che conduce al grande piazzale ghiaioso. All'improvviso, dietro gli alberi secolari che prima ne sfumavano i contorni, apparve quella che era stata la dimora di caccia dei Savoia, baciata dalla luna. La visione li lasciò senza fiato: fari sapienti si riflettevano sui vetri delle finestre, accendendoli di una luce argentata, irreale. Sotto la fiera protezione del grande cervo di bronzo sulla sommità della cupola, la palazzina sembrava animata, acquistava vita. Non era difficile immaginarvi all'interno una grande festa da ballo dopo la caccia, sguardi arditi ed eccitati, complicità nascoste dietro grandi ventagli, baci furtivi rubati, alcove dove gli amanti si concedevano effimeri piaceri proibiti. Bruno non si aspettava quella visione, sorta dal nulla, così intrigante, e nemmeno Luciana, che pure era stata innumerevoli volte di giorno a Stupinigi, poteva immaginare un così coinvolgente incanto notturno. Con la gola chiusa dall'emozione, rimasero immobili, quasi rapiti. Le mani abbandonate lungo i fianchi si mossero all'unisono, si sfiorarono, si trovarono, si strinsero. Bruno le circondò la vita con un braccio, prima dolcemente, poi con forza, facendola aderire a sé e Luciana con un gemito si abbandonò a quella sensazione di struggimento e di tenerezza che le fece socchiudere la bocca al suo bacio. E incontrò la bocca più calda e dolce che potesse mai immaginare, insistente, ma tenera, che l'accese di desiderio e di passione. Lì, nell'incanto di quella notte, lo ritrovò, ritrovò quell'atmosfera magica che l'aveva avvolta in chat, facendola sognare. Bevendo sulle sue labbra le parole che Bruno le sussurrava, Luciana capì che per nulla al mondo avrebbe rinunciato a vivere quella nuova stagione d'amore che il destino le riservava e si sentì perduta, perduta sulla sua bocca, sotto quelle mani esigenti che l'accarezzavano e la facevano gemere piano. Capì che lo voleva, come non aveva mai voluto nessuno prima, voleva sentirlo dentro di sé, vederlo ansimare di desiderio, voleva con lui varcare ogni confine, ogni limite. Non importava quanto sarebbe durato. Si rendeva conto benissimo che con lui sarebbe stato tutto più difficile, che il suo carattere chiuso e sfuggente l'avrebbe fatta soffrire, ma ormai, sotto quella crosta difensiva, Bruno le aveva fatto intravedere la tenerezza e l'abbandono di cui era capace e questo le bastava. Non le avrebbe detto le solite frasi, come fanno tutti, non l'avrebbe corteggiata per ottenere il suo amore. Luciana avrebbe dovuto intuire, più che sapere, comprendere dai fatti, più che dalle parole. Era il prezzo per averlo, un prezzo alto, ma era disposta a pagarlo per vivere quell’illusione oltre l’alba. Allacciati, ritornarono alla macchina per continuare a sognare insieme.
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